IL RAPPORTO DELL'ONU
Africa, ecco l'atlante dei laghi perduti
La denuncia del Programma ambientale delle Nazioni Unite al summit di Nairobi
Ci sono parole che non
dicono e immagini che
parlano. «Sviluppo sostenibile» è un'espressione che non racconta dettagli.
«Parla» a chi vuole ascoltare, invece, la fotografia di un lago che una volta
c'era e che non c'è più. Cambiamenti climatici, inquinamento, pesca intensiva,
dighe. E nel giro di 30 anni il Lago Ciad, enorme bacino d'acqua fra Nigeria,
Camerun, Niger e Ciad, è quasi scomparso dalla cartina. Le foto satellitari che
lo mostrano nel 1972 e poi nel 2001 sono impressionanti: del blu dell'acqua non
è rimasto che qualche sparuto puntino.
Benvenuti nel mondo dei paragoni che non avremmo mai voluto fare. Sono i
confronti fra vecchie e nuove immagini satellitari dell'Africa e spiegano come
poco sostenibile è stato, finora, lo sviluppo del continente più povero del
pianeta. L'Unep, Programma ambientale delle Nazioni Unite, ha deciso di mostrare
al mondo com'è cambiata la geografia africana. Aprendo l'undicesima Conferenza
mondiale sui laghi, in corso in questi giorni a Nairobi, ha pubblicato un
rapporto aggiornato sui cambiamenti ambientali, rivelando i nuovi confini di
alcune delle aree lacustri più importanti d'Africa. E la platea è ammutolita.
Nei decenni passati il satellite ci aveva
inviato ritratti di lagune sopraffatte ora dal deserto, fotografie di bacini
d'acqua accanto a grandi superfici verdi scomparse nel tempo per la
deforestazione. E poi centinaia di laghi che coloravano le mappe di un turchese
che oggi si intravede appena. I luoghi sono tutti lì, la vecchia versione e la
nuova, in una pagina internet dell'Unep. Il direttore dell'organismo Onu, Klaus
Toepfer spera «che queste immagini galvanizzino i delegati della Conferenza
perché facciano qualcosa, e alla svelta, per risanare la situazione», per
riportare acqua dolce nei laghi dell'Africa. «Siamo certo lontani dagli otto
"Obiettivi del millennio"», commenta Nick Nuttal, anche lui dell'Unep. Si
riferisce al patto globale fra Paesi poveri e Paesi ricchi sottoscritto, nel
2000, da 189 capi di Stato e di governo in un vertice alle Nazioni Unite. Fu
individuato un percorso che, in otto punti, portasse a un «mondo più giusto, più
sicuro e più sostenibile». Entro il 2015. La strada, cinque anni dopo quell'accordo,
si rivela molto più in salita del previsto.
Giusi Fasano
02 novembre 2005