Un’interessante storia contemporanea davvero esemplare di un modo di essere che non comporta, neanche per monaci contemplativi, una separazione assoluta dal mondo, perché essi lo interrogano, dialogano e si rendono utili tra gli altri con intelligenza e aderenza alla concretezza. Qui “preghiera e lavoro” non sono realtà estranianti

la penombra di una vita tuffata nel luccichio delle apparenze.

Qui non c’è una sessualità sublimata, come si dice ancora in gergo scientifico; c’è la vita nella sua pienezza di senso guardata alla Fonte; non c’è uno spostamento dal sesso-realtà inferiore ad una realtà superiore. Ci sono persone  ‘integre’, che vivono  per amore e nell’amore. La scelta particolare di un monachesimo casto non è che la conseguenza di uno stile di vita ordinato a fini voluti e amati per se stessi, non in sostituzione di altri.

Non vedremmo male tra i frati di cui si parla qui sotto la presenza di persone che hanno avuto un passato di donazione totale a Dio. Passato che vogliono disseppellire dalla sabbiosità di un quotidiano inadatto  ad ideali mai abbandonati nel profondo del cuore.

E certo non è la nuova vita laica ad impedire a chi lo desidera un accordo sinfonico

 con quella di questi religiosi.

I documenti ecclesiali ricordano qua e là che l’amore coniugale è paradigma dell’ AMORE divino; che nessuno stato di vita è più perfetto di un altro. Perché non verificare-a-fatti tali accenni che timidamente compaiono in parecchi documenti ecclesiali (contraddetti all’interno degli stessi) e continuare ad AVERE PAURA?

 

BUSINESS DIVINO
 di MARIE BORDET

Vive dando le spalle al mondo. Dove il tempo e lo spazio si sono fermati per sempre. Dove i riferimenti abituali sono definitivamente svaniti. Qui, i giorni scorrono senza grida né risate, senza televisione né iPod, senza "Star Ac" (programma televisivo francese, ndt), senza SarkozyVillepin. La nostra vita quotidiana, forzatamente moderna e trepidante, non è che una musica sfuggente e lontana. Appena percepibile. Fr. Alexis – abito di ruvido cotone bianco e scapolare nero sopra, sandali di cuoio su calze bianche sotto – s'è scelto questo destino. Questo monaco trappista di 38 anni, nato protestante a Los Angeles, i genitori fornai emigrati in California, ha già passato quasi metà della sua esistenza dietro i muri dell'abbazia di Sept-Fons, pietrificata, venerabile, intimidente. Questo giovanottone non s'immaginava di lasciare un giorno le spiagge da surf per cedere, a 22 anni, all'appello di Dio e ritrovarsi recluso nella bruma fredda del boschetto borbonese, in un monastero dall'età canonica posto in mezzo al nulla, prigioniero volontario del silenzio, della preghiera e della contemplazione, secondo le esigenze della più pura ascesi.

Unico busillis, il telefono cellulare di fr. Alexis si affaccia visibilmente dalla tasca del suo abito. Un dettaglio che stona, se ci si riferisce alla rigida definizione di monaco perfetto. Ma il frate è perdonato, beneficia di una deroga a questo "peccato" ben delimitata. Perché, in verità, e senza che questo sia un paradosso insormontabile, fr. Alexis è tanto monaco contemplativo assiduo quanto businessman avvertito. Infatti, dal profondo della sua sacra dimora, annusa come nessuno le tendenze e gli appetiti dei suoi contemporanei. Chiamiamola così… ispirazione divina.

 Nell’intimità del chiostro, risponde al titolo di frate cellerario. Al secolo, è presidente di un’im-presa battezzata Le Moulin de la Trappe, proprietà esclusiva dei 70 monaci di Sept-Fons. “Io sono in rapporto permanente con l’esterno e mi assento spesso dal monastero”, dice frère Alexis, che incontra negozianti e clienti. “È una posizione pesante nella nostra comunità, perché è contrario al nostro stile di vita”. Ma tutti i frati trappisti danno prova di questo dono d’ubiquità: sono insieme religiosi e commercianti. Sarebbero, questi uomini di Dio, caduti nella tentazione di Faust? Stregati dal demonio degli affari? Non proprio, perché ecco la regola essenziale dell’abbazia da dove deriva tutto il resto: è interdetto vivere di carità, perciò la comunità deve essere al cento per cento autosufficiente. “La regola di san Benedetto lo prescrive: il lavoro è, con la preghiera, lo zoccolo della vita monastica”, spiega frère Alexis, diplomato in una scuola di commercio negli Stati Uniti.

