In collegamento col sito "IL DIALOGO"

Si sta svolgendo nel sito http://www.ildialogo.org una sorta di (come chiamarlo?) dibattito a favore dell'abolizione del celibato.

Sono personalmente certa che, continuando ad usare, nei riguardi della legge canonica nonché della Chiesa, termini forti ed offensivi, che evito di ripetere, non si procurano certamente brividi di paura né sentimenti di comprensione per chi scrive; anzi si offre un'occasione in più perché "alti prelati" e persone affini affermino: "ecco come ragionano le donne; hanno lo sguardo miope che non sa vedere al di là di un insensato amore. Roba da donne frustrate".

Io non ho la bacchetta magica per far cambiare le cose, ma credo in un buon metodo che abbia il coraggio della profezia. Il profeta, si sa, non è riconosciuto tale, e spesso si grava del peso dell'incomprensione più bieca; ma se egli persisterà a parlare sotto l'impulso dello Spirito, inciderà in qualche modo nella Storia, favorendo l'avvento di una nuova stagione, ricca di frutti.

Rivolgo alle donne che hanno invocato aiuto nel sito de "Il dialogo" alcune considerazioni:

  1. E' necessario anzitutto che le donne le quali hanno sposato un prete, non ignorino le loro sorelle in difficoltà. Nessuna di loro ha realizzato il suo sogno di amore tranquillamente… Alle mogli dei preti "realizzate" che rendono generosi servizi in seno alle strutture parrocchiali o in altri ambiti nei quali si prodigano in opere di bene, ripeto, fino a stancarle, che è ingiusto il loro disinteresse nei riguardi di un problema che è vissuto drammaticamente da tante loro sorelle. Fa male sentire come proprio loro, insieme ai mariti, non sopportino che "si tocchi un tasto dolente per la Chiesa", e taccino le persone impegnate in tale settore come irriconoscenti circa le opportunità che essa concede a chi umilmente si sottopone alle pene canoniche. Si tratta della sindrome di Stoccolma o di voglia di dimenticare il proprio passato?
  2. Non è facile che a rompere il silenzio siano le stesse donne che vivono nascostamente una storia di amore, dallo sbocco incerto, penoso, bloccato. Quando esse parlano da N.N. sono nel torchio del mal d'amore, in situazioni imbarazzanti, nella solitudine più nera; e pecca di superficialità colpevole chi le accusa come provocatrici o almeno complici del prete in crisi. Si sa, le innamorate ascoltano i richiami, spesso violenti, del proprio desiderio, ma è triste che ciò si ritorca contro di loro col peso della condanna sol perché non usano le armi di un pur necessario savoir faire. Perciò mi pare sbagliato incoraggiarle a svelare pubblicamente la loro identità. Al contrario è molto utile che esse si confidino con persone serie e con le donne che hanno vissuto nel loro passato esperienze simili, soprattutto se queste dimostrano equilibrio e amore fraterno. Tacere la propria identità a chi vuole il loro bene è come andare da un avvocato e dirgli di difendere la causa, a patto che egli ignori nomi e persone.
  3. La chiesa non potrà mai avallare i ragionamenti delle innamorate tradite o mantenute come amanti nascoste. Le riesce anzi più facile identificarle con le trasgressive in campo laico.
  4. Che fare allora? Debbono venire assolutamente alla luce i casi "disonesti" di preti che conducono il doppio gioco di una vita di facciata onorevole contro un'altra segreta. E' bene che il compito di farsi portavoce di una mentalità non schiava delle apparenze sia assunto da chi sa usare il rigore richiesto dai fatti in tutta la loro gravità. L'argomentazione più forte non è quella di gridare all'ingiustizia della Chiesa, ma di togliere il pretesto dell'alto valore di una legge, sol perché sarebbe fonte ed indice di elevata spiritualità. Ciò che è spirituale viene dallo Spirito, che è sovrano rispetto alle povere formulazioni del diritto (e qui c'è da salvaguardare la scelta di un celibato come carisma donato da Dio ad alcuni).
  5. Ottenere il cambiamento della legge con manifestazioni pubbliche, con pamphlets disonoranti, eccetera? Non mi pronunzio in merito. Io ho scelto la via della scrittura, non affrettata né puramente teorica, bensì documentata e umanamente calibrata. Anche in questo modo sono criticata da Autorità, da gente perbenista, da… preti sposati insieme alle loro mogli, che riposano sugli allori, eccetera. Non me ne preoccupo per il semplice motivo che non mi muovo per e con disprezzo della controparte, ma corredando ciò che dico con l'esperienza vissuta e con-vissuta insieme alle altre. Soprattutto testimoniando che bisogna "fare" la verità, prima ancora di dirla.
  6. Accogliere con amore sempre, in ogni caso, chi soffre situazioni difficili del genere.
  7. Stimolare la collaborazione, il dialogo, l'accesso onesto ai mezzi di informazione e quant'altro, perché l'opinione pubblica non si faccia complice involontaria di chi ammanta di sacralità leggi umane precarie.

