Chiara e la "santissima povertà"

a cura di A. R.

 

1. La santità di una donna fiorita nel Medio Evo

Ricorre l'ottavo centenario della nascita di Chiara d'Assisi, 1193-1253. L'undici  agosto scorso il Papa ha inviato un fervido Messaggio ai 18.000 membri dei 900 monasteri sparsi nei cinque continenti. Egli sintetizza così la pedagogia della santità, di cui Chiara è maestra per tutti coloro che aspirano a farsi contemplatori del Volto di Dio: in lei c'è la perfetta consonanza di valori umani e cristiani, la sapiente armonia di ardore contemplativo e di rigore evangelico.

E' quanto cercheremo di individuare nel particolare carisma di questa grande donna (conosciuta da molti in modo approssimativo), dietro un'attenta disamina di quel che ci resta dei suoi scritti. Ci troviamo di fronte ad una proposta attualissima che Dio ci fa giungere attraverso di lei perché possiamo guardare con spirito rinnovato a Cristo, modello dell'umanità.

 

2. Pianticella del Beatissimo Padre Francesco

La leggenda che fiorisce intorno a Chiara è piena di fascino. Leggerla non significa incoraggiare incongrue mitizzazioni, ma lasciare spazio al gusto e al cuore dei semplici. L'importante è non trascurare una seria consultazione delle fonti: una cosa non esclude l'altra.

Così P. Bargellini: Francesco, fissando la fanciulla chiara come una stella, le aveva detto: "Bisogna saper morire!". "Come? domandò Chiara. Lui rispose: "Sulla croce con Cristo". Un'altra volta Francesco si fermò a guardare lungamente in basso; "Frate Leone, che credi che abbia veduto in fondo a quel pozzo, riflessa sull'acqua?". "Padre mio, rispose fra Leone, avrai veduto la luna che splende nel cielo". "No, frate Leone, vi ho veduto il volto di nostra sorella Chiara".

Ma attingiamo alle fonti curate dagli studiosi.

E' assodato che Chiara è molto di più che la pianticella germogliata dall'albero francescano. Già la sua vocazione non prende avvio dall'incontro con Francesco, ma si manifesta nei primi diciotto anni di vita, nella sua casa nobiliare. Si direbbe che l'incontro col poverello di Assisi le dia le ali al cuore; che la lanci verso le vie di Dio nella storia, le quali non si ripetono mai quando si lascia spazio alla novità dello Spirito.

Tommaso da Celano (che ci ha lasciato il vivo ricordo dei due santi) vede simbolicamente in Francesco la rifondazione della Chiesa. Cristo avrebbe detto a Francesco: "Ripara la mia Casa". E infatti egli, sentita la chiamata, null'altro desidera che imitare il Cristo nella nudità della Croce. Non ha in mente un convento o una regola; gli basta il Vangelo sine glossa (senza commento o interpretazione). Certamente non ha in mente di dare inizio ad un nuovo Ordine quando i fratelli si associano a lui nella volontà di far proprio il modello cristico di povertà.

Si direbbe che Chiara, entrata in scena dopo otto anni dalla fulminazione di Francesco, gli fa avvertire la necessità di formalizzare in qualche modo la consacrazione di lei e delle sorelle che presto la seguono. I monasteri non mancano, ma lo Spirito suggerisce ai due di vivere integralmente la povertà di Cristo al di fuori degli schemi del tempo.

La leggenda costruita soprattutto attraverso le testimonianze rese dopo la morte di Chiara, ci narra  che

Francesco la tondì (le fece la tonsura] denante allo altare, nella chiesa della Vergine Maria, detta della Porziuncola (3133);

altri testimoni arricchiscono il quadro coreografico con un particolare colorito:

… i frati accolsero la vergine Chiara con torce accese (3170).

Desta meraviglia il gesto del taglio dei capelli a Chiara, fatto da Francesco, il quale, pur essendo laico, si sente investito del potere di investire a sua volta Chiara per una missione esplicita:

… osservare il santo Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo, vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità (2750).

La dirompenza dello Spirito permette ai due di sorpassare, nella loro candida semplicità, le solite categorie feudali di chierici e monaci. Chiara, prima donna in grado di tentare il nuovo nella vita religiosa, chiama la Regola "Forma di vita", con l'evidente intento di dar luogo ad una famiglia religiosa al femminile.

Fino a che punto lei è consapevole di serbare una certa autonomia rispetto a  Francesco? Quel che sappiamo di certo è che lei, parlando di sé,  sottolinea la dipendenza da lui:

… [egli] ci era colonna e nostra unica consolazione dopo Dio e sostegno (2838);

ma, scrivendo per conto suo - sono preziose le quattro lettere inviate ad Agnese di Praga -, fa prevalere l'ispirazione personale, frutto del diretto contatto divino. La sua adesione allo spirito francescano passa attraverso lo spirito di contemplazione, nel quale il Maestro è solo Cristo. Sono preziosi, ad esempio, alcuni particolari, come l'introduzione di elementi "democratici" nella sua comunità, dove vuole che le ufficiali del monastero siano elette col consenso di tutte; o il gran rispetto che mostra per le singole persone, chiamate a vivere l'impegno comunitario senza lasciar soffocare la vita di relazione: "L'una manifesti all'altra con confidenza la sua necessità".

