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Brevi considerazioni sui risultati del sinodo
Le
nostre considerazioni di seguito alla sintesi.
LEGGETE IN FONDO
CITTA’ DEL
VATICANO - Con una
messa celebrata nella basilica di San Pietro in Vaticano celebrata da Sua
Santità Benedetto XVI si è chiusa l'undicesima assemblea generale del
sinodo dei vescovi, dal titolo «Eucaristia: Pane vivo per la pace del
mondo». Monsignor Roland Minnerath, segretario speciale del sinodo, ha
sottolineato come le proposizioni finali dell'assemblea episcopale,
normalmente mantenute «sub secreto», verranno rese pubbliche in un atto di
«apertura e comunicazione», che ha un precedente nel 1985, in cui si
celebrò un sinodo straordinario nel 20mo anniversario del Concilio
Vaticano II.
Anticipiamo i punti salienti del messaggio conclusivo dell'assemblea dei
vescovi.
AMBIENTE E POVERTA' - «Le calamità
naturali, che sembrano moltiplicarsi con sempre maggior frequenza,
obbligano a guardare con maggior rispetto alla natura e a rinsaldare i
vincoli di solidarietà con le popolazioni colpite». Il documento si
rivolge ai governi delle Nazioni per spingerli alla tutela ambientale per
porre fine alle situazioni di povertà e ingiustizia che «proliferano
ovunque, ma soprattutto in America Latina, Africa e Asia».
UNITA' ED ECUMENISMO - Il documento
ribadisce l'unità della Chiesa Latina e di quelle Chiese Orientali che
riconoscono il primato di Roma nel nome di «una sola fede, nutrita da un
unico Pane di vita e in comunione col successore di Pietro». Mano tesa
anche alle Chiese che non riconoscono la supremazia petrina, ma anche a
Ebraismo e Islam, in nome della comune origine abramitica. Il documento
esprime anche solidarietà verso i vescovi cinesi impossibilitati a
partecipare al sinodo a causa del veto di Pechino.
DIVORZIATI - Nessuna concessione ai
divorziati sul tema dell'accesso ai sacramenti. «Conosciamo la tristezza
di quanti non possono accedere alla comunione per una situazione familiare
non conforme al comandamento del Signore - afferma il documento -.
Ribadiamo che, pur non potendo condividere la loro scelta, non sono
esclusi dalla vita della Chiesa». La proposizione sui divorziati sembra
offrire un piccolo spiraglio di speranza quando afferma che i tribunali
ecclesiastici che decidono sugli annullamenti dei matrimoni debbono fare
«tutti gli sforzi possibili» per lavorare in modo più «corretto e veloce».
VOCAZIONI - Il Sinodo plaude all'aumento
di vocazioni in alcune aree del mondo, ma lamenta una crisi in tal senso
soprattutto in Occidente. cVATICANO - Con
una messa celebrata nella basilica di San Pietro in Vaticano celebrata da
Sua Santità Benedetto XVI si è chiusa l'undicesima assemblea generale del
sinodo dei vescovi, dal titolo «Eucaristia: Pane vivo per la pace del
mondo». Monsignor Roland Minnerath, segretario speciale del sinodo, ha
sottolineato come le proposizioni finali dell'assemblea episcopale,
normalmente mantenute «sub secreto», verranno rese pubbliche in un atto di
«apertura e comunicazione», che ha un precedente nel 1985, in cui si
celebrò un sinodo straordinario nel 20mo anniversario del Concilio
Vaticano II.
Anticipiamo i punti salienti del messaggio conclusivo dell'assemblea dei
vescovi.
AMBIENTE E POVERTA' - «Le calamità
naturali, che sembrano moltiplicarsi con sempre maggior frequenza,
obbligano a guardare con maggior rispetto alla natura e a rinsaldare i
vincoli di solidarietà con le popolazioni colpite». Il documento si
rivolge ai governi delle Nazioni per spingerli alla tutela ambientale per
porre fine alle situazioni di povertà e ingiustizia che «proliferano
ovunque, ma soprattutto in America Latina, Africa e Asia».
UNITA' ED ECUMENISMO - Il documento
ribadisce l'unità della Chiesa Latina e di quelle Chiese Orientali che
riconoscono il primato di Roma nel nome di «una sola fede, nutrita da un
unico Pane di vita e in comunione col successore di Pietro». Mano tesa
anche alle Chiese che non riconoscono la supremazia petrina, ma anche a
Ebraismo e Islam, in nome della comune origine abramitica. Il documento
esprime anche solidarietà verso i vescovi cinesi impossibilitati a
partecipare al sinodo a causa del veto di pechino.
