C’è molto, molto da riflettere:
abbiamo uno stile di vita americano
e abbiamo paura di non potere adeguarci del tutto ad esso
Quando capiremo?????
 

Arriva l'autosufficienza emotiva
Se ogni viaggio insegna qualcosa, una visita a New York è un corso universitario: basta guardarsi intorno e si capisce cosa imiteremo nei prossimi tempi. Una volta lo scarto tra l'invenzione locale e la parodia italiana era di qualche anno. Ricordo, durante il primo viaggio in America (1977), gli skateboard, con cui i ragazzini italiani sono andati poi a schiantarsi negli anni Ottanta (alcuni, volonterosi, continuano a farlo). Da qualche tempo, la distanza Usa/Italia s'è ridotta, ed è oggi di circa dodici mesi. Se volete vedere Milano nell'autunno 2006, prendete un aereo, andate a Manhattan e fermatevi a un angolo di strada: i passanti vi daranno molti spunti (e magari una monetina, se siete abbastanza patetici).
Scoprirete che la nudità è in lieve regresso (succede di vedere addirittura qualche bella ventenne con l'ombelico coperto). Capirete che la gente adora mangiare cose che non ha mai visto crescere (tapioca, miglio, coriandolo). Vedrete che il nero sui vestiti non muore mai (anzi, festeggia lugubre insieme al marrone). Dovrete ammettere che i meticci, con buona pace di Marcello Pera, sono invidiati e imitati: ma noi bianchi, con sole e lampade, arriviamo al massimo al beige.
Andate invece all'AppleStore di Soho (103 Prince Street), centro del tecno-acchiappo: vedrete passare tutte le sfumature epidermiche originali. Quando vi sarete ripresi - ci vorrà un po' , e vale anche per le signore - uscite per strada e guardatevi intorno: da molti orecchi - maschili e femminili, senili e infantili - pendono due fili. Non è più l'antico auricolare del cellulare, ma quello di un lettore musicale Mp3. I-Pod è ormai il Walkman del XXI secolo, con buona pace della Sony: ha più accessori e vestitini della Barbie, e il modello chiamato I-Pod Nano è la follia del secolo per la stagione in corso.
Conseguenze? Ognuno sente la musica che vuole quando vuole, e questo è bello. Ma arriva presto a un'autosufficienza emotiva ai limiti dell'autismo, e questo è brutto. Folle di persone sole s'incrociano e s'ignorano ascoltando musiche misteriose. Non sentono i clacson, i freni dei treni e lo stupendo rombo di Manhattan che lavora. Oddio: non è che a New York la gente abbia mai parlato tanto, per strada o nel subway: preferisce urtarsi, e amarsi così.
Ci arriveremo anche a Roma? Probabilmente sì. Finché qualcuno, davanti a una minigonna nazionale ben portata, non si lascerà sfuggire "...Anvedi quella!". A quel punto molti occhi si gireranno: dimostrando che gli italiani, all'ascolto personale, preferiscono l'osservazione di gruppo.


(da “Io Donna”, settimanale del Corriere della Sera)