La fine della fede
Religione, terrore e il futuro della
ragione
Sam Harris
...e
il libro ispira Jack Nicholson nell'interpretazione
del suo prossimo film diretto da Martin Scorsese
"Oggi il
potere cerca di imporre un concetto di democrazia che in alcuni Paesi diversi
per religione e cultura non può essere compreso nella
sua radice americana. Sì, parlo dell’Afghanistan. Leggevo un libro durante le
riprese di 'Departed' e l’ho
ripreso in mano in questi giorni: s’intitola La fine della fede, scritto da Sam Harris, e analizza il potere della corruzione di qualsiasi
fede e di qualsiasi congrega di potere. È stato molto utile nella mia messa a
fuoco del mio Costello". Così Jack Nicholson, in una
recentissima intervista al Corriere della
Sera, svela una delle principali fonti di ispirazione
che lo hanno accompagnato nel suo ultimo film, in cui per la prima volta
reciterà diretto da Martin Scorsese.
"Un film dai tanti temi",
ha commentato Nicholson, "ma di cui due mi interessano
particolarmente. La ricerca dell’integrità in un mondo dove la corruzione
s’infila ovunque, specie nel potere, e l’attrazione pericolosa per la seduzione
dell’innocenza".
Ma è possibile l'integrità in un mondo così dilaniato come quello di oggi? Quanto rischia oggi
questo valore di rimanere una voce inascoltata? Queste alcune delle
domande che Sam Harris si
pone ne La
fine della fede, vincitore
del Premio PEN 2005 per la saggistica e best seller del New York Times per oltre trenta settimane, la cui
pubblicazione ha acceso un aspro dibattito mediatico
negli Stati Uniti e in Gran Bretagna – destinato a riproporsi anche in Italia.
Secondo l'autore, studioso di religioni di lungo corso, il primo nemico
dell'integrità è la fede religiosa, non solo nei suoi aspetti "fondamentalisti", ma anche e soprattutto nei confronti
di chi si definisce 'religioso moderato'. Ad essere
messo in discussione è infatti il concetto di
tolleranza, uno dei pilastri del liberalismo politico: nella contrapposizione
di fedi, ognuna vera per se stessa, sostiene Harris,
proprio i moderati fanno il gioco dei fondamentalisti.
L'autore ci fa notare come l'intolleranza verso gli altri in
ogni religione sia connaturata: "La
situazione è la seguente: gran parte degli abitanti del pianeta crede che il
Creatore dell'universo abbia scritto un libro. Per nostra sfortuna abbiamo molti libri di questo
genere, ognuno dei quali proclama la propria infallibilità".
Come uscirne allora? Come prevenire "una guerra
globale tra le religioni che, grazie alle armi di cui disponiamo oggi, può
portare solo alla distruzione della vita sul nostro pianeta"? La ricetta
di Harris è chiara: difendere
la razionalità, sostenere la fede nell'uomo contro i bui misticismi.
Ricco di importanti connotazioni di razionalismo e
umanesimo, ma non privo di meriti e spunti di riflessione su cui poter
dibattere, La fine della fede costituisce così il nuovo “manifesto” della
razionalità e della fede nelle capacità dell’uomo e della civiltà scientifica.