Sono qui ripresi i concetti tradizionali sulla vita religiosa. Come renderli freschi e nuovi? E’ compito di ciascuna inventarsi il modo sempre più adeguato a lasciar cadere ciò che è motivo di esaltazione, sia pure spirituale. Leggevo in un monastero tra tante carte ingiallite dell’archivio lo scritto di una certa suor Maria Grazia: “Sono venuta  in convento con la paura di non saper fare niente. Ringrazio Dio alla fine della mia vita di aver potuto essere sempre di aiuto alle consorelle che me lo chiedevano”. Si riuscirà ad apprezzare la propria vocazione senza pensare ad altro che ad essere al seguito di Gesù come discepole che non vogliono perdere mai le tracce lasciate da Lui?

ESSERE SEGNO!

Di Lucio M. Renna, vescovo, Avezzano 2.2.2005

Carissime Sorelle,

1. Stiamo vivendo l'anno dedicato all'Eucaristia, per il quale il Santo Padre ci ha donato una bellissima lettera apostolica: "Mane nobiscum Domine". Gesù, realmente presente nell'insondabile mistero dell'Eucaristia, è, per tutti noi, una presenza d'amore spinto fino all'eroica espressione del morire per la nostra liberazione dalla schiavitù del male. Colgo l'occasione di questo anno di grazia, per dirvi e darvi ufficialmente un messaggio di gratitudine e d'incoraggiamento per la vostra presenza e il vostro impegno in vari paesi della nostra Diocesi. Anche voi siete, per tutti noi, un grande dono di Dio. Il popolo marsicano vede e apprezza l'azione generosamente svolta tra i fanciulli, tra gli anziani, nelle parrocchie e dovunque le urgenze e le esigenze dei fratelli e delle sorelle vi chiamano. Voi siete una ricchezza spirituale e pastorale nella nostra Chiesa. Quando, per gravi motivi, siete costrette a lasciare un impegno, tutti avvertiamo un vuoto, anche coloro che, qualche volta, non si dimostrano troppo sensibili e delicati nei vostri confronti.  

 2. L'anno eucaristico, mentre ci sollecita a considerare l'amore immenso, appassionato di Gesù, che nell'Eucaristia, si ripresenta realmente in una misteriosa forma di kenosi,  ci incoraggia anche a considerare la nostra responsabilità, come battezzati consacrati, ad essere persone eucaristiche. Persone, cioè, che, immerse nel mistero di Dio e totalmente consacrate a Lui e disponibili a compierne la volontà sempre, comunque e dovunque, danno alla loro esistenza la connotazione vibrante di un servizio che nasce e si esprime nella carità. La lettera del Santo Padre, " Vita consecrata", indica le tre dimensioni o caratteristiche della nostra vita con le ormai notissime espressioni:" confessio Trinitatis, signum fraternitatis, servitium charitatis". Se la nostra identità, personale e comunitaria, non coincide che le suddette tre caratteristiche, diamoci da fare per ravvivare la bellezza e la testimonianza della nostra consacrazione. Permettetemi perciò di riflettere con voi.

 3. La consacrazione è il fondamento della vita religiosa, e pone la creatura in uno stato nuovo: quello di esclusiva appartenenza a Dio. Già in forza del Battesimo ogni persona appartiene a Dio, diventa figlio di Dio. La consacrazione religiosa ribadisce, precisa, specifica e rafforza tale appartenenza con un atto libero della creatura, che è una risposta a una particolare chiamata di Dio. Tale chiamata non dipende affatto da meriti, ma dall'amore preveniente del Signore che chiama chi vuole. Col battesimo e, a titolo di maggiore responsabilità, con la consacrazione religiosa, si è di Dio, sua proprietà privata. Niente del consacrato appartiene a se stesso; ma è tutto del Signore. Tanto vero che San Benedetto amava ricordare ai suoi confratelli che anche gli oggetti più umili del monastero, come gli utensili di lavoro e da cucina, vanno considerati come vasi sacri, cioè appartenenti a Dio. E Charles de Faucauld, nelle sue meditazioni, scriveva che "non appena sono arrivato a credere che c'era un Dio, ho compreso di non poter fare diversamente che vivere per Lui".

