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di Ernesto Miragoli
Sembra
vi sia un destino scritto nei cromosomi di ogni
persona: o sei simpatico, o sei antipatico. Se sei simpatico puoi fare tutto
quello che vuoi che per la gente va sempre bene: se sei antipatico, anche se
regali 100 euro a tutti quelli che vedi ogni giorno,
va sempre male.
Succede
anche ai papi. Il predecessore di Benedetto XVI condannava la contraccezione,
non voleva sentir parlare di divorziati risposati, meno che meno di preti
sposati, guai a dirgli che la chiesa cattolica era una chiesa come tante altre
e che forse era un po' superata l'affermazione "extra ecclesia
nulla salus", ma...quando morì, fu "santo subito".
Il
successore di Giovanni Paolo II, da fedele servo della chiesa in cui ha creduto
e crede fin dall'infanzia, si occupava di giustificare
teologicamente le affermazioni del suo capo e si prendeva tutti i vituperi. E'
divenuto papa e non può dire una cosa seria che viene
tacciato di oscurantismo.
Perché?
Prima di tutto perché le cose serie sono faticose da leggere e da capire e i
mass media non hanno tempo di leggere e capire: devono fare un titolo a nove
colonne, devono annunciare il più possibile suggestivamente una copertina di
tele o radiogiornale; in secondo luogo perché le cose
serie obbligano a riflessioni. E chi in questo mondo riflette più?
Adesso
che le bocce sono ferme vorrei tornare al discorso del papa all'università di Ratisbona. Siccome un po' conosco
il teologo Ratzinger (di persona l'ho incontrato solo
due volte, da professore e da cardinale prefetto della Dottrina della Fede) per
aver letto molto della sua produzione teologica, mi permetto di prendere le sue
difese e muovergli qualche accusa.
Parto
dalle accuse.
Come
tutti i professori universitari, ha ceduto all'autocompiacimento della erudita citazione che ha posto a premessa della sua
lezione per attirare l'attenzione dell'uditorio. Ingenuamente (c'è anche
qualche papa ingenuo) non ha calcolato che pochissimi avrebbero capito
che quella lunga ed erudita premessa, non rispondeva al suo pensiero.
Seconda
accusa: ha accettato che il suo testo fosse tradotto in inglese per essere
distribuito alla stampa presente. E' noto che l'inglese non sia lingua adatta a
tradurre concetti filosofici e teologici. Ho visto il testo in inglese e mi
confermo nell'opinione.
Terza
accusa: ha voluto togliersi idealmente la veste bianca e rimettersi la tonaca
che indossava quando saliva su quella cattedra.
Quando, cioè, da ricercatore serio e puntiglioso,
elaborava un originale pensiero che indusse il cardinale di Colonia a
portarselo appresso (con Hans Kung) come esperto al Concilio Vaticano II.
Forse
perché lì si è sentito ancora una volta libero. Libero
di dire e di pensare, libero di insegnare e di discutere con gli allievi,
libero di polemizzare con chi non condivideva le sue tesi.
Ma cosa ha detto di
male, tanto da scatenare un putiferio nel mondo islamico che è costato la vita
ad una suora, a tre volontari e speriamo che la vendetta si fermi qui?
Nulla.
Nulla perché la premessa erudita non rispecchia il pensiero del papa teologo
(si legga la sua "Introduzione al cristianesimo" o il "Rapporto
sulla fede") che fu tra i primi a riconoscere che "Deus vult omnes homines
salvos fieri et ad agnitionem veritatis venirent" che animarono la redazione dei documenti
conciliari Lumen Gentium, Gaudium
et spes e Unitatis Redintegratio. Ma questa non è una notizia! Volete mettere un titolo come
"Il papa condanna l'Islam" contro "Il papa
cita il dialogo di un imperatore"! Il primo manda il
giornale a ruba, il secondo lo lascia in edicola.
Non ha
detto nulla di male quando ha continuato (questo era
il nocciolo della lezione) insegnando che la fede è un dono e che la ragione
aiuta a capire la fede, ma non la può spiegare compiutamente e completamente.
Si è laureato con una tesi su S.Agostino
e non dimentica mai l'episodio narrato dal vescovo di Ippona:
da fanciullo scavò una buca nella sabbia e con un recipiente portava
l'acqua del mare nella buca. Un uomo gli chiese che
facesse ed egli rispose che voleva portare tutto il mare in quella buca, ma non
ce la faceva. L'uomo gli fece capire che se non riusciva in quell'impresa, come
avrebbe potuto capire con la ragione tutta la grandezza di Dio?
Non ha
detto nulla di male (altro argomento della lezione) quando
ha insegnato che il "logos" è fonte d'amore. L'evangelista
Giovanni lo dice con chiarezza nel prologo del suo vangelo: "ò logos sarks eghèneto, kai eskenosen en emin: il verbo si è fatto carne e ha posto fra noi la
sua tenda". E' un concetto cristiano. Non so se è condiviso dai
musulmani, ma a me personalmente non importa. Io lo credo.
Perché deve chiedere scusa? Perché deve far dichiarare di essere stato frainteso? Perché, piuttosto, chi l'ha frainteso non gli chiede scusa di non aver capito quel che ha detto? Perché, piuttosto, chi ha voluto strumentalizzare a proprio uso e consumo la lezione, creando i problemi che si sono creati, non è ripreso energicamente?
Il Papa
ha ricevuto a Castel Gandolfo
i rappresentanti della religioni islamica. Ha fatto
bene e mi auguro che non l'abbia fatto per metterci una pezza.
Dirò che
da cattolico rispetto ogni religione. Ed esigo
rispetto per la mia. Da cittadino rispetto ogni cultura. Ed
esigo rispetto per la mia.
Rimango perplesso quando una religione prevede l'infibulazione,
lo sgozzamento della figlia che non vuole sposare un
uomo indicato dal padre, la sharia. Fatico a
capire le ragioni di chi dice che si deve togliere il crocifisso
dalla scuola perché un cadavere appeso non è un bel vedere per chi
non crede nel Cristo. Anzi... non capisco affatto queste
ragioni. Come non capisco perché la comunità civile italiana debba
contribuire alla costruzione di qualche luogo di culto islamico. Nei primi
secoli i mIei avi si raccoglievano a pregare in
case private messe a disposizione. Le cattedrali e le chiese paleocristiane,
romaniche e gotiche, rinascimentali e barocche, settecentesche e moderne sono
state costruite con le offerte dei fedeli. Il cadavere appeso così
ignominiosamente ha vinto la morte, risorgendo. Per adesso nessuno di altri rispettabilissimi profeti di ogni longitudine e
latitudine, di ogni tempo ed ogni luogo ce l'ha fatta. Cristo, sì. Quel Cristo che è morto perché insegnava che bisogna amare i
nemici, fare del bene a coloro che ci odiano, che c'è più gioia nel dare che
nel ricevere, che bisogna porgere l'altra guancia, che bisogna perdonare i
propri assassini ("perdono" fu l'ultima parola di Sr.
Lionella). Quel Cristo in nome del quale si saranno perpetrate stragi (non
cancello pagine vergognose quali l'inquisizione, i roghi, le conquiste e le
imposizioni della fede a mano armata), si saranno attuate porcherie politiche e
simonie, ma nel nome del quale si sono spesi i giovanni bosco, i luigi guanella, le madri teresa, i
padri kolbe e via elencando.
E a me sta bene che il capo della religione in cui credo, non si stanchi di ricordarlo perché Lui gli ha detto: "... conferma nella fede i fratelli".