Vicki Noble
La Dea doppia
Venexia,
Bologna 2005
La dea doppia è un
archetipo del passato che rappresenta l'idea della sovranità femminile, in un
contesto di antichi lignaggi sciamanici caratterizzati da principi e pratiche di
donne, che formarono la struttura organizzativa delle più antiche culture del
mondo prima del patriarcato.
Scolpite nella pietra, nell'osso, nell'argilla, dipinte sui muri o forgiate come
vasi, queste immagini di donne gemelle spesso condividono un unico corpo, altre
presentano una donna con due teste, altre ancora hanno i fianchi congiunti con
quattro seni chiaramente delineati. Gemelle che si generano e rinnovano l'un
l'altra, l'icona della dea doppia esprime in modo positivo, salutare e dinamico
i poli duali della nostra natura: vita e morte, luce e tenebra, ovulazione e
mestruazioni, ossia quello che l'autrice chiama "la nostra intensa e singolare
esistenza bipolare", esortandoci a ripensare quanto ha di prezioso la nostra
condizione biologica e ad attingere alla potente corrente sotterranea
dell'energia femminile "che fluisce là dove siamo dai tempi più antichi fino a
oggi".
Dee, sacerdotesse, regine, sciamane, guerriere, streghe, donne; co-governatrici, leader religiose e temporali, amanti, sorelle, amiche, madri e figlie, tutte, ugualmente, sono contenute nell'archetipo della dea doppia, che, come in uno specchio, si riflette nell'intimità del vincolo femminile. Sono donne che condividono lo stesso lignaggio, la stessa trasmissione della proprietà e della conoscenza, attraverso la linea femminile di madre in figlia. Donne che si identificano in donne, donne che condividono il potere e che ci forniscono un modello femminile egualitario di convivenza, scambio, fiducia, amore, esortandoci ad acquisire nuove capacità l'una dall'altra.
Non solo, esse ci forniscono anche un modello femminile di governo: le regali regine che siedono sul trono, fianco a fianco, in posizione di potere, o il corteo della Dea, seguita da due regine, in una cerimonia intesa a conferire la regalità all'uomo che sta in piedi di fronte a lei, sono immagini di grande potenza, che ci rimandano a un tempo in cui i re ricevevano la loro legitttimazione dalle sacerdotesse che impersonavano la Dea.
Queste testimonianze ci giungono da molte parti del mondo e da culture di differenti periodi: dal Neolitico, dall'età del Bronzo, dal periodo classico; dall'Africa del Nord, dall'Asia Centrale, dal Medio Oriente, dall'India, dal Tibet, dall'Antica Europa e dalle aree del Mediterraneo e dell'Egeo, e ci suggeriscono l'esistenza di un coerente lignaggio femminile, forse mai interrotto, che si è espresso nei millenni attraverso tortuosi legami di pratiche sciamaniche, rituali estatici e linguaggi in codice. Una sorta di lingua segreta, sepolta nel passato e nascosta nella storia recente: nelle arti tessili femminili con la loro storia dei tessuti, nell'arte popolare con i suoi canti e le sue danze, nelle tecniche di guarigione con i loro rimedi curativi e poteri magici, nelle facoltà oracolari e profetiche
Una complessa interconnessione di energia psichica, di correnti energetiche sottili invisibili che, alterando il nostro ordinario stato di coscienza, può elevarci non solo a una maggiore consapevolezza di noi stesse e della nostra libertà, ma conferirci potere e agirlo sulla realtà ordinaria di tutti i giorni.
Se per vent'anni e più,
come fa notare l'autrice, una parte della cultura femminista ha tentato di
ricostruire un modello funzionale ispirato alle culture nutritive egualitarie e
pacifiche che veneravano la dea, e che precedettero l'assalto del patriarcato
5000 anni fa, manca a quella ricostruzione il "potentissimo sistema di guerra e
di difesa sciamanico, che può essere (e quasi certamente fu) messo in atto
attraverso azioni magiche e soprannaturali".
Come dire: " Se avessimo ancora la capacità di camminare sull'acqua, di volare
nell'aria, di passare senza ostacoli attraverso muri solidi, penso che
difficilmente le donne oggi starebbero sveglie la notte col timore di violenze
maschili fortuite e deliberate". Potrebbero sembrare vaneggiamenti, visionarietà
gratuite, ma le nostre potenti tecnologie che modificano il regime della
temporalità e delle nostre azioni - oltre a complicare terribilmente le nostre
condizioni di vita su questo pianeta - sono forse qualcosa di diverso
dall'antica magia messa in atto per millenni da dakini, sciamane, menadi,
variamente descritte dalla cultura popolare ora come orchesse, gigantesse, ora
come fate, streghe o "donne che camminano nel cielo"? Forse, quelle magie si
rivolgevano a una sfera di azioni più consone a un modello di energia femminile,
più dirette e intuitive, basate sulla terra e il corpo, e maggiormente volte
verso una conoscenza "costruttiva" che privilegiava la
guarigione e il benessere del corpo e dell'anima, il sapere come percezione e
comprensione della realtà infinita che ci abita, la capacità di influenzare la
natura e gli eventi climatici, la beatitudine, l'estasi e, perché no, la
comprensione del sistema di guerra e di difesa. Alla luce dell'oggi, quelle
antiche tecnologie, per quanto non esenti da riti di iniziazioni a volte macabri
e violenti, erano più rispettose dei nostri bisogni e desideri, e del mondo
visibile e invisibile che ci circonda.
Perché non attingere a
questa memoria che è iscritta nelle nostre cellule e rivitalizzarne il potente
immaginario: le figure, i simboli, gli oggetti, le cerimonie e i rituali, le
pratiche, le rappresentazioni?
Questo sembra essere l'invito rivoltoci dall'autrice con l'icona della dea
doppia che, con il suo manifesto significato di egualitarismo e intimità
psichica, ci fornisce un modello dinamico di incontro paritario fra donne per
conferirsi potere, e "salvare quello che amiamo, come devono aver sempre fatto
le guerriere e le sacerdotesse dei tempi passati", in linea con l'antico
lignaggio femminile, l'autonomia e la condivisione della sovranità.
10-10- 2005 www.women.it