Riprendiamo alcuni
Dibattiti tra noi
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a) L’eloquio difficile dei documenti ecclesiali
Carissimi della redazione Donne Co-Si: Apprezzo molto l'analisi dell'enciclica SPE SALVI, fatta da Mauro. Faccio solo una breve osservazione che non ha nessuna pretesa scientifica o dottrinale, ma vuol essere una postilla chiarificatrice. Nel paragrafo che riporto qui sotto, l'autore cita nomi di certe popolazioni e ne fa un esempio per esprimere il suo concetto. Ecco il paragrafo: <<Tornando alla Spe Salvi vorrei mettere in rilievo come ancora una volta il papa insista sulla bontà della filosofia scolastica che a sua volta attinge dalla “grande filosofia greca” (28). La sua enciclica è un continuo citare Agostino, Bernardo, Tommaso. E lui, la filosofia greca, non solo la predica, ma la mette anche in pratica. Imposta tutta la sua esposizione in termini di forma e sostanza e si diverte non poco nell’esegesi di parole come hypostasis, hyparchonta, hypomone, hypostole, hyparxin, e via dicendo, che non so quanto possano essere utili ad alimentare la speranza dei cristiani filippini, algerini o boliviani>> Questo rivela una certa preconcetta mentalita' discriminatoria ed certamente ingiusta generalizzazione. Conosco molte persone (sacerdoti e professionisti) filippini molto ben informati, con lauree in medicina, filosofia e teologia, certamente capaci di comprendere quei termini. Credo che la maggior parte della gente in Italia non sia in grado di spiegare o ben comprendere quelle parole. Sarebbe quindi erroneo dire che tutti gli italiani non capiscono. Molto piu' accurato e meno offensivo sarebbe il dire che: chi non e' "preparato" a capire quei termini di origine greca, specialmente se non ha una cultura classica europea, che e' il caso della maggior parte del popolo cristiano, non sara' in grado di ben comprendere quei discorsi e quindi di trarne beneficio. Umberto ________________________
Vorrei solo precisare ad Umberto: Utinam! Volesse il cielo che l’enciclica la leggessero persone in grado di capire. Queste, piuttosto, dovrebbero farsi mediatrici, “porgitrici e divulgatrici” della parola magisteriale, la quale non può scadere a livelli di linguaggio mediocre. Sono tante le persone preparate che, per pigrizia, leggono ciò che è semplificato al massimo, e vorrebbero applicare tale standard a ciò che la cultura offre in termini di approfondimento. Bisogna giocare al ribasso in tutto? Si dice: il Vangelo è scritto in maniera facile. E’ proprio vero? Chi può pretendere di capire bene senza un’adeguata esegesi? E poi, altro è riportare discorsi dal vivo, altro è argomentare. Ciao, Ausilia
b) A proposito di un articolo di Politi
Vi mando un articolo appena letto [leggi in nota][1]. Mi pare interessante. Mauro
Caro Mauro, voglio davvero confrontarmi con te e con chi è più vicino nel lavoro che ci accomuna. Debbo notare alcune cose, e spero una volta per tutte: a) Non è vero che c’è interventismo ecclesiale permanente nella legislazione italiana. Il Pontefice o chi per lui, interviene sulle persone che hanno responsabilità politiche. Queste, o sono persone eternamente adolescenti, come molte del “gregge”, o sono persone mature, e sapranno regolarsi secondo coscienza SEMPRE. Perché anche noi abbiamo paura di questi interventi? La chiesa può sbagliare per eccesso di interventi orientativi, come i genitori esigenti con i figli. Per far prevalere i diritti connessi alla propria capacità non serve ribellarsi, lagnarsi, protestare, eccetera. Piuttosto basterebbe vivere con coerenza personale le proprie idee, maturate lungo un iter di ricerca della verità, le cui risposte ci possono venire da tante parti, e soprattutto dalla propria coscienza. E aggiungo che la maturità non presume l’assoluta ragione della coscienza (alla pari di quella che le autorità ecclesiali vorrebbero forgiare), ma si auto-sottopone anch’essa al dubbio. Quante volte la coscienza ci inganna! b) Chi è sicuro che la chiesa «non ama le persone di fatto»? Politi forse. Come mai anche noi possiamo plaudire ad affermazioni simili? Ci sentiamo non amati, forse a ragione; ma le generalizzazioni sono ingenuità. c) E’ vero che la legge irreggimenta le scelte dei cittadini credenti e non credenti? La paura per i