Un caso che sembra costruito ad
arte
(ma è , purtroppo, vero)
Giugno 2006
Ciao, Ausilia, ciao Joelle,
ciao Ernesto. Scrivo un messaggio solo per tutti, perché non so chi
vorrà parlare con me, chi vorrà starmi
vicino. Probabilmente non ricorderete più la mia storia. Ho scritto un
paio di anni fa, nella primavera del 2004. (a proposito, sono andata a cercare nell'archivio i miei
messaggi ma non li ho trovati: perché li avete cancellati?).
In estrema sintesi: da quando avevo circa 20 anni sono
innamorata di un sacerdote, D., molto più grande di me. All'inizio era
un amore unidirezionale, poi, con gli anni, è iniziata una storia tra
noi.
Lui ha sin dall'inizio chiarito che non avrebbe
MAI lasciato il sacerdozio per me, e a me questo sta bene. Nonostante l'amore immenso che ci unisce non sopporterei lo
scandalo e le difficoltà conseguenti ad una scelta del genere.
Passa il tempo, passano gli anni e per varie circostanze io mi sposo (con un
altro, ovviamente). Uomo buono e comprensivo, ma che non mi fa sentire le
farfalle nella pancia.
Intanto la storia con D. continua,
siamo sempre più uniti e complici e tutto sommato la mia vita mi piace
così.
Il problema inizia quando mio marito
inizia a volere un figlio. All'inizio io non lo desidero, ma più passa
il tempo più comincio a venire dell'idea …; ma
io vorrei che il padre di mio figlio fosse D.!!! Per di più temo che un
figlio con il marito mi allontani da D… E così trovo mille scuse
per rinviare la ricerca di un figlio.
Arriviamo ad oggi. Qualche mese fa (scusate se sono esplicita ma non voglio fraintendimenti) durante un rapporto con D. si rompe il preservativo. PANICO!! Lui
è terrorizzato, non sa cosa fare, gli tremano le mani. Allora io prendo
la decisione che mi sembrava più corretta per tutti.
Vado al Pronto Soccorso dell'Ospedale (non della mia
città) e chiedo
Però, se avessi fatto così ora mio
marito avrebbe il figlio che tanto desidera e io un bimbo che mi lega
indissolubilmente a D.
Avrò fatto la scelta giusta?
D., pur essendo d'accordo nell'eliminare la possibilità
di avere un figlio, ha lasciato a me la ultima parola su una decisione del
genere. E mi ha detto, tra l'altro, che la pillola del
giorno dopo è considerata dalla chiesa al pari di un aborto e quindi un
peccato mortale.
Adesso chiedo a voi, che non siete di
parte: è vero che è considerata come un aborto? se mi andassi a confessare da un altro sacerdote mi darebbe
l'assoluzione? Io non vorrei avere sulla coscienza un peso così grande ma non ho il coraggio di andare da un altro sacerdote
a confessarmi. Da quel giorno sono angosciata e non riesco a dimenticare.
Grazie dell'attenzione, Federica
* *
*
Cara Federica
Sono davvero dispiaciuta per il mio
ritardo. Non ricordo nemmeno se ho fatto giungere la tua agli amici della redazione (ma lo faccio ora). Purtroppo le mie condizioni
attuali (cambiamento di alloggio e privazione
prolungata del telefono, quindi del collegamento con internet) non mi danno la
serenità necessaria per i miei adempimenti. Spero che mi voglia
perdonare.
Il tuo caso merita attenzione. Mi
dispiace davvero la tua condizione attuale. Non mi è facile dare
consigli. Ho l’impressione che difficilmente li ascolteresti
perché li troveresti alquanto drastici. Di fatto il tuo vocabolario
conosce le espressioni “mi piace”, “a me va bene
così”, che sono in perfetto contrasto con altre che si basino sul
senso di responsabilità morale.
Vedi, cara, fino a che non si giunge
al punto di creare un’abitudine, la cosa è più semplice,
non altrettanto nelle condizioni in cui ti trovi tu.
Ma,
sperando in un tuo ravvedimento, non posso tacere.
Ti prego, cessa di vivere questa
doppia vita. Non è giusto appagare una passione senza l’intenzione
di costruire qualcosa di buono, che attiri le benedizioni di Dio. Vedo che tu
rispetti la scelta di lui di restare nel ministero. Ma di che rispetto parli, se hai continuato a viaggiare
sull’onda dell’amore clandestino? Cara Federica, la cosa più
bella della vita è la coscienza in pace, come anche il seminare bene,
l’essere utile agli altri… Quale di queste tre cose ottieni,
facendo la doppia vita e dando modo al tuo D. di fare i tuoi stessi errori? Non
vuoi compromettere il suo ministero solo nelle apparenze, e per amore di quieto
vivere!
Dovresti riflettere che
l’appagamento di una passione non dà la felicità. Pensa a
quanti nel mondo soffrono per cause ben più laceranti. Mettiti dalla
parte di loro e fa’ che il tuo sacrificio attiri benedizioni da Dio su
chi soffre. Potrei aggiungere tante altre cose, ma mi limito all’essenziale,
con la speranza che tu ascolti. Fammi sapere se in te c’è qualche
spiraglio di accesso alle mie parole, e continueremo a
parlarne.
Circa la preoccupazione della
confessione, direi che, se non cambi vita, a nulla servirebbe
un’assoluzione.
Ti abbraccio, Ausilia