Una nostra impressione: in tutto il documento
risulta chiara l’attenzione a rendere più appetibile
UN NUOVO
MINISTERO PER LE DONNE:
NELLA SUA DIOCESI UN VESCOVO AUSTRALIANO APRE
ALLA LEADERSHIP FEMMINILE
Un nuovo ministero femminile, una nuova
forma vocazionale che consenta alle donne di condividere con il vescovo gli
impegni pastorali, coinvolgendole maggiormente nella vita e nella guida della
diocesi.
Lo ha proposto, nel suo nuovo piano pastorale, mons. David Walker, vescovo di Broken Bay,
nella periferia nord di Sydney, in Australia. E lo ha illustrato, in modo
semplice e diretto, sul numero di maggio del mensile "Broken
Bay News", sottolineando il profondo radicamento
di questo progetto nel magistero della Chiesa.
La nuova vocazione, ha spiegato, non è una forma di vita
religiosa: infatti non richiede il voto di povertà ma
solo quello di castità, e non prevede una vita comunitaria né un impegno per la
vita: dopo "un iniziale impegno per un anno - si legge - seguito da un
impegno triennale", in cui le candidate ricevono una formazione e poi
compiono studi specifici, si procede ad un impegno quinquennale, dopo il quale
esse possono compiere una scelta definitiva.
"Questa vocazione - tiene a precisare mons. Walzer - non
deve essere interpretata alla luce di altre vocazioni
come la vita religiosa o il diaconato o il sacerdozio. Deve essere definita nei
suoi termini specifici, anche se alcuni suoi aspetti possono essere legati a
quelli di altre vocazioni religiose". Si
tratterebbe, insomma, di "una nuova vocazione nella Chiesa",
anche se non è chiarissimo se e in che cosa si distingua dall'ordo virginum, l'ordine delle
vergini della Chiesa delle origini, rivalutato e riproposto dal Concilio
Vaticano II (Costituzione sulla sacra Liturgia, Sacrosanctum
concilium, n. 80) e assimilato, nel Codice di diritto
canonico del 1983, agli istituti di vita consacrata, ma dotato di autonomia ed
elasticità.
"Spero che questa vocazione - ha scritto il vescovo - attragga donne non sposate che praticano la loro fede e
sentono la necessità di essere maggiormente coinvolte nella loro Chiesa locale,
e vogliono farlo con una forma di vita consacrata. E' una vocazione che può
attirare giovani donne al termine del loro iter scolastico o dei loro studi professionali. Può attrarre anche donne più
mature che lo vedono come un modo per vivere il loro
impegno verso il Signore".
Walzer ha poi precisato il suo pensiero in una lunga intervista
rilasciata a metà maggio al programma radiofonico dell'emittente di Stato ABC Religion Report. La scelta di dar
vita ad una nuova forma vocazionale, ha detto, nasce dal fatto che occorre
"offrire ai giovani nuovi stili di vita", poiché
non sono più attirati da quelli tradizionali" della vita religiosa. "Ciò
che sto cercando di fare - ha detto - è di dare spazio alla dimensione
diocesana, alla Chiesa locale", creando "un gruppo di ministre che
presterà il suo servizio all'interno della Chiesa locale e sarà parte del
ministero episcopale". Perché proprio le donne?
"Penso che le porterebbe ad un livello più alto di coinvolgimento nella
vita e nella guida della Chiesa", spiega il vescovo, aggiungendo però di
non sapere se questa nuova forma vocazionale soddisferà le donne che si sentono
chiamate al sacerdozio: "Non si tratta di quello, e nemmeno di una porta
di servizio per arrivare a quello, né un'ombra di qualcos'altro". Non si
tratta nemmeno di una forma di diaconato femminile, poiché non fa parte dei
ministeri ordinati. La sua caratteristica precipua, in ogni caso, sembra quella
di prevedere una serie di tappe intermedie - un impegno temporaneo, dunque –
prima della consacrazione definitiva: "il
celibato può essere un impegno per un tempo limitato ma anche un impegno per la
vita". È proprio questo aspetto che, a differenza
di quanto richiede la vita religiosa, può esercitare un'attrattiva maggiore sui
giovani: "Un ministero in cui si può entrare per un
certo numero di anni ha molte possibilità".
Che cosa faranno, dunque, le "donne ecclesiali" di
Walzer, che non sono tenute a vivere in comunità e che saranno stipendiate
dalla diocesi? "Come persone impegnate - spiega nell'intervista - dovranno
essere in grado di intervenire in molte delle opere della
nostra diocesi, nei vari organismi, nelle scuole, nelle parrocchie, in molte
aree della pastorale". Si tratterebbe dunque di un ministero con una
connotazione sociale, di un "lavoro reale con persone in difficoltà o con
problemi".
L'iniziativa ha ricevuto plausi in Australia: secondo lo storico
e saggista cattolico Paul Collins,
essa potrebbe sfociare in futuro in una forma di diaconato femminile. "È
un ottimo primo passo, ma deveessere
considerato solo come un primo passo", ha commentato. Per Bernice Moore, impegnata nel
campo dell'inclusività delle donne nella Chiesa, si
tratta di "un'azione positiva" per includere
le donne nella vita e nella guida della Chiesa. È un passo nella direzione
giusta, afferma Maree Kennedy di WATAC (Women and the Australian Church): "penso però che sia
un passo molto lento in un percorso che deve muoversi un po' più
velocemente". (ludovica
eugenio).
(33431. BROKEN BAY-ADISTA)