L'AMORE "ORDINATO" E IL SACERDOZIO COME CASTA:
UN LIBRO DI GIANCARLA CODRIGNANI
.Che ne è, oggi, dell'"amore ordinato", e cioè
quello che un prete (o un religioso) costruisce con una donna, stabilendo con
lei una piena relazione affettiva? Che ne è di questo amore, spesso
"indicibile", vissuto nell'angoscia, nella sofferenza e anche nella paura? E
che ne è della donna, laica o religiosa, implicata in un cammino che poi,
magari, lui, non vuole più compiere? E perché la Chiesa cattolica latina, a
livello gerarchico, insiste tuttavia nel mantenere di fatto indissolubile
celibato e sacerdozio (con la eccezione dei pastori anglicani che si fanno
cattolici, e poi preti, pur essendo sposati)? Domande vere su problemi veri,
anche se solitamente sottaciuti, quelli che si pone Giancarla Codrignani ne
L'amore ordinato (Edizioni Com Nuovi Tempi, Roma 2005, p. 136, € 13).
L'Autrice – bolognese, già deputata per tre legislature nel gruppo della
Sinistra indipendente, saggista, impegnata in particolare nella ricerca
storica e nella pratica politica delle donne – lascia sullo sfondo la cronaca,
che ogni tanto, con toni scandalistici, arriva sulle prime pagine dei
giornali, informandoci magari che "Don Tizio, innamorato, è fuggito con una
sua parrocchiana". Essa, invece, accenna solo, con flash, ad alcune storie
concrete, ma per arrivare subito alle domande di fondo: perché la legge del
celibato sacerdotale, e perché – in stretta connessione – l'esclusione della
donna dall'altare?
"Se Gesù fosse stato femmina - scrive la Codrignani - nessuno avrebbe inteso
come segno di potere l'agire in persona Christi [così, dice la teologia
cattolica, agisce il prete quando celebra i sacramenti, ndr] o avrebbe pensato
di fare del sacerdozio il sacramento che sovrintende, di fatto, all'esistenza
di tutti gli altri. Da molti decenni, almeno dopo il Concilio Vaticano II e
l'accoglimento dei metodi democratici, neppure molti uomini e molti preti
apprezzano i segni del potere nel cuore della religione. Anche se - escludendo
i pochi che contestano la conformità del principio sessista con
l'interpretazione della Scrittura – il privilegio del "dir messa", appare
violentemente simbolico e piace agli uomini, prigionieri del proprio ego. Il
problema sostanziale, dunque, per un'emancipazione cristiana dei ministeri, si
riduce al fatto che la presidenza dell'eucaristia sia vietata al genere che
per primo vide la manifestazione del Risorto e da lui riceve il mandato
dell'annuncio; annuncio non creduto dai discepoli (proprio perché riferito da
donne?), ma che segna indiscutibilmente una precedenza. Come mai chi, in
persona Christi, distribuisce il Suo corpo e il Suo sangue, isola
l'incarnazione nella metafisica della transustanziazione, vive il disgusto o
la paura della propria carne e dell'altrui corpo, superandone il fastidio solo
se si tratta di malati o di morti e accetta di usare il sacramento come
privilegio di genere?".
Un sacerdozio reso casta, e un celibato imposto per legge ai preti latini -
aggiunge la Codrignani - pone problemi teologici e pastorali che invano le
istituzioni ecclesiastiche cercano di tacitare; e una riflessione approfondita
su che cosa significhi amare Dio nell'esperienza dell'amore umano, conclude
l'Autrice, metterebbe in luce come le normative vigenti, e l'impianto
ideologico che le sostiene, siano carenti di motivazioni credibili.
Da parte sua, nella prefazione al libro, lo storico Alberto Melloni osserva:
"Se nella Chiesa cattolica la situazione è quella che Giancarla descrive (ed è
quella, con punte ancor più tragiche di cui la tragedia dei vescovi americani
che hanno coperto il prete pedofilo è certo la spia più allarmante), non è
solo per qualche ottusità magisteriale, per qualche assurdità disciplinare o
per una congiura del silenzio, che pure lei ci dice non mancare: le
contraddizioni che ruotano attorno al pianeta prete non sono degli indicatori
di modernità volti al negativo, e nemmeno le pure ‘prove' alle quali deve
resistere un modello perfetto, in attesa che passi la notte della prova. Sono
i sintomi di un cammino iniziato e incompiuto che è quello dell'aggiornamento,
un cammino che richiede la capacità, l'autodisciplina del pensiero delicato:
queste pagine di Giancarla possono aiutare a farlo, e gli amici gliene sono
riconoscenti".
(Da Adista)