UNITA’ NELLA MOLTEPLICITA’
Il 2006 che si sta concludendo è stato un anno particolarmente ricco per la chiesa non solo italiana. Usiamo non a caso l’aggettivo “ricco” perché riteniamo che i contributi che sono venuti alla chiesa di Dio che cammina nel tempo, siano tutti – a loro modo – positivi.
Fra le molte istanze che sono segno di vitalità di una chiesa in cammino, ne cogliamo tre: due riguardanti la chiesa universale (il convegno delle famiglie a Valencia, l’ordinazione di quattro vescovi sposati da parte del vescovo Emmanuel Milingo) ed una riguardante la chiesa italiana (il convegno di Verona).
Nel nostro sito introduciamo un “capitolo” a parte che viene chiamato DOSSIER CHIESA, dove proponiamo documenti e riflessioni (certamente non esaustivi) su questi tre eventi che, in modo diverso, ci stimolano a riflettere su un tema: l’unità nella molteplicità.
La cronaca di questi tre eventi ci ha riferito posizioni e voci diverse sugli argomenti. A Valencia, per esempio, si è richiamata l’attenzione sul tema della famiglia non”tradizionale” (divorziati risposati, famiglie omosessuali, adozioni di bambini da parte di omosessuali…); l’ordinazione dei quattro vescovi da parte di mons.Milingo ha sollecitato il dibattito sul tema del sacerdozio (celibato obbligatorio, facoltativo, sacerdozio femminile…); il convegno di Verona ha provocato riflessioni da parte di gruppi di cattolici non invitati (uomini politici, del dissenso…) su una comunità cristiana che cerca disperatamente un nuovo modo di vivere il Vangelo.
Ecco il motivo del tema che vogliamo sia l’editoriale di questo “numero” di quasi fine anno del nostro sito.
C’è una molteplicità di voci che potrebbe essere intesa come stecca nel coro, ma potrebbe anche essere interpretata come ricchezza di un’unica sinfonia. Nel mosaico di una chiesa che vive nel tempo, vi sono colori che appaiono troppo vivaci e distonici, ma potrebbero essere anche armonici se colti nell’insieme.
“Nella chiesa tutti, secondo il compito assegnato ad ognuno, sia nelle varie forme della vita spirituale e della disciplina, sia nella diversità dei riti liturgici, anzi, anche nella elaborazione teologica della verità rivelata, pur custodendo l’unità nelle cose necessarie, serbino la debita libertà; in ogni cosa osservino la carità. Agendo così manifesteranno ogni giorno meglio la vera cattolicità e insieme l’apostolicità della chiesa” (Unitatis Redintegratio cap. I, n. 4)
Non vorremmo andare oltre. Abbiamo sottolineato quello che potrebbe essere motivo di riflessione. Ci preme rimarcare, fra tutte, un’esortazione:l’osservanza della CARITAS (cartitatem colent, dice testualmente il documento). E’ mancata da tutte e due le parti. I Pastori sono certi di essere nel giusto, chi dissente pure. Gli uni si fanno i loro convegni ed i loro documenti, gli altri pure. Manca la caritas. Fu quella che spinse Paolo – quando nacque il problema dei cristiani che provenivano da paganesimo – a non fare tante storie e ad incontrare Pietro (epeita anelthon istoresai Kefan…) per sistemare la questione. E Pietro l’incontrò.
Non sembra che il successore di Pietro (o – piuttosto – i suoi collaboratori?) muoia dalla voglia di incontrare chi pone questioni che turbano il “quaeta non movere”.
Nessuno deve dimenticare che
molti chicchi di grano fanno la farina e molti chicchi di uva danno il vino.
Non lo diceva