E’ ancora
attuale il libro che vi proponiamo
Schierati o liberati?
Si tratta di una lettera indirizzata a “Sulla Strada”, la rivista del movimento “Vocatio”.
Mettere il dito sulla piaga non serve a rimproverare nessuno, ma ad
indicare errori che si potrebbero evitare.
La Chiesa ha tesori spirituali così grandi che non è bene siano soffocati da essi.
Non è tacendoli che si fa male alla Chiesa, bensì incoraggiando il cambiamento.
Spett. Vocatio, sono un insegnante di Materie Letterarie e Latino nei Licei. La mia esperienza di vita mi ha portato a frequentare da bambino il Seminario per la formazione dei sacerdoti proprio negli anni immediatamente precedenti il Concilio Vaticano II, e sono diventato sacerdote nel 1968. Per quindici anni, che corrispondono appunto al periodo dei cambiamenti sociali ed economici degli anni settanta, ho fatto il parroco in un paese della diocesi di Iglesias. Ai primi anni ottanta ho riconsegnato la parrocchia e mi sono ritirato a vita privata. Dopo meno di un decennio mi sono sposato e sono diventato padre di una bambina. Nelle pagine, che ho intitolato "Ex prete. Perché?", racconto gli anni della fanciullezza, dell'adolescenza e della prima giovinezza trascorsi in quasi totale isolamento nell'ambiente artificiale del Seminario. E' il periodo dei profondi condizionamenti a livello di coscienza, del blocco e della distorsione dello sviluppo dell'affettività e della sessualità. Sono anni di ossessivo e unidirezionale martellamento in cui, partendo da un concetto indeterminato e confuso di vocazione al sacerdozio, si fa leva soprattutto sul ricatto della chiamata di Dio che non si può rifiutare, pena la dannazione eterna, e sulla lusinga del raggiungimento di una dignità superiore a quella della Madonna e degli Angeli. Una volta immesso "nel mondo" ho scoperto con sofferenza e umiliazione la mia immaturità umana e religiosa. Ho cercato di ripercorrere una strada di crescita, ma fuori dai tempi fisiologici e psicologici. I "guasti" di una tale formazione permangono in chi abbandona e in quanti, con sofferenza e tra tanti compromessi, restano nelle fila del clero.
Se dovesse interessare, ho l'intenzione di pubblicare questa esperienza. Quantitativamente si tratta di circa 250 pagine Word ( 300 KB ). A richieste potrei spedire tramite e-mail. Il mio indirizzo: Ledda Angelo, Via F.Crispi 18, 09010 San Giovanni Suergiu- CA. - Tel.0781.68401. Cel.3397956090. Email ledda.angelo@libero.it
Ringrazio per la cortese attenzione. Angelo Ledda.
Invio prefazione al libro:
Nell’omelia, pronunciata il giovedì santo del 1971 Paolo VI ebbe a dire:
“Poi, fra i personaggi dell’ultima cena non possiamo dimenticare un altro protagonista, Giuda.[ … … …] Sapete il resto; come avvenne discretamente la identificazione del traditore, e com’egli scoperto, furtivamente lasciò il cenacolo. […]Fratelli! Io non posso pensare a questo tragico dramma pasquale, senza che anche nel mio spirito di vescovo e di pastore si associ la memoria dell’abbandono, della fuga di tanti confratelli nel sacerdozio dal nostro cenacolo di dispensatori dei ministeri di Dio.”
Parole accorate e pacate nel tono, ma profondamente violente e offensive nel contenuto e nella sostanza.
Nel cuore e nel pensiero del papa, il sacerdote che lascia o è stato suo malgrado cancellato dai ranghi, è un transfuga che, tradendo, abbandona e consegna Gesù al nemico.
Parole senz’altro in buona fede, dettate però da un fondamentalismo religioso paragonabile soltanto all’individuazione del popolo ebraico come popolo deicida, e all’intolleranza estrema che ha acceso i roghi contro gli “eretici”.
Parole coerenti e convinte, perché fanno parte dell’immagine e della struttura del ruolo sacerdotale costruite nei secoli dalla Chiesa istituzione gerarchica, al fine di assicurarsi soprattutto funzionari passivi e privi della possibilità di ripensamenti critici.
Parole sincere, ma giustificate solo da un integralismo religioso che non vuole fare patti con la libera determinazione della coscienza individuale in quelli che sono i diritti fondamentali della persona.