 4. L'essenza della vita religiosa consiste, in altre parole, nel fatto che essa è una sacrificio di comunione. La dimensione sacrificale non può essere sottaciuta. La consacrazione comporta infatti delle rinunce. Queste non sono fine a se stesse; ma sono mosse e finalizzate all'amore. Per intenderci, un riferimento all'Antico Testamento, dove sono registrate  forme di olocausto e di sacrificio di comunione. Nell'olocausto si immolava un animale: la vittima apparteneva solamente ed esclusivamente a Dio. Diventava sacrilegio nutrirsi delle carni immolate. Nel sacrificio di comunione c'era egualmente una vittima. Dio accettava tale dono e lo restituiva al popolo, che poteva anche cibarsene . La consacrazione religiosa va considerata come sacrificio di comunione: la creatura appartiene a Dio; ma Dio la restituisce, come sua memoria, sua profezia e testimonianza, all'umanità. Il religioso, in altre parole, appartiene a tutti, tranne a se stessa: è di Dio e degli altri. Illuminante, a riguardo, una riflessione di Santa Teresa Benedetta della Croce(Edith Stein): "credevo  che condurre una vita religiosa significasse rinunciare a tutte le cose e vivere solo nel pensiero di Dio. Gradualmente, però, mi sono resa conto che questo mondo richiede ben altro da noi… più uno si sente attirato da Dio e più deve uscire da se stesso, nel senso di rivolgersi al mondo per portarvi una divina ragione di vivere… Ciò che non era nei miei piani, era nei piani di Dio".

 5. La vita consacrata ha valore di segno. Il segno per eccellenza dell'amore salvifico è Cristo, immagine , epifania, volto umano di Dio. In Lui e attraverso Lui, il Signore ha manifestato il suo amore appassionato per l'umanità, donando ad essa quanto di più prezioso  poteva: il Suo figlio unigenito, Gesù, fratello e Redentore universale.  Chiamata alla sequela di Cristo, vivendo con Lui e come Lui, la persona consacrata Lo riproduce. Come Gesù, immagine del Dio invisibile (1 Cor.1,15) e luce delle genti, la creatura diventa segno, profezia e memoria costante delle meraviglie e delle attese del Signore. Perciò essa deve ispirare i suoi pensieri, le sue azione e la sua vita al principio della trasparenza, per manifestare credibilmente una realtà infinitamente più grande e più importante: quella dell'amore divino.  Esemplifico con alcuni esempi. Se vediamo un drappo nero, subito pensiamo che sia morto qualcuno. Se scorgiamo su qualche porta dei fiocchi rosa o celesti, diciamo: "è nata una  bimba o un bimbo". Un sorriso è segno di affetto, di simpatia. Un religioso, una religiosa sono segno di Dio. Essere testimoni: questo è l'imperativo categorico al quale liberamente obbediamo, ritmando i passi della nostra esistenza consacrata su quelli di Cristo. Ricordiamo sempre che un religioso mancato è un segno mancato e persino un segno sbagliato.

6. Quali sono allora le funzioni principali della vita consacrata? Mi pare di poterle individuare nelle due seguenti: 1) partecipare al banchetto di Dio (culto della divina presenza, vita di preghiera, di ascolto, ecc.);  2) servire alla mensa dell'umanità per spezzare e distribuire il pane dell'amore che salva. Tutto questo nella ferma convinzione che è vera grandezza servire gli altri, seguendo l'esempio del Maestro e contestando la mentalità corrente che induce al protagonismo e all'egoismo. Nella vita consacrata non esistono servizi grandi, nobili, e servizi piccoli ed umili. Un consacrato non è più grande degli altri perché ha un ruolo o un compito più gratificante e umanamente più appariscente e apprezzabile. Si può essere grandi anche lavorando in cucina o nell'orto; e piccoli, anche insegnando nelle facoltà universitarie. L'importante è servire con umiltà e amore.

