Se quel che dice la chiesa conta per i soli fedeli, perché condannarla? Semmai spetta ai “progressisti cattolici” dissentire. I laici non debbono avere un catechismo-contro; debbono educare alla libertà di coscienza.
Fermo restando che i moniti ecclesiali possono essere un argine apprezzabile contro una libertà senza argini
Aborto, anatema dei vescovi: E' peccato votare chi è a favore
La crociata delle gerarchie ecclesiastiche continua e ora viene direttamente preso di mira il mondo politico e l'atteggiamento riguardo alla legge sull'aborto. Il Sinodo dei Vescovi invita praticamente gli elettori a non votare i politici che non osteggiano l'interruzione volontaria di gravidanza.
A introdurre il tema nel sinodo convocato martedì in Vaticano è uno dei più autorevoli esponenti dei dicasteri vaticani sotto il pontificato di Ratzinger, monsignor. William Joseph Levada, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, oltre che arcivescovo emerito di San Francisco.
Affrontando, durante l'ora
delle discussioni libere, il rapporto tra eucaristia e morale, Levada ha toccato
una delle questioni che hanno suscitato forti contrasti negli Stati Uniti, dove
la Chiesa sostiene – lo ha ricordato lo stesso Levada - che «è peccato votare i
candidati politici
che ammettono leggi a favore dell'aborto». Chi vota questi candidati, in
sostanza, non può avvicinarsi ai sacramenti, in particolare all'eucaristia, se
non dopo aver reso confessione del proprio «peccato».
Nel suo intervento al Sinodo, il successore di Joseph Ratzinger quale custode
della dottrina cattolica, ha rilevato però che tale argomento «ha creato
divisioni nell'opinione pubblica e nella Chiesa americane durante il periodo
elettorale» ed «è stato giudicato da molti come un'interferenza
della Chiesa nella vita politica». Per questo, il prefetto dell'ex Sant'Uffizio
ha detto di ritenere «opportuni un approfondimenti e un confronto
sull'argomento, ascoltando anche le esperienze delle Chiese di altri paesi».
La questione era già contenuta nel documento preparatorio di questa 11° Assemblea generale del Sinodo, l'Instrumentum Laboris, dove al paragrafo 73, sempre in tema di rapporto tra eucaristia e vita morale, si evidenziava che «alcuni ricevono la comunione pur negando gli insegnamenti della Chiesa o dando pubblicamente supporto a scelte immorali, come l'aborto, senza pensare che stanno commettendo atti di grave disonestà personale e causando scandalo».
«Del resto - aggiungeva l'Instrumentum Laboris -, esistono cattolici che non comprendono perché sia peccato sostenere politicamente un candidato apertamente favorevole all'aborto o ad altri atti gravi contro la vita, la giustizia e la pace. Da tale attitudine risulta, tra l'altro, che è in crisi il senso di appartenenza alla Chiesa e che non è chiara la distinzione tra peccato veniale e mortale».
Questa presa di posizione, che certo rincuorerà in America la feroce antiabortista Harriet Miers, candidata in questi giorni da Bush alla Corte Suprema tra roventi critiche, entra in aperto contrasto con quanto dettato dall'Unione europea proprio sulla difesa delle donne da ogni violazione dei loro diritti in nome della religione, di qualsiasi religione». Questo è quanto afferma un rapporto approvato proprio martedì dall'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa che ha discusso e votato una relazione della popolare svizzera Rosmarie Zapfl-Helbling, secondo la quale i «diritti delle donne sono spesso limitati o ignorati in nome della religione». Il documento europeo impegna, pertanto, i 46 stati membri del Consiglio a «proteggere le donne contro le violazioni dei loro diritti in nome della religione ed a promuovere ed applicare completamente l'uguaglianza tra i sessi».
Inoltre i governi sono invitati a «non accettare alcun relativismo culturale o religioso in materia di diritti fondamentali delle donne». La religione «continua a svolgere un ruolo importante nella vita di numerose donne europee», siano «credenti o meno» la maggior parte di esse «sono condizionate in una maniera o nell'altra dalla posizione delle differenti religioni nei riguardi delle donne, direttamente o tramite la loro influenza tradizionale sulla società o sullo stato», premette il rapporto, precisando che «tale influenza è raramente inoffensiva».
Tutte le donne che vivono nei paesi europei «hanno diritto all'uguaglianza ed alla dignità in ciascun settore della vita», sostiene ancora il rapporto approvato a larga maggioranza dall'assemblea, che ha respinto diversi emendamenti, parte dei quali presentati da rappresentanti italiani polacchi.
«La libertà religiosa non può essere accettata quale pretesto per giustificare violazioni dei diritti delle donne, sia flagranti sia nascoste, legali od illegali, praticate con o senza il consenso teorico delle vittime, le donne», rileva la relazione, che prende anche posizione affinché sia garantita «la separazione necessaria tra chiesa e stato, affinché le donne non siano sottomesse a delle politiche ed a leggi ispirate dalla religione», per esempio per quanto concerne la famiglia, il divorzio e quelle contro l'aborto».
Il rapporto condanna inoltre l'imposizione di codici «religiosi» in tema di abbigliamento e chiede che il libero accesso alla contraccezione non sia proibito dalla famiglia o dalla comunità «La libertà di religione è fondamentale per la protezione dei diritti fondamentali, ivi compreso i diritti delle donne» ha detto Asma Jahangir, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di religione o di credo, intervenuta nel dibattito.
Il Consiglio d'Europa, nella sessione di martedì, ha discusso anche un rapporto sull'istruzione e la religione ed ha ascoltato un intervento di Ekmeleddin Ihsanoglu, segretario generale della Conferenza islamica, il quale ha, tra l'altro, fortemente negato che nel Corano ci sia un qualsiasi riferimento alla violenza evocata da certe frange che oggi predicano il terrorismo ed alla lapidazione delle donne adultere, avvertendo, dopo aver fatto una ricostruzione di quanto sostenuto dal Profeta, che «questo non è l'Islam». Ma è ormai evidente che il problema non riguarda soltanto l'Islam.
(Unità 05/10/05)