Ingerenza: fino a che punto?

 

            Di grande valore chiarificatore, mi pare, sia proprio la recentissima lettera scritta dal Senatore a vita Francesco Cossiga. C'è un elettorato cattolico, ancorato su certi valori e che ha come riferimento per la sua scelta politica quanto è aderente a quei valori posti dalla Chiesa Cattolica. Potremmo ora dire: Abile mossa di Francesco Cossiga che trasforma questo magma indistinto di posizioni e prese di posizioni della Chiesa e dei politici in una chiara indicazione di voto per tutti coloro che si riconoscono nella posizione della Chiesa Cattolica.

            Ma qual è questa posizione? Sicuramente quanto affermato dal Cardinale Camillo Ruini è espressione chiara di quale sia la posizione della Chiesa Cattolica, e tale posizione è ampiamente giustificata e sorretta dalla ricerca di dare le linee di quella che potrebbe essere una “etica mondiale”. Tale ricerca e tale scopo “universale” (cattolico) è addirittura riuscito a mettere nuovamente insieme due teologi come  Hans Küng e Joseph Ratzinger, dei quali sappiamo bene che uno di loro è attualmente Papa Benedetto XVI.

            Francesco Cossiga chiede ai vescovi di “chiedere” ai leader degli schieramenti la loro posizione, così come don Vitaliano Della Sala, chiede a Prodi se è legittimo fischiare il Cardinale Ruini ... Tutti chiedono qualcosa a qualcuno, come se si fosse persa la capacità di poter riflettere e prendere delle decisione autonome e personali.

            Allora appare evidente che non vi è ingerenza da parte della Chiesa, ma che politicamente si vuole giocare un qualcosa tirando e strumentalizzando la posizione della Chiesa Cattolica, la quale necessariamente deve pensare ad un “etica mondiale”, appunto Universale, appunto Cattolica. L'ingerenza la vedo piuttosto da parte del mondo politico che, invece di guardare agli interessi reali della Nazione Italiana e del Popolo Italiano, cercano di accaparrarsi i voti di “coscienza”.

Anna Saccomani

 


 

 

Noisiamochiesa in web settembre 2005

 

Sabato 24 settembre 2005 ha avuto luogo un colloquio di Sua Santità Papa Benedetto XVI con il Professor Hans Küng (Tubinga). L’incontro si è svolto in un clima amichevole. Entrambi le parti erano d’accordo che non avesse senso entrare, nel quadro dell’incontro, in una disputa circa le questioni dottrinali persistenti tra Hans Küng e il Magistero della Chiesa Cattolica. Il colloquio si è concentrato, pertanto, su due tematiche che recentemente rivestono particolare interesse per il lavoro di Hans Küng: la questione del Weltethos (etica mondiale) e il dialogo della ragione delle scienze naturali con la ragione della fede cristiana. Il Professor Küng ha sottolineato che il suo progetto di Weltethos non è affatto una costruzione intellettuale astratta; si mettono in luce piuttosto i valori morali circa i quali le grandi religioni del mondo convergono, nonostante tutte le differenze, e che possono essere percepibili quali criteri validi – atteso la ragionevolezza convincente di essi – dalla ragione secolare. Il Papa ha apprezzato lo sforzo del Professor Küng di contribuire ad un rinnovato riconoscimento degli essenziali valori morali dell’umanità attraverso il dialogo delle religioni e nell’incontro con la ragione secolare. Ha sottolineato che l’impegno per una rinnovata consapevolezza dei valori che sostengono la vita umana è pure un obiettivo importante del suo Pontificato. Nel contempo il Papa ha riaffermato il suo accordo circa il tentativo del Professor Küng di ravvivare il dialogo tra fede e scienze naturali e di far valere, nei confronti del pensiero scientifico, la ragionevolezza e la necessità della Gottesfrage (la questione circa Dio). Da parte sua, il Professor Küng ha espresso il suo plauso circa gli sforzi del Papa a favore del dialogo delle religioni e anche circa l’incontro con i differenti gruppi sociali del mondo moderno.

