In collegamento col sito "IL DIALOGO"
Si sta svolgendo nel sito http://www.ildialogo.org una sorta di (come chiamarlo?) dibattito a favore dell'abolizione del celibato.
Sono personalmente certa che, continuando ad usare, nei riguardi della legge canonica nonché della Chiesa, termini forti ed offensivi, che evito di ripetere, non si procurano certamente brividi di paura né sentimenti di comprensione per chi scrive; anzi si offre un'occasione in più perché "alti prelati" e persone affini affermino: "ecco come ragionano le donne; hanno lo sguardo miope che non sa vedere al di là di un insensato amore. Roba da donne frustrate".
Io non ho la bacchetta magica per far cambiare le cose, ma credo in un buon metodo che abbia il coraggio della profezia. Il profeta, si sa, non è riconosciuto tale, e spesso si grava del peso dell'incomprensione più bieca; ma se egli persisterà a parlare sotto l'impulso dello Spirito, inciderà in qualche modo nella Storia, favorendo l'avvento di una nuova stagione, ricca di frutti.
Rivolgo alle donne che hanno invocato aiuto nel sito de "Il dialogo" alcune considerazioni:
In conclusione (provvisoria) non possiamo incoraggiare con grandi speranze chi ha il mal d'amore. Possiamo stare accanto a loro, senza restare inattive. E adoperarci a dipanare la nebbia densa dell'ipocrisia strutturale della chiesa e delle società che ne sono influenzate, lottando con strumenti onesti per il bene vero delle persone.
Ausilia
Un interessante intervento si aggiunge
... venire alla luce?
Ho letto con compartecipazione quanto Ausilia ha scritto, consapevole di quanto lei e Giacomo si siano adoperati per una trasparenza di vita e di onestà intellettuale come coppia prima che come individui: lei ex suora e lui prete sposato.
Io non so se esista una consapevolezza di quanto grande e vasto sia il problema delle relazioni nascoste, catalogate come clandestine che è una pessima definizione, ma credo che chiedere che queste sofferte situazioni vengano alla luce sia possibile a una condizione: lo debbono fare le coppie, ossia sono decisioni che si debbono prendere insieme, senza occultarsi dietro uno status (il prete in questione) o un larvato senso di protezione (la sorella innamorata).
In questo senso sarebbero di molto aiuto le coppie dei preti sposati, non solo le loro mogli, o l'iniziativa di qualche prete sposato che già si fa personalmente carico di problemi analoghi a quelli trattati in Donne Così.
Credo che sia una valida testimonianza l'essere insieme ad affrontare le "pene canoniche" e l'essere insieme ad affrontare anche il giudizio impietoso e superficiale di molti.
Dimenticare di essere stati (?) preti o di avere condiviso i tempi di discernimento per la scelta del matrimonio da parte delle loro mogli non aiuta.
Ma non aiuta neppure il perpetuarsi dell'anonimato che intende difendere un amore senza chiedersi quale futuro il medesimo abbia, magari accontentandosi delle briciole di un affetto, che talvolta sfocia in strazianti abbandoni.
Si tratta di venire alla luce, e per noi donne di non avere la sindrome della crocerossina o della donna che vive all'ombra di un uomo, qualsiasi uomo.
Un rapporto degno lo si costruisce senza equivoci in due, e lo si innesta nella vita quotidiana, dove le sofferenze e le gioie sono altre, ma non sono fatte di attimi da custodire e di desolanti periodi di contraddizione.
Questa è la mia speranza e la mia esperienza di donna sposata. Pur avendo la massima comprensione per ogni dolore, penso che il dolore di una possibile illusione sia quanto di più oggettivizzante la donna si possa pensare e concepire: è il toglierle dignità di persona e attribuirle un valore secondario rispetto alla "missione".
La storia è piena di donne che hanno vissuto all'ombra di "grandi uomini", ma esiste una storia non scritta di donne vissute all'ombra perenne di uomini (mariti, padri, fratelli e quant'altro) che le ha messe sempre in secondo piano, mai protagoniste e in grado di decidere ed incidere a livello privato e sociale. La società e la chiesa di conserva hanno proceduto sovente sulla pelle delle donne, laiche e religiose insieme.
Questo deve cambiare.
Coraggio! Io credo nella trasparenza, nel rischio della vita per portare Vita. Rinchiudersi ed avvitarsi in un rapporto che offre poche oasi di gioia in un deserto di sofferenza dovrebbe far riflettere sulla sua validità intrinseca, non sulla sua liceità.
Uscire allo scoperto insieme: questa è a mio parere la meta da raggiungere, la premessa perché la sofferenza e talvolta l'umiliazione di tanti e tante porti frutto.
Con affetto
Ornella