pronunciamenti ecclesiali approda ad alimentare il disamore per questa chiesa. Intanto vi confesso che temo più i genitori permissivi che quelli rigorosi e pretenziosi, anche se gli estremi si toccano. F. Rossi Gasparrini fa bene a portare il suo contributo perché le coscienze si pongano di fronte alla complessità dei fatti in questione. Se la sua autorevole voce va ascoltata, non so perché quella del Vaticano dovrebbe essere soltanto criticata pubblicamente. Quale è il mio interesse a sottolineare queste cose? Il desiderio di non essere “gregge” guidato da illustri personaggi in veste laica, allo stesso modo in cui non voglio farmi “gregge” al seguito dei Monsignori. Alla pari. Con Marco Politi ho avuto qualche tempo fa una lunga telefonata: vi assicuro che sbalordisce la sua ignoranza in fatto religioso… Accetto esultante di essere criticata. Ciao, Ausilia
Credo che ciò che fa la differenza nelle questioni di coscienza sia il proprio livello di maturità. Per quanto mi concerne, anche quando “si intromettesse” (come si usa dire) nelle questioni civili e politiche, mi sentirei libera nelle mie scelte. Il vero nocciolo è la mancanza di buon senso che a volte colgo nella società. Non credo che essere compiacenti aiuti chiunque nella crescita: occorre a volte essere duri nel mettere gli altri di fronte alle proprie responsabilità. Spesso nei fatti concreti che toccano la realtà femminili, e non solo, l'opinione delle donne rimane immune dagli imperativi gerarchici. Dove sta questo gregge? Bisogna sempre stare attenti perchè ad un pastore se ne può sostituire un altro. La gerarchia in fondo recita il suo copione. Questo non mi sorprende e non mi impedisce di esercitare la mia azione critica. Non sempre la chiesa ha torto. Bianca
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Riguardo a Politi non ho problemi ad associarmi in generale alla critica delle sue posizioni, anche a me i suoi interventi spesso non convincono, vedi recentemente alla trasmissione anno zero. Però la questione della laicità e della coscienza sono reali a mio parere e la Chiesa su questo proprio non ci sente. L'articolo che ti ho mandato è una cosa senza pretese che però pone bene alcune questioni come appunto il diritto o meno dei cattolici di agire secondo coscienza e la questione delle "unioni e sulle persone, come sono di fatto". Io mi ritengo un esempio (ma purtroppo di esempi ne potrei fare tanti) del fatto: se non avessi ascoltato la mia coscienza ora sarei una persona scontenta, complessata e doppia... anche se fedele alle direttive della chiesa. La Chiesa legifera molto sulla vita "come dovrebbe essere" e non come di fatto è, da qui la battuta sulle persone di fatto. Pensa agli omosessuali, ai conviventi, ai divorziati, ai sacerdoti sposati che non chiedono la dispensa. Perchè tanta gente in gamba se ne va dalla Chiesa? Perché deve solo obbedire, perché non trova ascolto, non è valorizzata. Per questo io dico che la vera sfida per noi è RESTARE IN QUESTA CHIESA. So che è difficile. Voglio bene a questa Chiesa, Ausilia, ma innegabilmente è messa male e negli ultimi decenni ha preso una brutta piega. Non posso andare oltre, anche se questo discorso mi appassiona. Ti allego un articolo di Ezio Mauro che forse conoscerai già, ma che esprime bene anche il mio pensiero (più di quello di Politi). Racconta la strategia "culturale" della Chiesa cattolica dai tempi della democrazia cristiana all'era dell'interventismo di Ruini. Ciao ciao. Mauro
* Non nego che la chiesa sia interventista, tutt'altro. Ma siccome con la denuncia non caviamo un ragno dal buco, proviamo noi ad agire con forza e coraggio da laici, e a proporre a tutti un rinnovato senso della responsabilità personale, senza limitarci a lagne. Le soluzioni che tu additi sono valide, secondo me, per le singole persone che vi si attengono. Nutro il dubbio – te lo dico francamente – che alcune di esse (soluzioni) sono dei ripieghi utili ai singoli, non al bene comune. C’è il pericolo che certi valori siano fatti passare per buoni, senza un confronto anche duro con le istituzioni; altrimenti non ci facciamo, ciascuno, istituzione?…. Mi interessa che si capisca questa mia puntualizzazione e se ne discuta. Ciao, Ausilia
c) Il difficile dialogo con la Chiesa…. O anche tra noi?