 


"TEENAGER DEL CONCILIO"
 di Marco Roncalli

Avvenire - 27 settembre 2005

Difficile divinare dove porterà l'incontro svoltosi sabato scorso tra Benedetto XVI e Hans Küng, due personalità e intelligenze così diverse, accomunate da tanto lavoro svolto al Concilio e oggi da uno sguardo profondo sul mondo pur da osservatori alquanto diversi. Vengono in mente le parole del cardinale Giovanni Battista Montini all'inizio del Vaticano II, quando disse che ci si sarebbe aspettati cose importanti soprattutto da due persone poste al centro dell'attenzione durante l'assise conciliare. Quelle due persone erano proprio Hans Küng e Joseph Ratzinger. Accadrà qualcosa? Si può parlare davvero sin da ora - come fa Rosino Gibellini - di un "riconoscimento pragmatico"? Forse vale la pena di valutare anche - dentro quello che pare un segnale finalizzato a riprendere un dialogo interrotto - alcune componenti da non dimenticare. Che riguardano un buon rapporto personale d'antica data tra il pontefice e il teologo "outsider" (ma per qualcuno nemmeno tanto e portavoce di una maggioranza), oppure il desiderio di un incontro espresso da Küng all'indomani dell'elezione al papato di Joseph Ratzinger, oltre che un problema di "riabilitazione" per il teologo al quale Roma, nel 1979, ha tolto la "missio canonica", problema riproposto anche recentemente da Karl-Joseph Kuschel, docente alla Facoltà teologica di Tubinga, nonché membro di "Welthos" (fondazione che approfondisce temi di etica mondiale di cui Küng è presidente).
Il buon rapporto tra Küng e Ratzinger data in particolare ai tempi del Vaticano II, quando i due erano "periti" molto apprezzati benché relativamente giovani (furono chiamati i "teenager del Concilio"). Era stato il primo, già affermato teologo ad appoggiare l'invito al secondo per l'insegnamento nella sua Facoltà teologica, quella di Tubinga, e davvero buono fu il loro rapporto in quegli anni senza tacere una sintonia non sempre piena "tra colleghi" su questioni teologiche.
Se tuttavia durante il Concilio contribuirono tutti e due al rinnovamento della Chiesa, le loro posizioni si allontanarono presto, sino a divergere in seguito alla "rivoluzione del ‘68", Küng cavalcandone l'onda, Ratzinger reagendo a quelli che considerò eccessi pericolosi. Il resto è noto: da un parte ecco un percorso segnato da libri che attirano strali come "Infallibile?Una domanda", ecco posizioni e dichiarazioni sanzionate dalla censura dell'ex Sant'Ufficio nel 1979 con la sospensione dall'insegnamento…, dall'altra ecco il teologo diventare pastore, poi passare proprio alla guida della Congregazione per la Dottrina della Fede, infine al pontificato.
Con Hans Küng prima pronto ad accostare la figura dell'allora cardinale Ratzinger al Grande Inquisitore di Dostoevskij, nei giorni successivi alla morte di Giovanni Paolo II, poi chiedere ai grandi elettori al conclave "un Papa che manifesti un approccio non conservatore…". Andando a spulciare le dichiarazioni di Küng si trova un po' di tutto. Ieri però questo incontro: destinato a far discutere, forse a "recuperare" un'energia del pensiero cattolico nel dialogo con la scienza moderna aperta al problema di Dio. Con papa Benedetto XVI a colloquio con il teologo ribelle per antonomasia. Un teologo rimasto pur sempre sacerdote cattolico dopo il provvedimento coattivo nei suoi confronti.

 


 

Se ne è parlato tanto. Questo articolo pare che sintetizzi bene i termini della discussione che è nata dall’«interventismo» del card. Ruini.

  

Corriere 24/09/05

 

Le sorprendenti sviste del cardinale Ruini

Il Cardinale Ruini ha, fra l'altro, recentemente affermato: «È necessario porre fine, per quanto possibile, all'abuso della pubblicazione delle intercettazioni». Chi potrebbe dichiarare il contrario? Ma avrei anche volentieri letto che ogni persona deve procedere imparzialmente nei doveri del proprio ufficio, senza riguardo alcuno, foss'anche la propria moglie o il proprio Vescovo. Così, questa bella dichiarazione, fatta proprio in questi giorni, mi sembra sintomo di atteggiamento poco trasparente, ed anche censorio. E sarà per censura o auto-censura che la stampa italiana (non dico la tv) non riporta praticamente casi di preti pedofili? Oppure i nostri preti sono angeli di virtù? E tutti i diavoli di perversione sono concentrati nella diocesi di Boston?

