D
o s s i e r
Tra i fatti più
eclatanti
la disobbedienza e la scomunica di Monsignor Milingo.
Diversi gli atteggiamenti di fronte all’avvenuto.
II circolare - 11 agosto 2006.
Miei Cari signori-vescovi e Preti Sposati. Non pensate di trovare una circolare ogni settimana. Questa seconda circolare fa seguito alla prima a causa della sua urgenza e per lo sviluppo della nostra associazione, “Married Priest Now.” Dopo che noi abbiamo ricevuto molte risposte positive, i consiglieri dell'associazione si sono incontrati il 10 agosto 2006, e loro sono stati d'accordo unanimemente che questo secondo incontro dei preti sposati era giusto che avvenisse presto.
Noi vi annunciamo con la presente la buona notizia che ci aspettiamo 130 preti PER IL SECONDO RADUNO di “Married Priests Now” dal 17 settembre al 19 settembre 2006, con l'arrivo la sera di domenica per quelli che sono degli Stati Uniti e del Canada. Altri possono arrivare sabato: dipende dalle proprie linee aeree. Ceneremo insieme domenica. Dopo Cena ci sarà una riunione sociale. La riunione è prevista per lunedì e martedì, mentre mercoledì è il giorno della partenza…
Annuncio molto importante! Per
favore, portate con voi un camice sacerdotale ed una stola per la celebrazione
della Messa. Per quelli che arriveranno sabato, celebreremo insieme Messa domenica mattina all'albergo. Purificate la
vostra anima da tutti i rancori creati dalle circostanze che vi hanno condotto
al vostro stato attuale e che vi hanno provocato molto dolore. Siete niente di più che soldati
feriti nell'esercito di Cristo. Come Sant' Ignazio di Loyola , “svegliatevi e
andate alla Terra Santa a seguire i passi del Gesù ferito, trionfante e risorto”. Noi condivideremo il
regalo della nostra risurrezione con la chiesa intera. Noi preti ci sposiamo
con una differenza, Gesù ci ha detto “svegliatevi e guardate con me. Ci
permetta di andare ad incontrare il nemico.”
Nota molto Importante
Per favore diteci quanti preti sposati ci saranno della vostra area o nazione. Ricordate che abbiamo un numero limitato di posti per questa seconda riunione. Possiamo sistemare solo 130 (Cento e Trenta) preti sposati.
Non vedendo l'ora di soddisfarvi..
Vostro Rispettosamente, + Arc. E. Milingo
* * *
Preti sposati Ora! Convocazione
-
17-19 settembre 2006
L'Arcivescovo Cattolico romano sposato dello Zambia, Emmanuel Milingo, sta
chiamando i preti cattolici sposati ad unirsi alla sua nuova fondazione Il
movimento Married Priest Now! Lui sta invitando ad una celebrazione di preti
sposati non solo i preti sposati ma anche uomini e donne sposati che vogliono
diventare preti. Si terrà allo Holiday Inn Conference Center, in Saddle Brook,
New Jersey dal 17 al 19 settembre 2006. Ogni giorno si inizierà con una Messa
concelebrata da 120 preti sposati.
Preti sposati e le loro mogli stanno venendo da Perù, Brasile, Messico, Italia e
Canada, e da una dozzina di stati.
L'Arcivescovo Milingo incoraggia i preti sposati a difendere i loro diritti e ad
assicurare i vescovi americani che loro sono pronti a servire con gioia e
contentezza. Preti sposati che desiderano presenziare possono chiamare Dario
Ferrabolli allo 1-973-332-2730.
Questa convocazione speciale si concentrerà sul solo problema che i preti
sposati siano richiamati al pieno servizio ministeriale nella chiesa. Oratori
della convocazione sono: Anthony Padovano, Leonard Swidler, Pietro Manseau e
Salvatore Trozzo.
Un sacerdozio sposato era la norma nella Chiesa Cattolica Romana per i primi
dodici secoli. San Pietro e trentotto altri papi erano uomini sposati. Ci sono
stati molti esempi di figli di Papi sposati che divennero anche loro Papi. I
Riti Orientali della Chiesa Cattolica Romana prevedono da sempre preti sposati.
Quindi un sacerdozio sposato non è nulla di nuovo ma davvero era la norma per la
chiesa per più della metà della sua esistenza.
Dice l'arcivescovo Milingo, “è ora per il Vaticano di riabilitare i preti
sposati nel pieno ed attivo ministero all'interno della chiesa. La Chiesa
cattolica è in un stato di crisi a causa della scarsità di preti. Centinaia di
parrocchie stanno chiudendo ogni anno e le persone rimangono senza
l'Eucaristia.”
L'età media e corrente di preti cattolici romani è 74 anni, e l'età media di
monaci e monache è 68. La chiesa sa che ha un futuro fioco a causa della
scarsità di preti. L'Eucaristia è l'insegnamento centrale del Cristianesimo e
della Chiesa romana.
Senza preti, non può esserci Eucaristia. Senza l'Eucaristia, non c'è Chiesa.
Married Priest Now! sta lavorando verso la riconciliazione dei preti sposati e
vuole identificare uomini sposati che vogliono essere preti, ma che sono
distolti dal problema del celibato obbligatorio.
Le Diocesi cattoliche sono così a corto di preti che stanno nominando laici e
laiche come pastori canonici di parrocchie. Mentre da una parte questo è un
segnale lodabile e stimolante di progresso nella struttura della chiesa,
dall'altra accentua il fatto chiaro che non ci sono abbastanza preti per essere
nominati pastori. Questi preti anziani che sono andati via sono pastori di due o
tre parrocchie spesso. Le persone hanno bisogno di più preti. Con 25,000 preti
sposati negli Stati Uniti ed approssimativamente 130,000 nel mondo intero, ci
sono già molto preparati ed ordinati preti disponibili a portare l'Eucaristia
alle persone. È ora di richiamare il prete sposato a risolvere la scarsità di
preti, del tutto evidente.
LETTERA CIRCOLARE ai sacerdoti sposati di "MARRIED PRIESTS NOW!"
* * *
Nuova “svolta” dell’ex-arcivescovo di Lusaka, monsignor Emmanuel Milingo, la cui “saga” del 2001 – in cui si era temporaneamente avvicinato al Movimento dell’Unificazione del reverendo Moon, che lo aveva unito in matrimonio in una cerimonia (di dubbia validità legale) all’agopunturista coreana residente a Napoli Maria Sung, per poi ritornare nella Chiesa cattolica presenta ancora aspetti oscuri. Si sa per certo che monsignor Milingo si è allontanato dall’Italia e ha fatto perdere le sue tracce, per ricomparire a Washington in una conferenza stampa del 12 luglio dove ha criticato il celibato ecclesiastico ed espresso il suo desiderio di continuare la convivenza con Maria Sung.
Come era prevedibile, sono ricomparse sulla stampa italiana le solite accuse di “plagio” e di “lavaggio del cervello” cui monsignor Milingo sarebbe stato sottoposto da parte della “setta Moon”. Il CESNUR non crede affatto che il “plagio” e il “lavaggio del cervello” siano categorie scientificamente accettabili, e la questione Milingo è comunque più complessa. Nella conferenza stampa di Washington sono comparsi esponenti di un movimento ostile al celibato ecclesiastico che riunisce “preti sposati” le cui idee politiche e teologiche sono – per la maggioranza di loro, e salva l’esistenza di un piccolissimo numero di “preti sposati” che in effetti simpatizzano per il Movimento dell’Unificazione – lontanissime da quelle del reverendo Moon. Quest’ultimo è un gruppo politicamente conservatore, con una visione assai tradizionale della famiglia e abitualmente schierato a fianco delle cause politiche e morali difese dall’attuale presidenza degli Stati Uniti. I “preti sposati” organizzati sono in genere schierati “a sinistra”, critici dei modelli tradizionali di famiglia e avversi alla linea politica e dottrinale dell’amministrazione Bush. L’unica cosa che il movimento dei “preti sposati” e il reverendo Moon hanno in comune – ma per ragioni dottrinali diversissime – è una svalutazione del celibato.
Da informazioni raccolte dal CESNUR la spiegazione più semplice, che monsignor Milingo aveva invano cercato di negare, rimane la più verosimile. Monsignor Milingo, nonostante le sue smentite, conosceva Maria Sung prima del “matrimonio” celebrato dal reverendo Moon ed era legato alla terapista coreana da diversi anni. L’elemento “umano troppo umano” della vicenda non aiuta i giornalisti a offrire titoli sensazionali ai loro giornali, ed evidentemente delude i molti cattolici che in buona fede avevano posto le loro speranze nel ministero di monsignor Milingo, ma non può né deve essere sottovalutato.