DIVORZIATI - Nessuna concessione ai
divorziati sul tema dell'accesso ai sacramenti. «Conosciamo la tristezza
di quanti non possono accedere alla comunione per una situazione familiare
non conforme al comandamento del Signore - afferma il documento -.
Ribadiamo che, pur non potendo condividere la loro scelta, non sono
esclusi dalla vita della Chiesa». La proposizione sui divorziati sembra
offrire un piccolo spiraglio di speranza quando afferma che i tribunali
ecclesiastici che decidono sugli annullamenti dei matrimoni debbono fare
«tutti gli sforzi possibili» per lavorare in modo più «corretto e veloce».
VOCAZIONI - Il Sinodo plaude all'aumento
di vocazioni in alcune aree del mondo, ma lamenta una crisi in tal senso
soprattutto in Occidente. Nessuna apertura, però, al sacerdozio femminile
o alla fine del celibato per i sacerdoti. I vescovi invitano famiglie e
catechisti a contrastare la scristianizzazione della società educando alla
Fede e al Vangelo e promuovendo la pratica sacramentale. Il Sinodo ha
anche affermato di non sottovalutare il sacramento della Confessione,
«medicina preziosa donata da Cristo» e che «sempre più giovani praticano».
ALTRI PUNTI - Il documento invita alla
riscoperta della messa domenicale, scoraggia la celebrazione di liturgie
improprie, fatte di «abusi» o non consone a quanto stabilito dal Concilio
Vaticano II, e addita a modello il culto celebrato nelle cattedrali (le
chiese sedi vescovili, ndr). Il sinodo chiede anche alle Nazioni di
promuovere la dignità della persona «dal concepimento fino alla sua
naturale conclusione».
Corriere,
22
ottobre 2005
Nel
trascrivere la sintesi dei risultati del sinodo dei vescovi
sull’Eucaristia, non possiamo non aggiungere qualche nostra riflessione.
Non sfuggirà a
chi legge la preoccupazione ecumenica e l’insistente richiamo all’Unità.
Invece all’interno della chiesa nessuna apertura circa i
divorziati, il sacerdozio femminile, il celibato presbiterale.
Molti hanno
rimproverato una tale chiusura. Noi, donne e preti di “Donne-Cosi”,
ci chiediamo che cosa fare perché si presti attenzione a tali temi.
Siamo sicuri che le vie della protesta pubblica si addicono a chi
persegue la linea rivendicazionista, non tenendo conto del fatto che la
chiesa è trincerata su convinzioni che sarebbe bene mettere in
discussione; ma chi è disposto a cambiare mentalità con la costrizione?
Noi, anche se
vogliamo ottenere una giusta considerazione circa la situazione
materiale e morale di chi esce dai ranghi istituzionali, riteniamo
prioritaria la questione teologica ed ecclesiologica, che metta a fuoco
fattori strutturali circa l’impostazione dei ministeri nella chiesa.
Impostazione da cui derivano anche i diritti civili.
Mentre le
Autorità ecclesiali si dimostrano talvolta attente ai casi individuali
di crisi esistenziale, rifuggono da una considerazione globale che tenga
conto della persistente vocazione ministeriale dei soggetti privi del
carisma celibatario, e, pariteticamente, della consapevolezza, da parte
di suore “uscite”, di poter professare in altro modo la vocazione al
discepolato impegnato. La collocazione dei “consacrati” in un ordine a
sé porta tali Autorità a trattare coloro che “escono” in modo tale da
rendere nullo ogni diritto civile per il periodo trascorso in seno
all’istituzione, come se la persona, una volta sradicata dall’ambito
sacrale, non le “appartenesse più”. L’equivoco consiste nel fatto che i
due ordini – civile e religioso – sono SEPARATI.
Non potrebbe
scaturire, dalla cosiddetta defezione dei soggetti in causa, un’ampia
riflessione sul senso della radicalità evangelica, tuttora legata (quasi
esclusivamente e riduttivamente) al fattore ascetico nel campo della
sessualità? E’ lecito coltivare l’utopia di un risveglio evangelico
delle coscienze di tutti, tale che essere-cristiano possa significare
davvero ascoltare il “Vieni e seguimi” di Cristo in ogni stato di
vita? perché dovrebbe esserci questo iato tra chi è “fuori” e chi è
“dentro” l’istituzione?
Ci chiediamo,
e chiediamo alle Autorità ecclesiali, se si può dialogare su tale
questione, senza pregiudizi di alcun genere.
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