
Una lettera e una risposta dal libro “Oltre il nulla”
Mia cara sorella, ebbene prendo il coraggio con tutte e due le
mani e ti faccio una correzione fraterna. Finiscila di consigliare la
disubbidienza nel nome della libertà, tanto più nel nome del Signore… Non sai
quanto male puoi fare, perché ormai al computer
accedono anche, anzi soprattutto le giovanissime e ricevono una bella «aggiustata» alle loro idee sane: chi si vuol dare al Signore totalmente deve morire a se stesso e trovare
la sua felicità nel Signore. Solo così saprà irradiare la pace della sua anima
e fare del bene. O sono cambiate queste semplici
verità? Dove, in che cosa consiste la novità della tua teologia sulla vita
consacrata? Credimi, fai più male di quanto non pensi. Quelle che si «riprendono la loro libertà», come dici tu, sono poco tranquille e più vacillanti nella vocazione….
Suor Adalgisa del S.C.
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Cara Suor Adalgisa,
grazie dei tuoi pensieri e del tuo coraggio.
Guai se tra di noi si spegnesse la correzione
fraterna… Hai ragione: sono davvero centinaia le suore che scrivono e
comunicano con questo sito. Ma la cosa mi sembra molto positiva
perché la libera e responsabile espressione dei propri pensieri, il confronto
sereno e la discussione dei propri vissuti, la ricerca di una maggiore fedeltà
al Vangelo anima tutte le «voci» che si fanno vive. Poi il bello è proprio qui:
ci sono valutazioni diverse (come la tua e la mia, per esempio), ma non pensi
che queste differenze rappresentino un'autentica ricchezza di
idee e di esperienze? Pensa come sarebbe monotona e deludente la vita
religiosa se tutte le suore la pensassero come me o come te! E
proprio questa coscienza plurale, come
ci documentano gli studi storici ed ermeneutici dei
due Testamenti biblici,
che costituisce l'incanto della nostra fede in Dio.
Per questo, cara sorella, può darsi che tu sia
lievemente allarmata dallo «svelarsi» di una teologia diversa che non è nuova
e, soprattutto non è mia, ma circola abbondantemente nelle esperienze e negli
studi di milioni di donne credenti, anche suore. Penso all'enorme produzione
teologica femminista che l'Editrice Queriniana e la rivista Concilium
stanno diffondendo in Italia. In queste opere, dove finalmente si esprime il
genio di fede che Dio ha seminato nei nostri cuori, puoi trovare molto di più
di quanto io vado scrivendo in dialogo con le consorelle.
Certo, hai ragione: è bello buttarci con amore appassionato nelle braccia
do Dio. Ma, per noi donne specialmente, questa «oblatività» è stata spesso manipolata e finalizzata alla
cancellazione delle nostre persone, dei nostri pensieri, del nostro corpo,
della nostra intelligenza. Certa predicazione del sacrificio di sé,
dell'obbedienza e dell'immolazione, è molto lontana dallo spirito di Gesù che ha sempre lottato contro la cancellazione o
l'umiliazione delle persone. Se io sono
più viva e felice come donna, se posso valorizzare i doni che Dio mi ha fatto, sono più aperta al dono di me stessa
nell'esistenza quotidiana. Una sobria felicità non è nemica di una vita davvero
consacrata alla testimonianza del Vangelo.
Quelle «semplici verità» di cui tu parli forse hanno
bisogno non di essere archiviate, ma un tantino ripensate.
A mio avviso, un po' di inquietudine e qualche
vacillamento in più (per riprendere il tuo linguaggio) non è poi un gran male.
E' tutto da ripensare che cosa voglia dire oggi per noi suore
essere povere, caste ed obbedienti. Questo travaglio - che attraversa tutti i
credenti e le credenti - non ci risparmierà. Beate noi
se, confrontandoci coraggiosamente tra di noi e
affidandoci radicalmente allo Spirito di Dio, sapremo dare un po' di ascolto
anche a chi canta fuori dal coro, a chi pone domande scomode.
A te, cara Suor Adalgisa, un grazie sentito per l'opportunità che
mi hai offerto di questa «conversazione» amicale. Prega anche tu per me.
Grazie e un abbraccio
Suor Eustochia