Contrariamente a quanto affermato nell’autobiografia, monsignor Milingo aveva anche collaborato con il Movimento dell’Unificazione del reverendo Moon (oggi peraltro assai diverso da quello che era anni fa) già prima del 2001 e del matrimonio. Monsignor Milingo è particolarmente affascinato dall’idea del reverendo Moon di una “benedizione” del matrimonio che unisca milioni di famiglie, che condividano o no la sua teologia, in una sorta di legame mistico. Nelle ultime settimane, di sua iniziativa (l’organizzazione del reverendo Moon essendo ben consapevole della pubblicità negativa che un suo intervento avrebbe potuto generare) monsignor Milingo ha ripreso contatto con il Movimento dell’Unificazione e ha trascorso un periodo di tempo anche in Corea, incontrando lo stesso reverendo Moon. Da questi contatti monsignor Milingo – sempre in base alle informazioni raccolte dal CESNUR, che sono necessariamente frammentarie, provengono in parte da fonti confidenziali, e potranno essere chiarite, se lo vorranno, solo dallo stesso monsignor Milingo e dal Movimento dell’Unificazione – avrebbe concluso che egli non condivide i punti essenziali della teologia del Movimento dell’Unificazione e non desidera farne parte, pur deplorando le critiche al reverendo Moon che egli stesso era stato indotto a inserire nella sua autobiografia, e rimanendo sia favorevole sia intenzionato a partecipare alla campagna per la “benedizione” di milioni di coppie, che il Movimento dell’Unificazione conduce, dove peraltro, come si è accennato, la maggioranza delle coppie coinvolte non fa però parte del Movimento né ne abbraccia la dottrina. La riflessione di monsignor Milingo che lo ha portato ad avvicinarsi al movimento dei “preti sposati” tiene conto delle idee del reverendo Moon che svalutano il celibato, ma tiene conto ancor di più di una letteratura anti-celibataria che viene da teologi cattolici “del dissenso” le cui idee politiche e morali sono, come accennato, agli antipodi di quelle del reverendo Moon e del suo movimento.
Se è difficile
prevedere il futuro, è legittimo ipotizzare che monsignor Milingo sarà
particolarmente attivo nel movimento dei “preti sposati” (un cui piccolo
segmento è in contatto negli Stati Uniti, proprio dopo il “caso Milingo” del
2001, con il Movimento dell’Unificazione, ma la cui direzione è in ben altre
mani), e che nel contempo continuerà a partecipare a iniziative del reverendo
Moon per la “benedizione” di massa di milioni di matrimoni. Il CESNUR conferma
la sua impressione che elementi personali e umani giochino nella vicenda un
ruolo almeno altrettanto, se non più, importante della riflessione teologica
sul celibato che monsignor Milingo afferma di avere compiuto sulla base di due
plessi diversi di fonti (il pensiero del reverendo Moon e i teologi del
dissenso cattolico) e che naturalmente non potrà che
portarlo fuori della comunione con
* * *
Moon ed il suo pensiero a cura di G. Perìn Nadìr
Credo
che la persona del Rev. Moon, abbia suscitato in molti un po’ di curiosità,
specialmente Le notizie sulla vita di Moon non sono molte. Quello che scrivo è
la sintesi di quanto ho letto a Cattolica Latina e la creazione
dell’Associazione “ Married priests now”, con il beneplacito anche del Rev.
Moon. Dopo aver letto sui giornali le scelte di Mons Emmanuel Milingo,
arcivescovo della Chiesa sul fascicolo “
Lo
stesso dicasi del suo pensiero filosofico e teologico e che qui espongo in
maniera più logica e razionale, nella speranza di renderne più facile la
comprensione.
1)
Chi è MOON ?
La
vita di Moon è stata come un viaggio nel deserto - come viene definita nei
testi di quelle conferenze - segnata da dolore, sofferenze e persecuzioni. Alla
giovane età di 16 anni, quando non aveva null’altro che lo spirito ardimentoso
e le aspirazioni di un giovane, si sentì chiamato dal cielo a svolgere nel
mondo una missione particolare. Ha seguito la sua strada costantemente per più
di 80 anni, sottraendosi all’abbraccio dei suoi amati genitori, fratelli e
sorelle che cercavano di trattenerlo perché rimanesse con loro. Per lui essi
hanno sopportato grandi sacrifici ed hanno, a loro volta, percorso una strada
piena di spine e di sofferenze.
Ha
affrontato per sei volte, benché innocente, la disumana vita della prigione :
per aver operato nel movimento clandestino di indipendenza, quando da giovane
studiava in Giappone; per aver proclamato la volontà di Dio in Pyongyang che
era sotto il regime comunista immediatamente dopo l’indipendenza della Corea dal
Giappone; durante la presidenza di Sygman Rhee, dopo che
Anche
in queste situazioni Moon non ha mai sciolto il suo profondo rapporto con
La
sua è stata una vita di miseria che egli ha sopportato in silenzio, per
confortare Dio e per la salvezza delle persone cadute nel regno della morte.
Moon
si ritiene un inviato del cielo. “Sono venuto come il Vero Genitore
dell’umanità con la consacrazione di Dio e sono determinato a mantenere la
promessa che gli ho fatto. Sono determinato a spazzare via tutte le divisioni e
le barriere nazionali che hanno avvelenato questa terra ed a realizzare il
mondo di pace nel quale tutti gli uomini, in ogni luogo, possono vivere mano
nella mano”.
La
sua missione, quindi, è quella di restaurare la sovranità universale di Dio sul
creato, sul mondo ( = Cheon II Guk) in modo che diventi un regno di
pace; di realizzare la pace universale nel mondo; di costruire la patria ideale
in cielo ed in terra; espandere ed innalzare, a livello globale, il “ Partito
della famiglia” per la pace cosmica e per l’unificazione. La strada da
percorre per realizzare questi progetti è quella di dar vita a delle Vere
Famiglie, vere società e vere nazioni ed un vero regno di
un mondo ideale di pace.
Tutti
sono invitati ad unirsi a lui in questa missione per non rimanere prigionieri
delle vecchie barriere, rappresentate dalla religione, dalla cultura,
dalla nazionalità, dalla razza e che sono opere di satana.
Per
raggiungere i suoi obiettivi, il rev. Moon ha fondato :
A)
L’ONU,
per Moon è ancora una organizzazione di “tipo Caino”, cioè lontana da Dio; deve
diventare, invece, il “Regno di Abele” delle Nazioni Unite, cioè più vicina a
Dio, contrapposto al “Regno di Caino per dare vita sulla terra, al Regno
spirituale dell’amore e della grazia di Dio.
A
servizio della Federazione Universale per
a)
la “forza di polizia del regno della pace”, formata dagli ambasciatori
di pace: le persone leader che dedicano la loro vita alla causa della pace
e con saggezza cercano di realizzare un nuovo cielo ed una nuova terra, una
nuova cultura, un regno ideale;
b)
ed un “corpo del Regno della pace”, formato dai Volontari che,
per il bene ed il futuro dell’umanità, promuovono a livello internazionale la
pace tra i popoli.
B)
Per
realizzare, invece, l’Unificazione, Moon ha fondato
Attraverso
questo collegamento, infatti,secondo Moon, il mondo diventerà un’unica
comunità. Questo progetto unirà il mondo come in un unico villaggio; abbatterà
le barriere che l’uomo ha costruito tra le razze, le culture, le religioni e le
nazioni e realizzerà il mondo di pace che da sempre è stato il desiderio di
Dio. Tutte le nazioni e le religioni del mondo potranno unire le loro energie
per la riuscita di questo progetto reso possibile dalla scienza e dalla
tecnologia che, al giorno d’oggi, sono molto sviluppate !
Nel
pensiero di Moon il mondo ha vissuto due ERE contrapposte : la prima è quella del mondo
caduto e corrotto che ha creato il caos, permettendo ai malvagi di vivere
meglio degli altri; la seconda, invece, è l’Era del nuovo cielo e della nuova
terra che è l’era del mondo ideale di pace. L’era della restaurazione tramite
indennizzo nella quale il peccato ha dominato, cioè l’era prima della Venuta
del Cielo, è passata. Ora è subentrata, grazie a Moon, l’era dopo la venuta del
Cielo, l’era del governo costituzionale, guidato dalla legge celeste e non più
dal peccato.
Ora
stiamo vivendo in un’era di grazia in cui, dopo aver ricevuto la benedizione in
matrimonio dai Veri Genitori ( = Moon e sua moglie), completando la conversione
del lignaggio e conducendo una vita senza ombre, come se fossimo sotto il sole
di mezzogiorno, si può entrare automaticamente nel Regno dei cieli.
Il
cielo ha affidato a Moon il compito di guidare l’umanità in questa era, che noi
stiamo vivendo; pertanto egli si presenta all’umanità del Terzo Millennio come
il vero genitore ed il re della pace.
Moon
farà fiorire su questa terra l’era del regno del mondo ideale di pace. Ma
affinché questa impresa arrivi a buon fine, egli ha bisogno di collaboratori
disposti a seguire lui e sua moglie: il re e la regina della pace, i Veri
genitori. Insieme si riuscirà a spazzare via le assurdità e le malvagità di
questo mondo, attraverso il potere del vero amore, sotto la bandiera delle
Nazioni Unite (ONU) di tipo Abele, cioè più vicine a Dio.
3-
Il pensiero teologico e filosofico sul quale poggia la sua azione - Concezione
di Dio - la finalità della creazione – l’essere umano.
Dio
è l’essere assoluto ed onnipotente; è il creatore di tutta l’umanità e di ogni
cosa che esiste nell’universo. Dio è IL VERO GENITORE in linea verticale
dell’umanità.
Dio
“creò l’uomo a sua immagine e somiglianza; maschio e femmina li creò”.
Dio è un essere che comprende in sé l’essenza della mascolinità e della
femminilità. Il primo rappresentante maschile, come partner oggetto sostanziale
dell’amore di Dio fu Adamo e primo rappresentante femminile è stata Eva. Creò
gli esseri umani come esseri distinti ed incompleti e che per raggiungere la
pienezza di vita avrebbero dovuto acquisire l’unità tra di loro e con Dio.
Anche se Dio è l’essere assoluto, non può essere felice da solo. L’aggettivo
“buono”, “felice”, infatti, non possono essere applicati a chi vive solo. Si
possono applicare dove c’è un rapporto reciproco (Creatore – creatura). Ci
vuole un partner con cui condividere l’amore, per provare gioia ed essere
felici.
