Stralci di corrispondenza e (leggi alla fine) la messa a fuoco del

nuovo argomento:

Le donne sposate che subiscono

il fascino di un prete

03/11/05

Buongiorno a tutte/i Voi e complimenti per il sito!

Da tutte le testimonianze che leggo da cinque anni a questa parte, ci sono stati solo fugaci accenni a “storie” nelle quali sono coinvolte donne sposate e sacerdoti… Perché non vengono fuori? Sono poche o non si sentono rappresentate? Pensate che ci sia meno sofferenza?

Grazie e saluti, Matilde

 

Seguono scambi e precisazioni identitarie. Ecco una risposta di Ausilia:

…..

Il caso di cui tu mi parli merita attenzione; e non si può omologarlo ad altri. Per quel che ne so per esperienza indiretta, ho l'impressione che si veda nell'uomo del sacro un correttivo ad una vita di routine insoddisfacente. L'attrazione per il mistero del prete è forte, appunto, perché si insinua il fascino del numinoso. C'è molto da approfondire su questo argomento.

Spero non ce l'abbia a male se rimando l'approfondimento dell'argomento al prossimo numero del sito, per l'utilità che altre potrebbero trarne. E' chiaro che non violerò la tua privacy.

Grazie per avermi confidato la tua età e accennato a qualcos'altro di cui non ti faccio alcuna pressione a parlare; ci mancherebbe!

Un caro (frettoloso) saluto, Ausilia

 

Ed ecco un tentativo di messa a fuoco sull’argomento:

I tuoi suggerimenti giungono proprio quando pensavo di fare lo svegliarino riguardo a ciò che dici. Io penso che le sposate a preti hanno problemi, ma sono abbottonate per altri motivi che ti potrei elencare se ne avessi il tempo. Hai letto il mio libro su queste mie sorelle? Mi farà piacere se vorrai comunicare più generosamente, sempre rispettando le tue riserve. Un caro saluto, Ausilia

 

La precisazione di Matilde: 

Ti ringrazio (..posso darti del tu!?) di avermi risposto, posso dire la verità? ...non ci speravo neppure un po’!

C'è stato però un malinteso, ossia, può darsi che non mi sia spiegata bene, ma io intendevo quelle donne sposate ad altri che nel percorso della loro vita, "inciampano" in un sacerdote e con questo intrecciano una storia....

……………………………..

Qualche briciola di me: ho 52 anni, sono sposata e appagata, ho due figli e ...una storia che non riesco a superare nonostante tutta la mia buona volontà!

Matilde

Una risposta meno frettolosa sull’argomento:

                               Rispondendo a Matilde, parliamo di sacro

Dunque capita, eccome, che una donna sposata, e talvolta felicemente sposata, subisca il fascino di un prete. Si sa, può capitare di tutto a tutte/i. Sarebbe però sbrigativo e superficiale inserire l’argomento in quello più generale dell’amore impossibile, mentre i distinguo sono necessari. Però non possiamo non essere sintetici al massimo, data la vastità del tema, per altro imbarazzante.

Premessa

Chi si inoltra appena un po’ nell’argomento del SACRO ha davanti a sé una panoramica in cui è facile individuare la possibile ambiguità nella quale ci si muoverebbe qualora gli agenti che mediano il rapporto tra Dio e l’essere umano - cioè luoghi, persone e atti di culto “religiosi” - occupassero tutto l’ambito del mistero della comunione con Dio. Mistero che nel cristianesimo tocca le radici dell’umano, innestandolo nel divino. Detto in altre parole e sviluppando il concetto, la “buona Novella” consiste nella consapevolezza ritrovata, attraverso Cristo, di un destino di comunione intima col Padre.

Nessuna cosa è tanto chiara nel Vangelo quanto la liberazione dagli idoli e da ogni forma, anche indiretta, di idolatria. La Legge ebraica trova la sua vera interpretazione nell’Esodo, e cioè nel viaggio dalla schiavitù alla liberazione di figli di Dio. Questa nel Nuovo Testamento si esprime nei simboli che se ne fanno strumento e accompagnamento. I sacramenti sono appunto questa realtà spirituale e tangibile di comunione con Dio, a servizio della quale si pone la Chiesa.

Se non si ha chiara questa impostazione, si cade nell’idolatria che assolutizza la mediazione sacra, o all’opposto si scivola nell’illusione pseudo-mistica di una liberazione totale affidata alla capacità umana senza bisogno alcuno di mediazione.

