Ci  scrivono cosi’        Ci  scrivono cosi’        Ci  scrivono cosi’

 

I punti dolenti del celibato
dalla parte delle donne


 

 

luglio-agosto 2005

Raccogliamo i nostri cahillers de dolleance, come ci fanno osservare i lettori che consultano il sito, con sguardo spassionato, in quanto al di fuori della problematica… Ma perché non concedere spazio?

 a) E’ chiaro che il nostro sito deve restare caratterizzato dai “nostri” problemi e difficoltà. Ma quando qualcuno ci scrive dicendo di trovare conforto nel nostro modo di affrontare il problema dell’emarginazione e si contesta proprio questo, dobbiamo intervenire: per chiarire quale è il nostro modo di porci di fronte a situazioni analoghe, e per suggerire le nostre strategie: per il bene oggettivo della lotta di liberazione dall’oppressione

 

Agosto 2005

Ringrazio di questa lettera, sulla quale penso ci sia molto da discutere, non per polemica, ma nello spirito di e nella volontà di dialogo ed di incontro nella diversità.

Voglio precisare che io sono una persona transessuale, nella fattispecie sono una MTF (maschio che transiziona in donna). Nell'ambito ecclesiale da cui provengo, se fossi stata omosessuale non ci sarebbe stato grande problema, poiché l'omosessualità è compresa, sufficientemente accettata alla base, e, comunque discussa in termini ben diversi dal solo - e ritengo stereotipato - discorso sessuale.

……………

Chiariamo i piani del discorso, da una parte si può anche teorizzare, ma dialogare con persone che hanno una sofferenza nella carne, significa scendere al piano reale delle cose, e non alla speculazione dubitativa. Per me parlare di queste cose significa parlare della mia vita o della mia morte, non faccio teorie o supposizioni di opportunità, è in gioco l'interezza della mia esistenza, e questo - nel dialogo - va tenuto in debito conto. Per me e per tutte quelle persone che la loro realtà non la nascondono, ma è manifesta.

Ed arriviamo alla questione delle "esibizioni". Attenzione alla terminologia che, anche nelle migliori intenzioni, può risultare offensiva. Definire un atto pubblico e politico (non inteso come partitico) di testimonianza una "esibizione" è un qualcosa di molto forte. Secondo quanto dice l'Apostolo Paolo, noi siamo un pubblico spettacolo, ovvero la persona credente si "esibisce" proprio perché il suo predicare ed annunciare (dal verbo kerusso che vuol dire proclamare, gridare, atto proprio degli strilloni, di coloro che proclamano i bandi) è un atto pubblico, quindi politico, ed in quanto politico assume tutte le caratteristiche della "testimonianza". Si stia molto attenti a non propagandare il nicodemismo riguardo a ciò che si è. Se io oggi sono una transessuale, se un'altra persona è omosessuale, non lo è per scelta o per "vizio", ma perché Dio l'ha creata tale, ed è in quell'atto creativo di Dio che è contenuta la nostra vocazione e la nostra testimonianza. Questo non va "mortificato", ma compreso in un atto complessivo di conversione e comprensione della volontà di Dio.

Nella speranza di aver contribuito a porre le basi di un chiaro dialogo, nella comunione dataci da Dio

Saluto, Serena


 

Ernesto risponde punto per punto. Ecco alcuni stralci:

Usando una frase di Giorgio Gaber – “…ci sono i gay che hanno tutte le ragioni, ma non riesco a tollerare le loro esibizioni” – nell’uscire allo scoperto si è corso troppo. E questa corsa provoca dapprima disorientamento e poi rifiuto e condanna. E’ come con noi preti sposati. Tanti ci guardano ancora storto. Ogni società ha i suoi ritmi. Dobbiamo proporre le rivoluzioni dapprima con le idee esposte con fermezza, ma senza provocazioni. Altrimenti suscitiamo reazioni ostracistiche che ci penalizzano.

La migliore testimonianza è la nostra vita. Paola ed io abbiamo fatto fatica ad essere accettati. Ancora adesso qualcuno ci guarda ammiccando e dandosi di gomito. Ma noi non ci nascondiamo, non facciamo clamori, viviamo alla luce del sole, andiamo a spasso con i nostri figli, la gente le vede educati, bravi a scuola…forse cominciano a pensare che un prete che si sposa non lo fa solo per fare sesso, ma magari anche per amore. Così deve essere per l’omosessuale.

