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Una lettera di tempo fa, a cui rispondo con molto ritardo
Cara Ausilia,
non sono molto competente e di questi tempi neanche molto efficiente, ma vorrei dirti che le tue sollecitazioni mi trovano d'accordo.
Bisogna proprio cercare altre vie, lavorando sulla categoria del sacro e della scrittura, senza enfatizzare piu' di tanto il discorso di genere. Credo anch'io che ci sia il rischio di contrapporre un potere "femminile" al potere "maschile" che ancora domina, e che questa sia una trappola. La parola di Paolo ai Galati e' stata tirata da tutte le parti, ma il senso mi sembra semplice: le differenze di genere non sono essenziali rispetto all'esperienza della grazia, e anche, come dici giustamente tu, alle esperienze mistiche, all'ispirazione dello Spirito, al dialogo con il Padre.
Penso che in fondo alle preclusioni della nostra chiesa ci sia una antropologia sbagliata, che sopravvaluta in maniera quasi patologica la differenza (il che non significa certo che io voglia negarla!): dire che solo un maschio puo' agire in persona Christi nella consacrazione, per esempio, farebbe ridere se non fosse tragico.
La Scrittura e' sacra anche perche' cosi' e' stata accolta dalla chiesa e si e' formato il canone: ma a monte del canone non sta l'autorita' (anche se e' stata l'autorita' a sancire questo nel tempo), ma la vita di fede delle comunita' credenti, fatte di uomini e di donne con uguale dignita'. Non c'era differenza di genere per i martiri cristiani di fronte al persecutore, non c'era differenza di genere nei carismi che alle origini della chiesa erano forse non piu' frequenti, ma piu' ascoltati di quanto non siano stati in seguito.
Il fatto che i vangeli ci siano giunti sotto nomi maschili puo' essere un semplice dato culturale condizionato dal tempo; ma cio' che raccontano va al di la' di tutte le differenze, che non vanno certo appiattite ma valorizzate senza contrapposizioni sterili.
Se la contrapposizione viene fatta da sempre dai maschi a danno delle donne, questo non vuol dire che noi dobbiamo usare lo stesso metodo. Altrimenti dove starebbe la novita' e l'apporto positivo per la crescita della fede?
Grazie comunque e buon lavoro
Grazie per la domanda e scusa per il ritardo nel rispondere.
Non riprendo l’impostazione della domanda, ma rimando alla sua ri-lettura, se necessario.
Sono d’accordo, molto di più di quanto non facciano pensare i miei scritti, sul fatto che bisogna evitare le contrapposizioni sterili, soprattutto se ci troviamo di fronte ai testi sacri, certamente nati in seno ad una comunità di fede tutt’altro che esclusivamente maschile.
C’è però da dire che l’autorità maschile c’entra, e decisivamente, quando si tratta di deduzioni varie, soprattutto quelle disciplinari, come quella da te riportata: solo il prete maschio può agire nella consacrazione in persona Christi!
Sono convinta che i tesori di grazia che possiamo attingere dai testi sacri non perdono di intensità e di efficacia se guardiamo alla loro sostanza.
Ma non è ora, per le donne, di essere propositive ai fini di un ridimensionamento dell’antropologia che sta alla base di certe storture esegetiche? Come la mettiamo con la sacra potestas affidata soltanto ad una gerarchia esclusivamente maschile e celibataria? Dobbiamo tacere in nome dello spazio della fede che ci viene riconosciuto in maniera totale? Non dobbiamo sottolineare l’aspetto mistico del sacro rispetto a quello delimitato dall’Autorità? Per parlare in concreto, non dobbiamo cercare tutte le possibili vie per influire sulla mentalità della gente che si adegua passivamente (non sempre oggi, per via della secolarizzazione della società) a tutta una impalcatura sacrale dei sacramenti e di conseguenza della vita di grazia? L’aspetto strutturale di una chiesa ha una grande importanza, ma perché al vertice debbono stare solo gli appartenenti al genere maschile?
A me, in vero, da un punto di vista personale, interessa ben altro che l’accesso delle donne ai posti del potere gerarchico; anzi lo temo (ne parlerò in altra occasione). Ma ci sia dato esprimerci in merito opportune e forse anche importune.
Grazie.