«Io, prete e gay in fuga dalla Romania»
di Cinzia Gubbini
Dimitri Bica è arrivato a
maggio in Italia per chiedere asilo politico. Era padre superiore di un
monastero rumeno e ha pubblicamente dichiarato di essere
omosessuale. «Nel mio paese mi perseguitano»
Il suo passato è racchiuso in un borsone di tela
nero. E per quanto riguarda il suo futuro, beh, per
ora non va molto più in là dei prossimi tre mesi estivi: animatore in un
villaggio turistico a Pescara. Tutto è sospeso, finché
A vederlo in faccia, Dimitri, non si direbbe proprio
che è un ex prete ortodosso. Alto, atletico, capello
curatissimo e sguardo profondo. A testimoniare la sua
fede ancora salda, l’inseparabile croce al collo. Eppure
di lui è stato detto che è il satana e l’anticristo. Dimitri, è il primo prete
rumeno ad aver dichiarato pubblicamente di essere gay.
Lo ha fatto nel 2002 dai microfoni di una tv nazionale, quando aveva già
abbandonato le vesti da un anno, terremotando il
sistema dei media che per un po’ di tempo se lo sono
conteso. Primo caso pubblico e «piccante» di «coming out» in una società, quella rumena, che ancora oggi
vive l’omosessualità come un tabù insuperabile, come un pericoloso veleno che
può infettare lo status della famiglia tradizionale.
Dimitri lascia il convento
«E’ successo nel 2001», racconta Dimitri, che fino a
pochi giorni fa era a Roma per cercare un lavoro. «Da diverso tempo
attraversavo una crisi personale. Ma a convincermi che non potevo continuare a
fare il prete è stata una busta. Era grande, gialla e
arrivava dal Patriarcato». Quella busta conteneva un serie
di fogli accompagnati da una lettera in cui il Patriarcato chiedeva ai
sacerdoti di raccogliere firme tra i fedeli contro la «legge 200» che era in
discussione in parlamento. La legge, poi approvata tra infuocate polemiche,
doveva abolire l’articolo 200 del codice penale che prevedeva ancora il carcere
per il reato di sodomia. Riformarlo era tra le condizioni necessarie perché
All’epoca Dimitri, seppur giovane, è un prete in
carriera: padre superiore del monastero Poiana Marului,
nella provincia di Caras. E’ un giovane sacerdote
dinamico, in quegli anni fa anche costruire una chiesa la cui foto appare in
alcuni giornali rumeni che hanno parlato della sua storia. «Diciamo che l’ho
costruita con le mie mani», dice ancora orgoglioso. Comunque,
decide di abbandonare la sua esperienza spirituale, e va dal vescovo a
rassegnare le sue dimissioni. «Ma non ho spiegato le
vere ragioni per cui me ne volevo andare. La situazione era difficile». Il
vescovo gli dice che probabilmente è stanco, gli consiglia di prendersi qualche
settimana di riposo, di andare dalla madre a schiarirsi le idee. Lui lo fa, e
si schiarisce le idee tanto bene da decidere che in monastero non ha più
intenzione di tornare e che, anzi, deve fare qualcosa di più per denunciare
l’atteggiamento della Chiesa.
Scoppia lo scandalo
Così, decide di montare un caso mediatico.
Trova un contatto con la giornalista della tv nazionale Madalin
Ionescu, che conduce la trasmissione «Miezul Problemei» («Il Punto sul
problema») e lancia la bomba. Non soltanto dichiara di essere
gay, ma annuncia di avere un’audiocassetta in cui un
giovane seminarista racconta di essere stato violentato da un vicario
episcopale. «
Per l’ex prete inizia un calvario. Lui denuncia
«Rinchiuso in un monastero»
Per questo decide di venire in Italia. In quei mesi
c’è la sanatoria della Bossi-Fini, lui riesce a
ottenere un permesso di soggiorno e per un po’ lavora in un supermercato vicino
a Brescia. Ma non ha perso tutti i contati con la sua
Chiesa, e nel 2004 il vescovo gli manda a dire che se vuole può tornare,
provare a rimettersi sulla retta via. Lui decide di provare. «Non lo avessi mai
fatto. Per tre mesi mi hanno spedito in un convento in montagna. Dovevo solo
pregare, pregare, per lavare le mie colpe. Potevo
mangiare solo una volta al giorno, e niente carne e
niente uova. Stavo malissimo. Dicevano che dovevo guarire, e che con la
preghiera sarei guarito. Io lo facevo, ma non succedeva niente».
D’altronde l’esperienza ecclesiastica di Dimitri è
cominciata proprio così: è diventato prete perché gli avevano spiegato che la
sua attrazione per lo stesso sesso era una malattia dell’anima, che poteva
essere curata solo grazie alla preghiera. «Avevo quindici anni - ricorda oggi -
e mi ero iscritto al liceo artistico di Timisoara.
Volevo diventare un pittore. Ma mi accorgevo che non ero come tutti gli altri:
le donne non mi interessavano. Invece, mi piacevano i
ragazzi. Così, andai a confessarmi da un prete - continua - e lui mi consigliò
di entrare in seminario. Così sono diventato un sacerdote».
Dopo l’esperienza della «clausura»,
per Dimitri è chiaro che la sua casa non è
Continua a frequentare le trasmissioni tv, dalla
rivista Switch lancia al governo
e al parlamento la proposta di approvare i Pacs anche
in Romania. Ma continua anche a battere sull’«ipocrisia
della Chiesa». Questa volta entra in rotta di collisione niente meno che con i
monaci ortodossi greci che vivono nel «sacro» monte Athos,
quello dove le donne non possono mettere piede dall’XI
secolo. «Durante il mio periodo di riavvicinamento alla Chiesa - racconta Bica
- andammo in pellegrinaggio al monte Athos. Lì ho
visto delle cose molto strane. Per esempio: dei giovani che,
chiaramente, non erano pellegrini. Erano vestiti molto alla moda, giravano in auto, secondo me erano omosessuali.
Per la verità molta gente, durante il pellegrinaggio, me lo ha confermato. Ma sono solo mie supposizioni. Dunque, quando sono tornato,
durante una trasmissione televisiva ho soltanto
chiesto: che ci facevano quei giovani al monte Athos?».
Apriti cielo due. Sono di nuovo
polemiche e polemiche sui giornali. Su alcuni Forum internet, ad esempio
lo Schitul Darvari si
leggono interventi inquietanti, tipo: «Sono convinto che questo Dimitri è
pagato per fare del male alla Chies ortodossa» e un
altro «Forse dovremmo passare a qualcosa di pratico».
«Corto circuito» con Pizzo Calabro
Per Dimitri, insomma, si mette male. Fino a che, girando su internet non entra in contatto con un
italiano, che decide di dargli una mano. L’ex prete è convinto che si
sia trattato di «un segno del cielo». L’italiano è Francesco De Maria Feroleto, assessore alle Pari
Opportunità di Pizzo Calabro. Nel suo comune Feroleto
ha fatto approvare le unioni civili, valide anche per persone dello stesso
sesso «prima di Zapatero», come ama ricordare. «Ho incontrato Dimitri su internet - racconta l’assessore - parlava
della sua storia, dice va di temere per la sua vita. Che
aveva paura di uscire, anche in compagnia. Così gli ho detto che, se
riusciva ad arrivare in Italia, gli avrei dato una mano. E’ arrivato il 5
maggio e io l’ho aiutato a mettersi in contato con la questura e con
Da Il manifesto, 18.06.2006