Dio
ha creato gli esseri umani per attuare il suo desiderio di provare gioia avendo
un rapporto con famiglie ideali, piene di vero amore. Ha creato
prima l’universo come proprio partneroggetto in immagine del suo amore ed
al centro di questo universo ha creato gli esseri umani (uomo-donna) come
propri partner -soggetti sostanziali del suo amore.
L’essere
umano, creato
da Dio e che Moon paragona ad un albero d’olivo selvatico (quando la persona
non è ancora tornata alla linea di sangue di Dio) e ad un vero albero d’olivo
(quando la persona è stata restaurata alla linea di sangue di Dio) è una
entità duale, formato dalla mente e dal corpo.
La
mente è
rappresentante del mondo incorporeo, spirituale, nel quale risiede Dio e nel
quale i nostri spiriti sono destinati ad andare. Il mondo spirituale è
l’estensione automatica ed inevitabile della nostra vita sulla terra; è la
patria eterna ed originale dell’umanità creata da Dio. Esiste realmente e non è
frutto della fantasia o della immaginazione. E’ un mondo eterno ed immutabile,
come Dio; nel mondo spirituale siamo destinati a continuare a vivere nel nostro
corpo spirituale ed a formare e mantenere uno stretto rapporto con tutti i
fenomeni del mondo spirituale.
Il
nostro corpo invece
è una miniatura del mondo corporeo tangibile. Una volta che il corpo cessa di
vivere si passa naturalmente ed automaticamente nel mondo spirituale ed
incorporeo. Fra le due entità ( spirito e corpo) il più importante è lo
spirito. Prima di passare nel mondo spirituale bisogna però raggiungere l’unità
tra corpo fisico e corpo spirituale vivendo sulla terra in modo da soddisfare
lo standard sia del mondo fisico che del mondo spirituale.
Ognuno
di noi ha la responsabilità di portare alla perfezione il proprio spirito
mentre siamo nel corpo fisico, sulla base della vita limitata, vissuta nel
mondo fisico tangibile. La perfezione dell’io spirituale, però, non viene
raggiunta automaticamente. La unità tra mente (parte spirituale) e corpo (
parte materiale) viene raggiunta esprimendo il vero amore attraverso le azioni.
Solo così l’io spirituale può raggiungere la vera maturità. Una persona
entrerà automaticamente nel regno di Dio in cielo quando, sulla terra, si sarà
qualificato per il regno dei cieli e l’ha goduto, sulla terra, vivendo una vita
di piena maturità spirituale nel suo corpo fisico.
Mentre
viviamo sulla terra ogni nostra azione viene registrata nel nostro spirito,
avendo come norma di riferimento le leggi pubbliche del cielo. Si entra quindi
nel mondo spirituale sotto la forma dell’io spirituale, nel quale la nostra
vita terrena è registrata, come vita matura di bontà o una vita di peccato,
bacata e corrotta.
Non
sarà Dio a giudicarci, ma noi stessi saremo il nostro giudice. La nostra
destinazione in cielo o all’inferno è determinata dai nostri pensieri, dalle
nostre parole e dal nostro comportamento in ogni momento. Il cielo è un mondo
ricolmo del vero amore di Dio, che costituisce il suo asse portante; è un luogo
dove tutti respirano il vero amore. Il vero amore costituisce sia la forma
esteriore che il contenuto interiore di ogni ambiente. Il cielo è un mondo dove
il vero amore è presente dall’inizio alla fine della vita; è un mondo pieno di
persone nate attraverso il vero amore, che vivono nell’abbraccio del vero amore
e che seguendo la strada del vero amore, passano poi nel mondo spirituale.
Nel
cielo non c’è posto per l’antagonismo e la gelosia, perché è un mondo naturale
nel quale ognuno vive l’uno per l’altro. Il cielo non è governato dal denaro,
dall’onore o dal potere. Il successo di una persona rappresenta il successo
dell’insieme, come le preferenze, la gioia di una persona rappresentano le
preferenze, la gioia dell’insieme. E’ un mondo in cui tutti coloro che lo
costituiscono sono collegati al vero Dio attraverso legami di sangue.
Il
nostro spirito, tuttavia, cresce, matura, diventa perfetto solo mentre è nel
corpo, attraverso il periodo di vita sulla terra, durante il quale abbiamo
realizzato il vero amore, unendo la mente ed il corpo in un armonioso rapporto
di dare ed avere.
Ma
il nostro io interiore e l’io esteriore a causa del peccato originale che ci ha
fatto perdere la linea di sangue di Dio, sono in un costante rapporto di lotta
e di conflitto… E’ necessario però
seguire la via indicata dall’io interiore. Tuttavia per tutte le forme di
esistenza dell’universo c’è un ordine innegabile. Questo significa che Dio non
ha creato gli esseri umani in questo stato di disordine e conflitto.
Il
regno dei cieli deve essere realizzato prima di tutto sulla terra, vivendo una
vita che esprime il vero amore. Solo così si entrerà automaticamente nel Regno
dei cieli incorporeo. Vivendo una vita celeste sulla terra si può condurre una
vita simile anche in cielo. Infatti, non dobbiamo mai dimenticare che saremo
noi stessi a determinare se andremo in cielo o all’inferno, in base alla nostra
vita sulla terra.
Dio
creò Adamo ed Eva, quali suoi figli e progenitori dell’umanità.
Adamo(rappresentante
di tutti gli uomini) ed Eva ( rappresentante di tutte le donne) dovevano essere
collegati a Dio Padre attraverso l’amore, la vita ed il lignaggio.
a)
L’amore: Dio
(il nostro Vero Genitore) ci ha amati per primo con vero amore incondizionato.
Dio creò gli esseri umani perché fossero i suoi partner in amore. Questo
rapporto genitore-figlio forma un asse d’amore che lega Dio Padre agli esseri
umani come suoi figli. Ci conferì il diritto di avere uno status pari al suo,
di partecipare alla sua opera come suoi pari, di vivere con lui e di ereditare
da Lui. Dio trasmise agli uomini tutti i suoi attributi.
b)
c)
Linea di sangue ( lignaggio): è il frutto del rapporto genitore-figlio.
E’ la linea di sangue di Dio, perché noi siamo suoi figli ed egli è il nostro
Vero Genitore. Adamo ed Eva, avrebbero dovuto avere con Dio il rapporto di
genitore-figli che è il rapporto più alto e più importante, l’unica strada
attraverso la quale la linea di sangue di Dio può essere trasmessa per
l’eternità. In questo contesto, avrebbero dovuto vivere al servizio di Dio come
loro Padre e come famiglia di Dio. L’ideale della creazione, infatti, era
quello di realizzare una Vera Famiglia, attraverso Adamo ed Eva, una
famiglia attraverso cui trasmettere la sua discendenza.
Dopo
aver creato Adamo ed Eva, nel Giardino dell’Eden, Dio intendeva unirli in
matrimonio con la sua Santa Benedizione ( = cerimonia attraverso la
quale un uomo ed una donna vengono innestati nella linea di sangue dei Veri
Genitori), dando loro in eredità il diritto di proprietà del cielo e
dell’intero universo.
Dio
esistente come essere soggettivo incorporeo, ma con le caratteristiche duali
(maschio, femmina) armonizzate in se stesso, doveva assumere una forma fisica
attraverso la quale potersi relazionare con l’intero mondo sostanziale e non
soltanto con il corpo dell’uomo e della donna. Incarnato in entrambi, in Adamo
ed in Eva, intendeva comunicare e lavorare liberamente in rapporto con l’intero
universo, il mondo sostanziale.
Se
Adamo ed Eva avessero seguito Dio nei loro cuori e fossero diventati una cosa
sola con lui raggiungendo così la perfezione individuale e su questa base si
fossero sposati, avendo dei figli, sarebbero diventati i Veri genitori
sostanziali esterni ed orizzontali dell’umanità, mentre Dio sarebbe stato il
vero genitore sostanziale interno e verticale.
Adamo
ed Eva sarebbero così diventati immagine di Dio al 100%, sia nella loro natura interiore
che nella forma esteriore. Come immagine perfetta di Dio, diventando i Veri
Genitori dell’umanità, e gli esseri umani, nella loro vita quotidiana,
avrebbero percepito, attraverso il proprio rapporto con loro, la realtà di Dio.
Dio,
infatti, creò Adamo ed Eva per la realizzazione dell’amore e voleva che
raggiungessero la perfezione e diventassero l’incarnazione dell’amore in
perfetta unità. Così egli sarebbe venuto a vivere con loro e sarebbe diventato
il Genitore del vero amore per tutta l’umanità. Adamo ed Eva nella posizione di
genitori sostanziali ad immagine di Dio, avrebbero realizzato una famiglia
ideale e di conseguenza un mondo ideale, e si sarebbero moltiplicati attraverso
i propri figli.
In
questo modo il mondo spirituale ed il mondo terreno sarebbero stati collegati
attraverso gli esseri umani. Dio, quindi, ci ha creato per essere un punto di
connessione tra mondo spirituale e mondo fisico, vivendo in Adamo ed Eva, sulla
base del Vero amore; e anche dopo la morte di Adamo ed Eva, Dio avrebbe potuto
vivere nei loro corpi spirituali ed avrebbe potuto manifestarsi come Vero
Genitore attraverso la loro forma.
Con
la caduta di Adamo ed Eva tutto è passato sotto il controllo di satana che ha preso il dominio
delle nazioni e del mondo. Con la caduta di Adamo ed Eva, Dio ha perso la
propria linea di sangue e con essa il suo diritto di proprietà.
