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Il seguente dibattito nasce in riferimento alla pagina "Manifesto antistupro a Milano: l'ultimo tabù"

 

Il manifesto in questione è questo

 

 

 

Io non inasprirei la critica alla critica dell'immagine di cui qui si parla spostando il discorso verso un modo di politicizzare tutto, in uno stile che amo non definire.

Quello che vorrei sottolineare, invece, è che un'immagine bella, in cui la nota predominante è il fascino della seduzione sessuale, anche se ambiguamente collegata ai cliché atavici del desiderio maschista che vuole usare la donna per il proprio sadismo, è poco rispondente a ciò che dovrebbe significare: il crudo dolore della vittima... Vorrei qualcosa che somigliasse a "l'urlo", all'indicibile della vittima, nella sua nudità assoluta. Vorrei confrontarmi su questo aspetto.

Ausilia Riggi

 

Premetto che intervengo perchè mi è stato chiesto un parere, altrimenti non l'avrei fatto.
Non so se la tradizione cristiana sia offesa dall'immagine. Io personalmente si. Perchè si usa un simbolo cristiano in con-fusione con un simbolo edonistico (una bella donna nuda sdraiata in un letto). Penso che all'autore di questo spot non farebbe piacere se per parlare della sofferenza dei malati di alzheimer si tappezzasse l'italia di foto di sua madre nuda in una vasca. E così è per un cristiano. Quel simbolo è nostro, per noi ha un significato. Lo dobbiamo togliere dalle aule e dai luoghi pubblici? Mi può anche andare bene, ma non gli si manchi di rispetto. Se non si ha fede si può almeno rispettare l'uomo Gesù, che uomo era di sicuro e su quella croce c'è salito e c'è crepato davvero.
La seconda cosa che vorrei dire è che si, sono offeso da quella immagine, ma purtroppo non è l'unica immagine che mi offende e ci sono cose che mi offendono molto più insistentemente di quella e sulle quali non vedo nè immagini nè dibattiti. Ad esempio l'aborto legalizzato contro il quale la chiesa è l'unica che prova (a volte) a dire qualcosa e di certo non è sostenuta da cdb o gruppi critici. Oppure il martirio di cui non si parla ma che continua ad affliggere i cristiani in India ed in Cina.
Chi finanzia un'immagine come questa non è interessato ad avere ragione. Vuole solo polverone, dibattito, scandalo e contro scandalo.
Perchè il suo obiettivo non è che l'immagine sia "vera", ma che sia vista. E noi che sappiamo questo non dobbiamo fermarci a commentare ogni provocazione o dichiarazione del vaticano. Puntiamo a costruire dibattiti utili e lasciamo questi battibecchi a chi non ha di meglio da fare.
Mauro Borghesi

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La mia risposta a questo messaggio sarà piuttosto dura.

Io non ho obbligato a nulla. Ho proposto un tema. Chi vuole, mi ha risposto, altrimenti no. Visto che, come sgarbatamemte il sig. Borghesi lascia capire nell'ultimo paragrafo del suo burbanzoso scritto, il tema che dibatto è questione di lana caprina, non era proprio il caso che scomodasse il suo prezioso tempo.

In secondo luogo del mio testo, poi pubblicato su Mente Critica dove è sorta una discussione tutt'altro che banale http://www.mentecritica.net/lultimo-tabu/border-zone/daniela-tuscano/9553/ , il sig. Borghesi dimostra di non aver capito assolutamente nulla. L'ha ridotto a una questione meramente formale, di stile, di buon gusto, di decoro. Esattamente come l'assessore Cadeo e don D'Asta. Complimenti!

A parte il fatto che avevo ampiamente dimostrato che immagini molto simili sono state usate anche in passato (ripassare storia dell'arte, please), avverto il sig. Borghesi che qui non si parlava di edonismo ma di STUPRO. Se il signore non conosce la parola, la cerchi sul vocabolario.

Forse scoprirà che per lo stupro anche moltissime donne "crepano davvero". Evidentemente il sig. Borghesi pensa invece che si divertano, del resto si sa, la donna è alleata del diavolo... no?

LA MIA DOMANDA ERA: PUO' UNA DONNA, IN QUANTO ESSERE UMANO COMPLETO, RAFFIGURARE IL CRISTO? IL SUO DOLORE E' INCARNAZIONE DI QUELLO SUPREMO DI GESU'?

E questa NON è una domanda idiota, mi spiace per lei, ma estremamente seria. SE-RIA.