Sarei, invece, più cauto quando si parla di matrimonio (penso che la legge debba chiamare queste realtà “unioni” e non matrimonio) e di adozione. Dico francamente  che se dovessi scegliere per accettare che una coppia omosessuale adotti un figlio, adesso darei un parere negativo. Non per la coppia, ma per il ragazzo. Credo che potrebbe trovare degli scompensi educativi. Ma…su questo punto sono ancora un po’ perplesso.La morale cattolica su questo punto è molto chiara: l’omosessualità è un disordine morale oggettivo (cioè un peccato grave), ma va distinto l’errante dall’errore e in questo senso, quando confessavo, ho sempre assolto chi si accusava di questo peccato. Poiché ero considerato un po’ largo di manica (che non è vero) il mio confessionale era un po’ meta di queste persone. Approfondendo il discorso successivamente ho capito che anche nell’omosessualità succede quello che avviene nell’eterosessualità: anche qui vi può essere il grave disordine morale perché si ricerca il piacere per il piacere, con partner diversi. Vi è chi è sia omo che eterosessuale e dice che così è la sua natura. Io qui non mi trovo e non approvo.

Penso che la nostra sazia società, anche in seguito alla positiva liberazione da certi tabù che riguardano il sesso, ma che, chissà perché, continuano a suscitare pruderie, invece di concentrarsi sui valori, cerchi sempre nuove emozioni. E questo non va bene. L’affetto e l’amore sono sentimenti che ci appartengono e sono troppo profondi per cambiarli con la frequenza con cui si cambiano le mutande.

Ernesto


Caro Ernesto,

mi spiace che tu abbia compreso il mio scritto in senso polemico, poiché non è nella mia intenzione. Bensì ciò che ho tentato di fare è porre delle basi di chiarezza per me importanti sulle quali discutere. Ho fatto questo proprio perché mi è sembrato dalla tua prima lettera che ci fossero delle sovrapposizioni di pensiero e dei fraintendimenti.

Sono una persona che ama il dialogo e non apprezza la contrapposizione, per cui mi spiace se ho dato questa impressione.

Nella visione complessiva sociale, ma anche teologica, non c'è una sola comprensione del concetto di famiglia. Biblicamente il concetto di famiglia esprime una dimensione molto estesa che comprendeva tutti coloro che abitavano la casa o che la frequentavano in modo assiduo. Il concetto di famiglia "mono-nucleare", cioè composto da due individui e l'eventuale prole, è un concetto piuttosto "moderno", che emerge particolarmente dal modello "borghese" 1800. Storicamente l'idea della doppia figura (maschile e femminile) come presente nella formazione di un bambino è più rappresentativa di una "idea" che non della "realtà". La realtà presenta piuttosto la costante assenza di un genitore, o una presenza assolutamente sporadica. Questo per dire che l'idea che nella educazione di una persona siano necessarie le due figure non è condivisibile, poiché la realtà di un gruppo familiare non necessariamente è "chiuso" come una monade, ma socialmente inserito in contesti più diversificati in cui il contatto con le persone è dei più variegati. Nel contesto familiare ciò che invece conta è proprio la dimensione affettiva, la serenità, la gioia della vita, dove la mascolinità e la femminilità non sono modelli di riferimento, ma espressioni del proprio essere. Dico questo proprio perché parto da una mia dimensione personale, e come transessuale ciò che esprimo è proprio una dimensione diversa da quella che tu ribadisci.

Il dialogo si sviluppa, quindi, sulla base di una diversa comprensione della famiglia, ma anche di una diversa comprensione della società nella quale si vive. Personalmente ho le idee chiare su questo, ma non reputo tali idee come "verità", piuttosto come punto di partenza personale che metto volentieri in discussione.

L'unione fra due persone è dettata dall'incontro di queste due persone nella dimensione dell'affetto, della solidarietà, della reciprocità e non lo vedo affatto come finalizzato alla procreazione. Fra l'altro nel precedente messaggio ho cercato anche di darne gli spunti biblici e teologici di tale mia comprensione.

