Novembre 2004: Lettera agli
amici
Circa il CONVEGNO
Talvolta viene il dubbio, nello scrivere
una lettera, se il contenuto sia davvero relativo alle attese di chi lo
leggerà. Non sempre è così, e forse questa missiva può dare a qualcuno
l’impressione che risponda alle esigenze di pochissima gente. Infatti
l’argomento principale è il convegno che faremo alla fine di maggio 2005
sulle persone che hanno avuto un passato di vita "consacrata".
E notiamo subito che parliamo di persone e non di donne; che
non usiamo l’espressione ex-religiose/i, e non parliamo di esperienza,
ma di passato. Da ciò si può dedurre che vogliamo dare respiro ampio
al convegno e nel medesimo tempo connotarlo di precisi riferimenti circa certe
idee distorte che si sono radicate nella mentalità comune a danno di tutti: non
si cresce nella vita cristiana, se si rimane ancorati ad un’idea di élite
specializzata al contatto più stretto con Dio.
Alcuni punti da mettere in chiaro.
- Che
cosa significa essere "persone consacrate".
E’ vero, si lascia tutto per fare parte di una Famiglia religiosa,
a condurre una vita che incanala la propria Chiamata (o vocazione) in
precisi schemi regole impegni, preghiera, altro. Anche se tale Famiglia ha
lo scopo di offrire ai suoi membri tutto ciò che serve perché la singola
persona si spenda per il Tutto di cui entra a far parte, è chiaro che essa
adempie una funzione; il fine resta solo all’interno delle persone.
- Un
patto bilaterale. Ci dovrebbe essere un
patto bilaterale di reciproca fedeltà tra chi assume degli
obblighi per seguire la sua vocazione e chi rappresenta la salda Struttura
dentro la quale realizzarla. Di fatto c’è un gran dislivello tra i due
poli, quasi che da una parte ci fosse solo la fragilità umana e dall’altra
la rappresentanza di Dio che offre garanzie circa i valori a cui la
persona si "consacra".
- Passaggio
dagli ideali alla loro istituzionalizzazione.
Qui non commentiamo per amore di brevità.
- La
critica alle istituzioni non ha senso se generica.
Ma anche la considerazione dei casi singoli non deve acquisire il
carattere di pietosa indulgenza verso la loro fragilità. Chi ha scelto, ha
il dovere di curare la sua vocazione (per essere fedele), ma il "Se
vuoi" di Gesù deve essere caposaldo a cui l’istituzione non può
sovrapporsi con le sue leggi.
- Non
c’è eccellenza nella chiamata religiosa.
La vera chiamata di Cristo a seguirlo non esclude e non privilegia nessuno
stato di vita. L’essenza della vocazione è l’amore che non si può
misurare con i parametri umani. Se è vero che le categorie nella vita
della chiesa non vanno annullate per motivi pratici, esse non possono
basarsi su distinzioni (tanto meno separazioni) di sostanza.
- E’
doveroso ridare dignità piena al Popolo di Dio. Sono
tante le conseguenze di certa piega che ha preso la cosiddetta
vita consacrata, perché Gesù ha detto chiaramente che chi vuole esserGli
più vicino deve farsi ultimo (espressione su cui tutti sono d’accordo, a
parole, e lo ripetono con enfasi: la gente, poi,
vuole comode mediazioni).
- E’
giusto affrontare questi temi con chi è dentro l’Istituto.
Ma sarà accolto il nostro invito? Chi vuole aiutarci in questa direzione?
Si capisce che quanto detto è sommario.
Ma vogliamo puntualizzare che tratteremo un problema che riguarda tutti.
C’è poi un aspetto importantissimo sotto
le righe… Evitiamo di affrontare il tema CASTITA’. Perché? Perché incentrare il
discorso sulla completa astinenza sessuale, significa dare rilevanza ad un tabù
che inchioda il senso del divino ad un’idea di sacralità di tipo pagano. Non ci
sono specializzazioni in tale campo. Il più casto è colui che ama nella maniera
disinteressata. Bisogna andare in convento per tale specializzazione? Speriamo
proprio di no. Fermo restando che andare in convento può essere cosa utile,
buona e bella.