IL CELIBATO È DIFFICILE. I PRETI SPOSATI CREANO PROBLEMI

di card. Nasrallah Pierre Sfeir, patriarca di Antiochia dei Maroniti, Libano

[e i celibi non ne creano?]

1 - Mi riferisco alla relatio ante disceptationem, capitolo 2, comma 2, dedicato ai viri probati, dove si parla del celibato dei preti cattolici. Il testo dice: "per supplire alla penuria di preti, alcuni, guidati dal principio salus animarum suprema lex (la salvezza delle anime sopra tutto), reclamano l'ordinazione di fedeli sposati, di provata fede e virtù, piuttosto che lasciare le parrocchie senza servizio sacerdotale". Neanche a dirlo che senza prete non ci può essere l'Eucaristia.
2 - È un problema che non si può negare e per il quale non ho da proporre una soluzione, ma è un problema sul quale è bene riflettere, tanto più che ultimamente in alcuni Paesi si è posto con particolare acutezza causando la rovina di alcune diocesi.
3 - La Provvidenza ha voluto che io sia alla guida di una Chiesa che ammette il clero uxorato. Quasi la metà del nostro clero diocesano è sposato. Riconosco che questo risolve certi problemi, ma ne crea altri che sono assai gravi. Come tutti gli uomini sposati, un prete non celibe deve, come dice san Paolo, occuparsi della moglie e dei suoi figli. "Colui che è sposato si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie, e si trova diviso" (1Cor 7,33). Ed è per lui un dovere occuparsi della famiglia, dell'educazione dei figli, di inserirli nella società. Il sacerdozio è sempre stato in Libano un mezzo di promozione sociale. Spesso, i figli di un prete hanno maggiori possibilità di elevarsi socialmente: è per loro più facile diventare medici, ingegneri, dirigenti, ma ciò spesso a detrimento del tempo che il loro padre deve dedicare al servizio delle anime che sono a lui affidate.
Non può passare inosservata un'altra difficoltà, quella cioè della quasi impossibilità di spostamento di un prete sposato: bisogna sempre tenere in considerazione la sua famiglia, a causa della quale è quasi impossibile trasferirlo. E questo è tanto più pregiudizievole per la parrocchia e per il servizio delle anime quando capita che si creino delle incomprensioni e perfino inimicizie tra il prete sposato e i parrocchiani, senza che il vescovo possa prendere le misure necessarie per porvi rimedio. Malgrado tutto, i preti sposati hanno preservato la fede del popolo di cui hanno condiviso la vita e la sofferenza. Senza di loro la fede del popolo sarebbe scomparsa.
4 - Peraltro, il celibato è, nessuno può dubitarne, il gioiello più prezioso nella Chiesa cattolica. Ma come osservarlo nell'atmosfera erotizzata in cui si è costretti a condurre la propria vita? Giornali, internet, manifesti, spettacoli, tutto si mostra senza vergogna e ferisce la virtù della castità. San Paolo dice semplicemente: Melius est nubere quam uri (meglio sposarsi che ardere) (1Cor, 7,9). Certo, è permesso il matrimonio ad un candidato al sacerdozio nelle Chiese Orientali, ma una volta ordinato non può più fare questa scelta. Dobbiamo confessarlo che un buon numero di preti occidentali ci scrivono per chiedere la loro incardinazione in una diocesi di una Chiesa Orientale al fine di potersi sposare?
Quanto all'invio di preti da Paesi dove ce n'è in abbondanza a Paesi dove ce ne sono pochi, mi chiedo: è una soluzione soddisfacente? Non bisogna tener conto delle tradizioni, delle abitudini, delle mentalità?
In ogni caso, la domanda resta. E non si può fare come se non esistesse. Bisogna pregare lo Spirito Santo perché suggerisca una soluzione adeguata.

 

 (Adista Documenti n. 72)