Vedi, caro fratello Ernesto, nella discussione e nel dialogo non si porta solo il momento, specie su queste cose, ma tutto l'insieme di una discussione che è molto più ampia. Gran parte della attuale discussione in merito alla omosessualità e al DIG è proprio posizionata sulla questione di voler identificare - da parte di alcune realtà - la dimensione di una patologia. Non ultimo il libretto scritto e divulgato da una commissione che affronta proprio questo tema e di cui è stato postato in bacheca la recensione. Fra l'altro mentre l'omosessualità è uscita dal parametro delle patologie, il DIG non ancora, tant'è che dovrò - come tutte le persone transessuali - presentare al tribunale perizie psichiatriche per attestare che sono "sana" di mente. Dico, al contrario, che la società è malata, poiché ritengo che una società che attua meccanismi di discriminazione e di esclusione, che marginalizza e costringe alla marginalità delle persone, che le impedisce nei fatti la possibilità di vivere legittimamente e serenamente, è una società malata. Quello che cercavo di esprimere nel messaggio precedente è che ci sono contesti e situazioni molto diverse, le quali presentano conseguenze ed implicazioni non uniformabili. Faccio un esempio sperando di essere chiara. Una persona omosessuale può vivere tutta la vita la sua omosessualità senza manifestarsi socialmente. Nei fatti il coming-out della persona omosessuale è una scelta personale e di vita, una scelta politica. Per una persona transessuale questa scelta non c'è. La persona transessuale non può vivere la propria transessualità in privato, proprio perché è pubblica nella sua evidenza. In altre parole, io per uscire dal mio disagio devo iniziare la terapia ormonale, devo iniziare a vivere da donna, proprio perché per la transessualità è la dimensione quotidiana che viene investita integralmente e non solo una questione che può essere racchiusa nella intimità. Il seno, il mio vestire da donna non rimangono nascosti, ma sono evidenti, così come evidente è la mia struttura fisica maschile. La società mi respinge, le banche non mi concedono più fidi, non trovo lavoro, se ho il lavoro generalmente lo perdo, l'ambito sociale mi emargina creandomi il vuoto intorno, le persone si vergognano ad uscire con me, ma divento interessante solo nella sfera della trasgressione sessuale. Parlo in prima persona, ma pensa in senso collettivo. Io vorrei un lavoro normale, ma l'unica possibilità che mi rimane per sopravvivere è quella di prostituirmi, poiché questo tipo di società mi riconosce solo quell'ambito e mi relega in quell'ambito. Su questa base dico che tale società è malata. Ma anche su questa base faccio un distinguo preciso fra chi è nella possibilità della scelta e chi non è in questa possibilità.

Teologicamente e esegeticamente parlando non ci sono parole sul DIG, ma c'è il discorso sulla "diversità" che, a partire dall'alterità di Dio, si spinge alla comprensione dell'alterità della sua creazione. La scarsa rilevanza che, in ambito cristiano dogmatico, viene data teologicamente alla Creazione, si presenta nel quadro dello studio e dell'analisi, come una profonda mancanza. Riprendere lo studio esegetico e teologico partendo dall'atto creativo di Dio e non dal concetto di incarnazione, è la proposta di una "nuova" impostazione teologica da affrontare in sede cristiana con tutte le conseguenze del caso, ovvero con una rivisitazione ed una ridiscussione di molte delle affermazioni dogmatiche attuali. E' un percorso da intraprendere proprio perché attualmente non c'è!

