“Si parla molto di pedofilia, abbiamo letto persino un numero di Concilium (nel 2003) dedicato esclusivamente al tema, ma per l'ordinaria "violenza" che tanto somiglia a certe "domestiche violenze" si tace o si minimizza. Ecco perché ho digitato questo articolo, perché ci rammentiamo che queste cose sono accadute e non abbiamo motivo di pensare che non accadano più, se non si prendono seri provvedimenti nei confronti di chi delinque. Inoltre per me, che sono stata indirettamente coinvolta nella tematica quando collaboravo col sito di "Donne Co-Sì", e che avevo un amico prete che si era preso l'impegno di dare un aiuto diretto a qualche sorella rientrata in Italia e che lo volesse, è ancora un boccone amarissimo sapere che nulla è stato fatto: la reificazione delle donne continua, checché se ne dica e comunque vi si pontifichi sopra... anzi, proprio perché vi si pontifica sopra...” Paola
laura e le
sue sorelle
Oltre il muro di molti
conventi in Africa, la vita per le suore non è per niente serena.
Soprattutto quando i pericoli
arrivano da sacerdoti e vescovi.
E’ con immenso dolore che
affermiamo che
chiudere un occhio, quando non addirittura due…
Questa è la storia di Laura e delle sue tante, abusate, sorelle. Una storia triste e violenta, avvenuta per lunghi anni nel più tetro silenzio, in quel buio fitto in cui le vittime non hanno mai avuto voce. E quando hanno tentato di riprendersela e di alzarla, protestando e denunciando i crimini cui sono state sottoposte, non sono state ascoltate da chi avrebbe dovuto proteggerle.
Laura aveva 17 anni quando si è fatta suora. Ne aveva 27
quando è stata violentata da un prete. E ne aveva qualcuno più di 30 quando ha
avuto il coraggio, per la prima volta, di parlare pubblicamente di ciò che le
era successo, sconvolgendole – anzi distruggendole - la vita.
Laura è un nome fittizio, ma il resto del suo racconto è oro
colato. La sua storia ha come fondale un paese dell’Africa occidentale
sconvolto dalla pandemia dell’Aids, forse
Il coming out di Laura è avvenuto
nell’aprile 2001, quando ha rilasciato una lunga intervista al settimanale
americano National Catholic
Reporter.
Ma per una Laura che riesce finalmente a liberarsi dalla paura e a denunciare
il fenomeno sulla stampa, ce ne sono altre cento, mille, che rimangono in un
muto terrore e continuano a subire le violenze e le molestie sessuali di
sacerdoti e vescovi.
La storia di Laura è semplice e, a suo modo, sui generis. Perché lei è una ragazza ingenua e piena di fede, ma anche
più colta e di posizione sociale più elevata rispetto a tante sue consorelle.
Appena entrata in convento comincia a subire le richieste pressanti di preti e
religiosi cattolici, che magari dovrebbero essere padri spirituali e
confessori, perché ceda loro le sue grazie. Forte di una non comune solidità di
carattere, rifiuta e rifiuta ancora. E la cosa non è affatto semplice: le
piccole congregazioni femminili come la sua, in Africa, dipendono totalmente – economicamente e spiritualmente – dal vescovo e dai
sacerdoti delle diocesi. Senza la loro benevolenza, non ci sono soldi,
non ci sono incarichi pastorali, non c’è neppure la possibilità di spostarsi da
un luogo all’altro, dato che le automobili sono merce troppo costosa per un
modesto convento di suore.
Molte sue consorelle cedono. Anche perché in Africa il prete
è quasi un Dio: un capo religioso indiscutibile, un uomo colto e potente, a cui
è quasi impossibile dire di no. Ma Laura, nonostante tutto, non molla. Fino a che
il caso non la mette nelle mani del suo carnefice: un viaggio verso un piccolo
villaggio rurale insieme a un sacerdote; la pioggia che li costringe a fare
tappa in un luogo isolato; infine lo stupro, contro cui Laura si ribella e
combatte con tutte le sue forze, ma che egualmente non gli evita il suo
destino.
Una volta rientrata al convento, Laura denuncia l’accaduto,
ne parla con i superiori e il vescovo. Ma ottiene l’opposto del risultato
sperato: viene emarginata, derisa, messa lei stessa sul banco degli accusati.
Fino a che, esasperata e sull’orlo di una crisi nervosa, viene tratta in salvo
dalla sua facoltosa famiglia, che la manda a studiare negli Stati Uniti. Dove
infine raccoglie le forze, riuscendo a lasciare la sua congregazione religiosa
e a ricostruire i pezzi della sua vita.
La vicenda di Laura potrebbe sembrare, agli occhi di tanti bravi fedeli cattolici italiani, una storia orrenda, ma certo non comune, un caso isolato, un raro fenomeno di devianza all’interno di un generale e consolidato rispetto della norma. Invece no, decisamente no. E a testimoniarlo sono una serie di rapporti e di indagini svolte, ai massimi livelli, dalle stesse congregazioni religiose a livello internazionale e dal Vaticano stesso.