In conclusione (provvisoria) non possiamo incoraggiare con grandi speranze chi ha il mal d'amore. Possiamo stare accanto a loro, senza restare inattive. E adoperarci a dipanare la nebbia densa dell'ipocrisia strutturale della chiesa e delle società che ne sono influenzate, lottando con strumenti onesti per il bene vero delle persone.

Ausilia

Un interessante intervento si aggiunge

... venire alla luce?

Ho letto con compartecipazione quanto Ausilia ha scritto, consapevole di quanto lei e Giacomo si siano adoperati per una trasparenza di vita e di onestà intellettuale come coppia prima che come individui: lei ex suora e lui prete sposato.

Io non so se esista una consapevolezza di quanto grande e vasto sia il problema delle relazioni nascoste, catalogate come clandestine che è una pessima definizione, ma credo che chiedere che queste sofferte situazioni vengano alla luce sia possibile a una condizione: lo debbono fare le coppie, ossia sono decisioni che si debbono prendere insieme, senza occultarsi dietro uno status (il prete in questione) o un larvato senso di protezione (la sorella innamorata).

In questo senso sarebbero di molto aiuto le coppie dei preti sposati, non solo le loro mogli, o l'iniziativa di qualche prete sposato che già si fa personalmente carico di problemi analoghi a quelli trattati in Donne Così.

Credo che sia una valida testimonianza l'essere insieme ad affrontare le "pene canoniche" e l'essere insieme ad affrontare anche il giudizio impietoso e superficiale di molti.

Dimenticare di essere stati (?) preti o di avere condiviso i tempi di discernimento per la scelta del matrimonio da parte delle loro mogli non aiuta.

Ma non aiuta neppure il perpetuarsi dell'anonimato che intende difendere un amore senza chiedersi quale futuro il medesimo abbia, magari accontentandosi delle briciole di un affetto, che talvolta sfocia in strazianti abbandoni.

Si tratta di venire alla luce, e per noi donne di non avere la sindrome della crocerossina o della donna che vive all'ombra di un uomo, qualsiasi uomo.

Un rapporto degno lo si costruisce senza equivoci in due, e lo si innesta nella vita quotidiana, dove le sofferenze e le gioie sono altre, ma non sono fatte di attimi da custodire e di desolanti periodi di contraddizione.

Questa è la mia speranza e la mia esperienza di donna sposata. Pur avendo la massima comprensione per ogni dolore, penso che il dolore di una possibile illusione sia quanto di più oggettivizzante la donna si possa pensare e concepire: è il toglierle dignità di persona e attribuirle un valore secondario rispetto alla "missione".

La storia è piena di donne che hanno vissuto all'ombra di "grandi uomini", ma esiste una storia non scritta di donne vissute all'ombra perenne di uomini (mariti, padri, fratelli e quant'altro) che le ha messe sempre in secondo piano, mai protagoniste e in grado di decidere ed incidere a livello privato e sociale. La società e la chiesa di conserva hanno proceduto sovente sulla pelle delle donne, laiche e religiose insieme.

Questo deve cambiare.

Coraggio! Io credo nella trasparenza, nel rischio della vita per portare Vita. Rinchiudersi ed avvitarsi in un rapporto che offre poche oasi di gioia in un deserto di sofferenza dovrebbe far riflettere sulla sua validità intrinseca, non sulla sua liceità.

Uscire allo scoperto insieme: questa è a mio parere la meta da raggiungere, la premessa perché la sofferenza e talvolta l'umiliazione di tanti e tante porti frutto.

Con affetto

Ornella