Carissima Auslia, questo messaggio è un pò che volevo mandartelo,ma avevo bisogno che le idee mi si chiarissero meglio dentro:è un bisogno di CHIARIMENTO di fondo nella nostra impostazione di lavoro. Fuori discussione la reciproca stima ( e l'amicizia ),rimane che tu non vuoi mai attaccare/criticare la gerarchia ecclesiastica/la Chiesa ufficiale perchè così non si cortruisce e poi perchè dentro ci sono tante persone valide e convincenti. (L'hai detto espressamente nel tuo dialogo con Angelo Melocchi qualche giorno fa ). Ora ti debbo dire che anch'io ( e i preti sposati del sito chiesaincammino ) conosco e stimo e apprezzo preti validi,convinrti e convincenti (vedi l'articolo allegato che sarà pubblicato sul bolletino parrocchiale e che,al di là della leggerezza dell'argomento,fa trasparire stima per il proprio parroco !),ma questo non vuol dire che non mi impegni per smascherare le cose non convincenti e poco evangeliche della gerarchia ecclesiastica,anche criticandola apertamente. Ho l'impressione che tu invece cerchi più la collaboazione (anche se tacita) della gerarchia ' valida' che non la critica di quella criticabile.E ti porto le prove di questa mia impressione: 1--l'articolo di G. A.sul sito Dialogo che tu hai giudicato 'la soltita tiritera di certi preti sposati'. Non ero della stessa idea io ( e nemmeno Ernesto Miragoli) perchè se lungaggini e ripetizioni c'erano nell'articolo,però in esso c'erano critiche motivate. E per di più va ascoltato con accoglienza il prete sposato che ha appena lasciato e ne è uscito con le ossa rotte. E' anche questo lo scopo della nostra associazione. 2---Sempre nel dialogo con Melocchi, hai criticato decisamente l'articolo di F. B. che parlava di un 'santo torturatore' tra i quasi cinquecento recenti santi spagnoli. Criticabile il tono forse,ma la denuncia la ritengo sacrosanta,non solo,compito nostro che siamo addentro a queste cose e che abbiamo il carisma della libertà dei figli di Dio e possiamo parlare liberamente. 3--nella tua recente comparsa a 'Cominciamo bene' ti sei guardata bene dal contraddire il mons.C. che sul tema 'Matrimonio dei preti:sì o no',ha sparato anche autentiche baggianate:quelli che trasgrediscono il celibato sono pochi ed in numero insignificante,perchè quelli che non erano convinti del celibato hanno lasciato in massa negli anni '70'. Mi aspettavo che tu rispondessi a tono,forte della tua esperienza nel sito DONNECOSI, dei mille casi che parlano chiaro ( e dei quali parliamo ogni giorno ) contro il celibato obbligatorio,che dicono '..di che lacrime grondi e di che sangue ' questo decantato celibato.Mi aspettavo perfino che tu citassi il caso di .....................,la quale rimasta incinta,fu lasciata solo dal suo prete che gli aveva intimato di stare attenta e dopo l'aborto naturale fu riavvicinata da lui,per riallacciare la relazione con una motivazione in più 'perchè in cielo avevano un angioletto che pregava per loro !'