Valentino Scuratti

Caro Scuratti, la sua è una delle molte lettere che criticano, in una forma o nell’altra, le dichiarazioni del cardinale Ruini e gli rimproverano le sue ingerenze nella vita pubblica italiana. Sono proteste legittime. Ma non mi sembra giusto reagire alle discutibili affermazioni del presidente della Conferenza episcopale rinfacciandogli il problema dei preti pedofili. Ruini le potrebbe rispondere che esistono, per ogni questione, occasioni diverse e potrebbe aggiungere: ora ho parlato di patti civici e intercettazioni telefoniche perché sono questi i problemi maggiormente discussi nella società italiana; domani, quando le circostanze lo richiederanno, parlerò di preti pedofili. Se rispondesse in questi termini, lei potrebbe replicare soltanto dubitando della sua sincerità e buona fede: una risposta che renderebbe impossibile la prosecuzione di qualsiasi dialogo. Tralasciamo quindi il metodo della ripicca e chiediamoci piuttosto se il cardinale Ruini avesse il diritto di entrare così pesantemente nel dibattito politico italiano con affermazioni che hanno suscitato in molti ambienti sorpresa e irritazione.

Debbo ammettere subito che sono in grave imbarazzo. Se considero le parole di Ruini da un punto di vista astrattamente liberale debbo giungere alla conclusione che non posso trattare il presidente della Conferenza episcopale diversamente dal presidente di una qualsiasi associazione. È un cittadino italiano, è responsabile di un organismo che è stato costituito per il raggiungimento di determinati obiettivi, gode dei diritti costituzionali. Posso forse impedirgli di dire che una legge non gli piace e che gli appare anticostituzionale? Posso forse rimproverargli un giudizio sulla pubblicazione delle intercettazioni telefoniche che molti italiani, probabilmente, condividono? Mi rendo conto tuttavia che vi sono circostanze in cui certi principi liberali sono, per l’appunto, troppo astratti. La Chiesa è installata da parecchi secoli nel cuore della Penisola, ha governato per molto tempo alcune sue regioni e gode qui di una autorità infinitamente superiore a quella di cui gode in qualsiasi altro Paese europeo. Il principio della separazione fra Stato e Chiesa non venne interamente applicato neppure dopo la fine del potere temporale e non verrà applicato, purtroppo, neppure in futuro. I migliori uomini politici e i migliori prelati hanno capito che la buona convivenza è fondata soprattutto sul reciproco rispetto, sul buon senso e su una buona dose di prudenza.

In una intervista a Repubblica degli scorsi giorni uno dei migliori studiosi cattolici, Pietro Scoppola, ha rimpianto l’epoca in cui la Democrazia Cristiana esercitava le funzioni di filtro o cuscinetto fra le esigenze secolari della società e la missione spirituale della Chiesa. Non rimpiango quel regime, per me troppo confessionale, ma constato che la scomparsa del filtro ha autorizzato un certo numero di prelati, fra cui Ruini, a trattare lo Stato come un allievo a cui impartire lezioni. In un contesto delicato come quello italiano un tale atteggiamento, per parafrasare Talleyrand, è peggio di una colpa: è un errore. Queste cose accadono soltanto quando una persona o una istituzione ritiene di potersi permettere libertà e licenze a cui non ha diritto. Ne vedo la prova in una clamorosa svista del cardinale Ruini. Si è reso conto che il suo cenno alle intercettazioni telefoniche, fatto in questo momento, poteva essere interpretato come una difesa del governatore della Banca d’Italia?

 

 


 

Dal Corriere della Sera

Cardinale esclude la parificazione di trattamento.

Ruini: la convivenza non è la famiglia

 

«Non vi è alcun reale bisogno di norme che, come i PACS istituiti in Francia, potrebbero portare ad un “piccolo matrimonio»

 

ROMA - La convivenza "more uxorio" non può essere assimilata alla famiglia. Lo ha sottolineato Camillo Ruini aprendo i lavori del Consiglio episcopale permanente. Secondo il cardinale non solo lo afferma la Costituzione, ma tale concetto è stato confermato varie volte dalla stessa corte costituzionale, il che esclude «parificazione di trattamento» fra matrimonio e convivenza. Lo ha sottolineato questo pomeriggio, l'organo di governo della Chiesa italiana. Ruini ha anche precisato che molte convivenze si pongono nella prospettiva di un matrimonio, mentre altre unioni di fatto fra uomo e donna o gay, vogliono restare nell'anonimato.