Questa impresa un po’ speciale riempie la Francia di creazioni gustative, di tendenza biologica. La sociétà Le Moulin de la Trappe presenta, per il 2005, un piccolo giro d’affari di 4 milioni di euro e profitti che raggiungono i 150.000 euro. D’altronde i monaci non hanno esitato a diventare “datori di lavoro”: impiegano otto persone a tempo pieno. “Si tratta di un’impresa assolutamente classica, che cerca di guadagnare smerciando i suoi prodotti, afferma Marc Grandjean, responsabile acquisti del Moulin de la Trappe. InsommaLa disciplina è rigida, si parla poco, non si ascolta la radio, si resta discreti. I monaci trappisti sono uomini duri ma… molto dotati”.

In questa caverna di Ali Baba ricca di golosità, si trova di tutto: marmellate, lievito di birra, pappa reale, cacao in polvere e caffè, muesli e cicoria, biscotti di pasta frolla e tè esotici. E in cima alla lista, l’intramontabile, l’autentica Germalyne (100% germe di grano, ndt). La bella storia risale all’anno di grazia 1930, quando i monaci schiacciavano ancora il grano nel loro vecchio mulino. Il frate mugnaio, che allora si lamentava di una salute cagionevole, aveva sentito dire che il germe di grano (fino ad allora usato per nutrire il bestiame) faceva dei miracoli sul corpo umano. Ed ecco come i monaci di Sept-Fons inventano - mezzo secolo prima che venisse avviato il settore, con Gerblé, Gerlinea ed altri Gayelord Hauser - il concetto di integratore alimentare! "I nostri predecessori hanno avuto un fiuto incredibile – si entusiasma fr. Alexis – hanno creato il primo prodotto dietetico di Francia". Da allora, i frati che si sono succeduti si trasmettono, nella più pura tradizione orale (ma piano piano! Qui si può soltanto mormorare) il loro inestimabile segreto: la formula magica della Germalyne, che permette di stabilizzare il germe di grano conservandone le vitamine naturali.

All’indomani della Seconda Guerra Mondiale, la scatola di cartone giallo guadagna i suoi primi galloni. La polvere ocra, mescolata alla minestra o nello yogurt, fa dimenticare il gusto amaro della rutabaga. E questi cereali, che emanano un profumo di nocciola, sopravviveranno agli anni di crisi per diventare un prodotto di consumo corrente. La Germalyne si trova dappertutto: da Franprix, Leclerc e Carrefour, in tutti i negozi di prodotti dietetici di Francia e Navarra.
I frati di Sept-Fons regnano su un’industria del germe di grano che ogni anno smercia una montagna di più di 150 tonnellate di cereali. Per un profitto lucroso, ma assolutamente caritatevole. Essi accarezzano un dolce sogno: un lifting completo della loro abbazia, che dalla Rivoluzione francese non è più stata ristrutturata! Budget richiesto: 5 milioni di euro.
Questi operai della fede vanno avanti con la regola dei tre otto: otto ore di preghiera, otto ore di lavoro, otto ore di sonno. I frati si svegliano alle 3,15 per il mattutino, il primo ufficio del giorno (ve ne sono sette). La giornata si divide secondo un ritmo ternario: lavoro, lectio divina, e preghiera, e si conclude – in inverno come d’estate – alle 20.

La cesura rispetto alla “vita di prima” è brutale come un colpo d’ascia: niente uscite, poche visite familiari, menù ascetici: niente carne e poco pesce. “Non fuggiamo il mondo – continua fr. Alexis – ma adottiamo uno stile di vita che ci permette di dedicarci a Dio”. L’uso della parola è rigidamente limitato. “Non ci sono chiacchiere tra di noi, perché è una piaga nelle comunità”, dice fr. Alexis. “Non parliamo che durante il lavoro”. Questa vita di lavoro e di preghiera, ritmata dalla strana melodia dei salmi e il rumore lieve dei passi dei frati che si affrettano per recarsi all’ufficio, è scolpita nella pietra, da secoli e secoli.

