Una testimonianza che fa chiarezza

Da parte di un frate gay

 

Giugno 2006

 

...da parte di un frate (gay).

 

amici miei

Quello che disturba forse è in questi interventi la "casualità" che li circonda e la confusione che volutamente si crea.

Per noi, solo per noi, due parole di riflessione.

 

Il punto primo è che la Chiesa condanna le unioni tra gay mettendole in relazione con la famiglia fortemente minacciata nel suo stesso istituto.

E questa è confusione.

Perché le persone che si vogliono unire in vita comune e che formano un nuovo nucleo "familiare" non accampano diritti ad equiparazione con l'istituto familiare. Il che non vuol dire che non sono famiglia, ma neanche che attentano all'Istituto familiare fatto di madre-padre-figlio-moglie.marito.

In realtà il termine "famiglia" ha una valenza biblica assai più vasta di quello che si vuole sottolineare.

E senza arrrivare a spiegazioni esegetiche vi faccio un esempio.

Io sono un religioso: un frate. Il Comune mi ha "obbligato" a firmare un foglio di convivenza in cui dichiaro che la mia "famiglia" censita è quella che comprende i religiosi "X", "Y" e "Z". Questo garantisce a me, superiore della comunità, di avere notizie in ospedale sui fratelli (ancor prima dei genitori) e cose varie (la pensione noi non l'abbiamo).

Il diritto canonico parla moltissimo delle "famiglie" religiose. Il Catechismo della Chiesa Cattolica lo stesso, anche accennando alla pastorale parrocchiale. E la spiritualità di molte "famiglie" religiose è proprio quella di vivere insieme e amarsi come Dio ci ama, come Gesù ha (familiarmente) amato i suoi apostoli ecc...)"mia madre e i miei fratelli sono quelli che fanno la volontà di Dio".

Mi rendo conto però che ogni volta che si parla di "famiglia" nel senso di amore tra persone gay, si salta il fosso e si grida allo scandalo, non dicendo però che il problema è che si tratta di gay, ma che il termine famiglia va usato solo per intendere il papà col pisellino e la mamma con la favetta. Questo, bisogna ammetterlo è "lavaggio del cervello".

Io credo che alle persone gay che vogliono vivere insieme non interessa che si faccia il Concilio Vaticano III che stabilisca che la famiglia gay è una famiglia di pari diritti all'Istituto civile, legale e religioso. Il gay che si unisce in vita comune con un'altra persona gay chiede solo quelllo che io, non sposato, religioso ecc... ho già: il diritto cioè ad usufruire di un concetto di famiglia "aperto", e cioè ad assistere il compagno o la campagna malati senza essere buttati fuori dalla suocera che finalmente può riprendersi il figlio. La reversibilità della pensione (che non c'entra con i problemi morali posti dalla Chiesa) ECC....

Questo è il primo punto.

Il secondo pari pari si applica al concetto di "matrimonio" e siccome non sono un esperto di cose legali, dirò solo quello che so riguardo al matrimonio religioso. E che cioè è un sacramento, un "Istituto" cioè in cui Dio si fa presente attraverso un segno o dei segni. Attraverso il matrimonio "religioso", lui e lei dichiarano di impegnarsi a vivere secondo gli insegnamenti egli obblighi della santa Romana Chiesa o della Chiesa che preferiscono.

Mi chiedo e vi chiedo quanti uomini e donne hanno scelto il "sacramento" per questi religiosi e sacri motivi!!!!

Perché sappiate che un matrimonio celebrato dagli sposi (etero naturalmente) che non risponda ai criteri già citati è nullo. Non passibile di processo di nullità, ma Nullo, perché ciò che rende il matrimonio valido è la fede, non in Dio, ma nei precetti e gli insegnamenti di santa madre Chiesa. Anzi, ciò che rende valido un matrimonio religioso è la volontà di credere negli insegnamenti della Chiesa (e non necessariamente del Vangelo soltanto o delle Scritture, ma della Chiesa)... poi, si sa, siamo uomini.

Mi obietterete che allora i matrimoni validi si possono contare sulle dita delle mani. Rispondo: di due o di una mano?

Detto questo, e liberando la Chiesa della responsabilità di imporre le mani sui fetidi gay che (orrore) vogliono accostarsi in modo sacro a Dio per chiedere benedizione sul loro amore garantito da veri e solidi principi cristiani (conosco coppie di gay che vivono più di me la loro vita cristiana), mi chiedo come mai il santo Padre si fa venire le crisi isteriche se un uomo e un uomo vanno al Comune di residenza e chiedono di amarsi con tutto il cuore, senza la pretesa di denominazioni sacramentali, ma col solo desiderio di vivere amando col cuore di Dio, fecondo non di figli, ma di gesti concreti di solidarietà, di rispetto, di amore oblativo condito di sante persecuzioni.

Ma perché si fa tanto chiasso?

La ragione è semplice.

Il gay non deve esistere.

Il problema non è che i gay non si debbono sposare...; quella è una stupida scusa. Il fatto è che noi siamo la prova che Dio....avrebbe commesso qualche errore nella manifattura di alcuni di noi, pezzi guasti.

E allora... ci teniamo i figli disabili e inceneriamo con scomuniche e odio i gay perché sono un  errore di Dio (secondo loro!!!!!)?

