UOMINI D’AFGHANISTAN
“Alla giornata della donna, celebrata per la prima volta a Kabul da RAWA (Revolutionary Association of the Women of Afghanistan) il 10 marzo 2005, una donna ha recitato con voce forte e vibrante di emozione i seguente versi di una poesia: ‘Anche se hanno distrutto i fiori, non potranno eliminare la primavera; / anche se ci combattono e ci uccidono, noi continueremo ad essere vive”.
Donne e uomini presenti hanno ascoltato in silenzio un messaggio che sfida la tradizionale legge patriarcale e alla fine hanno espresso la loro condivisione, alzandosi e applaudendo calorosamente. (…) Certo, bisogna avere un grande coraggio e un grande rispetto di sé per scegliere di continuare ad essere vive, a resistere in un mondo dove il sentimento proprietario dell’uomo sulla ‘propria’ donna e sulla ‘propria’ prole riduce l’altra, figlia, sorella, moglie, ad oggetto di cui disporre a proprio piacimento, a merce di scambio, a serva silenziosa e obbediente; bisogna avere una grande stima di sé per non soccombere a un mondo stravolto, dove il comportamento brutale e disumano del maschio è letto non come abuso, ma come esercizio di un diritto naturale. (…)
Cambiare mentalità
Incontriamo i supporter maschili di Rawa, che si occupano della sicurezza, della distribuzione del materiale politico prodotto da Rawa, dell’organizzazione delle manifestazioni e parliamo con loro della tragica condizione delle donne.
Sono uomini vicini alle donne, uomini che le rispettano e lottano insieme a loro, uomini che non esitano a dichiarare che il cambiamento necessario per permettere all’Afghanistan di avere un futuro, è il cambiamento della mentalità maschile, prigioniera di una cultura tradizionale disumana che attribuisce all’uomo il diritto di fare della donna quello che vuole, perché è padrone della sua vita e del suo corpo.
I supporter di Rawa dimostrano, con la loro presenza e il loro lavoro, che questo cambiamento è possibile e si preoccupano di realizzarlo. Cercano di parlare con altri uomini, di aiutarli ad uscire dalla notte buia del fondamentalismo; chi, fra di loro, insegna nelle scuole, non si limita a narrare i fatti storici o ad insegnare a leggere e a scrivere, ha il coraggio di dire che il patriarcato va superato, di portare alla luce la sua origine storica e non divina, contribuendo così a formare coscienze critiche, aperte, libere dall’oscurantismo che uccide l’anima.
Rawa si candiderà alle prossime elezioni parlamentari nelle liste del partito democratico Hambastagi (Insieme) come indipendente; Safura, che ci ha comunicato questa decisione, ci ha detto che uomini e donne, in questo momento, hanno bisogno di camminare insieme contro i fondamentalisti, per la democrazia e i diritti umani; ha sottolineato inoltre che lo sguardo delle donne mira ad unire, non a separare, perché il cambiamento di mentalità riguarda tutti”.
(GRAZIELLA LONGONI, Afghanistan: oltre la notte - su Marea 2/2005)