. Tu sei andata avanti per la tua,offrendo un bella e valida testimonianza di vita cristiana,originale nelle sue forme e interessante per gli intrecci clericali,ma non hai replicato al monsignore .Sei andata avanti parlando di umanità,cristianesimo e mistica,convincente ripeto nella tua testimonianza,ma il monsignore è risultato il vincitore del dibattito,con il celibato obbligatorio da difendere come un autentico valore cristiano/evangelico ! Per fortuna c'è stata la votazione del pubblico,con il 78% favorevoli al matrimonino e il 22% contrari;e il monsignore a chiosare quello che il popolo di Dio dice:il Vangelo dice che non tutti capiscono il discorso del celibato ! Dimmi tu se non vanno contrastate queste persone ! Ma è questione di metodo e di sensibilità:ognuno usi il suo metodo . Noi preti sposati,più o meno arrabbiati,più o meno decisi nel confronto e nella polemica,useremo un tono. Tu donna,da donna a donne,più morbida nei toni e nella impostazione ,badando ai contenuti e ai valori che ,da soli si faranno strada e il tutto senza criticare direttamente gli uomini della gerarchia ecclesiastica.Più conciliante,insomma. Sai cosa cambia nelle due impostazioni?Che chi si allinea alla gerarchia può essere dichiarato SANTO SUBITO; chi invece la critica,sarà dichiarato SANTO IL SECOLO DOPO (come è avvenuto per Rosmini ). Con immutato affetto e stima. Ciao, Giuseppe Zanon
* Mio caro G., grazie per avermi detto ciò che pensi e ti rispondo pubblicamente perché so che non sei solo tu a pensarla così. Dal momento che io sarò dichiarata santa subito, non posso aspettare come te che devi attendere più di un secolo per essere elevato agli onori dell’altare. Mi rammarico per non averlo potuto fare prima. Cosa vuoi dire “non allinearsi con la gerarchia”? Non essere pecoroni dell’amen-amen? Se pensi che io possa essere annoverata tra questi, hai sbagliato indirizzo. Precisiamo. I modi di affrontare la questione celibataria, detto alla grossa, sono due: a) mettere in evidenza le storture ecclesiali, portando prove su prove dei mali provocati dalla legge; b) proporre un onesto dialogo, nella convinzione di dover anzitutto sgombrare il terreno da equivoci. C’è una duplica ambiguità pregiudiziale tra i due poli del dialogo. Primo pregiudizio, della chiesa: Secondo le autorità ecclesiali noi vorremmo assolutamente un celibato opzionale e quindi la piena reintegrazione; ma come se pretendessimo di ottenere ciò che vogliamo a via di smascherare la cattiveria della chiesa nel non riconoscere i diritti umani e di scuoterla perché guardi alle sue infinite colpevolezze ed ipocrisie, anziché alle nostre legittime aspirazioni. Secondo pregiudizio, nostro: Riteniamo che la chiesa non immaginai quel che ci preme di più: il riconoscimento che noi siamo rimasti saldi nella fede e nella propria vocazione; e perciò ci sentiamo guardati con sospetto. Certamente è irragionevole volere l’uovo e la gallina: l’uovo, fare da giustizieri, e la gallina, pretendere il dialogo. E non è una buona presentazione del nostro ‘essere’ il gestire - da preti - comunità di fede, senza autorizzazioni e fuori da ogni schema dottrinale ecclesiale. (E’ invece legittimo farlo, usando modi diversi da quelli pseudo-sacramentali…). Meglio non aggiungere altro, perché intelligenti pauca, insipienti multa et inutilia. Invece non è da rimandare la comunione tra tutti noi dal punto di vista esistenziale; il che vuol dire: aiutarsi-e-volersi-bene, piuttosto che pregare-e-litigare-insieme. Un abbraccio, Ausilia [1] I CATTOLICI E LA COSCIENZA Nella bufera di polemiche, scatenatasi dopo l´appello di papa Ratzinger all´obiezione di coscienza dei farmacisti, si è levata sommessa ma chiara la voce di Federica Rossi Gasparrini. Cattolica. Presidente della