Incontro tra preti sposati …
idee e proposte.
di
p.
Nadir Giuseppe PERIN
L’emozione provata nell’incontrare altri
confratelli - preti sposati - con le loro famiglie, nei pochi giorni che mia
moglie ed il sottoscritto abbiamo passato a S. Giorgio
a Cremano (Napoli), ospiti presso la
famiglia di un carissimo amico - non prete – oltre a lasciarci un ricordo
indelebile, hanno fatto nascere alcune idee-proposta che sottopongo al parere
di coloro che avranno la bontà e la pazienza di leggermi.
Spero che questa mia testimonianza di prete-sposato
sia di incoraggiamento per tanti preti sposati ad uscire dall’anonimato. La ragione
per farlo è la certezza che coloro che sono passati
prima, attraverso l’oscuro tunnel della solitudine, dell’abbandono,
dell’emarginazione, sul quale si potrebbero scrivere le stesse parole che
Dante, nella sua Divina Commedia, vide scritte sulla porta dell’inferno : “lasciate ogni speranza voi che entrate” - ce
l’hanno fatta: lottando contro le
difficoltà, legate al lavoro difficile da trovare, all’abitazione difficile da
mantenere per mancanza di entrate, lottando contro lo scoraggiamento che
continuamente ti assale nel vedere la tua dignità di uomo, di cristiano e di
prete derubata col passare del tempo, e gli spazi operativi all’interno della
stessa comunità ecclesiale che ogni giorno diventano sempre più stretti…
Questi stessi preti-sposati sono fraternamente vicini a tutti quelli che stanno attraversando
lo stesso tunnel. Una vicinanza fatta non tanto di parole, perché di parole ne abbiamo sentite troppe, ma di fatti…
L’unico grande
problema è che non ci conosciamo…,
non sappiamo dell’esistenza uno dell’altro…, siamo come tanti piccoli isolotti,
in un mare in tempesta …
Ma, per poter
superare questo muro “di silenzio” che ci circonda, è necessario conoscersi, perché conoscendoci potremo
formare con le nostre famiglie delle piccole comunità solidali ed
intercomunicanti tra loro, nelle varie regioni, province e città dove abbiamo
stabilito la residenza.
Dobbiamo maturare la convinzione che la nostra forza risiede
proprio nell’essere e nello stare uniti (uno per tutti e tutti per uno),
mentre la nostra debolezza sta proprio nel fatto
che, una volta “usciti” dalla istituzione chiesa, siamo diventati “figli di nessuno”, perché costretti
a vivere nell’anonimato, raminghi per il mondo in cerca di un luogo “dove posare il capo”.
E, finché rimarremo tali, cioè
“figli di nessuno”, la chiesa istituzionale continuerà a “fare la sorda”, a “non ascoltare” la nostra voce.
Viviamo in un mondo in cui tutti cercano di
“approfittare” uno dell’altro e non sempre a fin di bene. Anche noi, allora, approfittiamo della comodità che internet
ci offre per conoscerci:
scriviamoci…, comunichiamoci i nostri pensieri, le nostre difficoltà…, ma anche
le cose belle della vita di cui abbiamo fatto
esperienza…, i progetti che vorremmo realizzare…, contattiamo gli altri
preti-sposati che sappiamo abitare vicino a noi… per formare una comunità di
famiglie che si vogliono bene e che ogni tanto sentono il bisogno di ritrovarsi
insieme…, per scoprire nuovamente la gioia di vivere… assieme alla donna che
amiamo e ai figli che Dio ci ha donato…
Soltanto vivendo in superficie (cioè
alla luce del sole), e non nelle catacombe, la nostra vita di famiglia e di
chiesa, potremo dare una testimonianza profetica, di fronte alla quale, neppure
la chiesa giuridica potrà “far finta di non vedere e di non sentire”. Con la
nostra vita di preti-sposati dobbiamo dimostrare come sia
possibile conciliare e vivere il rapporto di amore tra un uomo prete ed una
donna, realizzando insieme un progetto di vita conforme non tanto al diritto
canonico, quanto piuttosto alla novità del messaggio evangelico portato da Gesù e, nello stesso tempo, come la famiglia che abbiamo
formato non sia di impedimento nel servizio ministeriale alla comunità.
