Nel consegnare alla vostra lettura l’omelia di G. P. II, ci e vi poniamo l’interrogativo: Che cosa rappresentano le
suore in seno alla chiesa?
Le risposte le conosciamo bene. Le possiamo compendiare
nell’espressione: dono di sé totale. Quale istituzione (dalla famiglia
all’esercito, dai ruoli di responsabilità a quelli umili della dedizione agli
altri in maniera invisibile) non si avvantaggia dei pochi che danno tutto di
sé?
Ma sarebbe bene spostare l’asse dell’attenzione dal bene sommo
che si dona – la propria vita – al motivo unico per cui
si dona: l’Amore. Del quale non dobbiamo cercare né una
definizione, né una misura, né una qualsiasi qualificazione. Si tratta
di immergere tutto quel che siamo e quel che facciamo
nel Senso profondo che sfugge a tutto ciò che di sensibile o di intellettuale è
nelle nostre facoltà. L’unione intima con Dio è l’unicum necessario. Non è il caso
di aggiungere altro: l’Amore non si può né dire né spiegare: è TUTTO.
PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN POLONIA
OMELIA DI GIOVANNI
PAOLO II
ALLE RELIGIOSE DI JASNA GORA
Czestochowa, 5 giugno 1979
Care
Sorelle!
Il
tema della “vocazione religiosa” è uno dei più belli fra quelli di cui ci ha
parlato e ci parla costantemente il Vangelo. Il tema
trova una particolare incarnazione in Maria, che ha
detto di se stessa: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello
che hai detto” (Lc 1,38). Penso che queste parole
hanno trovato profonda eco nella vocazione e nella
professione religiosa di ciascuna di voi.
2. Mentre mi si offre oggi l’opportunità di parlare qui a voi,
mi vengono in mente gli splendidi capitoli dell’insegnamento della Chiesa
nell’ultimo Concilio, come pure i documenti – tanto numerosi – degli ultimi
Papi.
Permettete
tuttavia che, basandomi su tutta questa ricchezza di insegnamento
della Chiesa, mi riferisca ad alcune mie modeste enunciazioni. E lo faccio
perché in esse hanno trovato eco i miei incontri con
gli ambienti religiosi in Polonia, tanto numerosi in passato. Li ho portati con
me a Roma come la “risorsa” dell’esperienza personale. Vi sarà dunque forse più
facile ritrovare voi stesse in queste parole, che benché indirizzate ad
ambienti nuovi parlano in qualche maniera di voi:
delle suore polacche e delle famiglie religiose polacche.
3.
Poco dopo l’inizio del mio nuovo ministero ho avuto la
fortuna di incontrarmi con quasi ventimila suore di tutta Roma. Ecco un brano
del discorso, che allora ho rivolto loro.
La
vostra “vocazione” è un peculiare tesoro della Chiesa, che non può mai cessare
di pregare, affinché lo Spirito di Gesù Cristo
susciti nelle anime vocazioni religiose. Difatti esse sono, sia per la comunità
del Popolo di Dio, sia per il “mondo”, un segno vivo del “secolo futuro”; segno
che, nello stesso tempo, si radica (anche tramite il vostro abito religioso)
nella vita quotidiana della Chiesa e della società e permea i suoi più delicati
tessuti...”.
La
vostra presenza “deve essere per tutti un segno visibile
del Vangelo. Deve essere anche la sorgente di un particolare apostolato. Questo
apostolato è così vario e ricco, che mi è perfino difficile elencare qui tutte
le sue forme, i suoi campi, i suoi orientamenti. È
unito al carisma specifico di ogni Congregazione, al
suo spirito apostolico, che
4.
Nel giorno 24 novembre scorso mi si è offerta l’occasione di incontrare il
numeroso gruppo di superiori generali riuniti a Roma sotto la guida del
Cardinale Prefetto della Sacra Congregazione per i Religiosi e gli Istituti
Secolari. Mi sia lecito di riportare alcune frasi del discorso pronunciato in questa occasione.
“La
vocazione religiosa... appartiene a quella pienezza spirituale che lo Spirito
stesso – spirito di Cristo – suscita e plasma nel Popolo di Dio. Senza gli ordini religiosi, senza la vita
“consacrata”, attraverso i voti di castità, di povertà e di ubbidienza,
5.
Infine il Messico. L’incontro che ha avuto luogo nella capitale di quel Paese mi è rimasto profondamente inciso nella memoria e nel
cuore. Non poteva essere diversamente, poiché le suore creano
sempre in questi incontri un clima particolarmente cordiale e con gioia
accettano le parole loro rivolte.
Ecco
dunque alcuni pensieri anche da questo incontro
messicano: “La vostra è una vocazione che merita la massima stima da parte del Papa e della Chiesa, ieri come
oggi. Per questo desidero esprimere la
mia gioiosa fiducia in voi e animarvi a non abbattervi nel cammino intrapreso,
che vale la pena proseguire con rinnovato spirito ed entusiasmo... Quanto potete fare oggi, per
6.
E adesso permettete che i miei pensieri insieme ai
vostri si rivolgano ancora una volta qui in questo luogo alla Signora di Jasna Gora che è sorgente di viva ispirazione per ciascuna
di voi. Ciascuna di voi, ascoltando le parole pronunciate a Nazaret,
ripeta con Maria: “Eccomi, sono la serva del Signore,
avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1,38).
In queste parole è contenuto in un certo modo il prototipo di
ogni professione religiosa, mediante la quale ciascuna di voi abbraccia,
con tutto il suo essere, il mistero della grazia trasmessa nella vocazione
religiosa. Ognuna di voi, così come Maria, sceglie Gesù, il Divino Sposo. E realizzando i voti di povertà, di
castità e di ubbidienza desidera vivere per lui, per
suo amore. Mediante questi voti ciascuna di voi desidera rendere testimonianza
alla vita eterna che Cristo ci ha portato nella sua croce e nella risurrezione.
Inestimabile
è, care Sorelle, questo vivo segno che costituisce ognuna di voi in mezzo agli
uomini. E abbracciando con fede, speranza e carità il Divino Sposo, lo
abbracciate nelle numerose persone da voi servite: nei malati, anziani, storpi, handicappati,
di cui nessun altro, oltre voi, è capace di occuparsi,
poiché per questo è necessario un sacrificio veramente eroico. E dove ancora troverete lo
stesso Cristo? Nei bambini, nei giovani del catechismo, nella pastorale accanto
ai sacerdoti. Lo troverete nel servizio più semplice, così come nei lavori che
esigono a volte una preparazione e una cultura profonda. Lo troverete ovunque,
come la sposa del Cantico dei Cantici: “...trovai l’amato del mio cuore” (Ct 3,4).
Goda
sempre
Il
Papa Giovanni Paolo II desidera chiedere tutto ciò insieme a
voi durante questo Santissimo Sacrificio.