 

3. Teologia della povertà

Ma entriamo nel vivo della particolare chiamata di Chiara.

Lei attribuisce a Francesco la stesura della Regola, soprattutto - pare di poter affermare - perché è stato lui ad essere fulminato dalla grande idea di una povertà assoluta, sponsale:

In seguito egli scrisse per noi una forma di vita, e principalmente che perseverassimo nella santa povertà (2835-6).

Chiara fa sua la suggestione di Francesco e vi ricama attorno, in maniera spontanea e convinta, una teologia incisa nel suo spirito e tradotta in un programma di vita, semplice e forte nello stesso tempo.

L'idea direttrice di Francesco - fare quel che fece Cristo - le apre orizzonti nuovi in vista di un cristianesimo da rigenerare alle sue fonti. Colpisce il fatto di considerare la povertà come il cardine, la quintessenza di una sequela generosa; e per giunta il farne proposta ai comuni cristiani, forse anche a tutti. La povertà diventa luogo teologico per una consapevolezza forte ed impegnativa di comportarsi da creature di Dio. Ecco alcuni modi di nominarla:

Santissima povertà… - O povertà beata! - O povertà santa! - O povertà pia! -  povertà beata - dono della povertà - privilegio della povertà - assoluta povertà - Torre dell'altissima povertà - Comunità ricca di povertà - nostra signora la santa povertà - vivere in perfetta povertà - vivere senza nulla di proprio…

Il simbolismo di Cristo povero, evocato da Chiara, rimanda all'abisso della Divinità, la cui dialettica d'amore si effonde nella creazione. Dio non è Uno, assoluto, al di là di ogni essere, e perciò inconoscibile e irraggiungibile. Egli, Vita dinamica all'interno della Trinità, con la creazione si rivela, si de-potenzia, si intreccia al limite al finito all'incompiuto. Il Gesù che nasce nella nudità della carne e che muore versando il suo sangue, è Dio-tra-noi, e perciò povero. Nella condizione creaturale di dipendenza e di indigenza spirituale (con la conseguente "caduta") è impressa la traccia attraverso la quale risalire al Creatore. L'esperienza spirituale della mancanza e l'umile gratitudine per la reintegrazione redentiva sollecitano a ripercorrere all'inverso la china. Come è stato detto da alcuni studiosi del francescanesimo, la povertà francescana è, non tanto un esercizio ascetico, quanto un modo di essere, modellato nel Cristo povero, crocifisso e redentore:

Amo la povertà perché Lui l'ha amata: - Beati voi, poveri, perché vostro è il Regno di Dio (Lc, VI, 20).

[Lui]… ha voluto stabilirsi nella condizione dei poveri (…) Attaccati, vergine poverella, a Cristo povero ( 2878).

… trasformati interamente, per mezzo della contemplazione, nella immagine della divinità di  Lui (2888).

…  osservare il santo Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo, vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio… (2750).

Non è di secondaria importanza, in questa preminenza data alla povertà, il simbolo francescano della giulleria, cioè del servizio che presta la propria abilità senza autorità e senza esigenze, con la letizia di chi dona qualche cosa che non è suo:

… esultate e godete molto. Ripiena di enorme gaudio e di spirituale letizia (2866).

…con corso veloce e passo leggero, con piede sicuro, che neppure la polvere permette di ritardarne l'andare, avanza confidente e lieta nella via della beatitudine che ti sei assicurata (2875).

L'amore di lui rende felici, la contemplazione ristora, la benignità ricolma. La soavità di lui pervade tutta l'anima, il ricordo brilla dolce nella memoria al suo profumo i morti risorgono e la gloriosa visione di lui formerà la felicità dei cittadini della Gerusalemme celeste (2901).

 

4. Teologia dello Specchio

Senza queste premesse non si concepirebbe in tutta la sua complessità il significato della teologia dello Specchio (il simbolo dello specchio è ricorrente nel M.E).

Chiara invita a fare della propria vita uno specchio che rifletta e trasmetta fedelmente l'immagine di Gesù Cristo, senza trascurare il valore di altre mediazioni, e cioè della catena ininterrotta di specchi che va da  Lui fino a coloro che vivono nel mondo. Ogni specchio riproduce l'immagine autentica di se stessi grazie al fatto di derivarla dallo specchio-modello. Riassumendo: Cristo si fa specchio in Francesco; questi in Chiara e nelle sue sorelle; le quali sono chiamate a farsi specchio in cui tutti, proprio tutti, possano riconoscere il modello per eccellenza, Cristo (si noti come la vocazione particolare si riversi nella dimensione universale):

proprio il Signore ha collocato noi come modello, ed esempio e specchio non solo per gli altri uomini, ma anche per le nostre sorelle, quelle che il Signore stesso ha chiamato a seguire la nostra vocazione, affinché esse pure risplendano come specchio ad esempio per tutti coloro che vivono nel mondo (2829).