L’aver accettato l’invito dell’amico Lorenzo a
passare alcuni giorni con la sua famiglia non credo sia stata una pura
coincidenza, dovuta all’amicizia che ci lega, ma una indicazione
precisa dello Spirito, come lo era stata l’indicazione che Gesù
aveva dato ai suoi discepoli per trovare il luogo dove preparare
Ecco, “quell’uomo
con la brocca d’acqua”, di cui parla il Vangelo, per noi è stato
rappresentato da Lorenzo che, pur non essendo prete, ha fatto in modo che i
discepoli del Signore (= alcuni preti sposati) potessero ritrovarsi insieme,
non tanto per mangiare
“Dove,
due o tre sono uniti nel mio nome, Io sono in mezzo a loro”.
In quel piccolo gruppo di preti sposati con le loro
famiglie, ho trovato una ricchezza di umanità e di
sentimenti che mi ha confermato quello di cui sono sempre stato convinto fin da
quando studiavo all’università e mi occupavo di questi fratelli che avevano
deciso o stavano decidendo di seguire una chiamata diversa da quella
ministeriale.
Dal cuore di ciascuno di loro, delle loro mogli e
figli, traspariva una profonda serenità di spirito, pur essendo passati
attraverso “la grande tribolazione” per aver
“lasciato” l’esercizio di un ministero che doveva essere esercitato più
osservando le norme del diritto canonico che le indicazioni del Vangelo; ho
notato in quei miei confratelli come
l’amore verso la moglie ed i figli avesse mantenuto quella freschezza e
genuinità dei primi tempi, quando per la prima volta sono aumentate le
pulsazioni del cuore per aver incontrato l’amore di quella donna che Dio fin
dall’eternità aveva preparato come sposa; ma si vedeva che era un amore che con
il tempo e vivendo insieme era diventato più maturo, senza sdolcinature o
sbavature, come spesso il subconscio della gente ama immaginare quando pensa
alla sessualità del prete; e, nello stesso tempo, un amore che non ha mai
impedito o limitato il loro l’impegno
nel sociale e nella vita ecclesiale.
Ho visto in quelle famiglie di preti sposati una
quotidiana disponibilità al servizio e la capacità di condividere quel poco che
hanno, con chi non ha niente o quasi…
La loro attuale vita di preti sposati, assieme alla loro famiglia, è diventata un faro di
luce per molti cristiani e comunità, perché la loro testimonianza affonda le
proprie radici nell’humus del Vangelo,
ed è frutto di un cammino interiore ( meta-noia = conversione), non facile, ma che hanno dovuto
fare per spogliarsi di tutte quelle “sovrastrutture”
che per anni hanno condizionato il loro pensiero e la loro azione, durante i lunghi
anni del seminario, come nel tempo del
ministero, rendendo difficili e poco
“veritieri” i loro rapporti con la gente, perché costretti a vivere in perfetta
e sofferta solitudine.
Durante la cena consumata in casa di uno di loro,
parlando delle difficoltà incontrate e di quelle che, ancora oggi, molti nostri
confratelli preti sposati incontrano, noi abbiamo avuto modo di partecipare
agli amici presenti la nostra storia ( e che potete trovare sul sito www.ildialogo.org “preti sposati” – sul sentiero della vita ho incontrato il
volto di Dio) e
di venire a conoscenza delle loro.
Ci siamo raccontati i momenti di vita trascorsi nel
ministero, delle incomprensioni e delle difficoltà superate, ma soprattutto
degli anni trascorsi nella vita matrimoniale, del come si può vivere la fede ed
essere autentici testimoni del Vangelo, anche da sposati, assieme ai propri
cari : moglie e figli; del lavoro necessario per
mantenere la famiglia, ma non sempre facile da trovare o da “costruire” ex novo; delle numerose difficoltà incontrate per la mancanza di
quelle professionalità specifiche che quasi sempre sono richieste per le
diverse tipologie lavorative; gli innumerevoli “paletti” (= difficoltà) create
appositamente da qualche cardinale o
vescovo … che, mentre da una parte si dichiarava impotente per una sistemazione
lavorativa del prete-sposato, dall’altra, tra un Ave Maria ed un Pater noster, facendo leva sulle sue
numerose conoscenze ed influenze “altolocate”, si adoperava, nello stesso tempo
e con cristiana diligenza, a fare “terra bruciata”, per far svanire nel nulla
le già precarie possibilità od occasioni di lavoro, in modo da costringere il
prete-posato, diventato troppo scomodo per la sua carriera di vescovo e mal
sopportato dal presbiterio curiale, ad abbandonare il territorio di
giurisdizione e ad andare ramingo per il mondo, con la moglie e figli, alla
ricerca di una sistemazione dignitosa.