7. Mi si consenta un riferimento a Suor Felicita, della quale sentii parlare un dotto conferenziere, di cui non ricordo il nome. Quando questa donna bussò alla porta del  monastero chiedendo alla Madre Abbadessa di essere accolta tra le religiose, si sentì rivolgere questa domanda: "tu cosa sai fare?". Ella con semplicità rispose che sapeva soltanto cucinare. La Madre Abbadessa la accolse e la destinò alla cucina del monastero, dove Suor Felicita rimase per tutta la vita. Dopo circa 50 anni di servizio, il predicatore di un corso di esercizi spirituali domandò a Suor Felicita: "possibile che tu sia rimasta, senza reagire, per tanti anni  in cucina?". Suor Felicita rispose: "in questi anni ho solo fatto il mio dovere; e lo ho fatto con tanto amore per le mie consorelle. In ogni cosa che faccio per loro, vedo il volto di Cristo. Perché rattristarmi o reagire?".  Il mio augurio: che ciascun consacrato si renda conto della  grande grazia che ha avuto dal Signore con la chiamata alla vita religiosa; e senta fortemente la responsabilità di testimoniarla con la sua vita quotidiana impegnata sempre e solo per il Signore e per il prossimo,  nell'imitazione di Cristo Gesù".

 8. Nei giorni 21-29 maggio p.v. tutta la Chiesa Italiana è convocata a Bari per il Congresso Eucaristico. Conoscete sicuramente il tema dell'evento: "Senza la domenica non possiamo vivere". Voi ogni giorno sperimentate la dolcezza del dono eucaristico nella S. Messa. Il culto va prolungato nella vita. Celebrare in spirito e verità significa,infatti, diventare quel che si celebra, quel che si contempla. Auguro con tutto il cuore  che le nostre  comunità religiose diventino sempre più cenacolo di fraternità e di preghiera. Cenacolo, però, non chiuso, ma aperto al mondo che geme e freme intorno a noi. I nostri contemporanei, anche conterranei, hanno bisogno di persone e di comunità che sappiano credibilmente testimoniare la vita fraterna, la comunione, il servizio, la tenerezza. Il mondo è ammalato di una gravissima malattia, quella dell'egoismo. Ciascuno tende a pensare a se stesso. Gli altri, o non esistono, o sono delle persone da snervare e, purtroppo, non raramente anche da sopprimere. L'elenco di fenomeni a conferma è molto lungo. Sembra essere questo il modo migliore per imporre se stessi. Come nell'Eucaristia il Verbo eterno si fa piccolo piccolo e si pone dalla parte dei piccoli; così anche le comunità religiose e i singoli consacrati, sul suo esempio, devono sapersi mettere con umiltà accanto ai poveri, agli emarginati, agli ultimi . Questo non vuol dire che i potenti della terra vanno abbandonati a se stessi, trascurati. Assolutamente no! Con l'esempio  di un servizio fraterno li si deve aiutare a riflettere e riscoprire l'importanza della fraternità, della giustizia, della pace.

9. Concludo con una preghiera. "Ineffabile Dio, voglio ringraziarTi per avermi voluto alla sequela del Cristo. Mediante l'unione vitale a Lui, realmente presente nel Sacrificio Eucaristico, coltiverò i sentimenti del Suo cuore per vivere il mistero pasquale come testimone e collaboratore della Sua opera di salvezza. Egli sia via sicura e vigile guida dei miei passi perché la mia vita consacrata non vada mai fuori dai sentieri tracciati dalla Tua volontà. Con lo sguardo fisso sul volto di Gesù, quotidianamente celebrato e adorato nella liturgia, non mi stancherò di salire la montagna della santità. Mio Dio, mio Tutto, colma il mio cuore del tuo appassionato amore, sicché altro non desideri che abbandonarmi nella Tue braccia. Gesù, Tuo figlio e Fratello mio, sia sempre per me la Via da seguire, la Verità da accogliere, la Vita su cui modellare la mia povera esistenza. Non permettere alla mia fragilità di ascoltare voci o inseguire mete che mi allontanino da Lui e da Te. Sia Gesù l'alfa e l'omega dei miei pensieri, dei miei affetti, delle mie azioni. Maria, tabernacolo sfavillante di Cristo Gesù, rendi docile la mia volontà, aiutandomi a penetrare, amare e vivere sempre più profondamente il dono ineffabile dell'Eucaristia e a corrispondere così alle attese di Dio e del prossimo. Amen"   

 +Lucio M. Renna, vescovo, Avezzano 2.2.2005