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E’ tempo di religioni gridate, reclamizzate,
pubblicizzate. Il divino vi trova la porta sbarrata; non gradisce né la prima
pagina né la prima serata. L’approccio mistico,
alternativo, è piuttosto emarginato; si teme forse l’autonomia, la difficoltà
ad essere inquadrati dentro gli schemi dei palazzi e delle cattedrali.
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Intanto, mentre i maschi
tendono a secolarizzarsi, la devozione diventa una pratica eminentemente
femminile. Un processo di femminilizzazione della
chiesa? Le chiese potrebbero diventare una specie di luogo in cui le donne vengono ricacciate. Sarà che gli uomini si difendano da
eventuali cambiamenti di ruolo?
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C’è una retorica dei
conventi, in positivo e in negativo. Quella in positivo è piuttosto sommessa e inascoltata nel nostro mondo
secolarizzato, quella in negativo, dalla «Monaca» di Diderot
in poi, è ormai frusta e banale.
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La mancanza di maturità e
la carenza di formazione teologica sono alla base di
una contro-testimonianza e di rivendicazioni superficiali. Infatti
non mancano delle fughe in avanti; come alcune apparizioni divistiche nel mondo
fracassone dei media - una suor Paola, tifosa di calcio, già presentata al
Maurizio Costanzo show come la «vedova
di Beppe Signori», calciatore
trasferito dalla Lazio...; la pioniera della contestazione conventuale, suor
Teresa Kane -. O sarà perché
fattori esterni rappresentano un più forte richiamo?
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Si sente dire che bisogna fare rete con le altre donne: in che
senso?
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Come dovrà reagire il
mondo delle consacrate ad un’impostazione naturalistica e orizzontale? al processo di destrutturazione del concetto di autorità
(prima i responsabili erano consapevoli di agire con e a nome di Dio)? ad una diffusa mentalità impiegatizia e sindacale?
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C’è da scegliere tra l’alto costo del vivere il Vangelo in
una congregazione religiosa e una concezione esclusivamente privatizzata della
vocazione alla vita religiosa; o bisogna inventarsi un modo più forte ed
incisivo di ri-definizione della propria vocazione.
Anziché un rigido controllo conventuale, una buona parte della ri-vitalizzazione della congregazione religiosa dipenderà
da una chiara presa di coscienza dei limiti e dei requisiti dell’appartenenza,
dalla riscoperta della profezia al femminile, dal ruolo attivo da svolgere
entro orizzonti più ricchi di umanesimo, dalla consapevolezza che la
profeta-donna sia una provocatoria figura di confine, a cui non può essere
negato il ministero della Parola.