Tutto al contrario del business. Dove i gusti cambiano a gran velocità! Ansiosi di fidelizzare il cliente, i monaci lanciano, a ritmo serrato, batterie di novità che recano l'etichetta dell’Abbazia di Sept-Fons. Forti dei loro 80 prodotti in catalogo, sfruttano il filone Germalyne fino in fondo. La vendono in tutte le forme: solubile, in scaglie, in compresse, associata alla soia, a delle alghe marine, al lievito di birra ecc. E, qualche settimana fa, hanno innovato con un “inedito” olio vergine di germe di grano. «È pieno di Omega 3. Bisogna pubblicizzarlo come si deve», dice, senza batter ciglio, fr. Alexis.
La fantasia di questi uomini di Dio non conosce limite! Nei cartoni riposano confetture 100% biologiche e una bevanda istantanea a base di Germalyne… “Bisogna sempre inventarsi qualcosa per animare il mercato”, afferma fr. Alexis. “Non si resta a braccia conserte con la testa persa nelle preghiere, ad aspettare che le cose cadano dal cielo”. Allo studio, il rifacimento del loro logo. Il monaco- presidente Alexis, con la Bibbia “a tracolla”, parte alla ricerca di una buona idea. "Bisogna cambiare le nostre etichette", assicura. “Sono vecchie e non riflettono né la qualità né i valori dei nostri prodotti”. L'astuzia che funziona: cavalcare senza tregua l'onda del biologico. Lo spirito dell'assortimento viene da lì, dalla natura e dalla sua purezza. E tutto questo è contenuto in un succo concentrato nell’e-stratto del germe di grano. I frati hanno capito tutto del messaggio subliminale: sono i prodotti dietetici a dettare legge nei nostri frigoriferi. Non avendo nulla da invidiare ai più dritti imbonitori, architettano elenchi di argomenti propagandistici per la vendita, prendendosi un furbo piacere ad elencare diffusamente le vitamine del prodotto e i loro benefici per la salute. Il discorso – ben rodato – è il seguente: se mangiate in modo equilibrato, non c’è bisogno di ingurgitare germe di grano. Per gli altri… “Esso difende in modo naturale dalle mancanze nutritive frequenti della vita attiva di oggi”,pontificano i monaci di Sept-Fons.

Per rendere il messaggio martellante, tutti i mezzi sono buoni. Le Germalyne & Co. hanno profili dettagliati e prezzi sul sito dell’abbazia dal 2002! Fr. Philippe, che era entrato come novizio a Sept-Fons nel 1971, è l’uomo della rete informatica. Questo ex ingegnere della Michelin, che è stato catturato dalla grazia (“un giorno in visita a Sept-Fons, in occasione di una liturgia delle ore, sono stato preso da un’esplosione di risa. E, all’improv-viso, ho smesso. Ero stato rivoltato come una frittella in una frazione di secondo, da una voce interiore. Quella di Dio”), è incaricato del sito internet. “Internet è indispensabile al commercio, ma fa discutere nella comunità”, assicura fr. Philippe. “Talvolta fa un po’ paura, perché rappresenta l’apertura al mondo e alle sue tentazioni”. Soluzione: per evitare lo spam di ogni genere, i monaci si sono dotati di un software di protezione.

Il padre abate Dom Patrick, autorità assoluta nell’abbazia, presente a Sept-Fons da 37 anni, ostenta una grande fermezza. "Dobbiamo sviluppare un’attività per venire incontro alle nostre esigenze. Ma il business non deve diventare più importante di noi. Non siamo qui per produrre la Germalyne ma per vivere con Dio”. La linea di demarcazione viene rispettata. “La Germalyne viene distribuita in Francia, in Belgio, in Svizzera e in Italia”, si inorgoglisce fr. Alexis. “È un buon inizio, ma perché non negli Stati Uniti?”. Poi, subito, si riprende: “Però non è che dobbiamo diventare una multinazionale”. Non c’è pericolo, è ben lontano dal cadere nel cliché del perfetto presidente. Tutte le estati, va dieci giorni presso un’abbazia sorella, fondata dai monaci di Sept-Fons, nella Repubblica Ceca. “Sono le mie vacanze da padrone! Niente golf, niente yacht e niente sigari. Prego, taglio l’erba e lavoro nel frutteto”.

 

(Adista : DAL SETTIMANALE FRANCESE “LE POINT” (14/07/06)