… in questo specchio [Cristo] scruta continuamente il tuo volto, perché tu possa così adornarti tutta all'interno e all'esterno, vestita e circondata di varietà [Sal 44,10], e sii adorna dei variopinti fiori di tutte le virtù e ancora di vesti splendenti, quali convengono alla figlia e sposa del sommo Re. In questo specchio poi rifulgono la beata povertà, la santa umiltà e l'ineffabile carità;  e questo tu potrai contemplare, con la grazia di Dio, diffuso su tutta la superficie dello specchio (2902-2903).

Nella Bolla di canonizzazione è esaltata l'efficacia evangelizzatrice del farsi specchio di Cristo nella vita. Per raggiungere questo scopo Francesco insieme ai suoi frati, per ispirazione della stessa Chiara, si dà alla predicazione. Lei invece si sente chiamata ad alimentare lo stesso ideale nella vita claustrale (non è concepibile in quei tempi un apostolato femminile nel mondo, e altre formazioni religiose contemporanee, dedite all'apostolato itinerante, subiscono la sorte di trovarsi fuori dall'alveo ecclesiale), dove la contemplazione è il pane quotidiano, necessario a lasciarsi abbagliare dal mistero di Dio nella creazione, per portarne il messaggio al mondo:

Quanto vivida è la potenza di questa luce / E quanto forte è il chiarore di questa fonte luminosa! / Invero, questa luce si teneva chiusa / nel nascondimento della vita claustrale, / e fuori irradiava bagliori luminosi; / si raccoglieva in un angusto monastero, / e fuori si spandeva quanto è vasto il mondo. ( 3284).

(continua)

 

 

 

 

 

 

 

 

1) C'è da premettere che gli scritti di Chiara sono: la Regola, il Testamento, la Benedizione, le quattro lettere inviate ad Agnese di Praga. Meritano molta attenzione gli scritti attribuiti a Francesco, in modo particolare la Forma di Vita, in cui non è assente la mano di Chiara, le Testimonianze rese al processo di canonizzazione, le Bolle pontificie, e l'antichissima Vita di Tommaso da Celano. Trascuriamo precisazioni importanti sul tipo di scrittura che in questo contesto non hanno molta importanza. Strumento indispensabile per conoscere Chiara sono le Fonti Francescane, vol. II, Assisi 1977, che consistono di paragrafi ai quali rimandiamo nelle citazioni, indicandone il numero. Tralasciamo il riferimento preciso ai numerosi scritti che illustrano la figura do Chiara. Sono confluite negli articoli di questa rivista considerazioni desunte da: M. Carney, Chiara d'Assisi, Borla, Roma 1994; P. Bargellini, I Fioretti di  Santa Chiara, Ed. Porziuncola, Assisi 1965; AA. VV. Chiara d'Assisi, Famm. Francescane, Roma 1991; René - C. Dhont, Chiara, madre e sorella, Ed. Bibl. Francescana, Milano 1973; 8° Centenario, Supplemento di Vita Minorum, 1991; Vita Minorum, Luglio-Agosto 2003; D. Covi e D. Dozzi (a cura di), Chiara, francescanesimo al femminile, Ed. Dehoniane, Roma 1992.


 

1 C'è da premettere che gli scritti di Chiara sono: la Regola, il Testamento, la Benedizione, le quattro lettere inviate ad Agnese di Praga. Meritano molta attenzione gli scritti attribuiti a Francesco, in modo particolare la Forma di Vita, in cui non è assente la mano di Chiara, le Testimonianze rese al processo di canonizzazione, le Bolle pontificie, e l'antichissima Vita di Tommaso da Celano. Trascuriamo precisazioni importanti sul tipo di scrittura che illuminano sull'autenticità degli scritti. Tra le opere di consultazione ricordiamo le Fonti Francescane, vol. II, Assisi 1977, che consistono di paragrafi ai quali rimandiamo nelle citazioni, indicandone il numero; M. Carney, Chiara d'Assisi, Borla, Roma 1994; P. Bargellini, I Fioretti di  Santa Chiara, Ed. Porziuncola, Assisi 1965; AA. VV. Chiara d'Assisi, Famm. Francescane, Roma 1991; René - C. Dhont, Chiara, madre e sorella, Ed. Bibl. Francescana, Milano 1973; 8° Centenario, Supplemento di Vita Minorum, 1991; Vita Minorum, Luglio-Agosto 2003; D. Covi e D. Dozzi (a cura di), Chiara, francescanesimo al femminile, Ed. Dehoniane, Roma 1992.