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Dal SITO PERSONALE DI un TIZIO CHE SI FIRMA MARCO CAPURRO!
cosa sai dei preti sposati?
((la nostra breve
nota in fondo)) Beh! anche se Vi rompo un poco lo faccio solo a fini didattici. Un mio corrispondente web (un gentile studioso che ha commentato criticamente ed intelligentemente alcuni passi del mio sito sul papato) mi ha inviato un suo libro, di recentissima edizione, proprio sull'argomento del matrimonio del clero nel corso dei secoli dall'XI° al XIII°. L'argomento mi interessava e me lo sono letto con attenzione e curiosità. Confesso che l'equità delle interpretazioni, la chiarezza dell'esposizione e la particolarità dell'argomento non hanno faticato a convincermi della bontà del "prodotto". PRETI SPOSATI NEL MEDIOEVO , di Francesco Quaranta, Editrice Claudiana, è un ottimo libro. Nella specificità dell'argomento rappresenta una fonte di istruzione e di meditazione notevole. A me è piaciuto , e molto! comunque "de gustibus...." e quindi ognuno di noi legge quello che gli interessa. Ma la cosa mi ha costretto a due riflessioni che rendo pubbliche: La prima è che per questi libri, chiamiamoli specialistici, non esiste una critica al di fuori del loro specifico campo. Non ne troverò una recensione su Repubblica o sul Corriere. Non verrà commentato dal Manifesto o su Panorama, anche se l'argomento ha riflessi di importanza capitale su molti aspetti della nostra vita di tutti i giorni. L'essere il clero coniugato regolarmente o meno comporta una serie di conseguenze incalcolabili per l'evoluzione e la crescita della dottrina cattolica. L'ottica con la quale oggi la Chiesa guarda a problemi come l'aborto,il sesso extramatrimoniale e matrimoniale, la contraccezione, la prostituzione, l'educazione dei figli, le relazioni interreligiose, subirebbe uno scossone niente male. La seconda è che, tutti quanti siamo , esprimiamo pareri, opinioni, critiche e giudizi che condannano o assolvono questioni di primaria importanza senza saperne un tubo. Ho amici colti e ricchi che, condotti destramente sull'argomento, hanno tranciato il nodo gordiano della questione senza averne alcuna conoscenza. Nemmeno catechistica.... e questa, beh! questa è una brutta faccenda. Trasposta su altri piani identifica comportamenti che spaventano, giudizi dati "a pelle" o, addirittura, per ragioni "estetiche". Opinioni che decidono della vita o della morte di altre persone espresse a titolo, per così dire, gratuito. Eppure i loro affari li fanno benissimo e sanno tutto sulle "accise"! Mah? Marco Capurro
Domande al Cappellano... Credo che la presenza del sacerdote in una comunità sia buona perché apportatrice di bene, però se fosse sposato non capirebbe di più le esigenze della gente comune? Non ci sarebbero anche più vocazioni?
Rispondo
con un
testo già presente nel sito. Gli apprezzamenti
positivi fanno piacere ma non credo per niente nella figura del
prete sposato. Di fronte a certe problematiche è facile fare
considerazioni banali o proporre soluzioni facili del tipo: i preti
dovrebbero sposarsi! Sono soluzioni che - a mio avviso - denotano non
poca miopia. Forse tutti gli uomini sposati sono felici, hanno risolto i
propri problemi affettivi e sono irreprensibili? Forse tutte le persone
sposate sono solidali e comprensive? La realtà è
che il
prete sposato fa comodo ad una visione laica che mal sopporta la
"diversità" del sacerdote. Il
celibato sacerdotale è una continua provocazione, un
continuo ricordare che dietro quell'uomo,
apparentemente solo, c'è qualcun Altro! È
più tranquillizzante vedere il prete con la moglie, avere
l'impressione che sia esattamente come noi, quasi
fosse un'implicita giustificazione (non della realtà del
matrimonio, buona in sé) ma di altri comportamenti che persistono anche
ad onta del matrimonio.
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