Da come mi ha risposto, o meglio, NON risposto, ho comunque capito come la pensa. Come Cadeo: Gesù è maschio, mettere una donna in croce, bella o brutta che sia, anche per un motivo serissimo come questo (pur se a lei non sembra tale), è blasfemia.

Riguardo ai cristiani perseguitati, io personalmente ne ho parlato, anche se certo, a differenza sua, non posso profondermi in un'arringa contro l'Islam civiltà inferiore e altre levate di scudi alla Fallaci. Dell'estremismo islamico, e non solo, ho trattato in molti testi, pubblicati anche in questa lista ma pure su diversi giornali, non ultimo Tempi di Fraternità. Io qui dentro sono molto presente. Il sig. Borghesi non li ha letti? Affari suoi, significa che è un distratto.

Non si capisce poi cosa c'entri col discorso il crocifisso nelle aule, questione infinitamente meno grave e comunque, ripeto, senza alcun legame col tema trattato. Quanto all'aborto legalizzato, che tanto fa orrore al sig. Borghesi, chiedo umilmente CHE COSA la Chiesa aveva fatto "prima", in che modo tutelava la donna quando l'aborto era non solo un peccato che comportava (e comporta) la scomunica latae sententiae (ma non esiste alcuna sanzione così severa e definitiva per il peccato di associazione mafiosa, evidentemente una donna che abortisce è peggio di Totò Riina), e come vi siete mossi voi, paladini della Vita a oltranza, per prevenire ciò che secondo il vostro punto di vista è un abominio frutto della perversione femminile (curioso, poi, che gli antiabortisti, di norma però molto meno strenui nell'opporsi alla pena di morte, siano quasi tutti maschi...). e che invece è SEMPRE una tragedia senza pari.

Non vi è mai venuto in mente che una donna non si "diverte" ad abortire, e che la responsabilità di molti aborti è spessissimo dell'uomo (e non lo dico io, ma Giovanni Paolo II), anche a causa - e torniamo a bomba - dello stupro, ché a quello si riferiva il manifesto che tanto l'ha offeso.

Ebbene! La Chiesa se ne è sempre pilatescamente lavata le mani! Del resto fino a non molto tempo fa si raccomandava, nel caso di minaccia d'aborto (spontaneo), di sventrare la donna (tanto doveva crepare, e poi si sa, la femmina è solo un contenitore, muoia e si purifichi) per poter battezzare il feto, dimodoché non rischiasse il limbo.

Quanto alla legislazione, stendiamo un velo pietoso. Ricordo che fino al 1996 (1996!) in Italia lo stupro era un reato contro la MORALE, una roba insomma di decenza, di decoro, di "edonismo" come scrive il sig. Borghesi. E te la cavavi con una pena irrisoria, quando accadeva, perché poi, come sanno perfettamente le donne in lista, la vittima veniva spessissimo trattata da colpevole. Era lei ad aver tentato il povero maschietto indifeso.

Potrei continuare per ore, ma non ho tempo, gli impegni mi aspettano. Avevo ricevuto anche un'altra risposta, privata, cui mi ero riservata di replicare quando avrei disposto di maggior tempo. Perché era seria. A questo post, invece, non ho potuto che ribattere subito, e avverto di sentirmi profondamente offesa dal suo contenuto, sia a nome personale, sia a nome di tutte le donne vittime di violenza, qui volgarmente ridotte a "scandalo" per gli occhi dei benpensanti. E sia a nome delle donne in generale: sono infatti stufa marcia di essere considerata un essere umano a metà, indegno di raffigurare il volto di Dio o la sofferenza del Cristo. I nostalgici del Medioevo devono capire, una volta per tutte, che il mondo non è creato a loro immagine e somiglianza e che se desiderano spadroneggiare su oche compiacenti, beh, non c'è più trippa per gatti.

ATTENDO SCUSE. SALUTI. Daniela Tuscano

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Be', mi sembra che la risposta del signor Borghesi sia dello stesso tenore delle osservaizoni dell'assessore Cadeo e di padre d'Asta: il tema del loro scandalo non è lo stupro, ma il fatto che al corpo di Gesù sia associato un corpo di donna.

Personalmente, come donna, se quel corpo mi manda un messaggio di stupro non riesco a vedere (come Cadeo, d'Asta e Borghesi), l'edonismo, la morbida sensualità delle carni e delle morbide lenzuola o l'insistenza di una scritta sul pube.

Per me che sono donna, da quelle carni parte un grido di dolore, di umiliazione, di sofferenza senza conforto: temo di non riuscire a notare tutta quella sensualità che scandalizza i suddetti uomini e la mia è certo una visione di parte. La parte di chi è vittima per il semplice fatto di nascere donna.

