Coraggio di

ipotizzare e di dire

un modo diverso di vedere le cose

 

 

Omosessuali con l´obbligo di essere casti


Alla fine un nostro parere

 

Prendiamo a prestito da  pubblicazioni interessanti per far entrare nel circolo dello scambio le nostre opinioni, dettate sempre dal desiderio di costruire la Novità evangelica nel nostro tempo

 

Gentile Augias, una bella trasmissione su Raitre «Percorsi d'amore», dedicata agli omosessuali fatta di interviste non ad uomini e donne capaci di amori di serie B, ma a persone. Corre molta distanza tra giustizia evangelica e «legge» della Chiesa, specie nella sfera sessuale, in particolare per l'omosessualità (ignorata dal vangelo).

Il Catechismo (2359) dice: «Le persone omosessuali sono chiamate alla castità». Che significa? Il termine castità per la Chiesa cambia senso secondo le persone cui è riferito. La castità degli sposi che «devono sempre restare nei limiti di una giusta moderazione» (Pio XII, discorso del 29 ottobre 1951), è diversa dalla castità dei fidanzati. che sono chiamati alla continenza e devono «riservare al tempo del matrimonio le manifestazioni di tenerezza proprie dell'amore coniugale» (n. 2350 Catechismo).

Diversa la castità di coloro che abbracciano la vita consacrata (suore e preti), i quali devono rinunciare a qualsiasi manifestazione della sessualità. Ora, incredibile ma vero, la castità cui sono chiamati gli omosessuali è identica a quella delle suore e dei preti. La Chiesa, infatti, non solo è contraria ai Pacs, non solo è contraria alla convivenza di due persone non sposate, qualsiasi tendenza sessuale abbiano, ma considera peccato anche un bacio tra due persone dello stesso sesso. Sono certa che verrà il giorno in cui un buon pontefice chiederà scusa a queste persone, in nome della Chiesa.

 

Veronica Tussi

 

 

Leggevo nei giorni scorsi il bel libro di Laura Laurenzi 'Liberi di amare' (Rizzoli ed.) nel quale la nostra collega racconta tanti amori omosessuali che hanno attraversato il Novecento. Un'osservazione ovvia viene al lettore dopo qualche capitolo: quanto gli amori 'omo' assomiglino a quelli 'etero', in tutto e per tutto: passione e tenerezza, amore e odio, rivalse e gelosie.

Di fronte all'immutabilità degli affetti umani, alla loro ambiguità ('Odi et amo, nec tecum nec sine te vivere possum') il genere di chi compone la coppia diventa un dettaglio di non primaria importanza: "Il vero immortale è l'amor" per dirla col poeta ma anche con Pedro Almodovar «massimo bardo di questi intrecci di vita, arte, erotismo che da sempre propugna modelli di unione non ortodossi dimostrando che l'unica cosa per cui valga la pena di vivere è l'amore, di qualunque forma esso sia».

Addolora che la chiesa si affanni tanto a condannare l'amore omosessuale di fronte agli immensi problemi e alle vergognose ingiustizie del mondo contemporaneo. Secondo una tesi maliziosa un tale accanimento servirebbe a rafforzare il tabù a fini interni, di fronte alle tante violazioni perpetrate dai suoi ministri. Non credo che sia la vera ragione, non la principale almeno. Pesa sull'insegnamento della chiesa l'eredità di tempi remoti in cui l'omosessualità era punita anche con la morte.

Di questa concezione si è fatto portavoce l'ex ministro Buttiglione in occasione del suo infelice esordio in Europa, provocando il putiferio che sappiamo nonché l'indignato commento di un altro ex ministro, Mirko Tremaglia il quale esclamò: «Purtroppo Buttiglione ha perso. Povera Europa: i culattoni sono in maggioranza». Ecco come si può ridurre a strame un tema degno della più attenta considerazione.