La
relazione tra genitori e figli fu interrotta a causa della caduta di Adamo ed
Eva. Con il peccato essi formarono una relazione di sangue con il nemico di
Dio, Satana, diventando così figli di quest’ultimo. Il cuore di Dio fu così
devastato dal dolore e dalla tristezza durante tutta la storia perché non ci fu
nessun altro Adamo che fosse capace di riportare l’umanità alla linea di sangue
con Dio.
La
caduta fu costituita dall’unione sessuale illecita dell’uomo e della donna, nel
senso che ebbero una relazione sessuale prima del tempo appropriato, a causa
della tentazione di satana. Adamo ed Eva erano ancora nel periodo di crescita
verso lo stadio di perfezione. Questo è il motivo per cui le persone hanno
continuato a commettere nel corso di migliaia di anni questi atti indecenti,
atti traditori che conficcano un grosso chiodo appuntito nel cuore di Dio.
Per
Moon, gli organi riproduttivi sono gli organi dell’amore ed i proprietari sono
il marito e la moglie. Il marito diventa il proprietario dell’organo dell’amore
della moglie e questa di quello del marito solo quando ognuno è radicato nel
vero amore per il bene dell’altro e nella posizione di proprietario del proprio
coniuge. Adamo ed Eva non era ancora i reciproci proprietari degli organi del
vero amore, perché non avevano ancora raggiunto tra di loro l’unità, né l’unità
con Dio.
La
ragione per cui bisogna sposarsi è per restaurare la posizione di proprietario
del vero amore, perché un uomo ed una donna soli, sono solo la metà
dell’insieme. In altre parole tutti gli essere umani possono diventare
individui perfetti completi e non solo semplici metà, solo quando hanno
raggiunto la posizione di proprietario degli organi dell’amore, attraverso il
matrimonio. Per quale ragione si cerca di restaurare il proprietario degli
organi riproduttivi ?
Per
possedere l’amore di Dio che è il soggetto dei tre grandi amori: come
proprietario dell’universo, Dio è il vero maestro dell’amore, il vero
proprietario dell’amore ed il vero genitore d’amore.
Gli
organi sessuali umani sono sacri, perché sono il palazzo della vita, dove è
seminato il seme della vita; il palazzo dell’amore, dove il fiore dell’amore è
fatto fiorire ed il palazzo del lignaggio dove si genera il frutto della linea
di sangue.
Attraverso
l’organo sessuale assoluto ( quello di Dio che sintetizza in sé il maschio e la
femmina) si generano il lignaggio assoluto, l’amore assoluto e la vita assoluta
e si producono l’armonia assoluta, l’unità assoluta la liberazione assoluta ed
il “sabato” assoluto.
Il
primo Adamo, a causa della sua caduta, perse la vera linea di sangue originale
e di conseguenza non fu in grado di formare la coppia originale e la famiglia
originale. Adamo che sarebbe dovuto diventare il vero maestro, il vero genitore
ed il vero re, ereditò la linea di sangue di satana e cadde al livello di falso
maestro, falso genitore e falso re.
Lo
scopo della venuta di Gesù sulla terra era quello di restaurare la caduta. Se
Gesù, venuto sulla terra come secondo Adamo, non avesse perso la sua vita sulla
croce, avrebbe restaurato la linea di sangue di Dio che non ha nessun rapporto
con la caduta, avrebbe restaurato il fallimento del primo Adamo, avrebbe
realizzato la vera famiglia in qualità di Salvatore dell’umanità ed avrebbe
fondato sulla terra la patria originale dell’umanità, il regno del mondo che
incarna l’ideale di pace, cioè il regno dei cieli sulla terra.
Purtroppo
i discepoli ed i capi religiosi e civili di Israele fallirono tutti, non
riconoscendo il Cristo, e la loro mancanza di fede causò la tragica e
miserabile fine della vita di Gesù. Egli abbandonò la terra prematuramente
senza lasciare nessun discendente, lasciando dietro di sé poche tracce oltre
alla promessa di ritornare. Anche se il suo corpo fisico è stato sepolto da
tanto tempo ed è diventato polvere.
Con
la caduta di Adamo ed Eva, l’amore, la vita e la linea di sangue di Dio caddero nelle mani di
satana, il nemico dell’amore. Il cielo e la terra furono soffocati e
trasformati nell’inferno. Il mondo divenne un luogo miserabile, lontano dalla
presenza di Dio e le persone sono state indotte a credere che la discendenza
del nemico sia la linea di vita dalla quale dipende il mondo.
Con
la caduta di Adamo si perse anche l’amore tra fratelli. Il racconto di Caino (
il fratello maggiore) e Abele ( il fratello minore) dimostra come la caduta
degradò il rapporto tra fratelli a rivalità intrisa di invidia e risentimento.
Il
compito di Moon, ora, è quello di costruire nel mondo una dimensione Abele che
raccoglie religioni e nazioni(78%). Ma nello stesso tempo deve riunire il regno
Caino a livello mondiale, unendo tutti coloro che sono di razza mongola (64%),
per arrivare a fare del mondo un solo e grande villaggio. Per questo c’è
bisogno che il regno di Abele e quello di Caino si uniscano e diventino un
unico corpo con
Il
racconto di Caino ed Abele rivela gli inizi del conflitto umano e costituisce
l’archetipo della storia interminabile di lotte, guerre, conflitti
dell’umanità. Noi siamo in lotta perenne su tanti livelli: la lotta tra il
corpo e la mente in ciascun individuo; guerre fra le nazioni; conflitto globale
tra materialismo e teismo; l’individualismo egoistico…ecc.
Per
sciogliere il nodo di Caino ed Abele è necessario lanciare la sovranità di tipo Abele,
affinché il mondo ideale di pace ( il regno dell’amore e della grazia di Dio)
possa iniziare il suo corso, secondo la volontà di Dio.
Ci
vuole però qualcuno che assuma il ruolo di Vero Genitore. Questo ruolo che mai
nessuno ha assunto su questa terra prima d’ora, è stato assunto dal rev.do
MOON, che ha ricevuto la consacrazione da Dio quale vero genitore dell’umanità.
Ora
Moon (il terzo Adamo) che si reputa il vero genitore orizzontale - come Dio è
il Vero Genitore verticale – è stato inviato da Dio per salvare l’umanità
caduta - come avrebbe dovuto esserlo Adamo se non avesse peccato e Gesù, il
secondo Adamo, se non fosse stato ucciso.
Il
13 gennaio 2001 Moon ha inziato la sua missione dedicando al cielo la
“cerimonia della Incoronazione della regalità di Dio” con la quale ha liberato
Dio, quale vero genitore verticale. Attraverso questa cerimonia la sovranità
sul mondo che finora è stata detenuta da satana viene restituita a Dio. Il vero
Genitore, ora, deve restaurare tramite indennizzo (= espiazione,
restituzione per i peccati della storia o individuali, specialmente tramite lo
sforzo consapevole effettuato per ribaltare le conseguenze) ed invertire
completamente tutto ciò che non è stato portato a termine dal primo Adamo e dal
secondo Adamo (= Gesù Cristo).
Per
realizzare il regno del mondo ideale di Pace bisogna trascendere qualunque
affiliazione religiosa e qualunque nazionalità; bisogna rimuovere tutti i
confini nazionali e le altre barriere. Questo è l’unico modo nel quale
l’umanità potrà raggiungere l’ideale di creazione originale e restaurare il
diritto originale di proprietà della medesima che era stato perduto con la
caduta. Creando la vita di una famiglia modello e con la sua espansione, si può
fare in modo che la società, la nazione, il mondo e persino l’universo si
trasformano nel regno di pace sul modello della famiglia ideale.
In
queste conferenze si parla molto di vero amore, di famiglia ideale, di veri
genitori. Cosasignificano ?
1)
Il VERO AMORE
Per
recuperare la discendenza nella linea di sangue di Dio e la proprietà
sull’intero universo è necessario ottenere la sottomissione spontanea di
satana, cioè che egli si arrenda volontariamente. Come? Con il potere del
vero amore, che si dimostra di possedere quando amiamo i nostri nemici più
di quanto amiamo i nostri figli.
Cos’è
il vero amore ? E’ lo spirito di servizio pubblico; porta la pace che è l’origine della
felicità; libera dall’egoismo; la sua essenza consiste nel dare, nel vivere per
gli altri e nel vivere per l’insieme; il vero amore dà, dimenticando di aver
dato e continua a dare incessantemente; dà con gioia; è una amore si sacrifica;
è fonte dell’universo; possedendo il vero amore, diventiamo centro
dell’universo e proprietari dello stesso; è la radice di Dio, simbolo della sua
volontà e del suo potere; Dio stesso verrà ad abitare con noi; ha il potere di
far svanire le barriere create dagli uomini.
Attributi
del vero amore sono l’ assolutezza,l’ unicità, l’immutabilità, l’eternità. Dio creò
questo universo proprio da questo amore assoluto, unico, immutabile, eterno,
investendo tutto senza alcuna condizione e senza alcuna aspettativa di ricevere
qualcosa in cambio.
Chi
pratica il vero amore vivrà con Dio, condividerà la sua felicità e godrà del
diritto di partecipare al suo lavoro, come un suo pari. Una vita vissuta per il
bene degli altri, una vita di vero amore è il prerequisito per entrare nel
regno dei cieli.
2)
Il
Vero amore è collegato con la famiglia ideale, perché la famiglia ideale
è quella in cui ogni membro che la costituisce è un proprietario del vero
amore, cioè possiede il vero amore.