«La nostra stessa Costituzione del resto come ben sappiamo - ha affermato il cardinale- nell'art. 29 intende con univoca precisione la famiglia come "società naturale fondata sul matrimonio" e ne riconosce i diritti. Per conseguenza la Corte Costituzionale ha ripetutamente affermato che la convivenza more uxorio non può essere assimilata alla famiglia, così da desumerne l'esigenza di una parificazione di trattamento». In linea generale tuttavia, secondo Ruini, «la grande maggioranza delle unioni tra persone di sesso diverso si colloca nella previsione di un futuro possibile matrimonio, oppure vuole restare in una posizione di anonimato e assenza di vincoli. Anche le, assai meno numerose, unioni omosessuali non sempre sono alla ricerca di riconoscimenti legali: anzi, molte di loro ne rifuggono per principio e desiderano rimanere un fatto esclusivamente privato. Confermano tutto ciò i numeri davvero minimi delle iscrizioni ai «registri delle unioni civili in quei comuni italiani che hanno voluto istituirli».

«Non vi è alcun reale bisogno»di norme che, come i «Pacs istituiti in Francia», potrebbero portare ad un «piccolo matrimonio», che «produrrebbe al contrario un oscuramento della natura e del valore della famiglia e un gravissimo danno al popolo italiano». È quanto ha detto il card. Camillo Ruini al consiglio permanente dei vescovi italiani.

LE INTERCETTAZIONI - Il cardinale Ruini ha affrontato anche un altro tema di stretta attualità. Facendo esplicito riferimento alle vicende che hanno coinvolto la Banca d'Italia e il suo governatore Antonio Fazio nei mesi scorsi, ha espresso un severo giudizio critico rispetto alla pubblicazione delle intercettazioni telefoniche da parte degli organi di stampa. Ruini, pur precisando che non è compito della Chiesa esprimersi sul merito di «queste specifiche questioni», ha ricordato come il fenomeno della fuga di notizie relative ad intercettazioni disposte dall'autorità giudiziaria da troppo tempo pesi negativamente sul buon «funzionamento delle istituzioni». «Il panorama politico, economico e mediatico - ha affermato il cardinale Ruini - è stato molto agitato in questi mesi dalle vicende che fanno riferimento al controllo di alcuni istituti di credito e al ruolo esercitato in proposito dalla Banca d'Italia e dal suo Governatore. Senza esprimerci nel merito di queste specifiche questioni, che di per sè non rientrano certo nelle competenze di noi Pastori, sembra doveroso sottolineare la necessità di porre fine, per quanto possibile, a quell'abuso della pubblicazione sugli organi di stampa delle intercettazioni disposte dall'Autoritá giudiziaria che da troppi anni condiziona la vita della nostra Repubblica ed ha prodotto gravi danni alle persone e guasti difficilmente riparabili alla dialettica politica e al funzionamento delle Istituzioni».

19 settembre 2005


 

 La pillola abortiva

La Chiesa e il semaforo della convenienza»

di Gianni Riotta
 

Le difficoltà crescenti nel dialogo tra Chiesa e politica in Italia si nutrono di un tono ottocentesco, sordo alla realtà del 2000. Quando un leader di sinistra, ieri Francesco Rutelli oggi Piero Fassino, parla della religione nella propria vita, la reazione è incredulità screziata da accuse di opportunismo, come se un uomo fosse a 50 anni lo stesso che era a 20. La presidente del Piemonte, Mercedes Bresso, dichiara che se si convertisse non sceglierebbe la confessione cattolica, ma la valdese

