Una piccola grande storia 


di Beppe, cdb, Pinerolo



Il tesoro della lettera “H

 

 

 

A una cena di raccolta fondi per una scuola che serve i disabili mentali, il padre di uno degli studenti fece un discorso che nessuno di coloro che partecipavano avrebbe mai dimenticato.
Dopo aver lodato la scuola e il personale addetto, fece una domanda: "Quando non ci sono interferenze esterne la natura di tutti è perfetta. Mio figlio Antonio, tuttavia, non può imparare le cose che imparano gli altri. Non può capire le cose come gli altri. Dov'è l'ordine naturale delle cose, in mio figlio?"

Il pubblico fu zittito dalla domanda. Il padre continuò. "Io ritengo che, quando un bambino come Antonio, fisicamente e mentalmente handicappato viene al mondo, si presenta un'opportunità di realizzare la vera natura umana ed essa si presenta nel modo in cui le altre persone trattano quel bambino".

Poi raccontò la storia che segue.

Antonio e suo padre stavano camminando vicino a un parco, dove c'erano alcuni ragazzi che Antonio conosceva e che giocavano a baseball. Antonio chiese:"Credi che mi lascerebbero giocare?"

Il padre di Antonio sapeva che la maggior parte dei ragazzi non volevano un ragazzo come lui nella squadra, ma comprendeva anche che se al figlio fosse stato permesso giocare, la cosa gli avrebbe dato un senso di appartenenza di cui aveva molto bisogno e un po' di fiducia nell'essere accettato dagli altri, nonostante i suoi handicap.

Il padre di Antonio si avvicinò a uno dei ragazzi sul campo e chiese se Antonio poteva giocare, non aspettandosi un granché in riposta. Il ragazzo si guardò attorno, in cerca di consiglio e disse: "Siamo sotto di sei e il gioco è all'ottavo inning. Immagino che possa stare con noi e noi cercheremo di farlo battere all'ultimo inning".

Antonio si avvicinò faticosamente alla panchina della squadra, indossò una maglietta della squadra con un ampio sorriso e suo padre si sentì le lacrime negli occhi e una sensazione di tepore al cuore. Il ragazzo vide la gioia di suo padre per essere stato accettato. In fondo all'ottavo inning, la squadra di Antonio ottenne un paio di basi, ma era ancora indietro di tre. Al culmine del nono e ultimo inning, Antonio si mise il guantone e giocò nel campo giusto.

Anche se dalla sua parte non arrivarono dei lanci, era ovviamente in estasi solo per essere nel gioco e in campo, con un sorriso che gli arrivava da un orecchio all'altro, mentre suo padre lo salutava dalle gradinate.

Alla fine del nono inning, la squadra di Antonio segnò ancora. Ora, con due fuori e le basi occupate, avevano l'opportunità di segnare la battuta vincente e Antonio era il prossimo, al turno di battuta.

A questo punto, avrebbero lasciato battere Antonio e perso l'opportunità di far vincere la squadra? Sorprendentemente, a Antonio fu assegnato il turno di battuta. Tutti sapevano che gli era impossibile colpire la palla, perché Antonio non sapeva neppure tenere bene la mazza, per non dire cogliere la palla. Comunque, mentre Antonio andava alla battuta, il lanciatore, capendo che l'altra squadra stava mettendo da parte la vincita per far sì che Antonio avesse questo momento, nella sua vita, si spostò di alcuni passi per lanciare la palla morbidamente, così che Antonio potesse almeno riuscire a toccarla con la mazza. Arrivò il primo lancio e Antonio girò la mazza a vuoto.
Il lanciatore fece ancora un paio di passi avanti e gettò di nuovo lentamente la palla verso Antonio. Mentre la palla era in arrivo, Antonio girò goffamente la mazza, la colpì e la spedì lentamente sul terreno, dritta verso il lanciatore.

Il gioco avrebbe dovuto finire, a quel punto, ma il lanciatore raccolse la palla e avrebbe potuto facilmente lanciarla al primo che copriva la base e squalificare il battitore. Antonio sarebbe stato fuori e questo avrebbe segnato la fine della partita. Invece, il lanciatore raccolse la palla e la lanciò proprio al di là della testa del primo in base, fuori dalla portata dei compagni di squadra.

Tutti quelli che si trovavano sugli spalti e i giocatori cominciarono a gridare: "Antonio, corri in prima base! Corri in prima!" Antonio non aveva mai corso in vita sua così lontano, ma riuscì ad arrivare in prima base. Corse lungo la linea, con gli occhi spalancati e pieno di meraviglia. Tutti gli gridarono: "Corri alla seconda, alla seconda, ora!" Trattenendo il fiato, Antonio corse ancor più goffamente verso la seconda, ansimando e sforzandosi di raggiungerla.

Quando Antonio curvò verso la seconda base, la palla era fra le mani del giocatore giusto, un piccoletto, che ora aveva la possibilità per la prima volta di essere lui l'eroe della propria squadra. Avrebbe potuto lanciarla alla seconda base per squalificare il battitore, ma comprese le intenzioni del lanciatore e anche lui gettò intenzionalmente la palla in alto, ben oltre la portata della terza base. Antonio corse verso la terza base in delirio, mentre gli altri si spostavano per andare alla casa base. Tutti gridavano: "Antonio, Antonio, vai Antonio!".

Antonio raggiunse la terza base; quello opposto a lui corse per aiutarlo e voltarlo nella direzione giusta, e gridò: "Antonio, corri in terza! Corri in terza!" Mentre Antonio girava per la terza base, i ragazzi di entrambe le squadre e quelli che guardavano erano tutti in piedi e strillavano: "Antonio, corri alla base! Corri alla base, sali sul piatto!" Antonio corse, salì sul piatto e fu acclamato come l'eroe che aveva segnato un 'grand slam' e fatto vincere la sua squadra.

Quel giorno, disse il padre a bassa voce e con le lacrime che ora gli rigavano la faccia, i ragazzi di entrambe le squadre aiutarono a portare in questo mondo un pezzo di vero amore e umanità. Antonio non superò l'estate e morì in inverno, sempre ricordando di essere stato l'eroe e di aver reso suo padre così felice e di essere tornato a casa fra il tenero abbraccio di sua madre per il piccolo eroe del giorno!

* * *

E ora, una piccola nota alla storia. Noi tutti spediamo migliaia di barzellette per e.mail senza pensarci due volte, ma quando si tratta di inviare un messaggio sulle scelte di vita, la gente ci pensa due volte prima di condividerlo. Nel cyberspazio circolano liberamente le oscenità, le volgarità e le scene crude, ma le discussioni pubbliche sulla decenza vengono troppo spesso soppresse nelle scuole e sui posti di lavoro.

Se state pensando di inoltrare questo messaggio, con ogni probabilità state filtrando le persone sulla vostra lista dei contatti, distinguendo fra quelle 'appropriate' e quelle che no. Bene, la persona che ve l'ha inviato ritiene che tutti possano fare la differenza. Noi tutti abbiamo ogni giorno mille opportunità di aiutare a realizzare "l'ordine naturale delle cose".

Un saggio una volta disse che ogni società viene giudicata da come tratta i propri meno fortunati.

Beppe