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Quante sottolineature ci sarebbero da fare!. Meglio lasciare la lettera nella sua freschezza
Misterbianco, 12 agosto 2005
(spedita il 30 agosto)
Carissimi amici,
come ben sapete, è venuta a mancare Mamma Aurora. Aveva 64 anni, compiuti in aprile. Era sofferente dal 97, anno in cui le venne diagnosticato un cancro al colon retto. Dall’operazione si riprese abbastanza presto. Iniziò l’iter curativo; solo negli ultimi anni (fine 2001 – inizio 2002) le sue condizioni divennero più preoccupanti e pesanti. Noi davamo il nostro piccolo aiuto; nulla in confronto alla dedizione mostrata da lei al marito, al figlio e a Benedetta. Mi ripeteva sempre che voleva farmi fare la principessa, invece mi vedeva nei panni di Cenerentola. Non nascondo che a me a volte veniva pesante. La settimana qui a casa ad occuparmi sempre delle solite e inderogabili faccende domestiche… Avrei potuto fare di più.
Quando le dicevo che sarei andata da lei, in mezzo alla settimana, si dispiaceva perché ripeteva: lo so che hai una tua famiglia da accudire, cosa ti tocca fare! Era una donna come ce ne sono poche. Sopportava le sofferenze senza perdere la pazienza. Mai un lamento di troppo. Sempre discreta. Sincera. Buona. Io sono diffidente per vissuto personale, ma a lei a volte i miei pensieri li confidavo. Con lei i segreti non potevano rimanere tali a lungo. Stavo bene con lei. Eravamo diverse in alcune cose: lei troppo remissiva, io quel che devo dire lo dico, un atteggiamento non opportuno di qualcuno nei suoi confronti io lo sottolineavo. Meritava di essere trattata bene. A volte rimproveravo mio suocero, perché pur vedendo le sue difficoltà nel fare le cose più banali, come preparare il pranzo (razionava le forze per cucinare – faceva solo questo ormai, e non è poca cosa), non la aiutava. Non le sparecchiava neanche la tavola. Ma lei diceva: non è capace, pazienza; ormai che devo fare? Che forza!
Un giorno mi disse che pregava sempre la Madonna affinché non lasciasse solo Emilio. “Forse ho pregato troppo” sorridendo mi disse sul balcone. Si è abituata alle novità. L’importante era sapere Emilio contento. La gente, al diavolo. Anche se tante sofferenze i mormorii gliele davano. Ha accolto me e Benedetta, a prescindere dalle sue personali convinzioni. Adesso dal cielo può vedere meglio. Sappiamo di avere un angelo che prega per noi.
Per Benedetta aveva un amore particolare. Il suo rimpianto era di non potersela godere come avrebbe desiderato. Benedetta si metteva accanto a lei, nel letto. Le dava conforto. Le diceva di controllare la febbre, di come stava la bua del suo pancino (aveva la colonstomia). E lei sorrideva! Il suo sorriso è impresso nella mia mente e nel mio cuore. La chiamava la sua “nobilina”. Desiderava solo il meglio per lei.
Questo e altro è Mamma Aurora. Pregava sempre. Rimpiangeva negli ultimi tempi di non poter andare a Messa. Prima di andare in ospedale per l’ultima volta, mi decisi e chiamai un vecchio amico francescano pregandolo di andare da lei per la confessione e la comunione. I confratelli di Emilio a sentire mio suocero non avevano tempo. E’ stato importante per lei. Era contenta.
E’ andata in ospedale per controllo, un’emorragia intestinale ha concluso la sua vita sulla terra. Emilio era stato con lei per due giorni, poi era tornato a casa per portarmi le cose sporche. E’ deceduta alle 19.00 di sabato, mentre Emilio stava andando da lei con la biancheria pronta.
