Prendiamo a prestito da pubblicazioni
interessanti per far entrare nel circolo dello scambio le nostre opinioni,
dettate sempre dal desiderio di costruire
Gentile Augias, una bella trasmissione su Raitre
«Percorsi d'amore», dedicata agli omosessuali fatta di
interviste non ad uomini e donne capaci di amori di serie B, ma a persone.
Corre molta distanza tra giustizia evangelica e «legge» della Chiesa, specie
nella sfera sessuale, in particolare per l'omosessualità (ignorata dal
vangelo).
Il Catechismo
(2359) dice: «Le persone omosessuali sono chiamate alla castità». Che significa? Il termine castità per
Diversa la
castità di coloro che abbracciano la vita consacrata
(suore e preti), i quali devono rinunciare a qualsiasi manifestazione della
sessualità. Ora, incredibile ma vero, la castità cui sono
chiamati gli omosessuali è identica a quella delle suore e dei preti.
Veronica Tussi
Leggevo nei
giorni scorsi il bel libro di Laura Laurenzi 'Liberi di amare' (Rizzoli ed.) nel quale la
nostra collega racconta tanti amori omosessuali che hanno attraversato il
Novecento. Un'osservazione ovvia viene al lettore dopo
qualche capitolo: quanto gli amori 'omo' assomiglino a quelli 'etero', in tutto e per tutto: passione e tenerezza, amore e
odio, rivalse e gelosie.
Di fronte
all'immutabilità degli affetti umani, alla loro ambiguità ('Odi et amo, nec tecum
nec sine te vivere possum') il genere di chi compone la coppia diventa un
dettaglio di non primaria importanza: "Il vero immortale è l'amor"
per dirla col poeta ma anche con Pedro Almodovar «massimo bardo di questi intrecci di vita, arte,
erotismo che da sempre propugna modelli di unione non
ortodossi dimostrando che l'unica cosa per cui valga la pena di vivere è
l'amore, di qualunque forma esso sia».
Addolora che la chiesa si affanni tanto a condannare l'amore omosessuale di fronte
agli immensi problemi e alle vergognose ingiustizie del mondo contemporaneo. Secondo una tesi maliziosa un tale
accanimento servirebbe a rafforzare il tabù a fini interni, di fronte alle
tante violazioni perpetrate dai suoi ministri. Non credo che sia la vera
ragione, non la principale almeno. Pesa sull'insegnamento della chiesa l'eredità di tempi remoti in cui
l'omosessualità era punita anche con la morte.
Di questa
concezione si è fatto portavoce l'ex ministro Buttiglione
in occasione del suo infelice esordio in Europa, provocando il putiferio che
sappiamo nonché l'indignato commento di un altro ex
ministro, Mirko Tremaglia il quale esclamò: «Purtroppo
Buttiglione ha perso. Povera Europa: i culattoni sono in maggioranza». Ecco come
si può ridurre a strame un tema degno della più attenta considerazione.
(Da "
Un nostro parere
PREMESSA
Quasi sempre chi come
Noi preferiremmo ricevere da essa un segno positivo di incarnazione in tutte le pieghe dell’umano; e non ci dispiace che il nostro abitare in zone lontanissime da ogni esercizio di potere ci permetta di far giungere la nostra voce attraverso l’immedesimazione e lo “stare-accanto” a chi è emarginato.
Ai
più la famiglia sembra ancor oggi un asilo che tutela la società da possibili
deviazioni di ordine etico. Intanto si fa insistente
ogni giorno di più il pericolo che i suoi valori siano
intaccati nella sua stessa struttura di fondo, data la varietà di emergenti
identità sessuali. E invero i nuovi modelli della
sessualità sconvolgono i comuni paradigmi mentali. I sostenitori del nuovo
rivendicano, lottano, si impongono socialmente a
rischio di uscirne con le ossa rotte; e
Che fare?
Questo a livello personale.
Più difficile una via di uscita circa la loro collocazione sociale, soprattutto circa la pretesa di formarsi una famiglia al di fuori dei presupposti su cui essa si regge.
Si impone una considerazione: la famiglia è una
realtà che non va sostituita tout court da altre realtà, ma, semmai, va
ripensata nel confronto. Ci pare giusto non pretendere di “mettere in piazza”
altri modelli per avvallare le nuove esigenze che si fanno strada; si può dare
posto al nuovo senza distruggere il buono che c’è nell’antico, proprio nel
rispetto delle diversità.
LE CAUTELE DEL CASO
Quanto
al fatto di immettere nella società elementi che sconvolgono i parametri della
convivenza civile, la prudenza, forse, suggerirebbe, da una parte, un insieme
di strategie contro l’IGNORANZA che scarta tali soggetti in difesa dei valori
tradizionali; dall’altra lo spirito profetico, che, a livello laico, consiste
nella capacità di far maturare possibilità inedite di crescita per tutti.
Chiediamoci
con serietà, non quali strumenti la società dovrà
porre in atto per non essere contaminata; non quali metodi di repressione
adottare per evitare la destabilizzazione nella convivenza civile; ma di
riconoscere che il nuovo può contribuire al bene comune meglio e più
dell’adagiamento su modelli rassicuranti, ma svuotati di senso quando si
riducono a fortezza vuote da difendere.
UN ABBOZZO DI RISPOSTA
Il primo dovere è quello di non stare a guardare, scuotendosi di dosso ogni responsabilità, come se il problema che tocca direttamente gli altri non fosse anche problema di tutti. La carica dell’essere-contro-il-silenzio è nell’essere-per, prima che contro. Il secondo, inerente al primo, è quello di non ridurre la questione ad un fatto privato. C’è da fare molto altro ancora perché la “purezza del cuore” di cui parla il Vangelo abbia senso nella società attuale, senza cedere a lassismi morali e senza mettere addosso a chi non li può portare prepotenti “carichi”. Un’accettazione serena del fenomeno è il primo passo perché si guardi alla diversità come ad un FATTO UMANO che può portare il suo contributo alla crescita della comune responsabilità a rendere più vera ogni relazione umana, in cui l’altro è fondamentale punto di riferimento per conoscere noi stessi.
La redazione di D. C