Nella mia esistenza ho conosciuto diversi preti sposati, cioè preti che sono rimasti tali, per quanto con qualche significativa limitazione, che hanno ricevuto dispensa per potersi sposare, e questo è accaduto - a quanto mi risulta - solo sotto il pontificato di Paolo VI. Dopo molti altri preti si sono sposati, ma sono stati costretti a "spogliarsi" con tutta la sofferenza che questo implica. Ciò che io molto serenamente ti chiedevo era proprio una chiara informazione su questo, cioè ti chiedevo se dopo Paolo VI ci sono stati altri preti che, non dovendosi spogliare, abbiano potuto contrarre matrimonio. Semplicemente una informazione tutt'altro che polemica. In altre parole, Eresto, non ti sto attaccando in alcun modo! Sto cercando di dialogare, ma tu devi tenere conto che la mia situazione non mi concede il beneficio o la possibilità di fare battaglie di principio. Le vorrei fare e sicuramente le farò, ma ora sono posta di fronte ad una realtà sociale che mi sta spingendo esclusivamente verso la prostituzione se non trovo entro settembre almeno 50.000 ? per tentare una via diversa. Alla fine di settembre non avrò più un centesimo per vivere e quindi di fronte a questo - sempre con molta serenità - non ho altra alternativa che quella di guadagnare il mio pane quotidiano usando la voglia di trasgressione e di sesso delle persone per bene, quindi facendomi usare sessualmente e per questo farmi pagare.

L'osservare un tramonto è una cosa bellissima e riempie il cuore di mille pensieri, ma lo puoi fare quando hai lo stomaco pieno e la serenità d'animo di poterlo guardare, se non hai questo ... il tramonto sarà anche bellissimo, ma tu non riesci a vederlo.

Personalmente accetto tutti i pensieri e tutte le posizioni, non ho preclusione di nulla, ci mancherebbe, però sono portatrice di uno stigma sociale ben preciso, ed in quanto tale - finché posso - lo faccio presente. Sono una credente, ed è una sofferenza vedere come nel mondo della transessualità le persone sono arrivate all'odio verso la fede cristiana, proprio perché il loro stigma non è considerato in alcun modo; noi semplicemente non esistiamo, e spesso anche in ambienti GLBT dobbiamo fare una fatica enorme per esistere. In questo gruppo credo che sono l'unica transessuale, ed è una bella cosa che mi sia dato spazio per potermi esprimere, ma appunto mi esprimo a partire dalla mia situazione che è diversa. Tutte le persone che fanno delle scelte consapevoli mettono in gioco la loro esistenza e ne pagano coraggiosamente le conseguenze, ma io - e come me tutte le persone transessuali e transgender - non hanno questa possibilità di scelta. Pagano le conseguenze di qualcosa che non hanno scelto e che non possono nascondere. Permettimi una battuta teologica, penso che tutti ricordano la grande affermazione della Teologia della Liberazione pronunciata a Lima nel 1982, cioè "la scelta dei poveri". E' un grande atto di coraggio scegliere per i poveri, scegliere per il disagio, cioè mettersi dalla parte dei poveri o dalla parte del disagio, un conto è il trovarsi nella povertà e nel disagio. Chi è nella poverà non la sceglie,  ma se potesse scegliere sceglierebbe la ricchezza, così come chi è nel disagio non lo sceglie, ma sceglierebbe l'agiatezza.

Non è polemica la mia, ti assicuro, è il tentativo di mettere in chiaro un elemento che desidero sia considerato nel dialogo. Non nego che tu, come tutte le persone qui in lista, vivono molto seriamente e pienamente la loro vita e la loro lotta. Ciò che cerco di fare è appunto quello di mettere in condizione chi dialoga di un qualcosa che, per ovvi motivi di vita, di circostanze e quant'altro, non necessariamente conosce. So bene che nella generalità dei casi, anche le persone più aperte e disponibili, non hanno una conoscenza reale della condizione in cui vive una persona transessuale. Il mio voler chiarire è appunto la volontà di presentare un qualcosa di molto complesso che esce da certe schematizzazioni. Con questo non condanno e non giudico che affrontando per la prima volta in modo diretto un problema del quale non ha piena conoscenza, usi queste schematizzazioni, ma mi premuro di chiarire che queste non necessariamente funzionano su alcuni casi.

Sperando di aver chairito il senso del discorso e, quindi, la mia volontà e desiderio di dialogare senza pregiudizi e senza polemica alcuna, ti saluto

Serena


11/08/05

Cara Serena, forse ti sorprenderà il mio modo di intervenire nel dialogo che si è aperto, ma “nemo dat quod non habet”; ed io non mi sottraggo a tale legge: piaccia o non piaccia, posso offrire “quel che ho”.

Permettimi il tono colloquiale, forse meno lucido del tuo, ma certamente frutto di tanta esperienza (mi incammino verso i 73 anni).