Si
tratta di un contesto nel quale i componenti della famiglia sono chiamati a servire
Dio, come Padre nella posizione più alta. Noi siamo chiamati a diventare figli
di Dio, instaurando con Lui un rapporto di genitore- figlio ed a realizzare la
nostra perfezione vivendo insieme, strettamente uniti da legami di sangue. In
breve, nella famiglia ideale si costruisce un rapporto di vero amore con Dio e
si vive in quella dimensione. Dio, è il centro verticale del vero amore e tutti
i partner oggetto dell’amore di Dio sono prodotti attraverso l’espansione e la
moltiplicazione del suo amore, ed assumono un valore uguale, indipendentemente
da chi sono, trascendendo il tempo e lo spazio. Ogni persona, nell’amore
perfetto ha lo stesso valore.
Se
si realizza sulla terra una vera famiglia e si conduce una vita celeste, quando
si muore la nostra vita sarà collegata al regno di Dio in cielo e si godrà la
vita eterna.
Nella
famiglia, il rapporto genitore-figlio è definito da tre elementi: L’AMORE;
Le
basi di una famiglia ideale sono quattro, avendo Dio al centro. Quando marito e moglie
hanno raggiunto la completa unità, l’uno con l’altra e con Dio, diventano così
una coppia ideale e possono dare vita a dei figli ideali. Adamo ed Eva non
avevano ancora raggiunta questa unità tra loro e con Dio, quando hanno avuto il
loro primo rapporto sessuale, per questo la linea di sangue con Dio e la
caratteristica di Veri genitori dell’umanità. Adamo ed Eva avrebbero dovuto
raggiungere prima uno stato di completa unità con Dio, dal quale sarebbe stato
impossibile separarsi dalla dimensione di amore di Dio, qualunque cosa fosse
accaduta. Quando, a livello familiare, la base delle quattro posizioni (
Dio-Padre-Madre-figli ) è completata, nel senso che si è raggiunta la completa
unità tra i due coniugi e con Dio e con i figli, quella famiglia diventa una
famiglia che incarna l’ideale di creazione desiderato da Dio.
La
famiglia, infatti, nel piano di Dio è costituita da genitori ( marito che
rappresenta il cielo e la moglie che rappresenta la terra) e figli con al
centro l’amore di Dio. Il rapporto orizzontale tra marito - moglie simboleggia
l’unità del cielo e della terra, perché sono uniti sulla base dell’amore di
Dio. Questa è la strada per portare l’universo intero all’unità.
Il
valore della famiglia è dovuto al fatto che è radicato nell’amore della madre e
del padre, l’amore dei fratelli e delle sorelle, dei figli e degli amici. E’ un
luogo di affetto reciproco dove tutti i rapporti e le affinità sono uniti
sulla base dell’amore reciproco ed ognuno ha a cuore ogni singolo membro della
famiglia.
Tutte
le cose della creazione che si uniscono tramite il suo amore, formano un mondo
armonioso e pacifico, basato su questo suo amore. Su tali basi gli esseri umani
avrebbero dovuto formare delle vere relazioni coniugali con al centro l’amore
di Dio, dando vita così a famiglie, tribù, popoli, nazioni, ad un mondo di vero
amore.
Dio
creò il mondo per partecipare direttamente in questo processo, nel quale gli
esseri umani svolgono un ruolo essenziale per il completamento dell’ideale di
amore di Dio.
Dio
come genitore e l’umanità come suoi figli avrebbero dovuto formare un asse
verticale. Se tra l’umanità e Dio si fosse stabilita una relazione, attraverso
il vero amore, quella relazione sarebbe stata inscindibile e nessuna forza
avrebbe potuto spezzarla, cioè separare l’umanità (l’uomo) da tale amore che è
più grande del potere della vita. Ma a causa della caduta di Adamo ed Eva, la
sorte dell’umanità è stata diversa: banditi dal loro paese natale (L’Eden) e
destinati a vagare per sempre isolati e sconfitti, gli esseri umani non sono in
grado di ritornare alla loro famiglia d’origine, perché hanno perso la radice
del cuore della loro patria originale. Ora però è giunto il momento di
restaurare la famiglia originale perduta a causa della caduta di Adamo ed Eva,
partendo dalla posizione del perfetto Adamo; dalla posizione del perfetto Gesù;
dalla posizione che rappresenta il perfetto signore del secondo Avvento (Moon e
sua moglie). Dio dimorerà in quella famiglia.
Essa
è composta da tre generazioni: Nonni ( sono la radice storica degli
antenati) i Genitori; i figli. La famiglia stabilisce il
modello per vivere in armonia. In essa il rapporto è fondato sul rispetto ed
amore reciproco, sulla fiducia; In queste famiglie la radice della storia è
viva; in essa si radica il regno dei cieli sulla terra; in essa è piantata la
radice eterna della regalità.
In
essa sono rispettivamente rappresentate le radici del passato (il mondo
spirituale), rappresentato dai nonni; le radici del presente ( il mondo di
oggi) rappresentato dai genitori e le radici del futuro (nipoti). In questa
famiglia viene eretto il palazzo della pace che rappresenta i due mondi ( mondo
spirituale e mondo fisico).
Le
tre generazioni ( nonni, genitori e figli) dovrebbero vivere insieme come
un’unica famiglia, servendo il Dio eterno.
Il
ricercare e ricreare questa famiglia del Regno di Dio (Cheon II Guk) è
la responsabilità dei Messia tribali, la missione degli ambasciatori di pace;
il desiderio di Dio.
In
una famiglia del genere, Dio diventa il soggetto della nostra coscienza ed
agisce verticalmente portando la mente ed il corpo ad unirsi a lui. Lì l’amore
di genitore; l’amore coniugale; l’amore dei figli; l’amore dei fratelli (sono
le quattro dimensioni dell’amore, cioè i quattro regni del cuore) raggiungono
la perfezione, in un movimento circolare continuo.
Per
creare delle famiglie ideali, piene di vero amore, con le quali Dio vuole entrare
in rapporto, bisogna essere collegati alla linea di sangue di Dio. Dopo esserci
collegati alla linea di sangue di Dio è possibile creare la patria di Dio,
cioè la nazione ideale, è possibile stabilire il Regno del mondo ideale
di pace (= cioè il regno spirituale dell’amore e della grazia di Dio).
Il
ponte che permette allo spirito dei genitori di perdurare attraverso le
generazioni successive e raccogliere i frutti del loro amore, è la linea di
sangue. L’ideale della creazione di Dio era quello di allevare ed educare
Adamo ed Eva, suoi figli, fino al punto in cui sarebbero sbocciati nel vero
amore, sarebbero fioriti nella vera vita ed avrebbero portato frutto in una
vera discendenza. Dio desiderava un raccolto di proprietari e di famiglie di
vita eterna, di amore eterno e di linea di sangue eterna e che il regno
spirituale dell’amore e della grazia fosse la loro patria.
3)I
VERI GENITORI sono
coloro che portano la vera linea di sangue di Dio alla umanità.
Questa
missione era stata affidata prima ad Adamo ed Eva, poi a Gesù ed ora a Moon e
sua moglie.La loro missione ora è quella di completare la missione del
Salvatore, Messia e Signore del secondo Avvento, cioè di Gesù, oltre alla
missione di tutte le figure principali sulle quali sono fondate le religioni, i
quali, con aspetti simili alla creazione dell’Universo da parte di Dio, con la
loro vita hanno sviluppato il grande lavoro di ricreazione dell’umanità.
Come
si può diventare veri genitori ? Incarnando il vero amore e praticarlo. Ciò che
Dio aveva cercato di realizzare, dopo la caduta di Adamo ed Eva, attraverso
Gesù, lo vuole
realizzare
ora attraverso i Veri Genitori ( = Moon e sua moglie). Per spezzare
la catena che ci lega alla linea di sangue di satana ed innestarci alla radice
della linea di sangue dei veri genitori (che portano la vera linea di
sangue di Dio alla umanità) è necessario ricevere la santa benedizione (=
è la benedizione in matrimonio: cerimonia attraverso la quale un uomo ed una
donna vengono innestati nella linea di sangue dei veri genitori) istituita dai
veri genitori ( Moon e sua moglie) per essere innestati nel vero albero di
olivo. Una volta che si cambia la linea di sangue in quella di Dio, la prole
apparterà naturalmente alla linea di sangue di Dio.
Il
modo migliore per ricevere la santa benedizione è con una persona di un’altra
razza, nazionalità o religione (MATRIMONI INTERCULTURALI), perché così
superando le barriere di razza, cultura, nazionalità, etnia, religione, si
collabora alla creazione di un’unica famiglia umana. Per restaurare la linea di
sangue, l’umanità tutta si deve unire attraverso i matrimoni interculturali che
restano la struttura originale della famiglia, quando coloro che sono “Abele”
cioè relativamente più vicini a Dio, prendono il ruolo di soggetto e la
posizione del fratello maggiore.. Dio non approva le barriere nazionali,
religiose, culturali. Il diavolo le ha usate per dominare l’umanità.
* * *
Di Lorenzo Tommaselli
È fatta, secondo molti. Milingo, ha varcato la soglia-limite, ordinando illecitamente quattro vescovi. E subito è arrivata la scomunica da Roma.
Ne ha combinata un’altra - l’ultima - delle sue oppure, sia pur con maldestra e apparente ingenuità, ha toccato un nervo scoperto, il celibato dei preti, che per l’istituzione ecclesiastica non si deve toccare neanche col pensiero, né ora né mai?
Dai media non sono venuti chiarimenti significativi. Esaminiamo “Primo piano” - TG3 del 26.9 dedicata all’affaire Milingo. In studio, il vice direttore di “Civiltà cattolica”, p. G. Marchesi, in collegamento dagli Stati Uniti mons. George A. Stallings, uno dei quattro vescovi ordinati e don Giuseppe Serrone, prete sposato e referente italiano del movimento di Milingo.