La presidente sorvola così l'itinerario imprevedibile, complesso, capace di stupire chi lo compie, dell'approdo alla fede. Le pagine di Sant'Agostino e Thomas Merton sul misterioso passaggio dall'agnosticismo nobile alla fede tormentata indurrebbero a maggiore prudenza. Virtù che spesso manca anche al fronte cattolico, e già la terminologia militare testimonia l'anacronismo, laici contro cattolici, come ai tempi in cui la rivista dei gesuiti Civiltà Cattolica dubitava dell'istruzione obbligatoria e gli album dell'Asino di Podrecca e Galantara irridevano i pretacci «nimici de la patria e der progresso». La maggiore distorsione del dibattito è nel via libera, concesso e ritirato alla Chiesa, sui temi sociali. Con la stessa superficialità con cui si irride chi accenna alla propria fede, con cui certi credenti poco compassionevoli marchiano da «cultura del desiderio» le posizioni sgradite, molti esponenti laici, di destra o di sinistra, impongono il semaforo ideologico. Quando le posizioni della gerarchia cattolica coincidono con le loro, ecco un bel verde, sorvolando sulle ingerenze. Se l'orientamento cattolico diverge, scatta il perentorio rosso, e si denuncia la violazione dello spartitraffico che, all'americana, dovrebbe separare Stato e Chiesa. Purtroppo per chi si attarda in polemiche alla Carducci, Stato e Chiesa di oggi sono diversi dai giorni dell'Unità. Se la Lega freme quando il cardinal Tettamanzi, con saggezza pastorale, invita alla compassione nel riformare le scuole islamiche, applaude quando altri prelati parlano di famiglia minacciata.

I «giovani comunisti» citano l'appassionata omelia di papa Wojtyla contro la guerra in Iraq, ma trovano insopportabile la parallela critica dell' Osservatore Romano alla pillola Ru486. La sottosegretaria agli Esteri Margherita Boniver è persuasa che il Vaticano e il centrodestra, in cui pure milita, vogliano «picconare la 194», legge che regola l'aborto. Se i vescovi marciano contro la pena di morte applausi e fischi. Se chiedono di fermare i marines applausi e fischi. Se accolgono gli immigranti applausi e fischi. Se bloccano le unioni gay ancora fischi e battimani. Le parti mutano secondo occasione. La Chiesa di Benedetto XVI sa di essere minoranza culturale e ha scelto di agire, senza indugi, per le proprie certezze. Chi si scandalizza non è solo in ritardo sulla storia, ma non vede quanto dibattito, e perfino quanto smarrimento, sia diffuso nelle fila cattoliche. Monsignor Levada, successore di Ratzinger alla Congregazione per la Dottrina, discute di voto ai leader cattolici abortisti e subito invita alla prudenza, ricordando le feroci divisioni che la scelta dell'arcivescovo Burke, di negare la comunione al senatore democratico Kerry, provocò tra i fedeli Usa. Analoga cautela impiega, parlando con Luigi Accattoli, il cardinal Pompedda, mentre padre Joseph Fessio, gesuita conservatore, non esita a dubitare della dottrina del cardinal Mahoney, aperto a voci laiche.

La teologia del semaforo, dare o negare diritto di parola alla Chiesa secondo necessità, porta all'ingorgo intellettuale. Non solo nega alla società un confronto serio su problemi seri, ma oblitera il dialogo tra laici e cattolici che ha le sue ricchezze non negli slogan, ma nelle verità nascoste. L'Osservatore Romano investe la RU486 e l'ex vescovo benedettino, Rembert Weakland, raccoglieva a Milwaukee le donne a discutere di aborto. Il dottor Silvio Viale, dell'associazione Adelaide Aglietta, è stentoreo nello stigmatizzare l'idea cattolica di «vita come valore universale», dimenticando che la parlamentare radicale che dà nome alla sua associazione ebbe giusto nella magnifica Chiesa di Torino della Gran Madre l'ultimo saluto religioso. Lo so, perché c'ero.

06 ottobre 2005


 

 

COSSIGA SCRIVE AI VESCOVI: SILVIO E ROMANO SI PRONUNCINO SUI PACS
Chiedete chiarezza, aiuterete l'elettorato cattolico a scegliere
mercoledì 19 ottobre 2005 , di
APC

Città del Vaticano, 19 ott. - Il Senatore a vita Francesco Cossiga ha preso carta e penna per chiedere ai vescovi italiani di esigere dai leader dei due schieramenti, Silvio Berlusconi e Romano Prodi, di chiarire se sono pro o contro i pacs o se sono pro o contro a leggi abortiste.

In vista delle prossime elezioni l'ex Presidente della Repubblica, da elettore cattolico qual ß, vorrebbe non avere alcun dubbio sulle posizioni dei due leader in materia di etica cristiana.

Nella missiva Cossiga confessa ai prelati di essere alquanto confuso; la sua speranza è che Berlusconi e Prodi possano esser chiari l'inero elettorato cattolico. Scrive, inoltre, di essere indeciso tra i due schieramenti e di non sapere ancora a chi dare il voto. Pertanto la questione dei valori potrebbe costituire proprio l'ago della bilancia spingendolo a decidere per l'uno o per l'altro.