La liberazione dall’idolatria non equivale alla liberazione dal sacro. Piuttosto questo – e cioè luoghi, persone e atti di culto -  deve assolvere un compito liberatorio.E allora che ne è dell’uomo che viene definito sacro, e perciò chiamato sacerdote? Se è vero che il suo ruolo si definisce attraverso la funzione esercitata, grandissima dovrebbe essere la circospezione nell’evitare ciò che è motivo di ambiguità. L’alone di sacralità di cui è comunemente rivestita la sua figura è pericoloso, come tutto ciò che è sacro; e non perché tabuizzato, ma perché è il tabù ad investire l’area del sacro, quando non è gestito nell’ottica cristiana, la quale mette in primo piano l’interiorità, vivificata dallo Spirito di Dio.


La laicità cristiana

La laicità si qualifica, non nella sua opposizione alla categoria del religioso, bensì in virtù del riconoscimento della dignità e autonomia della persona, senza la necessità di farla dipendere dall’adesione ad una fede. Mentre il laicato cattolico annovera appartenenti alle file di fedeli che svolgono il loro apostolato sotto la guida della Gerarchia, quando parliamo di laicità denotiamo una caratteristica umana, senza appartenenze e senza etichette. Come dice il cardinale Newmann, il vero laico non è una variante del mondo clericale, né è un clone del clero; il suo essere cristiano dovrà coincidere con l’essere uomo (cfr. Giovanni XXIII). Chiamare “sacerdote” il prete, e cioè l’inviato ad annunziare il Vangelo come gli Apostoli,   porta con sé innumerevoli difficoltà di interpretazione circa i suoi compiti.

Per semplificare c’è da dire che forse il Magistero avverte la necessità di tutelare la sacralità del prete dagli attacchi di un certo persistente radicalismo illuministico, che proclama l’azzeramento di ciò che si sottrae alla ragione umana, perché la considera capace di svincolarsi dal peso storico ed antropologico dei suoi limiti. Ma, tra l’imbrigliare tali limiti nelle tutele istituzionali e il debellare ogni argine all’onnipotenza della ragione, dovrebbe esserci posto per la fiducia nell’uomo, a cui non è di nocumento il senso del peccato e della grazia.

Il prete non incarna nella sua persona il divino più di quanto non lo incarni qualsiasi persona umana. La sua funzione ministeriale, cioè di servizio nel diffondere la buona Novella, non può sovrapporsi ed identificarsi, sublimandola, con la sua persona. Il prete è principalmente un uomo come tutti gli altri. L’esercizio del Ministero non ne fa un essere sostanzialmente “diverso”.

Quanto affermato può apparire lontano dalle formulazioni dottrinali e da una prassi esaltata ed esaltante. Ma va detto per incoraggiare il cammino storico verso una presa di coscienza della dignità umana sempre più completa. E’ bene che si faccia strada, nelle coscienze e nella mentalità comune, maggiore rispetto per se stessi, nonché la dissociazione da varie forme di divismo e di fanatismo….


La donna e il sacro

La donna, ormai da un bel po’, rivendica autonomia e pariteticità di genere.

Quando il suo rapporto col prete inceppa nei sentieri viscosi ed intricati dell’ambiguità del sacro, ha bisogno di liberazione. Non ci sono parole che possano aiutarla quando cade…. in rete.

L’informazione, la complicità femminile, la solidarietà amicale possono esserle di aiuto nella misura in cui lei stessa si aiuti. SOPRATTUTTO COMBATTENDO UN SILENZIO CHE SA DI OMERTA’ e la isola.

Se la donna è sposata…

Riprendiamo l’argomento nel punto da dove siamo partiti. Cara Matilde, fuggi nel modo che ti è possibile da una situazione inquietante.

Ricordati che, qualora quel prete si comportasse con te soltanto come “uomo-maschio”, l’incanto finirebbe, presto o tardi. Tu ami in lui l’alone di cui lo vedi circonfuso: un alone che è come la nebbia; se il sole la investe, scompare. RICORDATENE! Uno dei motivi per cui non ci riesci, è il silenzio che ti “segrega”. Non ti consigliamo di rivelare ai sette venti chi sei tu e chi è lui. Ti chiediamo soltanto di cercare aiuto, fosse anche quello di uno psicologo (tra di noi ce n’è qualcuno).

Noi CI SIAMO

Con amicizia, A. R.