Il gesuita sostiene che “fin dal III secolo nella Chiesa cattolica di rito latino è iniziata ad entrare la prassi di non sposarsi proprio per poter vivere – udite, udite! - in pienezza il proprio sacerdozio”. Di grazia, quei preti sposati di rito orientale cattolico, come lo vivono il proprio ministero? Con minore pienezza? Dovranno essere considerati “figli di un dio minore” o “di una chiesa inferiore”?
Con siffatta premessa, prosegue: “
Invitato a tracciare un paragone tra le storie di Lefebvre e di Milingo, dichiara: “mi sembra di riscontrare un abisso di differenza. Lefebvre, pur proponendo delle idee, diciamo, in forma molto radicale e molto dura, però era sostenuto da grandi valori della tradizione, della liturgia, di una grande spiritualità. Era un uomo integerrimo… Milingo sembra condizionato e mosso da un elemento: il sesso. Questa è la devianza che ha avuto con il matrimonio con Maria… qualcosa nella sua affettività non va…”.
Ma come? Lefebvre non ha rifiutato un evento di
rinnovamento ecclesiale come il Vaticano II, predicando idee insostenibili, che
riportavano
Milingo, che, nonostante alcune maldestre ed irrequiete fughe in avanti, si è sempre mosso nell’ortodossia tradizionale, viene dipinto come “un fascio di contraddizioni” (chi non lo è, scagli la prima pietra), un assatanato di sesso, per aver messo in discussione il celibato obbligatorio per i preti di rito latino, istituzione che il nostro dotto gesuita ha avuto la bontà di riconoscere come non derivante da volontà di Gesù, ma da semplice prassi ecclesiastica.
E che dire della scomunica costata al papa, secondo p. Marchesi, “lacrime di sangue”? Lacrime, che si potevano risparmiare per versarle, magari, sulla inopportuna citazione di Ratisbona…
Nel 1988 Lefebvre così risponde alla scomunica: “Parlano di scomunica, ma scomunica da parte di chi? Da parte di Roma che non ha più la fede cattolica. Ci parlano di scisma, ma scisma rispetto a chi, al papa modernista? Un Papa che spande ovunque le idee della rivoluzione? Un papa che ad Assisi confonde tutte le religioni? Non vogliamo essere complici della distruzione della Chiesa”.
Perché
Purtroppo la trasmissione non ci ha dato le coordinate del problema. Il messaggio veicolato è: “il privilegio di essere prete” consiste nel fatto che “ci siamo innamorati di Cristo”. L’essere prete verrebbe considerato un privilegio (non un servizio) riservato a pochi eletti e negato ai cristianucoli di serie B. L’essere innamorati di Cristo precluderebbe ogni altra scelta d’amore, anche se benedetta dal Signore. Ma questo avviene, ribadiamo, solo nel rito latino, perché nella stessa chiesa, spostandosi di qualche latitudine, Dio non mette nel pacco-offerta della vocazione presbiterale il celibato con annessi e connessi. Direbbe Leopardi: “Non so se il riso o la pietà prevale”.
Si abbia, allora, l’onestà di relativizzare il celibato obbligatorio e riconsiderarlo, ma non alla luce di una tradizione ritenuta immutabile o di un diritto canonico, che, in più punti, calpesta i diritti fondamentali dell’uomo. L’unica regula fidei del seguace di Gesù di Nazareth e della comunità, che a Lui si ispira è il Suo Vangelo di liberazione, per tutti, ma proprio tutti, preti sposati compresi.
* *
*
Lettera di Giuseppe Zanon
Carissimi tutti,
rispondo al quesito di Ausilia a proposito della domanda di Milingo della riammissione in esercizio ministeriale dei preti sposati. Non un discorso rifinito, ma alcuni punti buttati giù.
1) Come preti sposati non possiamo non pronunciarci sull'episodio Milingo e sulle cose dette da lui.Tace il sito di Vocatio,ne parla il Dialogo,con l'articolo di Nadir che vi allego.
Da notare la prima parte ( come dovrebbe comportarsi un prete sposato in difficoltà di fronte a questo appello di Milingo?), con risposte pratiche e pertinenti.
2) Mi ripromettevo di mettere giù qualcosa io e la domanda di Ausilia viene opportuna perché insieme possiamo fare qualcosa di valido.
Mi ripromettevo… perché ho voluto prima sentire i particolari del fatto da parte di un testimone-partecipe che è il nostro Pietro Ceroni di Bergamo, che ieri ho incontrato. Un particolare significativo: Milingo, sulla spinta di Moon crede alla famiglia, al rapporto uomo-donna più che al celibato e per questo a New York si è sposato in comune per cui non può più tornare indietro. (Dimenticavo:c'era anche Giuseppe Serrone).
3) Milingo, a fatti e a parole, ha voluto ricordare che il dibattito sul celibato dei preti è aperto come dice il Concilio Vaticano: …il celibato non è richiesto dalla natura stessa del sacerdozio (P.O.): invece il Sinodo dei vescovi dell'Ottobre scorso, con il card. Scola, sembrava aver chiuso la questione: ...il celibato sacerdotale è stato ribadito come valore irrinunciabile.
Se Milingo canta fuori del coro, può sembrare stonato,che importa? Anche lui canta come gli altri.
4) Milingo ha il merito di aver gridato di fronte al mondo ed alla Chiesa, che la famiglia Chiesa ha buttato fuori in malo modo 100 mila suoi figli... E i preti sposati lo hanno sussurrato timidi e vergognosi quando imperava il potere gerarchico ,inascoltati (Ricordiamo Vocatio dei primi anni!). E al Giubileo del 2000 non è nemmeno stata data risposta alla domanda, umile e corretta, di essere ricevuti anche noi dal papa, dopo che in pompa magna erano state ricevute le prostitute con don Benzi! (vedi domanda di Mauro del Nevo-Vocatio- a mons. Ablondi di Livorno, portata a card. Re in Vaticano...).
5) Le parole che Milingo ha pronunciato nel comunicare l'Associazione internazionale dei preti sposati (MARRIED PRIEST NOW) andrebbero rilette attentamente: Non c'è nessuna guarigione più impostante che la riconciliazione della Chiesa con i 150 mila preti sposati...; a quei preti che sposandosi hanno lasciato il sacerdozio, dico: slacciate il vostro fardello di umiliazione,esclusione e vergogna..Venite qui, ma senza lamenti, venite leggeri,l iberati da ogni senso di colpa..; chi ha bisogni materiali, può rivolgersi all'associazione...
6) Fatte le premesse dei punti di sopra, possiamo discutere sulla validità-opportunità delle domanda di Milingo circa la riammissione dei preti sposati all'esercizio ministeriale. Per me è più importante la loro riammissione a titolo pieno nella famiglia Chiesa e la valorizzazione dei loro carismi secondo le varie situazioni.
7) Un articolo relativo andrebbe opportunamente sul sito
DONNECOSI al prossimo numero e sono sicuro che ci sono penne più facili e più
efficaci della mia (tra l'altro sono impegnatissimo nella ripresa della
attività sportiva).
* * *
Mons. E. Milingo : “ L’apostolo dei preti sposati”?
p. Nadir Giuseppe Perin
Mons. Emmanuel Milingo da Washington, dove si è rifugiato dopo la sua fuga da Zagarolo, eludendo la sorveglianza di mons. Ennio Appignanesi che per due anni lo “aveva marcato stretto”, ha dichiarato di voler diventare “l’apostolo dei preti sposati”. Ha invitato i sacerdoti sposati di tutto il mondo ad unirsi alla sua nuova associazione per preti sposati “ Married priests now”, sostenuto in questo, dalla setta del reverendo Moon che ha scelto come suo nuovo terreno di azione, proprio quello dei “preti sposati”; dalla Congregazione dei cattolici Afroamericani (African American Catholic Congregation); dall’arcivescovo Patrick Trujillo, della “Old Catholic Church in America e da uno dei tanti preti sposati italiani don Giuseppe Serrone.
Ben conoscendo le condizioni di sofferenza a cui vanno incontro i preti quando decidono di sposarsi, l’appello del reverendo Moon e di Mons Milingo ed associati, rivolto ai preti sposati di tutto il mondo è molto chiaro : “ Contattateci, forniremo supporto ed aiuti finanziari a voi e alle vostre famiglie”.
Di fronte ad una chiesa gerarchica responsabile del ministero per la comunità ecclesiale che, in tutti i modi cerca di fare “terra bruciata” intorno al prete che chiede di “ lasciare il ministero” per “mettere su famiglia”, togliendogli ogni possibilità di impiego e di collaborazione nell’ambito della struttura ecclesiale, trattandolo come un “don nessuno”, un emarginato ed un “barbone”, costretto a mantenere se stesso e la sua famiglia chiedendo l’elemosina alla gente, mi sembra doveroso farsi delle domande alle quali dare delle risposte.
Come dovrebbe comportarsi un prete sposato in difficoltà di fronte a questo appello che il reverendo Moon, assieme a Mons Milingo ed associati gli fanno : di contattarli per avere supporti ed aiuti finanziari per se e la sua famiglia ?
E’ vero che il prete non si sposa per migliorare le sue condizioni economiche, ma è anche vero che ognuno di noi ha bisogno di quel minimo economico per vivere in maniera dignitosa .Tuttavia, le motivazioni in base alle quale un vescovo o un prete decide di “lasciare il suo ministero per sposarsi”, pur diversificandosi tra di loro, certamente non sono le stesse di Mons. Milingo.