Circa l’insieme di quanto scrivi ho da osservare che il tuo discorso è ineccepibile dal punto di vista della coerenza logica: tanto che la tua proposta di dialogo non potrebbe, a mio parere, lasciare molto spazio a coloro che volessero accettarla. Dici tutto tu, e molto bene; non un anello della catena scricchiola, né è sostituibile. Mi fai pensare… alla “me stessa” di tempi trascorsi, quando avanzavo ragionamenti “perfetti” contro tante assurdità nelle relazioni sociali proprie dell’ambiente in cui vivevo. Come conseguenza ero odiata ed amata, a seconda che si fosse d’accordo o in disaccordo con me.

Scusa se continuo a parlare di me.

Ora il mio è tutto un altro modo di ESSERE. Sono convinta che c’è un falso binomio, se consideriamo i mali sociali e personali come una concatenazione di cause ed effetti; infatti, o ci stai dentro, ma rinunzi ad essere persona, o ti opponi e ti guadagni la più superba orrenda solitudine. Per buona sorte la bellissima vecchiaia getta altra luce sulla realtà e si apre la primavera della speranza in ogni campo. La luce che permette di leggere più in profondità: la realtà apparente ne nasconde un’altra che, pur avvolta di mistero, è più vera perché, se la scopri, la ri-crei e la vivi, sei felice in qualsiasi stato ti trovi.

E non parlarmi dei bisogni primari insoddisfatti, come ineluttabile destino cui non si possa opporre nulla! Artiste come Amanda Lear ce l’hanno fatto in grande, ma si possono inventare e regalare alla storia altri modelli di transessuale che, dopo aver guadagnato il pane con onestà dignità prestigio, la fecondano lasciando una scia di “umanità nuova”. La gente fotografa e introietta le nostre paure; quando invece trova persone che sanno imprimere al proprio essere un carattere che trasudi amore nella piena sintonia con tutto, resta incantata. Potrei come Muzio Scevola mettere la mano sul fuoco per convalidare la mia certezza.

La società è malata? Sono d’accordo. Ma lo è perché siamo tutti noi un po’ malati. Nessuno si tolga dalla mischia, finché non avrà sfidato la malattia che attraversa di insufficienza il proprio essere, sapendo trarre dal male il bene. Immaginarsi quanto sarebbe bello che una come te, dotata indubbiamente di tanta intelligenza, la utilizzasse, non per fotografare le situazioni, ma per ri-crearle. Tu potresti farti profeta di un nuovo stile di vita che vale mille volte più che un’identità di genere predefinita.

Qui mi arresto per chiederti se riesci a sintonizzarti con quanto penso ed è sostanza della mia vita.

Vedi, mia cara, gli ormoni che prendi vanno bene per lo scopo che ti prefiggi; ma liberati dalla preoccupazione della DIG! L’avrai pienamente A TUO MODO. E non debbono essere gli altri con la loro inaccettazione a preoccuparti, ma te stessa. Ogni tuo gesto e moto interiore dovrebbero commisurarsi alla tua personalità di donna che ha un posto unico nella vita; così come avviene per tutti/e. Quante cose avresti da insegnare ad innumerevoli persone insicure, se, così come sei, potessi ritenerti interamente te stessa, persona infinitamente felice di amare… E non si tratta di arrivarci con i ragionamenti.

AMARE è sostanza della vita, e sono più quelli/e che implorano amore che quelli/e che lo danno: dunque il mondo ha bisogno della nostra disponibilità… Ne parleremo ancora, se credi.

A che pro fare confronti con i preti sposati e le loro mogli? Lo si potrebbe fare con qualsiasi altra categoria. Io penso sempre a certe situazioni di disagio davvero paralizzante, come capita a non pochi: esempi parziali li offrono le bambine e i bambini schiavi, compresi quelli che muoiono per fame; le donne non padrone, non solo del proprio corpo, ma di tutto… E impazzirei di dolore, se non pensassi che nel mio piccolo posso fare qualcosa sempre in questo povero mondo per immettervi forze positive contro il male e il dolore dilaganti.

I miei sono cenni sparsi: tutto il contrario del tuo scritto così ben organizzato.

Non voglio, però, trascurare un cenno su alcune tue affermazioni.

