15. Come tentare il nuovo
Gli otri vecchi. La capacità del dubbio anziché le certezze; siamo in un labirinto. L’astuzia di Arianna e l’ingegnosità femminile.
La sfiducia, di cui ai nostri giorni ogni essere-pensante è assalito, nasce dal fatto che si usano sempre gli otri vecchi: il bravo partito di sinistra, il bravo parroco che sa fare la predica senza annoiare; la suora che dà, nel suo piccolo, sicurezza; i missionari che fanno da pendant tra la generosità dei benestanti e la miseria del terzo mondo; il commercio equo e solidale che può aiutare alcuni del terzo mondo sol perché non paga o paga male chi lo gestisce, eccetera. E poi i riposi dello spirito: in un gruppo soporifero, o in un convento, cambia poco. Temprarsi, perfino contemplare, può significare semplicemente fare una comoda sosta, anziché una revisione di vita.
Esistono frange di spiriti generosi, pronti alla lotta, che dovrebbero spostare di qualche centimetro la mira per arrivare a segno. Provano a guardare in prospettiva, ma dovrebbero dilatarla di più. Parlano di accoglienza degli immigrati, pace a qualsiasi condizione, pianeta da risanare, coordinamento reticolare delle iniziative a livello mondiale che fronteggi i grandi organismi mondiali, verticistici e mistificatori. Ma c’è qualche elemento fondamentale che sfugge a tutti, perché non basta più fare il bene. Bisogna interrogarsi sul modo di farlo. Il che vuol dire: avere la capacità del dubbio, anziché le certezze; avere il coraggio di vedere nero dove prima si vedeva bianco e viceversa.
Siamo in un labirinto e abbiamo l’impudenza di non accorgercene. Siamo degli zombi, dei sopravvissuti della beneficenza missionaria, della santità, dello welfare, degli schieramenti socio-politici di un tempo, dello stesso impegno.
Chi crede alle aureole che si moltiplicano in San Pietro, ha davanti modelli validi per l’oggi? Ad esserne soddisfatti sono coloro che si sono dati tanto da fare per ripescare il bene nel loro passato, e fregiarsene. Sì, perché appartengono quasi tutti ad Istituti religiosi; o rappresentano il modello della donna, martire volontaria per antonomasia; o sono star improprie (persone umilissime ed obbedientissime) che illuminano un Cielo di cartapesta, pronto a sfasciarsi a breve.
Oh il coraggio di entrare nel labirinto dell’oggi! Questo sì che richiede eroismo. Ma siccome anche l’eroismo è termine abusato, confrontiamo la nostra scarsa inventiva con quel tantino di furbizia, che i miti di un tempo sapevano immaginare nel cervello, vedi caso, femminile. Parlo del filo di Arianna, che l’astuta donna lascia cadere lungo le infinite intricate stanze da cui mai nessuno era uscito vivo, perché il Mostro massacrava chi tentava di ucciderlo, avendo dalla sua la possibilità di incastrare senza scampo che vi entrava. Arianna si aggira anche lei di qua e di là confusa, ma lascia lungo il percorso un filo: un semplice filo, che le permetterà, dopo avere colpito a morte il mostro, di rifare il percorso, trovando la via di uscita.
E’ comodo credere che tutto sia affidato al caso, o a Dio, o alle idee, o alle persone. Dobbiamo contare sull’ingegnosità (femminile?) di aggirare gli ostacoli, o, almeno di sgusciare dalle pastoie che soffocano il meglio di noi: i sentimenti, la fantasia, la creatività, la condivisione.
E finalmente è ora di capire che siamo tutti nella stessa bagna: monache e suore ed eremiti e preti e santificati in terra, e poveri diavoli di ogni risma. Chi si rintana nel suo rifugio, presto non avrà scampo. Gli succederà quel che capita alle povere scimmie deprivate sempre più del loro habitat, perché la scure si abbatte a ritmo veloce sui loro alberi.
Tentiamo, perciò, di trovare il filo che ci faccia uscire illesi dalla catastrofe.
La Chiesa percorre, sì, le vie del mondo, con spirito missionario. E tra i missionari, c’è qualcuno/a che finalmente capisce. Si spoglia della mentalità evangelizzatrice di un tempo, per riscoprirla in modo del tutto nuovo. Non si tratta più di riportare tutti all’ovile, perché il mondo si sta unificando già attraverso altri parametri. La lacerazione tra mondo e Chiesa che Agostino drammatizzava, ora si ripresenta in modi nuovo. Vediamone qualcuno.
(Dal libro “Oltre il Nulla” di Ausilia Riggi Pignata, Percorsi di vita religiosa femminile, Il Segno dei Gabrielli, Negarine (VR) 2003)