Federcasalinghe. Moderata. L´obiezione del medico si può capire, ha dichiarato, quella dei farmacisti sarebbe un abuso: «Il loro è un servizio pubblico. Lo trovo antidemocratico». Proprio perché l´aborto è drammatico, ha argomentato, la "pillola del giorno dopo" serve per bloccare una gravidanza al più presto, «senza traumi, prima ancora che ci sia una differenziazione cellulare». E poi va tenuto conto di tutte le posizioni. Forse perché nasce da quello che una volta si chiamava il focolare, forse perché nutrita dall´esperienza delle fatiche di tantissime donne – credenti per giunta – questa reazione illumina il vicolo cieco verso cui tende la gerarchia ecclesiastica con il suo interventismo permanente nella legislazione italiana.
Perché la contrapposizione, che si profila in Italia, non è tra
ghibellini e guelfi o tra laici irriducibili e veri credenti e nemmeno
tra chi negherebbe alla Chiesa un ruolo nella sfera pubblica e chi sta a
difesa della sua libertà di parola. Lo scontro è soprattutto interno
alla vasta comunità di coloro – e in Italia sono l´87 per cento – che si
richiamano al cattolicesimo.
Quanto più i parroci, nei loro rapporti quotidiani con la gente, si sono
aperti via via senza demonizzazioni alla contraccezione, alle
convivenze, agli omosessuali, tanto più la gerarchia, dal Papa alla Cei,
tallona ossessivamente la classe politica perché produca norme per
contrastare o lasci cadere i progetti di nuove, utili leggi. Milioni di credenti apprezzano la voce della Chiesa, quando offre un punto fermo e un orizzonte in una società in continuo cambiamento. Ma vogliono poter decidere da soli. D´altronde il 74 per cento dei cattolici praticanti italiani, secondo l´ultimo sondaggio Ipsos, hanno ripetuto (come da tanti anni) che la Chiesa deve parlare con assoluta libertà, ma «poi prevale la coscienza». Gli italiani, credenti e non credenti, non vogliono un «Partito di Dio» guidato dalla gerarchia ecclesiastica. Il valore del cattolicesimo democratico è di aver rotto con la concezione dei fedeli quale «gregge», che nella società civile e in politica va letteralmente guidato – Pio X ne era ferreamente convinto – dal romano pontefice. Gli Alberigo e gli Scoppola, scomparsi entrambi in questo 2007 e la cui assenza in certi ambienti ecclesiastici viene vissuta come liberazione da voci fastidiose, hanno insegnato che i laici cattolici, dovunque sia la loro collocazione e nella piena accettazione del pluralismo, devono assumersi la responsabilità – pur ispirati dalla fede e illuminati dal magistero – di leggere autonomamente gli eventi della storia e della società per trovare senza tutori, nell´indipendenza del confronto politico, le soluzioni necessarie. Inaugurando il suo pontificato, Benedetto XVI spiegò che il concetto stesso di «gregge» era un lascito dei monarchi assoluti dell´Antico Oriente. La Chiesa oggi è a un bivio: o riconosce realmente l´autonomia dei cattolici nella vita pubblica e l´autonomia di coscienza dei cittadini credenti oppure si immagina una società che non c´è. Perché per quanto possa trovare politici compiacenti, c´è a destra e a sinistra una massa enorme, benché tacita, di cittadini credenti che nel nucleo del pensiero dei cattolici Scoppola e Alberigo si riconosce. Anche se non possiede la loro acutezza di espressione. Repubblica 09/11/07
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