Anzitutto, Maria Sung che lui ha “sposato” non è la donna da lui conosciuta durante il suo ministero pastorale e di cui si è innamorato; con lei non ha avuto alcun modo di dialogare sulla possibilità o meno di realizzare insieme una progettualità di vita matrimoniale, conforme al Vangelo e come risposta ad una chiamata dello Spirito.
Inoltre, Maria Sung avrebbe potuto chiamarsi con mille nomi diversi, dal momento che non è stata scelta da Mons Milingo come sua sposa, ma gli è stata assegnata dalla setta del rev. Moon che poi l’ha sposato assieme ad altre coppie con una mega cerimonia sponsale.
Infine, analizzando il comportamento di Mons. Milingo, come descritto dai quotidiani, io ho avuto l’impressione di una persona che voleva “fuggire” da qualcosa o da qualcuno… più che di una persona desiderosa di rispondere alla chiamata dello Spirito per condividere, nel matrimonio, la propria vita con la donna che ama. La sua mi è sembrata una risposta improvvisata ed opportunista più che una risposta maturata, nel tempo e sostenuta da motivazioni ( guadagni ? Sicurezza economica ?...) poco chiare e trasparenti per poter costituire un esempio da seguire.
Pertanto, fatte queste premesse, come prete sposato, non posso riconoscere in Mons. Milingo, un “apostolo dei preti sposati”, né un esempio da imitare perché le sue scelte poggiano su delle motivazioni che non sono le mie, sia per il modo in cui ha scelto la propria compagna di vita, e sia per l’atteggiamento tenuto nei confronti di coloro che nella chiesa hanno la potestà e la responsabilità del ministero per la comunità ecclesiale.
“Il lasciare il ministero per sposarsi” – a mio modesto avviso - non deve mai essere rappresentato come uno spot pubblicitario, per vendere al mercato delle vacche il prodotto pubblicizzato, perché renderebbe ridicola una scelta che tutti i preti sposati hanno fatto con riflessione e responsabilità e non senza una profonda sofferenza interiore, evitando, per quanto è possibile di essere di scandalo alla parte più debole del popolo di Dio, che non sa distinguere tra il contenuto della rivelazione o le disposizioni transitorie del Diritto Canonico.
La decisione di un prete che lascia per sposarsi dovrebbe essere, invece, un momento di riflessione per tutta la comunità, un’occasione per poter maturare una mentalità più aperta ed accogliente di fronte ad un modo diverso di esercitare il ministero, in conformità non solo al Diritto Canonico, ma anche e soprattutto alla Parola di Dio.
Chi delinea la situazione modello del prete sposato è l’apostolo Paolo e non mons. Milingo.
Per realizzarla – dice Paolo - occorre che il “pastore (vescovo, presbitero, diacono) sia irreprensibile, marito di una sola donna; sobrio, prudente, decoroso, ospitale, pacifico e disinteressato; che sappia dirigere bene la sua casa, tenere i suoi figlioli sottomessi con perfetta dignità; perché se uno non sa dirigere bene la propria famiglia come potrà avere cura della chiesa di Dio” (1Tm 3, 2-5).
E’ l’invito che troviamo nella Domenica XV del Tempo
Ordinario (B) “accogliete la parola di Dio non come parola di uomini, ma qual è
veramente : parola di Dio”. Parola
degli uomini è il Diritto Canonico; parola di Dio è
Mentre nel caso Milingo la donna assume il ruolo di “rimedio della concupiscenza del maschio”, tanto è vero che può essere una donna qualunque, anche quella che non conosci e non ami, importante che sia “femmina”, per poter soddisfare le voglie del “maschio”, nella situazione, invece, descritta da Paolo nella lettera a Timoteo, la donna è la “donna biblica, compagna dell’uomo”, perché la sua presenza accanto al prete, non viene mortificata, né mistificata o resa marginale, né subordinata, ma acquista incisività, dolcezza e forza proprio nella condivisione con l’uomo di un progetto di vita da realizzare insieme, con amore.
Inoltre, l’abbandono del ministero, non deve essere giudicato alla stregua di una disonorevole defezione, di una caduta morale o di un fallimento spirituale, contro il quale, per rendere la decisione ancora più difficile, la chiesa giuridica quasi sempre si “accanisce” senza pietà e misericordia, fino a ledere in maniera grave la giustizia ( non versando i contributi per il lavoro svolto negli anni del ministero pastorale) e il comandamento dell’amore che Gesù ci ha lasciato : “amatevi gli uni e gli altri, come io ho amato voi” .
Oggi, ancora troppi chierici e laici considerano “l’abbandono del ministero” come una disonorevole defezione, una caduta morale, un fallimento spirituale della persona che lascia, perché sono disinformati e nei loro giudizi si lasciano guidare da una immotivata prevenzione.
Se, invece, si conoscessero tutti i termini del problema e se ne analizzassero compiutamente gli aspetti teologici, psicologici, sociali si arriverebbe a delle valutazioni molto diverse, riconoscendo da un lato come legittime quelle esigenze naturali che inducono alla comunione coniugale e responsabilizzando, dall’altro, la legislazione canonica che ha modificato, senza apprezzabili ragioni, una millenaria tradizione apostolica, imponendo vincoli teologicamente non necessari, confondendo ambiguamente valori comportamentali che andavano nettamente distinti ( celibato obbligatorio per i monaci, facoltativo per i preti) emanando norme prive oltretutto di valore universale, dal momento che ne sono esclusi dall’osservanza delle stesse i preti della chiesa cattolica orientale che possono liberamente sposarsi.
Che cosa chiediamo noi preti sposati a coloro che hanno la potestà e la responsabilità del ministero per la comunità ecclesiale ?
- che la possibilità o la necessità di modificare la norma del diritto canonico che rende obbligatorio il celibato per chi è chiamato ad esercitare il ministero presbiterale, non sia il risultato di pressioni o di ricatti, quanto piuttosto il frutto per aver capito ed accolto le ragioni, nella netta distinzione tra vocazione al presbiterato e vocazione al monachesimo, ben consapevoli che il celibato del monaco è diverso da quello del presbitero. Si può essere chiamati all’uno senza essere chiamati all’altro. Il celibato, infatti, è una vocazione specifica del monaco e non del presbitero in quanto ministro della chiesa. Il ministero presbiterale è una funzione, più che uno stato di vita, per cui non dovrebbe essere il presbiterato ad essere sacrificato al celibato, quanto piuttosto il celibato al presbiterato.
Il teologo Bernard Häring, che ho avuto come professore di morale all’Università Lateranense- Accademia Alfonsiana di Teologia morale - riferendosi all’introduzione del celibato obbligatorio, mediante una legge ecclesiastica, faceva notare che se coloro che hanno la potestà e la responsabilità del ministero per la comunità ecclesiale, in un momento storico particolare hanno introdotto in piena libertà la legge del celibato, e quindi, senza venire meno alla fedeltà a Cristo, hanno abolito una tradizione che risaliva al tempo degli apostoli, non vedo perché, in questo nostro momento storico particolare, non possano venire meno ad una tradizione posteriore per tornare a quella apostolica o dei primi secoli. Oggi, di fronte alla carenza di vocazioni al ministero presbiterale, mi sembra che tale cambiamento della norma di diritto, oltre ad essere pastoralmente indicato sia, forse, anche obbligatorio” .
Hans Küng riteneva che non ci sarà pace nella chiesa cattolica fin quando il celibato non sarà rimesso alla libera decisione individuale, così come era in origine e fin tanto che la relativa legge canonica, introdotta in circostanze molto dubbie, non sarà stata annullata.
Il teologo Diaz Alegria S.J. già docente all’Università Gregoriana, scriveva che “quando non si possiede la castità come un dono divino, il celibato obbligatorio diventa una fabbrica di matti. Questo perché i carismi (e il celibato è un carisma) li dà solo lo Spirito Santo e non li dà su ordinazione; le leggi, le sanzioni, le esortazioni, in questo campo non possono nulla”.
2- Per capire ed accogliere le ragioni portate dai teologi, dal popolo di Dio e da una parte, anche, della gerarchia ecclesiastica, ad una modifica della legge canonica del celibato obbligatorio, senza cedere alle pressioni, è necessario che nella comunità dei credenti avvenga un mutamento di mentalità (metanoia). E’ necessario, cioè che il messaggio portato da Cristo, sia messo dentro a delle botti nuove, cioè accolto con una nuova mentalità, convinti che Gesù non è venuto ad insegnarci una religione, ma a farci conoscere il vero volto di Dio, come si canta nella XV domenica del tempo ordinario (B) : “ Mostraci o Dio, il volto del tuo amore”.
E chi può mostrarci e farci conoscere il vero volto di Dio è soltanto Gesù.
Però tutti siamo chiamati a collaborare per la trasformazione del rapporto presbitero/società che deve essere svincolato dalle vecchie categorie ecclesiastiche e dalla vecchia casistica, passando da una organizzazione di tipo sacrale ad un’altra di tipo missionario.
Gesù aveva scelto i 12 apostoli e i discepoli non perché si chiudessero dentro i recinti del sacro e del tempio, come nell’Antico Testamento, ma per andare incontro ad ogni uomo, prendendosi cura di lui, come ha fatto il buon samaritano nei confronti dell’ebreo caduto in mano ai briganti. Nell’antico Testamento il rapporto tra Dio-Padrone, al quale si doveva obbedienza assoluta e l’uomo-servo, era determinato dalla Legge che bisognava osservare ad ogni costo e mediato dai sacerdoti ( = gli uomini deputati al sacro e perciò separati da tutti ciò che era considerato profano ed impuro). Ai sacerdoti l’uomo doveva rivolgersi per essere purificato dalle sue impurità; per questo l’uomo doveva privarsi di qualcosa di suo per offrirlo a Dio e meritarsi così il suo amore.