Rapporti segreti stilati in un arco di tempo che va dal 1994
al 2000, presentati da suor Maura O’ Donohue, medico e missionaria, che per sei
anni ha svolto indagini sul tema dei religiosi e l’Aids in Africa, e da padre
Robert Vitillo, direttore della Caritas internazionale, che durante un
seminario a porte chiuse con esperti e leader religiosi cattolici di tutto il
mondo al Boston College ha tenuto una dettagliata relazione su Le sfide teologiche poste dalla pandemia dell’Aids.
Il terzo rapporto segreto risale al 1998, si intitola Il problema di abusi sessuali di religiose africane in Africa e a Roma e viene presentato da suor Marie Mc Donald in occasione di un incontro
del consiglio dei 16, un organismo che riunisce periodicamente i rappresentanti
dei superiori generali delle congregazioni religiose maschili, di quelle
femminili, e della Congregazione vaticana che controlla e supervisiona la vita
degli ordini religiosi cattolici. L’ultimo documento, infine, è del 2000 e ne è
autrice una monaca che è anche psicologa, suor Esther Fangman, che lo illustra
con dovizia di particolari al congresso internazionale dei 250 abati e badesse
benedettine di tutto il mondo.
Tutti e quattro i documenti, venuti alla luce grazie al National Catholic Reporter e all’agenzia di stampa italiana
Adista, sono di una concretezza e di una sincerità da far accapponare la pelle.
Vi vengono documentati migliaia di stupri, violenze e molestie sessuali subite
da suore e per mano di sacerdoti. Ventitré paesi toccati da casi del genere, in
tutti e cinque i continenti. Tristemente, però, è l’Africa l’area in cui si
registra il maggior numero di abusi.
Questo, spiegano i redattori dei diversi rapporti, per due
motivi: in primo luogo perché nella Chiesa cattolica locale – e dunque anche
nel clero autoctono – celibato e castità non sono sentiti come un valore, anzi
contrastano con la concezione tipicamente africana che unisce saldamente
l’autorevolezza del maschio con la sua fecondità sessuale. Il secondo fattore è
l’enorme diffusione del virus dell’Aids, che nel continente sta sterminando
un’intera generazione. A causa del terrore del contagio, i sacerdoti attivi
sessualmente – la grande maggioranza, stando agli estensori dei documenti riservati
– se in precedenza si rivolgevano per lo più alle prostitute, con il tempo sono
andati alla ricerca di face di popolazione femminile “non a rischio”, in
particolare ragazze giovanissime, ma soprattutto suore e monache.
Suor Maura O’ Donohue, nel
Anche la relazione di padre Vitillo è assai esplicita e coraggiosa nella denuncia.
“Alcuni preti”, afferma, “raccomandano alle suore di assumere anticoncezionali,
e approfittano della loro ingenuità facendo loro credere che la pillola
impedisce la trasmissione del virus dell’Hiv. Altri hanno incoraggiato le suore
con cui hanno avuto relazioni ad abortire. Alcuni medici che lavorano in
ospedali cattolici locali mi hanno raccontato di aver ricevuto forti pressioni
da parte di sacerdoti perché facessero abortire delle suore”.
Per decenni, su questo tragico fenomeno, “c’è stata una cospirazione del silenzio”, afferma suor Mc Donald nel suo
rapporto, “Ma soltanto se cominceremo a guardare in faccia la realtà
onestamente, saremo in grado di trovare delle soluzioni”. Eppure, nonostante la
forza di tali denunce, poco o niente è stato fatto. Nel 2001, quando quei
quattro documenti su cui era stampigliato strettamente confidenziale
arrivarono sulla stampa, il Vaticano -
tramite la sala stampa – si trincerò dietro un asciutto “no comment”. Soltanto
un “officiale” della Congregazione per i religiosi, nascosto dietro
l’anonimato, si concesse la libertà di dichiarare a un giornale che “la vicenda
è a conoscenza della Santa Sede, che sta prendendo le misure del caso”. Eppure,
nessun documento ufficiale, nessuna direttiva pubblica è stata emanata nel
frattempo.
Stessa inazione e disattenzione è stata manifestata in
Africa, dalle Conferenze episcopali nazionali. In Nigeria, la reazione alla
pubblicazione dei documenti riservati da parte di religiosi e vescovi furono
molto irritate. L’Amecea, l’organismo che riunisce gli episcopati dell’Africa
orientale, arrivò ad accusare gli estensori dei rapporti di “slealtà”. Soltanto
A distanza di cinque anni dallo scandalo che la
pubblicazione dei quattro documenti riservati aveva prodotto nell’opinione
pubblica cattolica a livello mondiale, la vicenda delle suore stuprate dai
sacerdoti - in Africa e anche altrove –
è tornata nel dimenticatoio. Non ci sono tracce che un fenomeno descritto come
“comune” sia stato affrontato con decisione e incisività. La congiura del
silenzio sembra averla avuta vinta.
Chissà che cosa ne è stato di Laura? Se è riuscita a trovare
la sua serenità, dopo quella terribile violenza; se è riuscita a conservare la
fede, nonostante lo schifo per le persone che, di quella fede, avrebbero dovuto
esserle maestri. E chissà che cosa ne è stato delle sue tante, abusate,
sorelle.
(Emanuele Quaranta, Diario del
mese – n. 6 del 2006)