Quale testimonianza?

E' chiaro che ai perbenisti può sembrare strano che delle persone "trasgressive" siano convinte di dovere testimoniare ciò che sono: persone che vivono la loro esperienza di amore e di fede, contro vecchi pregiudizi e contro il triste isolamento, complice di un tabù da smontare. Non si tratta di chiamare bene ciò che è male, ma di saper vedere il bene che si nasconde dietro forme che di negativo hanno solo fruste tradizioni. Queste non hanno niente a che fare con un comportamento dignitoso e coerente, forse anche profetico, in quanto annunzia

il predominio dell'amore sulla legge.

(la corrispondenza continua, ed è un invito ad "incontri ravvicinati".

Chi vuole, chieda l''indirizzo)

27 settembre 2003

Care "donne contro il silenzio", ho sentito parlare di voi e vorrei comunicare con voi. Io mi chiamo Rosa e sono la moglie di un prete il cui nome è Paolo.

La nostra storia è venuta alla luce nell'ottobre del 200, suscitando tanto scalpore da divenire oggetto dei media. Ci siamo sposati con rito civile nel dicembre dello stesso anno, qui nella nostra città. Siamo stati "scandalo", additati come rei di un grave delitto, io vista come rivale di Dio, lui come un traditore. Abbiamo dovuto superare tante difficoltà, la ricerca di un lavoro, di una casa, la riprovazione sociale. Nonostante tutto camminavamo per le vie della nostra città senza abbassare lo sguardo, consapevoli della testimonianza che eravamo chiamati a dare.

Le difficoltà per noi non sono ancora finite, tanti ostacoli dobbiamo ancora superare.

Avrei ancora tanto da dire, sull'isolamento sociale, sui pregiudizi, sul silenzio di chi si diceva nostro amico e fratello; sul comportamento terroristico e anacronistico della chiesa locale.

Questa lettera vuole essere un primo segno della nostra vita insieme, di una famiglia che vive quotidianamente nella fiducia in Dio "anche se a molti ciò sembra paradossale".

Desidererei che la nostra esperienza non rimanesse isolata.

Chiunque volesse comunicare con noi può farlo all'indirizzo che hanno Donne così, e ve lo faranno avere.

Ciao, Rosa

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4 ottobre 2003

Care donne contro il silenzio,

grazie per aver risposto. Sono già in possesso del tuo " Da Donne a Donne" e di alcuni testi che trattano del celibato.

Abbiamo apprezzato il vostro gesto di tutela verso di noi, attribuendoci nomi fittizi, ma per quanto mi riguarda vorrei cercare di aiutare quelle donne che vivono il loro amore nella clandestinità, con tutta la sofferenza e il disagio che ciò comporta. Vorrei verso loro e verso tutte pormi in ascolto con umiltà ed affetto per far sì che non resti un’esperienza isolata e sterile.

Vorrei farvi sapere che noi abbiamo una splendida bambina di 14 mesi il cui nome è Benedetta.

Noi nella nostra casa non abbiamo il telefono fisso, per cui posiamo leggere la posta in arrivo solo quando ci rechiamo dai genitori, il che succede di norma il fine settimana.

Non appena mi sarà possibile vi invierò il racconto della nostra vicenda.

Grazie per la vostra disponibilità, Rosa