
Cara Mirella,
ti ringrazio di
cuore per le parole e l’apprezzamento, ed anche per il tuo proposito di
segnalare il nostro sito.
Tu poni non una domanda, ma
Il fare
qualcosa, per altro urgentissimo, circa gli episodi di violenza sulle suore,
NON BASTA, pur se crediamo che qualcosa sarà costretto a muoversi dato il
clamore suscitato dalla questione. E terremo aggiornato il sito con le
notizie che riusciremo a reperire in proposito.
Può cioè
bastare nell’immediato perché si tratta di reati perseguibili; ma se andiamo a
fondo, nel vedere in questi episodi il ruolo di vittima e di carnefice, lo
ritroviamo tale e quale nelle molestie sessuali nei luoghi di lavoro, nella
violenza all’interno delle pareti domestiche, casi questi che poco vengono alla
luce, e rimangono sommersi per una questione molto semplice: la gerarchia
“maschile” sovente tende a minimizzare ed occultare certe situazioni, nelle
quali la parte soccombente è la donna in quanto soggetto debole, inferiore, della
quale è lecito appropriarsi. Questa è la mia opinione personale.
Tu dici molto bene
quando parli di volontà di sottomettere la donna, in palese contrasto
col dettato evangelico, ma bada che entrano in gioco, quando ci si rapporta col
Sacro, dei ruoli che identificano la
donna e l’uomo, non come persone, ma secondo un criterio che prevede, per la
donna in rapporto col ministro del Sacro, un ruolo non solo sottomesso, ma per
conseguenza acritico, facilmente malleabile e anche coartabile, sia pure inconsciamente.
Non intendo colpevolizzare gli attori
di questo psicodramma, perché sono convinta che siano vittime entrambi di una
colossale illusione: quella dell’impossibilità di una parità dignità tra uomini
e donne nella Chiesa in genere, e sovente nella famiglia "piccola
Chiesa" che dovremmo prendere a modello.
Uscire da questi steccati,
da questa congerie di pregiudizi e preconcetti, è compito femminile, perché, se
è vero che la donna viene ancora vista in rapporto
alle cure parentali come colei che conserva, preserva e protegge, dovrà pur
venire presa in considerazione non più in rapporto a un uomo, sia esso lo
sposo, il prete, o il superiore per le religiose, bensì come soggetto
responsabile e degno indipendentemente dal suo relazionarsi con la famiglia o
la struttura ecclesiale. Da questa visione parziale partono una miriade di
conseguenze: non ultima la tanto diffusa opinione che "le donne non siano
creative", o che lo siano in modo caotico e quindi da controllare.
Come vedi, il problema è vasto e va ben
oltre il rapporto donna-Sacro, pur se non mi piacciono le facili generalizzazioni e le conclusioni affrettate.
Dacci le tue opinioni, quelle di altre sorelle, e scrivici la motivazione o le motivazioni
che generano in te tanto disgusto, perché le testimonianze sono indispensabili:
la voce di noi donne deve infatti poter essere udita anche da chi è sordo suo
malgrado (altre donne che non "leggono" il problema) e dai nostri
fratelli che sono da sempre condizionati ad una visione riduttiva, espressa per
stereotipi, del femminile. Con gratitudine e affetto, F.M.