Non interessa la storia personale di ciascuno. Sono ignorati gli eventuali soverchianti condizionamenti educativi subiti in tenerissima età, le distorsioni prodotte nella coscienza di bambini attraverso la minaccia dell’inferno e la lusinga del raggiungimento della dignità di alter Christus.
“In seminario c’era l’incubo del peccato originale. E’ terribile dire a ragazzi di nove o dieci anni che sono colpevoli per il semplice fatto di essere nati. Stampare nella loro mente l’idea del peccato e della punizione. Fortunatamente sono riuscito a dimenticarmela. Ma psicologicamente è stata dura”.( Pedro Almodòvar)
In una società civile il fanciullo non è considerato soggetto di reato e di condanna penale, il Seminario terrorizzava il bambino inculcandogli insistentemente il concetto che Dio avrebbe potuto farlo precipitare immediatamente nell’inferno solo per un pensiero “impuro”.
Le parole del Papa sono condanna senza appello che pesano sull’animo di centomila persone (tale nel mondo è il numero degli ex preti) che ad un certo punto della loro vita, non per trenta denari, anzi in molti casi coscienti di andare incontro alla povertà e alla precarietà finanziaria, non per consegnare Gesù al nemico, anzi spesso col desiderio di scoprirne il volto più autentico sono “usciti dai ruoli” per restare fedeli alla propria coscienza, e non hanno inteso abbandonare il cenacolo dei fratelli col Maestro.
La promessa fatta prima dell’uscita dal Seminario non poteva essere del tutto libera in quanto formulata dopo un lungo periodo di profondi e prepotenti condizionamenti ambientali, religiosi e morali; e comunque non è stata violata nessuna promessa perché al diritto naturale non si può validamente e definitivamente rinunciare in seguito ad impegni presi con alcuno al di sopra della propria libera, quotidiana e onesta determinazione.
Queste pagine, che raccontano l’esperienza personale, sono peraltro anche esemplificative del percorso seguito da moltissimi fino a diventare preti, e del processo che ha portato altri, in seguito ad una profonda e sofferta revisione, a percorrere strade diverse.
Senza ombra di dubbio i superiori dei Seminari preposti alla formazione dei sacerdoti erano sospinti da ideali che ritenevano alti e nobili. Sento invece di affermare che le disposizioni che regolavano la formazione seminaristica erano finalizzate non alla costruzione di propagatori, liberi e maturi, del messaggio di liberazione e di salvezza, ma di strumenti passivi a vantaggio soprattutto della istituzione e del potere della Chiesa.
Solo negli ultimi tempi gli appartenenti a quel popolo per secoli oltraggiato con l’infamante qualifica di deicida sono diventati i fratelli maggiori nella fede e, da poco più di duecento anni gli eretici non vengono più bruciati fisicamente.
A distanza di secoli dai fatti, Giovanni Paolo II ha chiesto perdono per alcune delle più gravi prevaricazioni operate dalla Chiesa contro persone e idee. Per arrivare a ciò ci sono voluti lunghissimi tempi di ghettizzazione, di persecuzione e di criminalizzazione; e si sono combattute tante guerre di religione.
Quanto tempo dovrà ancora trascorrere prima che il prete ridiventi “uomo” tra gli uomini e gli venga riconosciuto il diritto ad operare tutte le scelte oneste che appartengono alla dignità della persona?
Mi riterrei in parte soddisfatto se queste pagine servissero anche soltanto a far comprendere domani a mia figlia, oggi in tenerissima età, che il padre, pur avendo commesso degli errori nella sua vita, non l’ha messa al mondo in seguito alla circostanza di aver tradito come Giuda, ma esercitando un diritto inalienabile che ha permesso la realizzazione di un disegno scritto nella mente di Colui che dona lo spirito di vita per amore.
Chi legge queste pagine potrebbe trarne la conclusione che mi sia deliberatamente e strumentalmente soffermato a descrivere solo gli aspetti negativi e i difetti del clero, minimizzando altri aspetti di valore. Sono convinto invece che un sacerdote normalmente compie del bene nel campo religioso in generale e talvolta anche sociale e psicologico; che la maggioranza delle persone vede positivamente il suo ruolo e nutre fiducia nella sua persona. Ho inteso invece mettere in risalto che, a causa della sua formazione, del ruolo imposto dall’istituzione, dei condizionamenti di coscienza non ha potuto raggiungere spesso la sua maturità umana e religiosa, ed è privo della facoltà della libera determinazione personale che tutti dovrebbero avere.