Care sorelle,
Continuiamo a dialogare.
E’ vero, chi ci scrive lo fa timidamente e spesso si tira indietro, scoraggiata dall’Alto.
Non ne facciamo una questione, non ci fermiamo ad inutili lamentele, diamo per scontato che la persona inserita totalmente in un Istituto non si possa relazionare con persone che non sottostiano a tutele istituzionali.
Ma proseguiamo nell’impegno a dimostrare in seno al Popolo di Dio, possibilmente con testimonianze dirette, che la vita religiosa è un mezzo per favorire e potenziare la risposta alla Chiamata al DISCEPOLATO IMPEGNATO, senza spirito di separazione (a fatti, perché di parole, a riguardo, ce ne sono moltissime)).
Questa volta vi offriamo alcuni articoli accompagnati da un commento, il quale serve a dire che, quanto di più alto c’è nella vita religiosa deve estendersi a tutti. Chi è specialista nell’ascolto alla Chiamata cristiana ad ANDARE ED EVANGELIZZARE non è chi si “chiude” in convento, ma chi dal convento dichiara con la sua vita che ogni cristiano deve avere lo stesso ascolto. Ogni persona consacrata dovrà farsi carico della responsabilità di fare del proprio ascolto alla chiamata un richiamo a renderlo universale.
Universalizzare la Chiamata non comporta il disidentificare dalla particolarità in cui si è espressa la propria risposta alla chiamata, e tanto meno l’annacquarlo. Significa essere fermento, buon lievito per tutta la pasta, tanto da essere tutt’uno con questa. Vi par poco?
Buona lettura. E…. scriveteci!