Attualità al femminile

Leggiamo in ADISTA (31302) che c'è un fattore "k" ad inquietare i sogni dei cattolici europei: è il punto di un articolo contenuto all'interno di una risoluzione, "Donne e fondamentalismo", discussa dal Parlamento europeo e votata il 13 marzo. In essa si affermava che le organizzazioni religiose, quando assumano competenze proprie del settore pubblico "agiscono oggettivamente contro l'ordinamento democratico dell'Unione".

L'articolo è stato ritirato poco prima del voto finale, poiché la stessa parlamentare relatrice del documento, la socialista María Izquierdo Rojo, lo ha considerato inopportuno. È rimasto il resto del documento, nel quale comunque si richiama in varie occasioni il principio di separazione tra Stato e Chiesa espresso in maniera assai radicale nel contestatissimo punto k). Nonostante il voto contrario di Ppe e gruppi della destra, la risoluzione è comunque passata al voto dell'aula, seppure per il rotto della cuffia (242 i favorevoli, 240 i contrari).

Al punto 23) il Parlamento si impegna a respingere "ogni forma di fondamentalismo religioso, sia essa cristiana, ebrea o musulmana, in quanto contraria alla dignità umana".

Al punto 24) si esortano "tutti i leader religiosi a promuovere la parità di diritti per le donne, compreso il diritto ad esercitare il controllo del proprio corpo e il diritto a decidere quando creare una famiglia propria".

In chiusura, al punto 25), i parlamentari europei esprimono "il proprio sostegno alla difficile situazione delle donne lesbiche che sono vittime del fondamentalismo".

Nella redazione finale è scomparso il riferimento esplicito al papa, invitato, insieme al patriarca rumeno, "a modificare" il suo "atteggiamento nei confronti di queste donne".

Il legame che unisce la mozione "Donne e fondamentalismo" e la Costituzione europea è sottolineato proprio da "Avvenire", in un fondo di Giuseppe Dalla Torre, comparso il 14 marzo: "se l'Europa si dovesse costruire - e fondamentali traguardi ci attendono: primo tra tutti la Carta europea - senza o contro cristianesimo e Chiesa, si correrebbe davvero il rischio di una grave secessione morale nel corpo dei popoli europei, che di per se stessa comprometterebbe l'avvenire di una struttura nata su così fragili fondamenta".

Noi "Donne contro il silenzio" ci chiediamo:

Sono fragili le fondamenta offerte da un'etica laica, in cui i diritti delle donne siano salvaguardati anche in opposizione - non ai veri valori . ma a quelli che passano sotto il severo controllo di una dottrina morale ecclesiale? E' giusto che questa pretenda desumere i suoi principi da una legge divina, senza interpellare le donne stesse e ascoltare le esigenze della realtà attuale?