La paternità è un ruolo inventato di recente? Che cosa bella la paternità!!!! Chi ha avuto modo di fruirne la ricchezza, non finirà mai di ringraziarne Iddio e… i genitori. Se si tratta di un bene scoperto da poco, meglio tardi che mai. Non poterne godere, pazienza; ma procurarne la mancanza non è – a mio parere – atto di generosità, né verso il bambino, né verso una possibilità-di-uomo bellissima.

Urlare la diversità? Scelta politica? Non direi: si urla quando si ha un dolore incontenibile e non si può fare altro. Ma poi bisogna curare il male. Io per scelta politica intendo una scelta di campo d’azione: fatta di alleanze, ma soprattutto di progettualità. Tu ti allei con gli ultimi-ultimi per forza o per scelta? Se sì, il tuo gesto è anche politico. E la progettualità qual è? Essere tollerata, o farti amare nella tua complezza?

Ti assicuro, carissima, che intraprendere le vie giuste è molto più utile del semplice lottare sparando a zero. Scusami, non voglio offendere chi lo fa: è giustificatissimo. Solo che non si approda a nulla, anzi si ottiene l’effetto contrario. E ti dico perché. Se uno è cacciato via da un luogo, può occuparlo con violenza, disturbando la quiete di coloro che se ne impossessano in maniera esclusiva; e va bene. Ma, è ovvio, le menti si convertono se capiscono, e per far sì che capiscano, all’inizio bisogna mettersi dal loro punto di vista, capire – NOI! - la loro ristrettezza mentale, ESSERE PIU’ GRANDI DI LORO, CONSIDERARLI, magnanimamente, DEGNI DI COMPASSIONE e riuscire così a corrodere la loro sicumera fino a creare il vuoto morale attorno a loro…. La povertà del transessuale è la meno riconosciuta? Ebbene, agiamo nella terra vergine del nuovo, perché la storia sia capace di “far nascere dalle pietre dei figli di Abramo”. Non creeremo dei mostri, come si rischia di fare quando si vuole l’impossibile, e cioè: far accettare un soggetto umano di diritti, con dei requisiti che sottolineino un tipo di trasgressività che impoverisce il tessuto sociale. Può contribuire alla crescita umana complessiva anche il transessuale che vive la sua diversità come una delle tante altre, che non impedisce di vivere in pienezza la propria umanità.

Per te forse ci vorrà del tempo, ma potrai sperimentare quanto l’oppressione (la più inedita) possa essere profetica se qualcuno, ponendosi al di sopra del proprio disagio, lo trasforma in dinamite per cambiare alla radice l’ottusità sociale derivata dai tabù collettivi. Se si camminasse in vista di tale obiettivo, la solitudine dell’oppresso sarebbe vinta e comincerebbero a sentirsi soli per davvero coloro che si appartano in un universo di sicurezze, non fondate sulla robustezza del proprio io, ma su quella delle strutture di potere, una delle quali è l’opinione pubblica plagiata dal Potere stesso.

E non chiedermi come fare. La creatività è sepolta dentro di noi, ma c’è. Siamo fatti ad immagine e somiglianza di Dio.

Ora basta per davvero. Ti ho bombardato abbastanza.

Con affetto, Ausilia

La corrispondenza è continuata, e continua.
Ma passiamo ad altro.
E’ dura mantenere un corrispondenza personale e non avere la possibilità di comunicarvela: ne trarreste motivo per tante riflessioni. A volte le lettere sono interessantissime. Ma le donne tutelano la privacy dei loro partner (di cui denunciano soprusi, o almeno limitazioni serie) o la propria, perché temono proprio di perdere il partner, anche se “improprio”. Speriamo che vogliano davvero liberarsi.
Una cosa sola chiederei con insistenza: chi passa attraverso la dura prova del fuoco, sia generosa. Aiuti le altre!!!!!!

 

b) Da una lunga corrispondenza ecco alcune frasi rotte:

- Libera!

 

- [Intanto, proposte inaudite]

 

- non valeva un granché il suo amore, asfittico, adolescenziale, fermo alla genitalità e senza alcun progetto!

….

- non sanno che cos'è donarsi

……

- sono stanca, sfinita,

……

- Sono arrabbiata con me stessa

……

- ha tutto.

