BEE…NEDETTO!   BEE…NEDETTO!


Gli amici mi scuseranno:al coro inneggiante o denigratorio sollevatosi un minuto dopo l’elezione di Benedetto XVI, non riesco ad unire la mia voce.

Ho già scritto che la folla in piazza mi fa paura: è la folla di piazza Venezia e di piazzale Loreto, dell’assalto al forno delle Grucce e del silenzio quando Renzo viene tradotto in manette. Mi ha turbato lo striscione “SUBITO SANTO” ai funerali di Woityla e non mi è piaciuta la sottoscrizione cardinalizia alla petizione perché Giovanni Paolo II sia “acclamato” alla gloria degli altari.

Non riesco ad unire la mia voce a chi scrive PASTORE TEDESCO, NAZINGER e via titolando perché penso che si debba rispetto ad un capo di una religione, di qualunque persona si tratti. Chi mi conosce sa che non riesco ad apprezzare il Dalai Lama, ma non mi permetterei mai di fare un articolo di insulti su di lui.

Non riesco neppure ad unire la mia voce a chi ha sprecato inchiostro in peana al cardinale prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, diventato Papa in un giorno e mezzo.

Non posso dire di conoscere Joseph Ratzinger. Mi sono formato sui suoi libri e sugli articoli che scriveva su Concilium. Ho avuto una corrispondenza con lui quando ero in fase di discernimento se abbandonare il ministero attivo per contrarre matrimonio e, dopo il matrimonio, su temi religiosi e di riforma della chiesa: ho trovato sempre una persona delicata, disponibile, attenta. Molto gentilmente mi ha ricevuto con mia moglie: abbiamo parlato di quel che ci stava a cuore. Ci ha ascoltato e ha manifestato la sua opinione di cui abbiamo fatto tesoro e siamo usciti dall’udienza con l’opinione d’aver incontrato un uomo di fede.

La mia conoscenza è, quindi, un po’ superficiale. Sono però felice che Dio l’abbia scelto a guida della sua chiesa. Sì, sono ancora fra quelli che credono all’azione dello Spirito attraverso i cardinali riuniti in Conclave. Sì, penso ancora che Gesù ripeta dopo 2000 anni:”Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto”.

Benedetto XVI porterà frutti nella vigna del Signore, ne sono certo, perché vorrà essere docile alla sua azione.

Quando ero diacono, negli esercizi spirituali immediatamente precedenti l’ordinazione sacerdotale, manifestai tutta la mia apprensione al predicatore: mi sentivo un po’ critico verso l’istituzione, temevo di non essere all’altezza del compito che di lì a poco avrei dovuto svolgere. “Non ti preoccupare – mi tranquillizzò – Dio dà la Grazia del posto”. Sarà stata un’affermazione banale, ma mi ha rincuorato allora e mi viene in mente oggi: Benedetto XVI avrà la Grazia del Posto.

Gli faccio i miei auguri:

- gli auguro di essere davvero un Servus Servorum Dei, come si enuncia quando emana un decretro e un Pater Patruum, come si firma.

- Gli auguro di ascoltare TUTTE le voci della sua chiesa. Non so come farà perché credo che adesso avrà molti più filtri di allora, ma se farà tesoro della sua esperienza passata potrà essere un pastore che dopo aver ascoltato anche chi lo sollecita a sperimentare altri sentieri per pascolare il gregge, potrà capire dove andare

- Gli auguro di essere meno uomo d’immagine e più uomo di Dio. La radice della parola Dio potrebbe essere ricondotta alla voce greca “eidos” che significa appunto idea, immagine. Non si deve preoccupare di assomigliare a nessuno dei precedenti. Basta che ascolti la voce dello Spirito ed assomigli a se stesso. Dio l’ha scelto così.

Mi piacerebbe tanto che ascoltasse le voci che vengono dal silenzio della sua chiesa. Quel silenzio che forse anche lui, rispettoso di direttive, ha contribuito a creare.

C’è il silenzio dei teologi che si tormentano nella ricerca,

quello dei preti che cercano nuove vie di evangelizzazione,

quello di suore che credono in un convento più aperto,

di fedeli che pensano che l’obbedienza sia una virtù non cieca e ciuca,

quello di cattolici che sono convinti che evangelizzazione E’ promozione umana,

quello di molti che hanno scelto l’opzione preferenziale per i poveri e si tormentano di non poterla realizzare,

quello delle donne che si sentono chiamate al servizio ministeriale e vivono una vocazione frustrata in una chiesa maschilista,

quello di preti che amano tremendamente Dio, il loro sacerdozio, l’annuncio del Vangelo e di nascosto abbracciano teneramente una donna che li fa sentire colpevolmente amanti, ma li carica d’amore per continuare ad annunciare il messaggio dell’Amore.

Ci sono tanti silenzi che, se diventassero improvvisamente un grido, soffocherebbero i peana laudatori ed i cori denigratori.

Ernesto Miragoli