La lettera che è arrivata nei giorni scorsi viene commentata con favore da monsignor Girolamo Grillo, vescovo di Civitavecchia. "Credo che risponderò presto al Senatore a vita -ha affermato il prelato ad Apcom- Personalmente credo che abbia ragione a pretendere, da elettore cattolico, che i leader dei due schieramenti debbano pronunciarsi su questi argomenti cruciali. Occorre essere chiari con l'eletorato davanti ai grandi temi relativi alla difesa della vita umana e della famiglia".

 


 

CHIEDO A PRODI: PERCHÉ È VIETATO CONTESTARE UN CARDINALE?
 
di don Vitaliano Della Sala

Liberazione - 25 settembre 2005

Fischi, contestazioni e il grido "vergogna, vergogna", hanno accompagnato la premiazione del cardinale Camillo Ruini, presidente della Conferenza epi-scopale italiana, da parte della Fondazione Liberal a Siena; ma il cardinale, che ovviamente non è abituato alle contestazioni e al dissenso che nella Chiesa sono esplicitamente vietati, è stato l'unico a rispondere con un pizzico di buon senso agli studenti che dallo scalone interno di palazzo Palazzo Chigi Saracini, proprio nel momento in cui Ferdinando Adornato stava consegnandogli il premio "Liberal Siena 2005", lo avevano fischiato. I giovani avevano anche esposto alcuni striscioni con scritte provocatorie e chiari riferimenti all'ultima presa di posizione di Ruini sui Pacs: "Libero amore in libero Stato", "Vogliamo fare un Pacs avanti nei diritti", "Siamo tutti omosessuali".
Il presidente della Cei, quando ha potuto riprendere a parlare, con il sorriso sulle labbra - come raccontano le cronache - ha reagito con ironia, affermando che quella dei giovani era stata una "piacevole interruzione"; e poi ha rilanciato: "È certamente della più grande importanza incrementare il dialogo e le convergenze tra cattolici e laici e soprattutto mantenere il contatto con il sentire profondo del nostro popolo, cercando di interpretare le sue genuine preoccupazioni e deficienze".
Le reazioni ufficiali dei politici al reato di "lesa cardinalità" commesso dai giovani a Siena, non si sono fatte attendere e sono state come al solito prone, esagerate, interessate, elettoralistiche, antidemocratiche; chi le ha pronunciate ha dimenticato, o ha fatto finta di dimenticare, che le contestazioni e il dissenso sono l'anima della democrazia: in Arabia Saudita e in Egitto il re o il presidente non si possono contestare, in Iraq e in Afghanistan non si poteva protestare contro Saddam o contro i Talebani (e dubito che lo si possa fare oggi, nonostante la cosiddetta liberazione!). Ma l'Italia non è una dittatura, e dovrebbero saperlo bene Casini, Bondi e Berlusconi, Vannino Chiti e Mastella, Castagnetti e Prodi.
Questi personaggi che sono abituati alle zuffe, ai fischi, agli striscioni, ai cappi, ai pugni, agli insulti, alle urla nel Parlamento italiano, trasmesse in diretta televisiva, proposte nei telegiornali e riproposte nelle trasmissioni di approfondimento e in quelle ludiche, con tanto di commenti e moviola, di fronte alla democrazia dal basso, quella che non rientra nei loro schemi di potere, fanno finta di scandalizzarsi, e giù con commenti e solidarietà di facciata.
Sembra che non vedano l'ora che episodi come quello di Siena accadano, così loro possono esprimere l'ipocrita "dolore per quanto accaduto" e la solita "piena solidarietà"; ma esclusivamente nei confronti dei potenti come loro, mai verso i povericristi; mai verso i precari, i disoccupati, gli immigrati, le vittime degli incidenti sul lavoro; in una gara alla vuota ritualità che non serve a nulla se non a loro per cercare disperatamente di racimolare voti e consensi: "Nessuno vi crede più! " ci sarebbe da gridare; ma nessuno di loro ci darebbe ascolto.
Loro sono tutti presi dal riutilizzare vecchi comunicati di solidarietà (o forse hanno un canovaccio di "presa di posizione", che aggiustato qui e lì, va bene per ogni situazione!); loro continuano imperterriti, in una specie di gara a chi detta per primo il proprio commento e la propria costernazione all'agenzia di stampa di turno.
