Natale di preghiera

Le feste tornano puntuali. Sempre attese, sempre sotto il segno della diversità, ricche di fascino. Sta a noi, solo che facciamo emergere la parte incompiuta della fanciullezza, colorarle di fantasia e di sentimento.

Cristo, con un mondo da salvare, ha trovato il tempo per ritirarsi in preghiera, per sostare lungo le vie che percorreva, per onorare le feste, comprese quelle conviviali. Noi invece non sappiamo interrompere i nostri ritmi vorticosi, dimenticando di essere precari in quel che facciamo. 

Natale, Anno nuovo, Epifania, ci parlano con un linguaggio adombrato di mistero: la Nascita da celebrare, l’Anno nuovo da inventare, l’Epifania da accogliere come manifestazione di Dio in mezzo a noi, ci trasportano al di là dei consueti significati. Sono pause di sospensione del tempo, collocate al crocevia tra ciò che in noi deve morire e ciò che attende di rinascere in modo inedito.

Bisogna imparare a viverle le feste, attingendo ad una dimensione-altra, capace di dare senso a quella temporale, e di incanalare lo scorrere dei giorni verso l’inesauribile Fonte della Vita.

Le angustie staranno ad attendere ancora, ma non potranno aver ragione dell’acquisita capacità di guardarle con occhi nuovi.

Possano le feste sottrarci ad esse quel tanto che basti per una ripresa spirituale a tutto tondo.