Yves
Congar
Diario del Concilio
Edizioni San Paolo, Roma 2005
Il Concilio secondo Congar. Ovvero il Vaticano II visto da
un protagonista - senza dubbio uno dei maggiori teologi del Novecento - che
quasi giorno per giorno ha scritto il diario di una stagione fondamentale per
l'evoluzione del cristianesimo contemporaneo. Con una sincerità assoluta, che in
più di un'occasione arriva a essere aspra e brutale, ma è sempre radicalmente
onesta, capace persino di mutare giudizio. All'interno di una visione
complessiva che spesso si rivela acuta e lungimirante, nonostante punti di vista
controversi e discutibili, proprio perché sorretta da uno studio appassionato
della storia della Chiesa e soprattutto delle dottrineecclesiologiche. Ecco in
estrema sintesi il significato dei due volumi del Diario del Concilio di Yves
Congar, fonte importante pubblicata in italiano quando stanno per compiersi i
quarant'anni dalla chiusura (8 dicembre 1965) del Vaticano II.
Ma chi è stato l'autore di questo testo, che appena uscito sta andando, nonostante mole e prezzo, letteralmente a ruba?
Nato a Sedan nel 1904, Congar entra a ventun anni nell'ordine domenicano con il nome di Marie-Joseph ed è ordinato sacerdote nel 1930. Studioso di ecclesiologia con un forte interesse ecumenico, insegna e pubblica opere importanti per lo sviluppo della teologia contemporanea, ma a causa di posizioni considerate troppo avanzate, tra il 1947 e il 1956 subisce da parte delle autorità ecclesiastiche misure che arrivano alla sospensione dall'insegnamento. Riabilitato dall'inizio degli anni Sessanta, diviene uno dei protagonisti del Concilio e del postConcilio, nonostante una malattia che si manifesta proprio durante il Vaticano II e finisce per ridurlo su una sedia a rotelle. Creato cardinale nel 1994, l'anno successivo muore novantunenne a Parigi.
Abituato dalla madre a scrivere, il giovanissimo Congar aveva tenuto un primo diario negli anni della grande guerra e un secondo, ormai quarantenne, nel periodo per lui più difficile, e sono il Journal de la guerre 1914-1918 e il Journal d'un théologien (1946-1956), pubblicati nel 1997 e nel 2000 da Les Éditions du Cerf. Ed è stata la stessa editrice parigina nel 2002, a quarant'anni dall'apertura del Vaticano II (11 ottobre 1962), a pubblicare impeccabilmente il diario conciliare, che abbraccia però un periodo più lungo: dal luglio 1960, quando Congar viene nominato consultore della commissione teologica preparatoria, al 30 settembre 1966, con il Congresso teologico internazionale sul Vaticano II.
In nove quaderni scritti a mano con una grafia rapida e nervosa - spesso vincendo la fatica e superando condizioni fisiche sempre più precarie, anch'esse annotate - il teologo francese affidò quasi quotidianamente alla carta fatti, incontri e riflessioni.
Subito dopo fece dattilografare in tre esemplari il suo testo,
rivisto e corretto nei primi mesi del 1967, e poi depositato in tre biblioteche.
Con l'indicazione di non pubblicarlo prima del 2000, ma certo con l'intento che
poi fosse reso di pubblico dominio, come annota il 14 marzo 1964: «Scrivo - se
non per la Storia!!! – almeno perché resti la mia testimonianza» (II, p. 44). E
due anni dopo la scadenza fissata - a cura di Eric Mahieu, con una presentazione
del nipote Dominique Congar e una lunga e intelligente introduzione di Bernard
Dupuy (successore di Congar a Parigi) - il diario è stato pubblicato postumo
prima in Francia e ora in Italia, imponendosi come fonte preziosa per la storia
del Concilio. Al di là di ogni ricostruzione ideologica e secondo le intenzioni
dell'autore, appassionato di storia almeno quanto di teologia, e che di fronte
alla storia si commuove. Come l'11 novembre 1964 (II, p. 212), quando visita gli
scavi nel sottosuolo di San Pietro, superando persino la forte avversione per
Costantino («Lui che avrebbe potuto e forse desiderato fare un bel monumento
funebre lasciò tutto com'era, un po' come i francescani alla Porziuncola,
costruendo sopra e attorno. Sono emozionato»), e lo stesso giorno una mostra
sulla storia dei Concili: «Anche questo fa parte del Concilio e della sua
grazia: poter comunicare così con i concili antichi.
L'originale del diario di Massarelli e dei suoi verbali di Trento! Uno dei tre
originali della bolla di unione di Firenze (ho voglia di mettermi in
ginocchio!)».
Severo e addirittura spietato nei confronti dell'esercizio del potere romano e curiale - certo anche a motivo della sua storia personale - soprattutto nelle sue forme più recenti (da Pio IX a Pio XII), Congar è lucido ed essenziale nelle valutazioni dei papi del concilio, ma anche dei loro successori Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Così Giovanni XXIII ha «trasformato la visione religiosa e anche umana del mondo: restando semplicemente quello che era», mentre Paolo VI «è un uomo di intelligenza superiore e ben informato. Suscita una profonda impressione di santità. Riprenderà il programma di Giovanni XXIII, ma ovviamente non nello stesso modo, e forse neppure nel suo spirito. Sarà molto più romano, più tipo Pio XII: vorrà, come Pio XII, stabilire le cose partendo dalle idee, e non semplicemente lasciandole crescere da sole partendo da qualche apertura prodotta da un moto del cuore. Amerà anche lui il mondo, ma su una linea di sollecitudine» (10 luglio 1963, I, pp. 361-362).
Colpiscono poi le poche righe che dedica il 2 febbraio 1965 al quarantacinquenne arcivescovo di Cracovia, allora poco conosciuto: «Wojtyla fa una grandissima impressione. La sua personalità si impone. Da essa emana un fluido, un'attrattiva, una certa forza profetica molto calma, ma irresistibile» (II, p. 259), mentre il giovanissimo teologo Joseph Ratzinger è spesso citato tra i protagonisti del duro lavoro dietro le quinte, sovente difficile, verso la fine del Concilio con un apprezzamento sobriamente significativo: «Fortunatamente c'è Ratzinger. È ragionevole, modesto, disinteressato, di buon aiuto» (31 marzo 1965, p. 296). In un diario appassionato che può aiutare gli storici a superare l'ideologia.
Gian Maria Vian