Sabato compio 38 anni, ma ricordo come se fosse ieri il catechismo della prima comunione in cui la suora spiegava a noi bambine che se fossimo state vittime di stupro avremmo dovuto resistere fino alla morte. Se non fossimo state uccise durante lo stupro, voleva dire che non ci eravamo difese abbastanza e che la colpa era anche nostra. Avevo 8 anni.

All'età di 11 anni sono stata adescata da un pedofilo, da cui per fortuna (forse erano più ingenui di adesso) sono riuscita a scappare correndo fino a quasi svenire da quanto il cuore mi scoppiava. Non ho avuto il coraggio di parlarne con i miei genitori e sono andata a parlarne col parroco... che mi ha detto di recitare 10 ave marie: evidentemente avevo qualcosa da scontare. Il giorno dell'adescamento avevo una gonna: sono passati 7 anni prima che trovassi la forza di rimetterne un'altra: per tutto il resto del tempo ho nascosto la sensualità delle mie carni sotto pantaloni e tute e quel pedofilo non mi aveva nemmeno toccata!

Per questo non riesco neppure ad immaginare come faccia a vivere una donna che conosco che 17 anni fa è stata stuprata dall'allora fidanzato e che mi ha detto che nonostante anni di terapia ancora, ogni giorno che Dio manda in terra, lei ripensa a quello stupro.

Be', sapete signori Cadeo, d'Asta e Borghesi? Se Gesù si è incarnato in un corpo di maschio ma a rappresentare tutta l'umanità, il corpo di Gesù è anche il mio. Anche se manco di pene e ho probabilmente delle mammelle più grandi delle sue e dei baffi meno folti.

Sono contenta di vedere che per voi ciò che scandalizza del manifesto non è il tema, ma l'uso di una donna bella e di un letto morbido: vuol dire che ha colpito nel segno. Che una donna che seduce è complice, che se la va a cercare. Ma, soprattutto, che per voi "stupro" è una parola con lo stesso significato emotivo di "lavatrice", che non avete neppure un'idea vaghissima di che cosa sia lo stupro e che cosa sia aspettarselo ogni giorno, inconsciamente, per il solo fatto di essere nate del sesso sottomesso e non di quello dominante.

Sara

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Grazie, Daniela ma soprattutto Sara, avete scritto anche per me.
Io sono nato maschio ma vivo una forma di discriminazione, che segue lo stesso concetto che è stato denunciato.

Mauro Ortelli.

(Purtroppo, temo che non servirà a molto scaldarsi via posta elettronica, anzi è spesso controproducente. Pazienza, continueremo a sbagliare i nostri comportamenti fino a che la razza umana non l'avrà imparato).

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Se mi sono scaldata (e lo sono ancor di più, dopo la testimonianza di Sara e l'assordante silenzio del Borghesi), probabilmente non sarà servito a molto, ne convengo, ma ognuno reagisce come sa e come può di fronte al sopruso.

Io non amo parlare di me, nemmeno in circostanze tanto drammatiche. Mai potrei aprire il mio cuore sapendo che mi leggeranno signori come il Borghesi. Non mi sento abbastanza forte per poter resistere alla loro durezza. Posso solo comunicare a Sara che la capisco benissimo e che io, dalle suore, sono stata dieci anni. A me parlavano della morte in generale, di esser sempre pronta, e poi vabbè... eventualmente pensare di prendere il velo, magari come missionarie, magari in Africa, che era così difficile anche perché gli abitanti di quei posti, anche quando si lavano, hanno un odore talmente sgradevole...

Ero in terza media e già mi si considerava ribelle. Dopo quelle parole, alzai i tacchi e l'anno successivo ero a distanza di sicurezza, e guai a chi mi parlava ancora di preti e di monache.

Sul resto, ripeto, voglio sorvolare. Qui mi limito a un "grazie" a Sara e alla sua testimonianza nobile e dolorosa. Contemporaneamente, la mia indignazione verso certi individui cresce a dismisura, ma forse è un bene abbiano parlato: se qualcuno nutriva ancora dubbi sulla loro buona fede, adesso è servito. Anche se le anime innocenti, per colpa loro, sono costrette a pagare un prezzo tanto alto.

Spero che tutti gli iscritti alla ml ne traggano le dovute conclusioni.

Post scriptum: V'informo che l'assessore Cadeo ha vinto la sua crociata: il manifesto non potrà essere esposto negli spazi comunali. Stasera lui e il sig. Borghesi dormiranno il sonno dei giusti.