……

- E' morto, è un uomo morto.

……

- Auguro invece a me stessa e a tutte le donne in questa situazione di svegliarsi presto, di trovare un uomo che valga di più o, di godere la propria solitudine come un frutto speciale, una libertà da godere e da donare.
 


c) Un caso traumatico:

 

Ciao Joelle, sai una cosa? Ho pianto tanto per la perdita di mio figlio, ho odiato il padre per il male che mi ha fatto, ma poi, non so come, tutto è passato e io l'ho addirittura perdonato. E' chiaro che non avrò più rapporti con lui, però mi telefona quasi tutti i giorni e si dimostra molto gentile. E' ovvio, le cose sono andate come lui voleva. Ha chiesto il trasferimento e da settembre sarà a Milano. N.N.
 


Carissima Ausilia,

mi fa tanto bene sentirti vicina, ne ho bisogno!

Non preoccuparti per il mio viaggio (da sola) in terra di missione, non è il primo. Sono già stata in Etiopia e in India; fa parte del mio impegno pastorale. La solitudine si prova anche nel contesto in cui si vive, dove si è costretti ad indossare una maschera che non avresti mai voluto metterti solo perché nel tuo cuore é nato un grande sentimento chiamato amore per una persona che, anche se lo ricambia, non può viverlo regolarmente perché è un prete e vuole continuare ad esserlo chiedendomi di vivere la nostra storia nella clandestinità. Alle mie crisi lui risponde che sono troppo complicata, se gli dico che dobbiamo lasciarci reagisce malissimo come un bambino ferito...
Spero che questo viaggio mi porti un po' di luce...

Un abbraccio sincero e buone vacanze. N.N.
 

La corrispondenza personale continua...


 

 

d) L’anonima torna a farsi viva

 

Sono la ragazza anonima ... Vi ringrazio per essermi così vicini nella preghiera nonostante io resti nel silenzio... Certo però non riesco a tacere circa la storia di quella ragazza che aspetta un bambino ed è a lei che volevo dire qualcosa...leggere quel messaggio è stato agghiacciante!

Ci ho pensato in questi giorni e mia cara amica (passi il termine, ma infondo abbiamo qualcosa che ci unisce) ti ho custodito nella preghiera.Volevo semplicemente dirti che giammai dovresti accettare la sua proposta. Ma lo sa che la vita è vita e non si discute? Ma lo sa che la vita viene da Dio e lui non può nulla? Mia cara il bambino che aspetti è voluto da Dio che ti vuole madre! Ma lui lo sa che la persona è immagine e somiglianza di Dio? allora che diritto ha lui? Preferisce restare al sicuro nella sua canonica? Preferisce evitare gli sguardi curiosi e le maldicenze della gente? Beh. potrà fingere di giorno, ma a letto la notte gli roderà il cuore, lo stomaco suderà freddo per quello che ti ha fatto! Scommetto che con il petto gonfio e adorno della sua ipocrisia dall'ambone avrà esortato i suoi fedeli ad astenersi ai referendum sostenendo che l'embrione è vita e quant'altro... e allora questo bambino non è vita? Allora che ammetta che ti ama... Ricordagli che sta voltando le spalle a Dio restando sacerdote...Vivere degnamente alla luce senza più dover mentire è troppo vergognoso, no? Il signore ha bisogno di uomini di buona volontà e non di sacerdoti meschini, il Signore ci ha donato la Libertà che non è fare quello che ci pare come lui ha fatto con te, ma è vivere nell'amore per Cristo e per i fratelli li dove lui ci ha voluti... che guardi bene alla sua vita... Ricordagli che saremo giudicati sull'amore e non su quanto saremo apparsi beati, fingendo e mentendo agli occhi dei fratelli... La verità sarà gridata dalle terrazze... Perché allora rendere Malvagio un Dio amorevole ? ti sono vicina... (Tuesday 05 Jul 2005)

 



e)
Una risposta di Ernesto a Marina

 