Credo che, facendo una sintesi della vita di ogni prete sposato, potremmo constatare che molti sono i
punti che ci accomunano e le idee che condividiamo, ma quello che, invece,
spesso ci manca è l’unione tra noi…
Non dico che dobbiamo pensare tutti allo stesso modo, perché, oltre ad essere
impossibile, sarebbe anche non corretto rendere la nostra vita piatta e priva
di vivacità profetica.
Tuttavia penso che sia necessario acquisire,
attraverso il dialogo e lo scambio di idee e progetti,
una unità di linguaggio e di comportamento, affinché la nostra visibilità
all’interno della comunità possa essere accolta, anche dagli stessi confratelli
nel ministero, come un dono di Dio da valorizzare per il bene del suo popolo.
Spesso ci troviamo di fronte ad una chiesa che
dimostra uno sdoppiamento di personalità: da una parte la chiesa tutta
apparenza, caratterizzata dalle solenni celebrazioni, dove tutto viene ridotto ad una successione di atti liturgici; una
chiesa impegnata in innumerevoli convegni…in convocazioni di “folle immense”…
spinta dal desiderio di parlare…, dall’altra,
la chiesa delle periferie, preoccupata
soltanto di ascoltare.
Un ambiente ecclesiale così pompato ed autocelebrativo non sempre produce, in chi vede e
partecipa, effetti benefici da un punto di vista di crescita umana e
spirituale…; in
molti rimane l’eterno interrogativo di come si possa “essere prete” in una
chiesa così diversa da come la voleva Cristo… e soprattutto, come non si riesca
ancora a capire l’assurdità di un celibato
imposto per legge, che si è trasformato per la comunità dei credenti in un
vero “tumore maligno” che, con il
passare del tempo, sta privando numerose comunità del “pane di vita”, creando
sacche di sofferenza sempre più allargate… diventando un’autentica “palla al piede” per lo stesso Dio,
perché – tramite il Diritto Canonico che esprime la volontà dell’uomo di limitare l’azione di Dio
- incatena la sua stessa libertà di
scelta dei discepoli.
E’ Paolo VI che lo dice :
“ La vocazione sacerdotale, rivolta al
culto divino ed al servizio religioso e pastorale del popolo di Dio, benché divina nella sua ispirazione
e benché distinta dal carisma che induce alla scelta del celibato come stato di
vita consacrata, non diventa definitiva ed operante senza il collaudo e
l’accettazione di chi, nella chiesa, ha la potestà e la responsabilità del
ministero per la comunità ecclesiale” (Cfr. Paolo VI, Encicliche e Discorsi, Ed. Paoline, Roma 1968, Vol. XVI, p.
264).
Dio ha scelto i suoi Apostoli, prescindendo dal
fatto che fossero sposati o meno, né ha mai detto loro che una
volta scelti non avrebbero più potuto sposarsi. La chiesa giuridica,
invece, a chi è stato chiamato da Dio al ministero
rivolto al culto divino ed al servizio religioso e pastorale del popolo di Dio,
impone l’obbligo di non sposarsi. Non è, forse, questo un “ mettere la palla al
piede” allo stesso Dio ?
Si dice che in Italia, noi preti sposati siamo in cinquemila, qualcuno afferma anche ottomila…. Abbiamo mai riflettuto o preso coscienza che, in realtà, siamo un vero e proprio
esercito? E se vogliamo “acquistare forza ed avere voce in capitolo”- come si
dice – dobbiamo superare la fase di essere “l’armata Brancaleone”,
senza arte né parte, per diventare, invece, tutti insieme, una vera e grande comunità
che ha come parametro di comportamento non più
Ma per poter realizzare questo, noi tutti – preti
sposati - dobbiamo diventare tra noi “Comunità”
(koinonia), cioè “comunione”. Solo così la nostra vita di
preti-sposati può testimoniare di essere non tanto l’icona
del rinnegato, quanto piuttosto l’immagine e sacramento di Dio Trinità, perché
l’amore che ci lega gli uni agli altri diventa l’icona della comunione che
esiste fra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
Per questo dobbiamo organizzarci meglio – non nel
senso del diritto canonico, ma nel senso del Vangelo –
proprio perché, se Dio può essere pensato solo come comunione e comunicazione,
la comunione ed il dialogo tra noi sono “elementi essenziali per la nostra vita
di preti-sposati se vogliamo essere, a nostra volta, “capaci di dialogo con
tutti, vicini alle persone che vivono con impegno e sacrificio la loro
quotidianità”.
