Il nostro "biglietto da visita"
Donna in relazione al Sacro
può dire molto e nulla. Da qui la necessità di precisare alcuni punti che ci identifichino.a) Un certo scarto nei singoli lati del tema
E’ sufficientemente noto che la donna con ruoli gregari e subalterni è una costante nella storia delle religioni, quando esse hanno perso il legame diretto con la natura e con la vita e si sono cristallizzate in forme istituzionali dove si renda necessario l'esercizio del potere.
Per la necessità di delimitare la questione, noi affrontiamo solo il rapporto ed il ruolo della donna con e nella Chiesa Cattolica. E l’esigenza di arrivare al cuore delle questioni ci fa privilegiare lo studio, e quindi l'attenzione, a "fenomeni" particolari, che non intendono esaurire l'ambito della ricerca, se essa si prolungherà nel tempo, ma prendono in esame il maggiormente "evidente" ed il più frequentemente "occultato": una sintomatologia insomma, dalla quale partire non per fermarci, ma sulla quale significativamente soffermarci.
Perciò, accanto al tema delle donne in relazione al sacro per motivi connessi al celibato presbiterale, che ha dato luogo alla stampa del libro "DA DONNA A DONNE" (per il quale vi rimandiamo alla rubrica "Bibliografia"), ora concentriamo il nostro interesse sulle suore e sulle ex-suore, convinte che i motivi i quali hanno indotto le seconde a lasciare l'istituto possano essere gli stessi per i quali la vita religiosa può essere vissuta in maniera asfittica e non liberante.
b) La sconfitta delle categorizzazioni e il femminismo
Lo confessiamo: è una sconfitta per noi dover categorizzare, dato che trattiamo temi fin troppo specifici: non proviamo infatti il gusto delle femministe di poco fa', quando si limitavano a rivendicazioni che ormai hanno fatto quasi ovunque il loro corso; tanto più che del femminismo seguiamo gli sviluppi. E ci preme evitare la trappola del creare uno iato tra la cosiddetta fase accademica di donne che svolgono attività di ricerca femminista nelle università, e le donne comuni, che accettano ancora gli antichi ruoli "privati", retrocedendo, talora inconsciamente, dalle posizioni sociali conquistate.
Il nostro intento è coniugare la ricerca con l'avvicinamento delle persone. E siccome non si può abbracciare molto se si vuole stringere qualcosa, "chiamiamo per nome" alcune tipologie di donne emarginate (che talvolta eludono l'emarginazione con la tattica, imposta o (apparentemente) scelta, del silenzio). Ma le persone le accostiamo lasciandoci avvicinare e interpellare, da pari, come se avessimo tutte gli stessi problemi. Lottiamo contro la categorizzazione, usandola e sfasciandola, in modo da accomunarci davvero senza distinzione di sorta. E perché, d'altronde, tante persone, di cultura e non, tendono ad ignorare il problema? Perché, a nostro modo di vedere, è più facile adagiarsi o rimuovere i motivi di emarginazione, anziché sanarli. Tanto è vero che i soggetti in causa cercano di occultare la propria identità e di conquistarsi una normalità di facciata, Perché le ferite sono soltanto rimosse. Sì, la categoria non si annulla negandola col silenzio, ma dilatandone i confini, fino a sentirci chiamate tutte a rispondere agli stessi quesiti. E cioè, in particolare: perché la donna è esclusa dai luoghi dove si gestisce il sacro? Non è per caso lo stesso motivo che allontana la donna dagli altri luoghi di potere?
c) Le testimonianze di vita "dette", non gridate
E’ bene anche fare chiarezza su un altro punto chiave: noi cerchiamo le testimonianze di vita dei soggetti in questione, garantendo ogni riservatezza se richiesta. Ma questo non vuole affatto dire che intendiamo urlare o piangerci addosso; ci proponiamo piuttosto di portare alla luce ed approfondire una tematica vasta, che poi è quella generale, a nostro avviso, di una sudditanza autentica e strutturale della donna nella Chiesa Cattolica. Con un pericolo reale: il contagio sociale, il quale è presente anche là dove la donna esibisce la sua sessualità come merce. Lungi infatti dal considerare delle situazioni "estreme ed opposte", noi riconosciamo in esse il medesimo movente: un'appartenenza di genere deprivata dei suoi veri valori e potenzialità. Ecco perché non vogliamo gridare, ma dire: per salvare anzitutto la nostra dignità. Ma, ahimè!, quanto è necessaria e lontana a raggiungersi la solidarietà tra donne.
d) La profezia della donna senza enfasi di sorta
Quello che noi ci proponiamo e proponiamo a tutti/e, è una comune ricerca di un vitale mistico profetico rapporto della donna col sacro.
Noi vorremmo uscire dai passaggi obbligati, dalle negazioni generiche, da idee preconcette e da quei pregiudizi che spesso allontanano tante persone dalla Fede e dalla Chiesa, da quell’oscurantismo di certa tradizione che mai riconoscerà pari dignità delle persone se non ritornerà ad abbeverarsi alle fonti dell’evangelo.
Il messaggio di Cristo è per donne e uomini indistintamente, mentre l'abbiamo sostituito con canoni e ritualità sacrali. Ma questo è un discorso che scende più nei particolari, e ci proponiamo di sviscerarlo con altre produzioni scritte e con i cenni che ne facciamo nell'altra rubrica di questo sito sul comune discepolato - di donne ed uomini - alla sequela di Cristo.
Ornella Marcato, Ausilia Riggi