(Da "La Repubblica" 14/06/06)

 

Un nostro parere
 

PREMESSA

Quasi sempre chi come la Chiesa si sente addosso una grande responsabilità ritiene di dovere intervenire nei cosiddetti casi difficili per correggere e suggerire orientamenti convenienti.

Noi preferiremmo ricevere da essa un segno positivo di incarnazione in tutte le pieghe dell’umano; e non ci dispiace che il nostro abitare in zone lontanissime da ogni esercizio di potere ci permetta di far giungere la nostra voce attraverso l’immedesimazione e lo “stare-accanto” a chi è emarginato.

 

LA FAMIGLIA E LE NUOVE PROPOSTE SU DI ESSA

Ai più la famiglia sembra ancor oggi un asilo che tutela la società da possibili deviazioni di ordine etico. Intanto si fa insistente ogni giorno di più il pericolo che i suoi valori siano intaccati nella sua stessa struttura di fondo, data la varietà di emergenti identità sessuali. E invero i nuovi modelli della sessualità sconvolgono i comuni paradigmi mentali. I sostenitori del nuovo rivendicano, lottano, si impongono socialmente a rischio di uscirne con le ossa rotte; e la Chiesa condanna e ammonisce.

Che fare?

 

 Forse il nodo della questione è nel fatto che i soggetti della diversità sessuale non sono tali per  scelta, bensì per necessità di natura, e perciò non è chiaro perché essi dovrebbero essere deprivati del diritto a rispondere agli impulsi del cuore e della carne se conservano integre la coerenza e l’onestà da rispettare in se stessi e nei riguardi degli altri.

Questo a livello personale. 

 

Più difficile una via di uscita circa la loro collocazione sociale, soprattutto circa la pretesa di formarsi una famiglia al di fuori dei presupposti su cui essa si regge.

Si impone una considerazione: la famiglia è una realtà che non va sostituita tout court da altre realtà, ma, semmai, va ripensata nel confronto. Ci pare giusto non pretendere di “mettere in piazza” altri modelli per avvallare le nuove esigenze che si fanno strada; si può dare posto al nuovo senza distruggere il buono che c’è nell’antico, proprio nel rispetto delle diversità.
 

LE CAUTELE DEL CASO

Quanto al fatto di immettere nella società elementi che sconvolgono i parametri della convivenza civile, la prudenza, forse, suggerirebbe, da una parte, un insieme di strategie contro l’IGNORANZA che scarta tali soggetti in difesa dei valori tradizionali; dall’altra lo spirito profetico, che, a livello laico, consiste nella capacità di far maturare possibilità inedite di crescita per tutti.

Chiediamoci con serietà, non quali strumenti la società dovrà porre in atto per non essere contaminata; non quali metodi di repressione adottare per evitare la destabilizzazione nella convivenza civile; ma di riconoscere che il nuovo può contribuire al bene comune meglio e più dell’adagiamento su modelli rassicuranti, ma svuotati di senso quando si riducono a fortezza vuote da difendere.
 

 UN ABBOZZO DI RISPOSTA

Il primo dovere è quello di non stare a guardare, scuotendosi di dosso ogni responsabilità, come se il problema che tocca direttamente gli altri non fosse anche problema di tutti. La carica dell’essere-contro-il-silenzio è nell’essere-per, prima che contro. Il secondo, inerente al primo, è quello di non ridurre la questione ad un fatto privato. C’è da fare molto altro ancora perché la “purezza del cuore” di cui parla il Vangelo abbia senso nella società attuale, senza cedere a lassismi morali e senza mettere addosso a chi non li può portare prepotenti “carichi”. Un’accettazione serena del fenomeno è il primo passo perché si guardi alla diversità come ad un FATTO UMANO che può portare il suo contributo alla crescita della comune responsabilità a rendere più vera ogni relazione umana, in cui l’altro è fondamentale punto di riferimento per conoscere noi stessi.

La redazione di D. C