Il dialogo
e la comunione tra
di noi e le nostre famiglie ci permetteranno di avere più visibilità
nella Chiesa…, di essere “ascoltati”, seriamente e non solo “diplomaticamente”,
da tutti coloro che hanno la potestà e la responsabilità del ministero per la
comunità ecclesiale, sia perché il prete che si sposa non venga trattato come
“un lebbroso” all’interno della comunità, dopo avergli tolto ogni spazio di
operatività, e sia per trovare, in collaborazione con tutto il popolo di Dio e
secondo quanto richiesto dal “bene delle anime”, delle nuove modalità in cui il
ministero possa essere esercitato, nella libertà dei figli di Dio.
Tutte
queste piccole comunità di preti sposati, intercomunicanti tra loro e
sparse su tutto il territorio nazionale, nelle varie regioni, province e città,
che vivono la loro vita ecclesiale, in modo visibile, secondo la novità del
messaggio proclamato da Gesù, diventeranno un faro di luce, capace di orientare il cammino del
credente, nello spirito delle Beatitudini ed un valido aiuto - per tutti quei confratelli che, con onestà ed in
piena coscienza delle proprie azioni, dopo un periodo prolungato di sofferta
riflessione e discernimento, decidono di lasciare il ministero presbiterale –
per superare quella nube di indifferenza, di rifiuto, di isolamento e di
emarginazione… che ti mette dentro la paura di non farcela e che spesso ti
spezza il cuore.
Tutti abbiamo provato, quando
abbiamo scelto un cammino di vita diverso da quello precedente, quella stessa
sensazione che prova il naufrago, dopo essere stato “buttato in mare” dalla
tempesta, e comincia a nuotare verso la “terra ferma”, nella speranza di poter
raggiungere la riva, da dove poter ricominciare a vivere… Ed è proprio in
questi momenti difficili della vita che noi – preti sposati che, grazie a Dio,
siamo riusciti a ritornare a galla -
dopo essere stati scaricati dalla nave passeggeri di Santa Romana Chiesa
- ed a raggiungere il porto, anche se con fatica, dobbiamo sentirci solidali e
“farci prossimo” degli altri preti in difficoltà.
Di fronte alle numerose situazioni di disagio e di
sofferenza di molti preti dovremmo prendere il coraggio a due mani ed
organizzarci in modo concreto e visibile :
1- Molti preti sposati hanno una laurea in
giurisprudenza ed il dottorato in diritto canonico e quasi tutti i confratelli
che escono dalla istituzione chiesa, sia per sposarsi
che per prendere altre strade, avvertono la necessità di recuperare gli anni di
servizio trascorsi nella Chiesa, da un punto di vista contributivo, per avere
un domani una pensione. Perché allora non costituire
nelle varie regioni un gruppo di preti sposati, esperti in diritto e
giurisprudenza per portare a buon fine, queste pratiche contributive dei loro
confratelli? Utilizzando la ragnatela della politica, affinché nella
legislazione italiana venga prevista la salvaguardia
di questo diritto dei preti che hanno lasciato la struttura chiesa, di avere i contributi
ai fini pensionistici per il periodo in cui hanno prestato il loro servizio
nella Chiesa. D’altra parte l’8 per mille che
A tale proposito è stata costituita da poco
l’Associazione denominata “CHIF – LIBERI E SOLIDALI” il cui scopo
è quello di promuovere e realizzare le iniziative che possono contribuire allo
sviluppo della persona sia come individuo sia come parte essenziale della
collettività nel suo insieme. Gli interventi posti in essere
dall’istituzione hanno come obiettivo il soddisfacimento dei bisogni primari e
delle necessità economiche derivanti dalla situazione di disagio che possono
compromettere l’autonomia dei singoli e la loro integrazione nella società. Per
realizzare le finalità sopra esplicitate l’associazione organizza le proprie
risorse umane e materiali al fine di inserire i soggetti svantaggiati nel contesto economico e sociale di riferimento, valorizzandone
le esperienze acquisite e salvaguardando i diritti lavorativi e previdenziali
eventualmente acquisiti.
