Dal servizio presbiterale all’umile intenso
lavoro laico
Nel ricordo che ci lascia la prof.a Dora Marucco
e pubblicato su "Lettera Cisl", appare
l’uomo
che valorizza i suoi talenti con la
costanza, l’umiltà, la dedizione

Se
in questo campo Torino riuscì a diventare un modello per tutti
lo si deve in gran parte a Giacomo. Fu una fortuna che nel dicembre del 1980
Franco Aloja ce lo
presentasse. Apparentemente non c’era da scommetterci: Giacomo poco sapeva di
sindacato, non era pratico di archivi e inoltre lui,
già parroco di un’importante parrocchia a Torino, stava vivendo con grande
sofferenza le conseguenze sociali della sua recente scelta di essere diventato
prete sposato. Ciò che emerse invece subito era che Giacomo, da persona
intelligente e colta quale era, si rivelava curioso di tutte le realtà,
considerava lo studio una fatica arricchente, cercava caparbiamente una nuova collocazione che gli permettesse di essere se stesso e di
continuare il servizio agli altri conformemente alla sua originaria scelta di
vita, sempre confermata. Ne diede prova durante in
quasi vent’anni della sua attività di archivista alla Fondazione, cui si era
preparato scrupolosamente seguendo corsi di formazione specifica, studiando e
superando brillantemente gli esami, tanto da diventare un esperto in materia,
pubblicamente elogiato dagli specialisti. L’Archivio della Fondazione divenne
un centro vitale, dove confluivano studiosi, laureandi, sindacalisti per le
loro ricerche, mentre i responsabili della “Nocentini”,
utilizzando le scarse risorse economiche allora a disposizione, approntavano,
anche grazie alla collaborazione degli obiettori - gli unici che potessero
fornire un po’ di aiuto - ma soprattutto alla capacità
di lavoro e alla generosità di Giacomo, programmi di attività all’interno e
all’esterno del sindacato, pubblicazioni, corsi.
Con
Giacomo Pignata che fu per alcuni anni partner
quotidiano dell’allora presidente Franco Gheddo,
anch’egli prematuramente scomparso, se ne va un pilastro della stagione pionierista dell’Archivio sindacale.
Dora
Marucco