Natale di preghiera
Poesie d’amore

Le donne si raccontano, sull’amore tra uomo e donna,
e a volte... sull’amore di Dio.
Nome non ha,
amore non voglio chiamarlo
questo che provo per te,
non voglio tu irrida al cuor mio
com’altri a’ miei canti,
ma, guarda,
se amore non è
pur vero è
che di tutto quanto al mondo vive
nulla m’importa come di te,
de’ tuoi occhi de’ tuoi occhi
donde sì rado mi sorridi,
della tua sorte che non m’affidi,
del bene che mi vuoi e non dici,
oh poco e povero, sia,
ma nulla al mondo più caro m’è,
e anch’esso,
e anch’esso quel tuo bene
nome non ha...
Sei la mia consolazione più pura,
sei il mio più fermo rifugio,
tu sei il meglio che ho
perché niente fa male come te.
No, niente fa male come te.
Bruci come ghiaccio e fuoco,
tagli come acciaio la mia anima –
tu sei il meglio che ho.
Ho tanta fede in te. Mi sembra
che saprei aspettare la tua voce
in silenzio, per secoli
di oscurità.
Tu sai tutti i segreti,
come il sole:
potresti far fiorire
i gerani e la zagara selvaggia
sul fondo delle cave
di pietra, delle prigioni
leggendarie.
Ho tanta fede in te. Son quieta
come l’arabo avvolto
nel barracano bianco
che ascolta Dio maturargli
l’orzo intorno alla casa.
Così, nella vita, tra fatiche quotidiane
e amori di una notte, scorderai l’amica
coraggiosa, il suono
dei suoi fraterni versi.
L’amaro dono della sua durezza,
la timidezza, maschera del fuoco,
e quello spasmo, scossa senza fili,
che ha il nome di: lontano!
Tutto l’antico tranne – “dammi!”, “mio!”,
tutte le gelosie – non la terrena,
tutte le fedeltà – ma anche all’estremo
scontro – sempre incredula Tommaso...
Sii prudente, mio tenero, ti imploro:
non dare asilo alla fuggiasca –
l’anima! Viva la virile intesa
delle amazzoni, limpida congiura!
Ma forse, tra cinguettii e conteggi,
sfinito dal fatale eterno
femminino, ti tornerà alla mente
la mano mia senza diritti.
Le labbra – senza preventivi.
Le braccia – senza pretese.
Gli occhi – senza palpebre,
protesi – nel vivo!
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Molta follia è saggezza divina –
Per chi è in grado di capire –
Molta saggezza –pura follia-
Ma è la maggioranza
In questo, in tutto, che prevale –
Conformati: sarai sano di mente –
Obietta: sarai pazzo da legare –
Immediatamente pericoloso e presto incatenato.
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La “Speranza” è quella cosa piumata –
che si viene a posare sull’anima –
Canta melodie senza parole –
E non smette –mai-
E la senti – dolcissima – nel vento –
E dura deve essere la tempesta –
capace di intimidire il piccolo uccello
che ha dato calore a tanti –
Io l’ho sentito nel paese più gelido –
e sui mari più alieni –
Eppure mai, nemmeno allo stremo,
ha chiesto una briciola – di me.
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Amore – tu sei alto –
non ce la faccio ad arrivare fino a te –
Ma se fossimo in due –
chissà, forse insieme a turno
attaccando il Chimborazo
potremmo – ducali – infine giungere a te.
Amore – tu sei profondo -
non ce la faccio ad attraversarti –
Ma se fossimo in due –
invece che uno –
panfilo e remi – chissà, qualche estate –
sovrana – arriveremmo fino al sole.
Amore – tu sei velato –
Pochi – ti guardano –
sorridono – mutano - vaneggiano – e muoiono –
Senza di te – sarebbe cosa ben strana –
quella felicità perfetta da Dio
soprannominata – Eternità.