E’ arrivata a casa con l’ambulanza delle 21.30 di sabato sera; avevo preparato il letto per accoglierla. Era nuda e sporca. Mi sembrava il Cristo deposto. Ho scelto il suo abito e il resto. Ho provveduto assieme a una persona dell’agenzia a pulirla e vestirla. Non mi capacitavo che quel corpo immobile fosse il suo. Spero sia contenta di me.
Ora ho più cose da fare. Devo organizzare due case; fare la spola. E’ strana la casa senza di lei. Il saperla nella sua camera ci dava forza, speranza. Abbiamo sperato sino alla fine.
La messa per il trigesimo sarà celebrata il 23 agosto alle ore 18.00 in cattedrale, dove Emilio era viceparroco. Ci voleva la mamma per fargli rimettere piede lì. Spero che Emilio non sciupi la grande occasione. Vi abbraccio tutti. Bianca.
PS. Le poche cose dette su Mamma Aurora non sono sufficienti per comprendere appieno il suo animo, la sua persona. Non è questo il caso in cui la suocera viene chiamata mamma per circostanza. L’appellativo le si addiceva in pieno! Era mite e umile. Affettuosa e altruista. Sapeva amare veramente! Mi spiace di aver avuto così poco tempo; ringrazio Dio per avermela fatta incontrare: oltre Emilio anche lei è stata un dono per me e Benedetta, che la ricorda sempre.
Rimini 23 settembre 2005
Carissimi,
ho letto più volte - con edificazione e commozione - il racconto che Bianca fa di Mamma Aurora. E’ una grande fortuna per voi aver avuto accanto una Mamma come lei. Mi pare, però, che nello scritto manchi un aspetto di cui mi avevate parlato al telefono e che mi aveva molto colpito: era molto accogliente anche nei confronti dei compagni di seminario e, successivamente, di presbiterato di Emilio i quali, se ben ricordo, si recavano a casa sua, la chiamavano confidenzialmente Mamma Aurora, e venivano trattati maternamente... (come, in concreto?) ... fino a quando Emilio ha cambiato strada. Se ho ben colto questo aspetto, mi piacerebbe capirne meglio i particolari… Lino
Misterbianco, 18 ottobre
Caro Lino,
mi chiedi ancora di Mamma Aurora e dell’atteggiamento maternamente accogliente che mostrava verso i confratelli di Emilio.
Premetto che lo era con tutti. Sempre pronta ad aiutare. I confratelli di Emilio, durante gli anni del seminario e dopo, frequentavano molto la sua famiglia. Lì erano di casa. Mia suocera li accoglieva come figli suoi, senza invadenze o malizie, con vero cuore materno! Non riusciva a fare le cose per apparenza. Potevi essere sicuro della sua sincerità. Se doveva muoverti delle critiche lo faceva con altrettanta disarmante autenticità. Non si perdeva in chiacchiere inutili, di circostanza. Se diceva: ti voglio bene, era vero. Dava alle parole il loro giusto valore! Non era artefatta.
Il suo sincero sentimento si esprimeva anche nel preparare volentieri pranzi e cene per le visite improvvise di qualche amico di Emilio. Non si tirava indietro se c’era qualcosa da rammendare; quello di cui avevano bisogno lei lo faceva con amore. Le telefonavano molto spesso. Preti, suore, laiche e laici impegnati. La conoscevano tutti. Ugualmente frequentato era il piccolo negozietto di mio suocero, in seguito all’accaduto diventato off limits.
Di tutti questi uno solo ha partecipato al funerale. L’ex rettore del seminario (che la conosceva molto bene), ha fatto un’omelia cattedratica, priva di sentimento. Bella invece quella tenuta per il trigesimo dall’ex parroco di Emilio in cattedrale…
Abbracci affettuosi a tutti. Grazie. Bianca
| Thursday 10/20/2005 3:21:54pm | |
| Name: | Giuseppe |
| E-Mail: | giuseppefusco_004@fastwebnet.it |
| Comments: | Ringrazio particolarmente
Emilio, prete sposato, per la testimonianza di fede con la lettera al
Vescovo di Caltanissetta. Giuseppe, prete sposato |