NOTIZIE LIBRI

 

Marco Politi, Io, prete gay,
Mondadori, Milano, 2006, pp. 160, euro 8,40
La storia di un sacerdote omosessuale raccolta e raccontata con delicatezza e profondità dal vaticanista di "Repubblica": la scoperta dell'omosessualità, i tentativi di rimozione, la fatica e il dramma della "doppia vita" culminata con la decisione di interrompere il ministero sacerdotale e l'attività pastorale, la riconciliazione e l'accettazione della propria omosessualità fino a riuscire a vivere serenamente da prete gay. Una vicenda che mette a nudo le contraddizioni della Chiesa che predica contro ogni "ingiusta discriminazione" e condanna l'omosessualità come comportamento "intrinsecamente disordinato". Il libro, già pubblicato dagli Editori Riuniti nel 2000 con il titolo La confessione, esce ora con una nuova prefazione di Vincenzo Cerami.

Gabriel Kolko, Il libro nero della guerra, Fazi, Roma, 2005, pp. 740, euro 26,50 (Via Isonzo 42/c, 00198, Roma, tel. 06/84541313, e-mail: info@fazieditore.it, sito internet: www.fazieditore.it).
Il "secolo breve", che per Hobsbawm inizia nel 1914, è soprattutto il secolo delle guerre, dalla prima guerra mondiale alla "guerra infinita" teorizzata e praticata dagli Usa di George Bush. Il libro di Gabriel Kolko, uno dei maggiori storici statunitensi viventi, analizza tutti i più importanti conflitti del secolo osservando soprattutto le dinamiche dei processi sociali - senza trascurare tuttavia gli aspetti politici, militari ed economici - e focalizzando l'attenzione sulle conseguenze delle guerre che poi segneranno inevitabilmente il futuro dei Paesi coinvolti e l'assetto sociale e politico del secolo da poco concluso e di quello appena iniziato.

Antonietta Potente - Giselle Gòmez, Non è tempo di trattare con Dio affari di poco conto, Fraternità di Romena Editrice, Pratovecchio (Ar), 2006, pp. 155, euro 10 (Località Romena I, 52015, Pratovecchio (Ar), tel./fax. 0575/582060, e-mail: mail@romena.it, sito internet: www.romena.it).
Il Nicaragua e Santa Teresa d'Avila, voci, storie, vite fatte di cultura e paesaggi, cucina, poesia e carismi diversi: sono questi gli elementi attraverso i quali due donne "in ricerca" parlano della scelta e del sogno dei voti, tema che per lungo tempo ha separato uomini e donne e, dentro la Chiesa, i credenti. Idee, aneliti, desideri e illusioni si intrecciano con la voce di Teresa d'Avila, donna che esercita un grande fascino su entrambe le autrici. Il libro, poi, non ha un finale vero e proprio: il suo scopo, anzi, è quello di suscitare riflessioni nei lettori, perchè anch'essi si mettano in ricerca e continuino il lavoro, aggiungendovi tutta la loro passione ed esperienza.

Luisa Muraro, La Signora del gioco. La caccia alle streghe interpretata dalle sue vittime, pp. 337, euro 16,50, Edizioni La tartaruga, www.bcdeditore.it; e-mail: info@bcdeditore.it.
Le donne contro le quali dalla fine del XIV al XVII secolo si è scatenata la sanguinosa caccia alle streghe erano adepte di società segrete dedite al culto della divinità femminile (la "Signora del gioco", cui fa riferimento il titolo del libro). Luisa Muraro, nella riedizione di una sua celebre opera - a 30 anni dalla prima edizione - sostiene questa ipotesi, ma la sua raffinata analisi va molto oltre, consentendoci di conoscere meglio le donne, protagoniste e vittime di quel fenomeno: esse, come emerge dall'ampio materiale documentale dei processi, erano ritenute fonte di ogni genere di sciagure, in particolare il provocare la morte di bambini. Queste donne certamente credevano nella potenza della stregoneria, sia nei suoi effetti benefici che malefici, ma non si ritenevano certo delle streghe. Piuttosto si dedicavano alla divinazione, alla cura delle malattie e, nel fare questo, dimostravano di essere depositarie di una cultura arcaica, contadina e popolare, che non voleva cedere il posto sul piano culturale al monopolio della religione cristiana. Ed è proprio l'esperienza della stregoneria, con la sua drammaticità in termini di vite umane sacrificate, che costituisce il passaggio intermedio tra le due realtà culturali, quella arcaica e rurale, e quella che la Chiesa cattolica stava imponendo come "ufficiale".

Maurice Bellet, Il pensiero che ascolta, Paoline, Milano, 2006, pp. 168, euro 12 (via Francesco Albani 21, 20149, Milano, tel. 02/438511, e-mail: edlilibri.mi@paoline.it, sito internet: www.paoline.it).
Una riflessione filosofica, teologica e psicanalitica sulla crisi che sta attraversando la nostra società, sempre più in balia del relativismo tecnomercantile e dell'assolutismo neofondamentalistico. Sono questi, secondo l'autore, i rischi reali che oggi corre l'uomo: da un lato la subordinazione alle leggi del mercato e l'accettazione nichilista e fatalista dell'imperan-te sviluppo tecnologico, dall'altro la riesumazione delle vecchie retoriche moraliste, del tradizionalismo religioso, delle liturgie in latino, fino al Dio perverso che schiaccia l'umano invece di liberarlo. Da qui la necessità di portare la critica alle estreme conseguenze, per liberare l'uomo dalle sovrastrutture dell'assolutismo e del relativismo per approdare allo stato primordiale dell'ascolto. Soltanto in questo modo, in questo nostro tempo di crisi radicale di ogni credenza e di ogni pensiero critico, l'uomo potrà riscoprire la radicalità del mistero "cristico" e uscire dalla crisi.

Antonio Bello, Convivialità delle differenze, La Meridiana, Molfetta (Ba), 2006, pp. 119, euro 12 (via G. Di Vittorio 7, 70056, Molfetta, (Ba), tel. 080/3346971, e-mail: info@lameridiana.it, sito internet: www.lameridiana.it).
Una raccolta postuma delle omelie di don Tonino Bello, vescovo di Molfetta e presidente di Pax Christi, che ha come comune denominatore il tema della pace, intesa come convivialità delle differenze. "Se infatti - scrive don Tonino - pace è, come oggi si dice, convivialità delle differenze, dobbiamo concludere che pace è la definizione più vera del mistero principale della nostra fede, in cui contempliamo tre Persone uguali e distinte che siedono attorno al banchetto dell'unica natura divina". Una concezione della pace, quindi, che si radica nella comunione della trinità per rafforzare un modo di vivere la fede che va oltre la semplice tolleranza o la semplice accettazione dell'altro e che spinge l'uomo alla convivialità dell'amore universale.

Da Adista, estate 2006