Chi volesse contattare
questa associazione può scrivere a chif.italia@libero.it oppure andare su internet www.chif.altervista.org
2- Il
problema lavoro: è il primo problema che bisogna
affrontare seriamente, altrimenti c’è il rischio che quella volontà di costruire
e realizzare una vita assieme alla persona che si ama, fallisca nonostante la
sincerità dei sentimenti. Quando non si riesce a riempire lo stomaco, almeno
del minimo necessario per vivere, diventa inutile riempirsi la bocca di tante
belle parole….. Ecco, anche qui la necessità di
formare dei piccoli gruppi di preti sposati, in ogni regione, già inseriti da
un punto di vista sociale e lavorativo, per essere un punto di riferimento e di
informazione sulle varie possibilità lavorative che ci sono nella regione o
fuori…e quali possono essere i centri a cui rivolgersi per avere delle risposte
in merito…
Da parte mia segnalo un numero verde 800 28 25 05 che è dell’Agenzia per il
lavoro “Générale Industrielle”.
Telefonando al numero verde si possono avere tutte le informazioni riguardanti le filiali, gli indirizzi, gli orari di apertura
e i numeri di telefono a cui rivolgersi per trovare lavoro. E’
un’Agenzia per il lavoro che ha delle filiali in Emilia Romagna; Friuli e
Venezia Giulia; Liguria; Lombardia; Marche; Piemonte; Toscana; Trentino;
Veneto. Per chi avesse la possibilità di usare
il computer la può trovare andando su internet a www.generaleindustrielle.it
3- C’ anche “Vocatio”,
l’Associazione dei preti sposati italiani alla quale ci si può rivolgere. E per tutti coloro che sono in cerca di un luogo di accoglienza per i momenti più difficili della loro vita,
quando abbandonano la vita religiosa o il ministero, si possono rivolgere per
informazioni a Lorenzo Maestri e Rosangela ( tel. 332-534161; e-mail loremae@libero.it)
oppure Giuseppe Zanon e Daniela ( tel 030-9038725)
e-mail zanon37@libero.it)
In questo gruppo di preti sposati che ho incontrato
a Napoli era presente anche un prete operante ancora
nella struttura ecclesiastica, compagno di seminario di questi preti sposati e
che ha mantenuto nei confronti dei suoi compagni preti sposati un rapporto di
amicizia, di stima e di collaborazione.
Da qui l’importanza della collaborazione tra preti
sposati e preti non sposati nell’esercizio del ministero…..
Ho letto sul giornale di lunedì 19 giugno,
l’iniziativa del vescovo di Vicenza, mons. Cesare Nosiglia
che, per far fronte al calo delle vocazioni ed al numero elevato di comunità
presenti in tutto il Veneto, ha chiamato le religiose per affiancare laici e
diaconi nella responsabilità pastorali e di guida delle parrocchie prive di presbiteri, ma ugualmente in collaborazione con i parroci
dell’unità pastorale.
Forse i preti sposati della diocesi di Vicenza e credo ce ne siamo
molti, dovrebbero mettere un annuncio sul giornale : “Preti sposati con
dispensa papale, della diocesi di Vicenza, si offrono gratuitamente - non a norma del diritto, ma secondo lo spirito del
Vangelo - per celebrare l’eucaristica
nelle case e nei quartieri di tutte quelle comunità prive di prete; per presiedere al rito funebre; per
assolvere dai peccati – a norma del can.
976 - chiunque si trovasse in “pericolo di morte”; per amministrare il
sacramento degli infermi”. Spostamento con mezzo proprio…, servizio gratuito…,
puntualità ed efficienza. Telefonare al n. *********
Però, dal momento che ci si deve muovere non spinti
dal desiderio o dalla volontà di “rivendicare qualcosa che ci appartiene”,
quanto piuttosto di poter avere degli spazi visibili sia dal punto di vista
operativo che di testimonianza all’interno del popolo di Dio, di cui facciamo
parte, ed in modo particolare della comunità parrocchiale di residenza, è
necessario formare all’interno di ogni comunità
parrocchiale delle occasioni d’incontro per un cammino di conoscenza e di
approfondimento della Parola di Dio. Se non si comprende in che cosa consista
la novità del messaggio che Gesù è venuto
a portare sulla terra, sarà molto difficile vivere la vita in pienezza e in
libertà, propria di chi si sente “figlio” e non più “servo” nei confronti di un
Dio, conosciuto ed amato come “Padre”
e non più, temuto come “Padrone”.