Daniela Tuscano

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Finalmente una gran bella discussione.

Prima di tutto, una nota tecnica: non è detto che ci si debba limitare a parlarne in ML, si potrebbe anche distribuire il foglio fuori dalle chiese, o durante le manifestazioni che ci saranno il 25 (magari “gemellandoci” con Telefono Donna) e vedere l’effetto che fa.

Certo, le parole di Sara (e di Daniela) non hanno bisogno di commento:  se credessi ancora in una Chiesa istituzionale, proporrei Sara come prossima Papessa, ma per sua fortuna non lo potrà diventare (e quindi, sempre per sua fortuna, dovrà scontare un sacco di peccati in meno).

E potrei iniziare dicendo che la cosa mi coinvolge in maniera particolare, non fosse che per un motivo piuttosto banale: il 25 novembre è il mio compleanno. E già la Chiesa aveva pensato bene di farne la festa della famiglia perbene (ricordate, i coniugi Quattrocchi?), poi ci si sono messi anche i laici con ‘sta storia della violenza sulle donne… insomma, io che ho avuto la famiglia che ho avuto, e quindi le famiglie perbene mi hanno sempre dato il voltastomaco, e che sono, per la madre che ho avuto, diventato un maschilista (anche se, dice qualcuno, fa solo parte del mio personaggio…), beh, ho meritato il mio contrappasso!

Ma passiamo finalmente alle cose serie.

Chiedo scusa in anticipo, perché so che qualcuno si offenderà: solo un ex-prete, un gesuita e qualche benpensante può vedere in questa donna crocifissa un qualche messaggio erotico. Io, che non sono certo insensibile al fascino del corpo femminile, ci vedo (nel ventre tirato, il seno tanto teso da scomparire, ovviamente nella posa) una bellissima immagine di Gesù-femmina. Che poi si potrebbe discutere anche su questo: che forse è stato l’unico Nostro Signore a crepare sulla croce?

E’ questo che non capisco: a me dispiace per Mauro (Borghesi, intendo), che ho avuto modo di conoscere e di cui ho letto cose interessanti. Ma, nel momento in cui tutti noi sappiamo che se quella volta, invece di Jeshua, ci fosse salita Myriam, o Shalome, o Rachel, non sarebbero bastate diecimila croci a far scrivere un Vangelo su di loro, perché abbiamo ancora paura dello “scandalo”? ricordate il Giuda di Borges? “Dio interamente si fece uomo, ma uomo fino all'infamia, uomo fino alla dannazione e all'abisso. Per salvarci, avrebbe potuto scegliere uno qualunque dei suoi destini che tramano la perplessa rete della storia; avrebbe potuto essere Alessandro o Pitagora o Rurik o Gesù; scelse un destino infimo, fu Giuda” (da Tre versioni di Giuda).

Ma cosa rimane alla nostra fede (non dico alla Chiesa, gran parte di quella è da un pezzo che ha girato la testa dall’altra parte) se non sa stare di fronte all’umanità, alla carnalità più reale dell’essere uomo e dell’essere donna? Ma cosa c’entra Cristo con noi, con la nostra vita del cazzo, se non ne vediamo e non ne capiamo fino in fondo l’essere uomo (donna)?  Con la sua fisicità, con le sue paure, la sua rabbia, la sua incertezza, la sua passione? O pensiamo che solo perché queste cose non sono scritte nei Vangeli, non siano mai esistite?

Un’altra cosa. Quella scritta. Io non so granché delle donne, e non posso –in quanto uomo- capire cosa significhi per loro subire violenza, anche quella “normale”, di tutti i giorni. Certo, so che alcuni atteggiamenti femminili possono essere antipatici, specie quando la volontà di “essere pari” diventa “primadonnismo”. Ma tant’è. Non ne faccio certamente un motivo per giustificare certi atteggiamenti maschili altrettanto prevaricatori. Ci mancherebbe altro.

E’ solo che quella scritta mi fa pensare (e mi allontano un po’ dal discorso). Chi paga per i peccati dell’uomo? La donna, ok. E l’uomo? Io non credo nel Cristo vittima sacrificale e che muore assumendo su di sé il peccato del mondo, il Cristo redentore; credo invece nella funzione salvifica e liberatoria di Gesù (ripeto: uomo o donna che sia) come funzione esemplificatrice. Ho detto una volta (scusate l’autocitazione) che Cristo ci ha indicato un metodo. Questo ha fatto, non altro. Se fosse morto per fare da “capro espiatorio”, la sua sarebbe stata una delle morti più inutili che la Storia ricordi. Quindi –e finisco- la croce, la sofferenza della carne, la morte “a sé”, sono i passaggi che segnano la vita umiliata e dannata delle donne che subiscono violenza (e hanno lo stesso identico “valore” della sofferenza di Gesù sulla croce, né più né meno). Ma sono anche le condizioni in cui si pone l’uomo che fa violenza. Egli si spinge in testa da sé solo la corona di spine, egli da solo si inchioda alla croce, egli sputa sulla propria faccia. Egli da solo si uccide.