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Una sensazione solenne sentire –
Nel fondo, l’anima che poco per volta matura –
Mentre pende dorata – e la scala
del Creatore poggiata lassù –
e sotto, lontano nel frutteto
senti una creatura cadere -
Una sensazione stupenda sentire –
il Sole che ancora s’adopra intorno
alla guancia, la tua che credevi compiuta –
Mentre lo sguardo- critico e freddo –
sposta un poco – il picciuolo –
Per controllarti – nel centro profondo –
Ma sensazione ancora più solenne – sapere
che l’occasione della tua vendemmia
si fa un poco più vicina – Ogni sole
è l’unico – per certe vite.
Hai dimenticato i sandali amore
i tuoi sandali di desiderio,
li ha trovati sotto il mio letto
il mio portiere
scopando notte tempo di notte
ha trovato i tuoi sandali;
vieni a prendere i tuoi sandali amore
i sandali di legno di sandalo
i sandali di legno biblico
buttali in testa al Signore
che ci ha diviso il cuore.
Alda Merini
(dalla raccolta Poesie d’amore di donna)
Profanazione
Volevo essere luce, Signore…
E sono ormai mezz’ombra.
Volevo essere canto, Signore …
E sono sol sussurro.
Volevo essere danza, Signore …
E mi sono accasciata
Improvvisamente discinta.
Scoperta fu di Te la mia nudità
violato l’intimo sacrario
che custodiva il miele dell’ape
laboriosa a saziar la Tua sete.
Fammi giorno Signore!
Fammi essere mattina e alba
e chiarore di brume aperte e
roseo fulgore dell’aurora,
a dimenticare quel cieco istante nell’ora
che violarono in Te la mia vita.
Il Graal ferito di carne e sangue
Tu solo puoi sanare, Tu d’amore
Custode e d’amore ferito sempre
Tu mia gioia e mia malinconia
Di perdermi nell’altro purchessia,
Tu in me nell’assenza presente
Tu medicina alla ferita mente
Tu soffio di vita, pianto senza
Amarezza, fa pulsare il mio cuore
Tu di me giovinezza!
Ornella
Non ti dissi
Non ti dissi che ero innamorata
fino al pudore,
finché non vidi sangue nella mia mente:
come se partito da me
mi avesse rapito il fulgore degli anni.
E così ho aspettato che tu rinverdissi
e che da erba diventassi un altare;
ma come tutti gli altari ti sei fatto pietra.
Alda Merini (da "La volpe e il sipario")
***
Quando ritroverò le vette innevate
sarò tornata a casa.
.
Del mio pellegrinare
non rimarranno
che perle invisibili
fuse con lo Spazio
ed il mio cuore
si riunirà al Cuore dell'Universo
.
Quando ritroverò le vette innevate
sarò tornata a casa.
Cinzia Tramontana 05/03/02
***
… ed io sosto
pensandomi ferma stasera
in riva alla vita
come un cespo di giunchi
che tremi
presso un'acqua in cammino
Antonia Pozzi
***
Non per volere di sangue
di corpo e desiderio progenie di altro seme,
anima, sarà tua vera vita:
sia solo seme seme d'infinito
a penetrare mia terra nel profondo
e se a gramigna seme tu sei terra -
ebbene, a voi sia infine morte,
a voi, mio corpo e grembo.
Gabriella Garofalo
***
Fra le radici di un albero qualunque
dei tanti che ornano le nostre colline
poserai la mia cenere
e poi non tornerai.
Sarò linfa e in alto salirò
per ringraziare il sole.
Verrò rapita dal vento
e con lui volerò
fra le nevi lucenti
raggiungerò le stelle.
Mi laverà la pioggia
e ruzzolando canterò col ruscello
per riposare bel fiume
sarò oceano.
Per questo voi che restate
dovrete gioire con me
Gianna Buzzoni
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Come prigionieri stanchi
trasciniamo le catene
con pesante dolore
Non cosi' amano i santi
dipinti sulle cattedrali
in un mite fulgore
non cosi' i liberi fiumi
i casti alberi i cieli
in tenero splendore
Lalla Romano