E’ difficile, anche per un osservatore attento, esprimere un giudizio competente sulla riforma Moratti della scuola.
Pochi anni fa si era insoddisfatti dell’ordinamento e dei programmi ministeriali, e le variazioni realizzate durante le ultime decine d’anni sono state altrettanto insoddisfacenti. Le riforme tentate o abbozzate hanno prodotto cambiamenti dei quali anche un inesperto non poteva non lamentare le contraddizioni. Nel seguente articolo si denunziano (vedi scritto in rosso verso la fine) aspetti che potrebbero essere accettabili, e non si avanza un’ipotesi alternativa. Non basta abrogare…
E forse il buono della scuola, ieri come oggi, si concentra nella figura dei bravi ed onesti docenti. D’altra parte la loro paga era ed è così poco dignitosa che – vien da dire – resistono pochi tra i preparati…
Anche noi non abbiamo ricette, ma non crediamo che il male della scuola sia nella riforma Moratti, bensì nella mancanza di continuità nel procedere verso un cambiamento progressivo e coerente. Altrimenti avviene quel che avvenne per la tela di Penelope.
Abrogazione? sì grazie
Ha ragione Andrea Ranieri, intervistato da Cinzia Gubbini, nel sostenere “prima di tutto occorre che ci sia un accordo di tutta l'Unione sulle cose che si ritiene importante fare. Poi bisogna parlare degli strumenti legislativi più efficaci: una legge nazionale o una serie di provvedimenti mirati, uniti a un altro modo di governare la scuola in questo paese”. Ammesso che l’Unione sia in grado di scegliere tra le due vie che Ranieri propone, prima delle elezioni c’è però da decidere in quali condizioni s’intende lasciare la scuola finché non sarà in grado di attuare l’una o l’altra. Ci vorrà del tempo sia per varare una nuova legge organica di riforma sia per mettere a punto provvedimenti che, pur se distribuiti nel tempo, dovranno pur rispondere ad un’idea di scuola, sulla quale, com’è noto - la stessa staffetta Berlinguer-De Mauro, lo conferma - non c’è identità di vedute fra i Ds e tanto meno fra questi e Margherita.
Per evitare che nelle more della discussione parlamentare la scuola resti in balia della legge Moratti pensiamo che sia prioritario “abrogarla”. La legge delega e i decreti delegati, elaborati dallo staff clerico-aziendalista, responsabile della la politica scolastica ministeriale e puntualmente approvati dall’attuale maggioranza parlamentare, hanno destrutturato il sistema scolastico nazionale, rispondendo ad un disegno coerente che prevede una scuola non solo chiaramente alternativa al dettato costituzionale, ma funzionale ad una società chiusa e culturalmente arretrata, ad un sistema politico sostanzialmente autoritario, ad un’economia centrata sul mercato e non sulla dignità del lavoro.
Per evitare che continui a produrre disastri la riforma Moratti deve, perciò, essere abrogata. Deve essere fatto per legge nei primi cento giorni della nuova legislatura – come proposto nel progetto di legge elaborato dal Comitato toscano Fermiamo la Moratti – perché altrimenti continuerà a produrre i suoi frutti avvelenati.
In verità l’impianto imposto al sistema formativo dalla Moratti non è emendabile, perché tutto permeato dai suoi principi ispiratori: la riduzione del tempo scuola; privilegiare la socializzazione sull’istruzione; la canalizzazione precoce; l’ispirazione familistica; la regionalizzazione del sistema con la moltiplicazione del ministero negli assessorati; la riduzione dell’obbligo a diritto/dovere; la burocratizzazione del lavoro docente con aumento della sua subalternità alla dirigenza; … solo per citarne alcuni. Tutto questo non si smantella con circolari o promovendo uno sfrenato “fai da te” scolastico da Palermo a Varese, come sembra emergere dall’esternazione di Ranieri.
Marcello Vigli, Il manifesto 13 ottobre 2005