Finché l’uomo, dunque, non sarà aiutato a scoprire che Dio è Padre e che nei confronti dei figli nutre solamente un amore immenso che desidera ardentemente donare a tutti, gratuitamente, sarà sempre difficile che l’uomo-cristiano si “senta parte” di una comunità ecclesiale, alla stessa maniera in cui si sente parte della famiglia nella quale è nato.
In un contesto religioso dove c’ è la supremazia della legge sull’amore, l’essere cristiani, come l’ “essere prete” sarà sempre qualcosa di individuale e di marginale rispetto alla realtà in cui si vive. Sarà difficile capire quale sia il vero volto di questa comunità d’amore, chiamata Chiesa, nella quale siamo entrati con il battesimo, ma nella quale, molto spesso, non riusciamo a trovare posto come figli di un Padre che ci ama, né come fratelli con i quali condividere e compartecipare responsabilmente alla esigenze della vita.
Infatti, molti fanno fatica a pensare alla chiesa come ad una comunità di amore, dopo che questa koinonia (comunione) è stata divisa dal diritto canonico in “chierici” e “laici”. Ancora troppa è la differenza e la distanza che si nota tra i “chierici” ai quali è riservato l’esercizio della “paternità spirituale”, dell’autorità e della parola… ed i “laici” che si trovano ad essere una sudditanza silenziosa ed obbediente, la cui vita viene scandita più da una legge da osservare che dall’amore da testimoniare.
Assieme agli 8.000 preti sposati d’Italia, che si sentono ancora parte viva della comunità ecclesiale e, nello stesso tempo, parte di una società in continuo cambiamento – come prete sposato mi domando spesso quale sia il mio posto all’interno della chiesa che amo e come posso essere per l’uomo di oggi un testimone credibile di Cristo risorto, speranza per il mondo?
Quali sono le forme e le modalità che possono caratterizzare la presenza del prete-sposato in questo momento storico ? Quelle contestatarie o altre ?
Come può il prete sposato affrontare con spirito evangelico le sfide del tempo, tenendo conto della diversità di situazioni che la comunità cristiana e le famiglie devono affrontare: una società secolarizzata; il pluralismo culturale (società multiculturale); la presenza di fedeli di altre religioni (società multireligiosa); la pressione di vasti settori del mondo laico per relegare la fede nello spazio delle questioni private; il tentativo di schiacciare i cattolici nell’ambito del volontariato; di fare della chiesa un soggetto di culto, senza rilevanza pubblica; il mettere in discussione il diritto dei cristiani a testimoniare la loro visione della vita e ad esprimersi sulle questioni connesse alla società e al suo progetto; il cedere alle lusinghe della religione civile, accettando che siano i “laici devoti” a difendere le ragioni del cristianesimo nel mondo; la stanchezza di un modello pastorale che è cresciuto nella pretesa di organizzare e programmare tutto e nella tendenza di pensare per categorie e settori, dando per scontato che essi interpretino le domande delle persone e le dinamiche dell’esistenza; la fragilità della fede; la stanchezza interiore delle persone; la scarsità dei presbiteri; la richiesta di attuare delle forme nuove di ministero che soddisfino le esigenze delle varie comunità cristiane.
Io che ho scelto di “essere prete” per chiamata e nello stesso tempo “prete sposato” non ho mai messo le mie mani nel costato di Gesù, come fu invitato a fare, invece, S. Tommaso, né ho avuto alcuna esperienza visiva di Gesù storico, come l’hanno avuta gli Apostoli, due mila anni fa.
Però, attraverso gli scritti del Nuovo Testamento, ho conosciuto il Gesù della fede, come ci è stato tramandato dalle prime comunità cristiane. In questo uomo, Gesù Cristo, morto sulla croce e risorto, io credo e penso di essermi innamorato di Lui.
Lo conosco come una persona che ha guarito gli ammalati, ha ridato la vista ai ciechi, ha perdonato i peccati, ha promesso la felicità ai perseguitati ed agli oppressi, ha annunciato il Regno di Dio. Tutte le speranze degli uomini hanno preso corpo in Lui: il Messia dei poveri (Lc 4,18 ss), il Figlio stesso di Dio (Mt 16,16). La sua risurrezione è sopravvenuta come il sigillo di Dio al suo messaggio ed alla sua persona…e quanti l’hanno accolto ed hanno ricevuto il suo Spirito, sono stati trasformati.
Queste notizie sono state trasmesse da persona a persona e di secolo in secolo… e tutte le chiese cristiane vivono tuttora della fede in Lui. Anche noi viviamo di quella fede, perché lo Spirito ce ne ha fatto dono. Il nostro credo ci collega con tutti coloro che già lo hanno pronunciato prima di noi ed ancora oggi lo pronunciano; con coloro che hanno creduto nel vangelo e, ricevendo il battesimo, sono rinati a vita nuova. E’ Dio che ci ha fatto il dono di comprendere e, mediante Cristo, ci ha uniti nella fede e nella carità. E’ Dio che ci ha accolti nella sua Chiesa, assemblea del suo popolo, nella quale egli vive… In questa assemblea di carità e di amore io voglio continuare a vivere come prete sposato, facendo della mia vita un dono da offrire a chiunque incontro ; comunicando ai fratelli, non tanto una ideologia, né una filosofia, né una morale, ma solo l’amore per una persona, Gesù il Cristo, che è la ragione di vita per ogni credente. E’ Gesù, infatti, che, continuamente presente nel popolo di Dio, può trasformare, per mezzo del suo Spirito, la comunità dei credenti in una comunità “profetica”, alla quale Dio partecipa la potenza dell’annuncio.
Per me, essere un prete-sposato nella comunità ecclesiale, è
il mio nuovo modo di esistere al quale Dio mi ha chiamato, assieme agli
altri fratelli nella fede per essere “comunità” in Cristo che mi invita
quotidianamente a “mettermi in viaggio”; a diventare, in Lui, un “uomo nuovo”
che guidato dalla fede, sostenuto dalla
speranza e aperto alla libertà e all’amore, è capace di mettersi in
discussione, in ogni momento; a vivere in Cristo da uomo libero, continuando a
far parte di una comunità (=
Anche da “prete-sposato” mi sento un ”uomo nuovo”, nel senso del vangelo, perché la mia nuova condizione ecclesiale è ora caratterizzata da umile speranza, da una maggiore apertura alla libertà e all’amore e non tanto dall’attaccamento alle forme e alle leggi del Diritto. Questo mi aiuta a capire meglio il concetto di conversione permanente, che racchiude in se la ricerca continua, la situazione del viandante in cammino, sulla strada, proprio come i primi credenti che venivano chiamati “i seguaci della strada” (Atti 9,2), dal momento che nessuno di noi può dirsi un arrivato nella fede.
Mi sento un uomo, un cristiano, un prete-sposato al quale ogni giorno viene offerta l’occasione di una crescita continua, perché ogni giorno mi trovo a rischiare la mia immagine di “figlio” nei confronti di Dio, mio “padre” ; perché ogni giorno devo essere disposto a mettermi in gioco, a mettermi in discussione, convinto che ogni progresso ed ogni cammino comporta un “sacrificare ciò che in noi è vecchio” per una libertà nuova. Chi non sa che l’avventura comporta del rischio? L’avventura dell’essere un prete sposato, comporta necessariamente il passaggio attraverso la croce e la sofferenza, nel senso di essere disposti a perdere la propria reputazione per seguire il Signore, per la conquista di una maggiore libertà di amare, senza la quale non sarebbe possibile una continua rinascita.
In questa “avventura in Cristo” mi sono sempre lasciato guidare, non tanto dalla religione (che è un fissare lo sguardo unicamente su ciò che io devo fare per essere gradito a Dio e meritare così il suo amore) quanto dalla fede ( che è, invece, un fissare lo sguardo sul continuo, incessante, generoso e fedele amore che Dio ha nei miei confronti, senza alcun merito da parte mia e che non chiede altro che di essere accolto e donato facendomi, con Dio e come Dio, prossimo a tutti ). Senza la fede la mia vita di prete sposato sarebbe stata soltanto una ricerca di certezze, di sicurezza, della mia salvaguardia, mentre per vivere e crescere in Cristo il prete sposato non deve mettere in salvo se stesso e le sue cose, ma soltanto mettersi in cammino verso quel Qualcuno che supera ogni schema e che solo nella fede può conoscere, perché la fede è libertà che strappa l’uomo al vecchio mondo e, nello stesso tempo, lo rende presente, con Dio e come Dio, per gli uomini, nella storia terrestre.
Noi viviamo in un’epoca di crisi, di ripensamento. Accanto a mutamenti sociali e culturali, che hanno profondamente inciso sulla evoluzione dei costumi – noi preti sposati, ma non solo noi - abbiamo assistito ed assistiamo ad un succedersi di nuovi e vari modi di essere e di pretendersi chiesa che hanno talora, con il loro impatto, sconcertato la gente. Ma la crisi che ci ha scosso, ci ha fatto anche bene, perché ci ha permesso di riscoprire sulla nostra pelle, il volto originale della chiesa, pulito dalle sovrastrutture meno autentiche.
In tutti questi anni vissuti da prete sposato quante volte ho visto cambiare il volto della Chiesa ! Spesso, mi sono trovato di fronte ad una chiesa nostalgica, attaccata al passato, alle comode sicurezze ed alle formule del tempo che fu. La chiesa della sopravvivenza e della c