Pronti? Via! con le frasi fatte e le parole scontate che convincono solo i fessi: il presidente della Camera Pierferdinando Casini ha immediatamente espresso solidarietà nei confronti di Ruini parlando di episodio inqualificabile: "Come autorità dello Stato italiano desidero indirizzare a sua eminenza il cardinale Camillo Ruini, la mia più viva solidarietà per l'inqualificabile episodio che lo ha costretto nel pomeriggio a interrompere un suo discorso a Siena per la contestazione e le grida di un gruppo di giovani". Bravo! Grazie!
"È un fatto che mi addolora. Evidentemente erano degli studenti non liberali. Si rispettano le opinioni di tutti, soprattutto quelle che non sono le proprie". Così il premier Silvio Berlusconi ha commentato l'episodio. Bravo! Grazie!
Dall'opposizione, anche i ds (e potevano mancare!) hanno condannato l'episodio, per bocca di Vannino Chiti (quello della richiesta di arresto per la candidata "senza volto" col passamontagna arcobaleno… a proposito di libertà di opinioni!): "Quanto è accaduto a Siena nei confronti del Cardinale Ruini è non solo spiacevole ma del tutto sbagliato. Si possono non condividere le posizioni ma il metodo con cui sostenere opinioni differenti è quello del ragionamento e della discussione, non i fischi, le urla, l'impedimento agli altri di parlare. Senza ingigantire strumentalmente l'episodio, così come mi sembra voglia fare la solita destra nostrana è giusto tuttavia ribadire che la civiltà politica è quella del dialogo". Traduzione: "se votate noi e non la destra, quei giovani li faremo arrestare, come facemmo a Napoli prima del G8; potete fidarvi anche di noi".
E ancora: Pronti? Via! Di "indegna contestazione" parla il segretario dei Popolari-Udeur Clemente Mastella (e poteva mancare lui nel teatrino della solidarietà per i voti!), che ha telefonato al cardinale Camillo Ruini per esprimergli "piena solidarietà per la manifestazione di intolleranza di cui ieri è stato oggetto a Siena". Dure le parole del capogruppo della Margherita alla Camera Pierluigi Castagnetti: "Esprimo l'assoluta solida-rietà mia e di tutta la Margherita al cardinale Ruini per la gazzarra che lo ha investito. Ogni intolleranza per il pensiero dell'altro è una manifestazione di inciviltà". Traduzione: "la Chiesa può ancora fidarsi di noi e farci votare dai cattolici"!
"Biasimo profondamente queste contestazioni. Quanto al cardinal Ruini gli ho mandato una lettera personale". E' il commento di Romano Prodi.
Di fronte ad una contestazione paci-fica, come quella di Siena dove alla fine Ruini ha potuto comunque parlare, questi politici democratici, che in Parlamento ne vedono di cotte e di crude, hanno immediatamente scatenato il putiferio mediatico della presa di distanza e della solidarietà interessata. Ora capisco perché a Genova e in decine di manifestazioni di protesta e di dissenso, organizzate dai Movimenti, quegli stessi "politici democratici" hanno tollerato e difeso le manganellate contro manifestanti indifesi, gli arresti illegali, le torture, l'uso di armi, l'omicidio, la violazione sistematica dei diritti umani, da parte delle cosiddette forze dell'ordine, e hanno taciuto di un silenzio complice. Sono gli stessi che non si incazzano mai come dovrebbero di fronte alla guerra di aggressione all'Iraq, di fronte alle torture e alle sparizioni, di fronte al "campo di concentramento" (spero non di "sterminio"!) statunitense di Guantanamo, di fronte alle ingiustizie, alla morte per fame e per malattie curabili di milioni di esseri umani, provocate dalle criminali politiche economiche del Fondo monetario internazionale, della Banca Mondiale e di tutto l'Oc-cidente arricchitosi sulla pelle dei poveri.
Questa specie di politici starebbero bene nei castelli e nei manieri medievali, stanno bene nei Parlamenti ultraprotetti dove non arrivano le voci e le grida degli impoveriti. Stanno strabene nelle tante "zone rosse", create appositamente per-ché il dissenso e la protesta non arrivi alle loro delicate orecchie, non rovini i loro lauti banchetti e non guasti la comoda politica vuota, spesso intrisa solo di stupide ritualità e di supini salamelecchi.