Allora solo l’uomo che sa fare, andando fino alla radice del dolore che procura, della propria condanna, che egli si infligge -la propria condanna che è dare sofferenza e dolore a colei che vive con lui, che magari lo ama, oppure a quella che non l’ha mai visto ma lo incontra solo nell’attimo della violenza-, il proprio strumento di liberazione, attraverso la coscienza che lui “è” il peccato, e come tale deve considerarsi, bene: solo quell’uomo potrà essere capace di prendere su di sé la sua croce, solo quell’uomo saprà farsi carico di se stesso. E solo così riscatterà se stesso, solo così sarà libero.

Andrea

 

 

 

Breve premessa: scrivo di getto per non smarrire l’immediatezza.

 

Sì, finalmente una bella discussione. Bravo Andrea. Ti raccomando, continua ad inseguirci: abbiamo bisogno di critici sani tra le cellule malate che siamo tutti noi mortali. Ma mi chiedo subito se non sei tu solo a costituire l’eccezione salvifica. Ironizzo perché il tuo intervento è stimolante, proprio perché le idee espresse siano contestabili.

Mi accorgo con una certa amarezza che noi donne non sappiamo ragionare quando si tratta di noi, assimilate come siamo a voi uomini quando parlate di noi.

E io non voglio ragionare, bensì esprimere il mio sentire.

A me non era piaciuto molto il commento di Mauro, ma istintivamente, dato che sono abituata a percepire la prigionia mentale del sessismo inconscio, mi sono detta: “giusto, un ragionamento da uomo, dotato delle più belle intenzioni come talvolta capita”. E mi sono presa il buono che c’era nel suo commento.

Volendo restringere le tue argomentazioni all’essenziale, ti confesso che anche tu, anche la Daniela (uomo camuffato in donna, ci giuro!!!) e forse anche chi ha tracciato l’immagine di cui si parla, mi sembrano impregnati di mentalità maschilista, raffinata quanto si vuole e senza malafede. E in ciò niente di male, ci mancherebbe. Noi donne abbiamo bisogno di confrontarci con l’altra parte di noi donne. Confrontarci? Utinam!

Debbo delle spiegazioni. In un mio breve commento io avevo espresso un semplice concetto, che semplifico ancor più: Noi donne non vogliamo essere né Cristi né madonne ferite. Dalla violenza dobbiamo gridare il nostro dolore e basta, sine glossa. E citavo come opportuno, invece, qualcosa che assomigliasse a  “L’urlo” di E. Munch.

Ma c’è un ma da scrivere a caratteri cubitali.

Noi donne dovremmo limitarci a gridare la violenza subita. Non dico che dovremmo essere raffigurate senza sesso, ma soltanto che ora, quando è giunto il momento di mettere a nudo le violenze subite, men che meno dovremmo accennare al peccato, femminile o maschile che sia. Già l’idea di peccato ci ha “fregato” un bel po’, quando si parlava della  violenza sulle donne e non sulle persone. Non vorrei che tra i rigurgiti del passato ci fosse anche quest’altro. Le donne che subiscono violenza sono persone offese come gli schiavi di ieri e di oggi, vecchi e bambini, al di fuori di ogni categoria.

Questa sarà l’unica battaglia vincente. Dare alla violenza il suo vero nome di sfigurazione e di spersonalizzazione. La nudità della donna è nella verità del suo essere persona ridotta a cosa. Io avrei preferito qualcosa di anonimo, senza volto e senza corpo. Non è tempo, o non è nato il vero genio capace di tradurre in arte l’orrore della violenza patita a causa di una sessualità malata. Anch’io dico che l’immagine bella è sempre bella, a prescindere. Siamo tutti/e perbenino come Andrea, ben intenzionato quanto Mauro ed altri.

Ogni allusione al sesso femminile, a me personalmente, disturba sia nella trasfigurazione, sia nell’accostamento a Cristo. Le citazioni dotte dei celebri dipinti a cui tu, Andrea, ti riferisci, in questo caso mi disturbano e non poco.  Ausilia       

 

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