Cara Marina,
……
Scusa, ma sono contento per te e la tua storia. Lo so che è doloroso veder cadere un amore in cui si è creduto e sul quale si sono costruite tante possibilità per il futuro. Ma è meglio così. Se fossi in te non mi accontenterei di essere la donna ombra. Soffri ancora un po', ma molla questo rapporto
che è egoistico da parte sua. E' facile come fa lui impancarsi a giudice (è tipico della nostra categoria: siamo stati formati così) di preti sposati o sul diritto canonico orientale. Penso però che prima di giudicare bisognerebbe guardare se stessi.
Se non ricordo male sei giovane. Quindi una vita te la puoi rifare. Non dimenticare questa esperienza e sfruttala, se credi, per aiutare altri ed altre che passano o passeranno nelle tue stesse difficoltà.
Un aiuto ce l'hai: Dio. Potrebbe sembrare che non sia granché visto il pragmatismo dei nostri giorni, ma se ci abituiamo a pensare che Lui è con noi anche quando non lo pensiamo sempre... Facciamo della nostra vita una preghiera vivente che è molto di più che biascicare orazioni ogni tanto.
Ti stringo forte la mano. Sta' su di giri. Guarda avanti.
Ciao, Ernesto
 


f) La risposta di Mauro ad una coppia

Luglio 2005

Caro A, cara C,

mi unisco per il bene che vi voglio a questo tentativo amichevole e sincero di esservi vicino.

Le nostre scelte, qualsiasi scelta che va controcorrente produce reazioni, condanne, rifiuti da parte di chi non ha il coraggio di "cambiare"  voi avete fatto una scelta controcorrente perché  è più comodo e accettato anche dai vescovi, che il prete abbia la "sua" donna...,  è urgente che il prete che si sposa non rimanga nel territorio perché da scandalo, è naturale che la "gente" (non solo in Sicilia) segua a dito il prete che si sposa  data l'educazione sessuofoba negativa che ha ricevuto! Uno è evangelico, molto evangelico anche per un prete  vivere "l'amore" quando arriva l'Amore  alla luce del sole, perché l'amore è Dio e Dio è l'AMORE.

So che qualche volta è difficile, e allora non si può scartare l'idea di "andare" altrove. Ma io ho conosciuto "quanto" valete  vi prego e prego che vi abbracciate e in mezzo a questo abbraccio ci sia la figlioletta; chiudete gli occhi, alimentate il "vostro" amore, dopo un po’ apriteli... e guardate  bene, "ma bene" vedrete Dio accanto a voi  che vi ama, vi sorride e si unisce all'abbraccio!!!

Non preoccupatevi se non vedete i vescovi, i cardinali, i papi, non arrabbiatevi se i vescovi dicono che tu A. non hai ancora… l'età… che bisogna aspettare ancora… due anni… e poi si vedrà!!! Dio è veloce e già lì con voi!! E ciò può bastare, e ne ... avanza. Anche se la lotta per sopravvivere... va lottata.

Vi vogliamo bene, un bene grande

Miriam - Pina - Mauro e tutta la Comunità che voi avete conosciuto
 


g)  Una lettera circostanziata

Leggendo le lettere della redazione, provo una sorta di profondo sgomento e mi dico ma è mai possibile? Possibile che vi siano così tante persone (me compresa) costrette a vivere in una sorta di limbo. Non so neppure io come definire queste situazioni. Ma come è possibile che la chiesa accetti di far vivere una parte della sua gente in questa sofferenza. Ma cosa teme? Di cosa ha paura? Perché questa fatica ad accettare?
La mia storia è esattamente come le altre, consumata in una clandestinità che logora, logora inesorabilmente facendomi provare un senso di colpa per la stanchezza che a volte mi prende alle spalle e mi fa scappare lontano, lontano da questo uomo che amo.
Certo mi dico che non ha coraggio, che non antepone l'amore a tutto... ma poi mi assalgono i dubbi e penso che non ho alcun diritto di chiedergli di cambiare vita. Non è giusto che  per stare insieme ognuno di noi debba rinunciare alla propria vita. Chissà forse lui ha ragione quando afferma che la battaglia del celibato deve portarla avanti da prete. La vita è ricca di sfaccettature e la verità non ha una faccia sola. La verità è la sua battaglia, la verità è la mia difficoltà nel vivere nascosta, la verità è il nostro amarci, la verità è la vita che hanno scelto i suoi amici preti sposati. Marta