Ecco il dilemma.

Ecco perché secondo me ha ragione Rachele nelle sue parole quando incita alla lotta.

Il problema che io vedo però è che il gay si muove da solo e lo rimprovero sempre. Che meraviglia che ci siano Rachele e Daniela "normali" (sebbene inferiori perché donne........Augustinus dixit!).

Ma noi con le lotte di chi ci aggreghiamo? Perché invece di manifestare in piazza col culo di fuori non invitiamo altri pezzi rotti a lottare insieme a noi per ri-avere i nostri diritti di Figli di Dio?

Io andrò in Agosto a un congresso di preti sposati. Non sono prete intendo celebrare matrimoni né con uomo né con donna. Beata solitudo! Ma devo occuparmi di essere coerente e cioè lottare coi pezzi rotti.

Molti di voi invece continuano a lottare per i PACS e solo per quelli, dimenticando che un prete che chiede sospensione e si sposa, non ha diritto a nulla e se ha sessant'anni di cui quaranta spesi per la Chiesa, uscirà senza un soldo! Anche gli insegnanti di religione del vecchio ordinamento. Non parliamo di religiosi. Un mio amico religioso francescano dopo venti ani di missione in sudamerica si è innamorato e si è sposato. E oggi fa la fame. A 60 anni chi ti prende a lavorare? Neanche un soldo.

Chi garantisce noi poveri Cristi che domani possiamo finire sul libro nero di Ratzinger ( e io ci finirò presto) e ci trasformeremo in frati questuanti, ma senz'abito.....?

Al vostro buon cuore e soprattutto all'amore di Dio.

 

Vi saluto e vi abbraccio.

Siate solidali

Aprite le porte del vostro cuore anche alle miserie degli altri e uscite dai quartieri dove per l'accesso necessita il pass gay

 

fra Roberto

 

 

Dal "Corriere.it"

 

Nuovo monito di Benedetto XVI alla vigilia dell’Incontro mondiale delle famiglie cattoliche in programma a Valencia

Il Papa: «I media ridicolizzano il matrimonio»

Il Pontefice condanna pacs e unioni omosessuali: minacciano la piena dignità dell’essere umano

 

CITTA’ DEL VATICANO - Benedetto XVI ha aperto dal Vaticano con una ferma e rinnovata condanna dei pacs e delle unioni omosessuali l’Incontro mondiale delle famiglie cattoliche che da oggi affronterà a Valencia i grandi temi della famiglia e che si chiuderà domenica prossima con un intervento del Papa.

IL MESSAGGIO - Lo ha fatto in modo apparentemente incidentale rivolgendosi al nuovo ambasciatore dell’Uruguay, Mario Cayota Zappettini. Ma il messaggio, letto in spagnolo, sembrava chiaramente destinato alle famiglie riunite a Valencia e alla Spagna laica di Zapatero.
Papa Benedetto XVI ha ricordato che il matrimonio è solo quello tra un uomo e una donna e che altre forme di unione ne usurperebbero i diritti. E si è mostrato indignato nei confronti della stampa che ne «ridicolizza» l’alto valore.
Ha ravvisato «con preoccupazione» come una vera e propria minaccia alla «piena dignità» dell’essere umano «alcune tendenze che cercano di limitare il valore inviolabile della stessa vita umana dal suo concepimento fino alla sua fine naturale, o di dissociarla dal suo ambiente naturale, come è l’amore umano nel matrimonio e nella famiglia». Il pontefice ha collegato alla necessità di promuovere una «cultura della vita», e non solo «per motivi strettamente confessionali», la questione della famiglia, «struttura essenziale della società» e la questione «dell’unione nel matrimonio di un uomo e di una donna, secondo il disegno impresso Creatore nella vita umana».
Ha quindi espresso una severa critica nei confronti di quei mezzi di comunicazione sociale «che denigrano o ridicolizzano l’alto valore del matrimonio e della famiglia, incoraggiando così l’egoismo e il disorientamento, al posto della generosità e del sacrificio necessari per conservare la forza di questa autentica cellula primaria della comunità umana».
Benedetto XVI ha affermato che «sostenere la famiglia, aiutarla a compiere i suoi impegni indispensabili, significa guadagnare più coesione sociale e, soprattutto, rispettare i suoi propri diritti, che non possono essere dissipati davanti ad altre forme di unione che pretenderebbero di usurparli».


IN SPAGNA - Pur evitando i toni esasperati da crociata come quelli assunti di recente dal cardinale colombiano Alfonso Lopez Trujillo che già si trova a Valencia nella sua qualità di presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia, papa Ratzinger ha lasciato intendere con il suo discorso al diplomatico uruguaiano che non esiterà a rilanciare nella città spagnola tutti i punti fermi della Chiesa sulla famiglia e sui più delicati temi della morale coniugale e della bioetica.
Il pontefice incontrerà in Spagna anche il premier Zapatero. È già stato annunciato dal Vaticano che i giornalisti non saranno ammessi ad assistere neppure all’inizio del colloquio del Papa con il capo del governo spagnolo. Considerato dalla Chiesa locale il nemico numero uno della famiglia tradizionale.
Bruno Bartoloni